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La spiaggia di La Tejita si estende per circa mille metri lungo la costa meridionale di Tenerife, nel comune di Granadilla de Abona, incastrata fra l’oceano e il fianco occidentale della Montaña Roja, il cono vulcanico alto 171 metri che separa questo arenile da quello di El Médano. È una delle spiagge di Tenerife più lunghe rimaste allo stato semi-brado, e la sua fama nasce proprio da lì: nessun lungomare, nessuna terrazza di cemento, nessuna strada che arrivi fino alla sabbia. Ci si arriva a piedi, dai due parcheggi sterrati sulla carretera che collega El Médano a Los Abrigos, camminando cinque o dieci minuti fra i cespugli di balancón e le dune della Reserva Natural Especial de Montaña Roja, 166 ettari di sabbie inorganiche protette.
Il mare, ti avviso subito, non è quello di una piscina termale: è oceano vero, con onde moderate, correnti che si irrobustiscono quando cresce il moto ondoso e un vento che qui è un residente fisso più che un ospite occasionale. Se cerchi acqua immobile e bagnino a ogni venti metri, El Médano o Los Cristianos ti daranno più soddisfazioni; se cerchi spazio, orizzonte e un paesaggio che sembra il set di un documentario geologico, sei nel posto giusto.
I numeri ufficiali le assegnano mille metri di lunghezza e una trentina di larghezza, misura che con la bassa marea si dilata parecchio e che, in ogni caso, rende bene l’idea: una striscia lunga, stretta e priva d’ombra naturale, il cui unico riparo verticale è il fianco rossiccio del vulcano. La sabbia è scura, a grana grossa, punteggiata di frammenti di lava e con riflessi dorati sotto il sole pieno: è materiale vulcanico rimacinato dal mare, non sabbia importata come in certi arenili artificiali della costa turistica di Adeje.
L’ingresso in acqua è graduale, il fondale digrada dolcemente per un buon tratto, il che rende il bagno praticabile anche con i bambini piccoli, purché tu resti nella parte centrale, tenga d’occhio le bandiere e non dia per scontato che una risacca innocua alle undici del mattino lo sia ancora alle quattro del pomeriggio. Il servizio di salvamento è attivo nei mesi di alta stagione. La gestione, e questo è il punto che più distingue La Tejita dal resto della costa sud, è interamente pubblica: nessun tratto è riservato a hotel, non esistono file di lettini con logo, e l’unico presidio commerciale è un chiringuito con il tetto di paglia dove noleggiare qualche sdraio e un ombrellone e bere qualcosa di freddo.
Servizi igienici e docce sulla sabbia, invece, non aspettarteli. All’estremo occidentale è in costruzione da anni un hotel a cinque stelle finito al centro di un lungo contenzioso fra promotore, amministrazioni e associazioni ambientaliste: te ne accorgerai, perché le gru si vedono da tutta la baia. La Tejita non ha la Bandiera Blu — dipende soprattutto dal fatto che sia isolata e priva di infrastrutture, non dalla qualità dell’acqua, che è quella limpidissima dell’Atlantico canario — mentre la vicina Playa de Leocadio Machado, a El Médano, la esibisce ininterrottamente dal 2004.
Quello che si fa qui, in ordine di frequenza, è camminare, prendere il vento e guardarsi intorno. La passeggiata classica parte dalla sabbia, aggira la base della Montaña Roja lungo i sentieri segnati della riserva e sbuca sul lungomare in legno di El Médano: due chilometri scarsi, con soste obbligate davanti alle maretas, alle sismiti e agli uccelli limicoli che sostano nelle pozze salmastre. Chi ha fiato e scarpe decenti sale invece in cima al cono in una ventina di minuti: da lassù vedi La Tejita per intero alla tua destra, il paese di El Médano alle spalle, la pista dell’aeroporto Tenerife Sur-Reina Sofía a fianco e, nelle giornate terse, il Teide che spunta dall’entroterra.
Sul mare comandano gli sport a vela: il vento costante che infastidisce i bagnanti è esattamente ciò che ha reso questo tratto di costa una capitale del windsurf e del kitesurf, con i campionati mondiali ospitati a due passi, sulla playa de El Cabezo. Surf e bodyboard trovano onde regolari, lo snorkeling funziona meglio verso le rocce sotto la Montaña Roja, dove il fondo si fa vivo. La parte più orientale dell’arenile, quella addossata al vulcano, è tradizionalmente frequentata da naturisti, e nessuno ci fa caso.
Per mangiare, il chiringuito copre la logistica minima; per il pesce vero devi spostarti a Los Abrigos, borgo di pescatori a poco più di tre chilometri, dove le terrazze sul porticciolo servono vieja, cherne e lapas alla griglia con papas arrugadas e mojo. La vita notturna, alla lettera, qui non esiste: al tramonto la spiaggia si svuota, i sentieri della riserva restano al buio e il divertimento serale si trasferisce nei bar di El Médano, tra Plaza Roja e il lungomare, dove la clientela è una miscela di surfisti nordeuropei, famiglie canarie e gente che parla quattro lingue nella stessa frase.
I dintorni immediati sono un piccolo campionario di quello che il sud di Tenerife sa fare quando non costruisce alberghi. El Médano, a un paio di chilometri, mette insieme 750 metri di sabbia grigia, negozi di surf e un centro che conserva ancora un’aria marinara; nella stessa manciata di chilometri trovi le cale minori di El Cabezo, El Salado, La Jaquita e La Rajita, la Montaña Pelada con i suoi strati color ocra e la Cueva del Santo Hermano Pedro, meta di pellegrinaggio poco distante dall’aeroporto.
Verso ovest, superata la punta, si arriva a Los Abrigos in dieci minuti d’auto e, proseguendo, al comprensorio di Golf del Sur e San Blas, dove il paesaggio cambia registro e diventa fatto di green irrigati e residence bianchi. Ancora oltre, entro la decina di chilometri, ci sono Las Galletas e Costa del Silencio, con il loro porticciolo e le barche per l’avvistamento dei cetacei.
Il momento in cui vieni cambia parecchio le carte. Il bagno, qui, è possibile tutto l’anno: l’acqua oscilla grosso modo fra i 19 gradi di febbraio e i 23-24 di settembre, e l’inverno canario è una primavera travestita. I mesi più affollati sono luglio e agosto, quando arrivano gli europei in fuga dall’afa continentale e i parcheggi — pochi, per una spiaggia di questa lunghezza — si riempiono entro metà mattina. Sono però anche i mesi in cui gli alisei soffiano con più decisione, ottimi per chi ha una vela e meno per chi vuole leggere un libro senza mangiare sabbia.
I periodi migliori, se il vento è il tuo nemico, sono settembre e ottobre, statisticamente i più calmi, con l’acqua al massimo della temperatura e le folle già rientrate in ufficio; maggio e giugno offrono giornate lunghe e una spiaggia ancora ragionevolmente vuota. Nell’arco della giornata la regola è semplice: la mattina presto il mare è più tranquillo e l’aria ferma, il vento si alza in genere dopo mezzogiorno e tira fino al tramonto. Arriva presto anche per un altro motivo: il sole che sale dietro il cono rosso, con la sabbia ancora vergine di impronte, è lo spettacolo migliore che La Tejita abbia da offrire, e non costa niente.
Dove dormire a Playa de La Tejita
Sulla spiaggia non dorme nessuno, perché è area protetta: l’unica sistemazione a ridosso dell’arenile è la zona di campeggio per tende e camper alle spalle delle dune, con docce, cafeteria e qualche casetta in legno in affitto, a una decina di minuti a piedi dalla sabbia. Per tutto il resto il riferimento naturale è El Médano, a due chilometri: qui trovi hotel di taglia media, appartamenti vista oceano, ostelli e coliving pensati per la comunità di windsurfisti che ruota attorno al paese tutto l’anno, con prezzi mediamente più onesti di quelli di Costa Adeje.
È la scelta giusta se vuoi poter tornare in spiaggia a piedi e cenare senza rimettere in moto. La seconda opzione è Los Abrigos, più piccolo e più tranquillo, con case vacanza e guest house affacciate sul porticciolo e i migliori ristoranti di pesce della zona sotto casa. Chi arriva con un volo notturno o riparte all’alba spesso dorme invece negli alberghi funzionali vicino all’aeroporto Reina Sofía, a pochi minuti di strada. Verso Golf del Sur e San Blas, infine, l’offerta si fa più resortizzata, con complessi grandi e piscine, ma perdi la passeggiata a piedi verso la spiaggia.
Come arrivare a Playa de La Tejita
In auto è la soluzione più comoda: dall’autostrada del sud TF-1 esci a El Médano-Granadilla (uscita 22), prendi la TF-64 verso la costa e poi la TF-643 in direzione Los Abrigos. Costeggerai la Montaña Roja e troverai due parcheggi sterrati lungo la strada; il secondo, all’estremità della spiaggia, è il più vicino al mare. Da lì partono i sentieri che scendono sulla sabbia in cinque-dieci minuti di cammino facile. Ricorda che dentro la riserva non si entra in auto e che i posti sono pochi rispetto alla lunghezza dell’arenile: in agosto, o arrivi entro le dieci o giri a vuoto. In autobus, le linee TITSA 470, 483 e 410 fermano alla fermata “La Tejita”, da cui restano dieci-quindici minuti di camminata. La terza via, la più bella, è quella pedonale: dalla Plaza Roja di El Médano segui il lungomare in legno oltre la playa de Leocadio Machado, entra nella riserva e aggira la base del vulcano; con la marea bassa buona parte del percorso si fa scalzi. Chi atterra a Tenerife Sud è già praticamente arrivato: dall’aeroporto Reina Sofía sono pochi minuti d’auto o di taxi.
Dove si trova Playa de La Tejita
Playa de La Tejita si trova nel sud di Tenerife, nel comune di Granadilla de Abona, sul litorale di El Médano, immediatamente a ovest del cono vulcanico della Montaña Roja e all’interno della omonima riserva naturale speciale. Dista circa due chilometri da El Médano, poco più di tre da Los Abrigos e una manciata di minuti d’auto dall’aeroporto Tenerife Sud-Reina Sofía, sull’asse della TF-1 che collega Santa Cruz de Tenerife alla costa turistica di Arona e Adeje.
