Cosa vedere a Tacoronte, il paese del vino sulla costa nord di Tenerife

Dal Cristo esaminato dall’Inquisizione ai viñátigos secolari di Agua García, passando per le cantine della prima denominazione d’origine delle Canarie.

Tacoronte ha un problema di posizione: sta esattamente lì dove la TF-5 corre veloce verso Puerto de la Cruz, e novantanove turisti su cento la superano a centoventi all’ora convinti che sia un pezzo di periferia lagunera. Sbagliano, e lo capisci nel momento esatto in cui esci dall’autopista e la strada comincia a salire tra terrazzamenti di viti tenute basse, muretti di pietra, bananeti e case terrere con il tetto a quattro falde. Sopra la testa hai la panza de burro, quel coperchio di nuvole che l’aliseo appoggia sul versante nord e che qui, invece di essere una sfortuna, è la ragione per cui cresce tutto: acqua, verde e un vino rosso che a Tenerife si beve da secoli.

Le cose da vedere a Tacoronte stanno tutte in un fazzoletto tra i 400 e i 600 metri di quota, tranne la costa che scende a picco: il Santuario del Santísimo Cristo de los Dolores con la sua immagine seicentesca, il bosco di laurisilva di Agua García con il Sendero de los Guardianes Centenarios, la parrocchia di Santa Catalina Mártir, le bodegas della DO Tacoronte-Acentejo e i guachinches che ne servono il vino, El Calvario e la Alhóndiga, il Parque Hamilton, il Mercadillo del Agricultor, la plaza dedicata a Óscar Domínguez e l’ermita de San Jerónimo, più le spiagge nere di Mesa del Mar e il quartiere di pescatori di El Pris. Ti racconto cosa vedere, dove dormire, come arrivare, quando andare e dove si trova.

Cosa vedere a Tacoronte

Il centro storico si gira a piedi in un’ora abbondante partendo dalla Plaza del Cristo, e il resto richiede l’auto: metti in conto il santuario del Cristo de los Dolores, il bosco di Agua García con il suo sentiero tra i viñátigos, la chiesa di Santa Catalina Mártir, un giro tra cantine e guachinches, El Calvario con la Alhóndiga, il Parque Hamilton, il Mercadillo del Agricultor nel fine settimana, la plaza de Óscar Domínguez con il suo drago e, se hai tempo, l’ermita de San Jerónimo.

Santuario del Santísimo Cristo de los Dolores

È il pezzo forte, e ha una storia che vale il viaggio più dell’edificio. Il complesso formato dal santuario e dal convento agostiniano è opera del mecenatismo del capitano Tomás Pereyra de Castro y Ayala, fu costruito a metà del Seicento e trovò il suo momento culminante quando l’immagine titolare venne collocata nella cappella maggiore. Il Cristo de los Dolores arriva nel 1661, è attribuito allo scultore lusitano Manuel Pereira e all’epoca fece storcere il naso al Tribunale della Santa Inquisizione, che ci vide indizi di reato contro la morale e la fede: troppo sangue, piaghe realistiche, un nudo dalle forme morbide e l’anacronismo di un Cristo sofferente e risorto insieme.

Il Santo Tribunale delle Canarie mandò addirittura quattro censori a esaminarlo, e il verdetto partì per Madrid il 24 aprile 1662; alla fine il culto pubblico venne autorizzato e i tacoronteros ebbero il loro santo. La facciata è in cantería lavorata, di ispirazione civile più che ecclesiastica, e porta lo stemma araldico dei Pereira de Castro y Ayala; di fianco, l’ex convento ospita oggi la Casa de la Cultura.

Bosque de Agua García e Sendero de los Guardianes Centenarios

Sali dieci minuti verso l’interno e finisci dentro un fossile vivente. Il bosco di Agua García, incluso nel Paesaggio Protetto de Las Lagunetas, è uno degli ultimi lembi di laurisilva delle Canarie, una formazione che milioni di anni fa copriva il sud dell’Europa e il nord dell’Africa e che oggi sopravvive solo alle Azzorre, a Madeira e alle Canarie.

Il percorso circolare dei Guardianes Centenarios attraversa viñátigos secolari, brezos e allori scampati a secoli di taglio, tra radici che invadono il sentiero ed edere che salgono sui tronchi. Sono circa un chilometro e mezzo senza difficoltà, si parte a pochi metri dal Centro de Información Patrimonial, si passa davanti alle Cuevas de Toledo o del Vidrio — memoria dell’estrazione di materiale per la fabbricazione del vetro — e alla galleria Madre del Agua, da cui si estrae ancora acqua, per finire nell’area ricreativa del Lomo La Jara. Se cammini con qualcuno che ha difficoltà motorie, esiste anche un sendero accessibile di 850 metri.

Iglesia de Santa Catalina Mártir de Alejandría

È la chiesa più antica di Tacoronte e sorge nel punto più antico della città, in mezzo a case di notevole bellezza architettonica; l’edificio attuale è del Seicento e del Settecento, costruito sulle fondamenta della primitiva ermita che i primi coloni tirarono su all’inizio del Cinquecento. Ha tre navate e un campanile che si riconosce da lontano, e il suo interesse sta soprattutto nelle opere pittoriche e nelle immagini che conserva, frutto di ampliamenti successivi fino a metà Settecento.

Il dettaglio pratico che nessuno ti dice: apre solo in occasione delle funzioni, quindi se la trovi chiusa non è una congiura contro di te, è semplicemente martedì pomeriggio. Fuori, la calle El Calvario e la Casona adiacente ripagano comunque la camminata.

Le bodegas della DO Tacoronte-Acentejo e i guachinches

Qui si arriva al punto: Tacoronte è vino. La denominazione d’origine Tacoronte-Acentejo fu riconosciuta nel 1992, prima regione vinicola delle Canarie a ottenere il titolo, e i suoi vigneti stanno sul versante settentrionale della dorsale dell’isola, in gran parte tra i 300 e i 750 metri, coltivati a terrazze e allevati con sistemi tradizionali chiamati rastras e horquetas, con l’umidità atlantica portata dagli alisei.

Il vitigno principale è il Listán Negro, affiancato da Negramoll, Tintilla e Castellana Negra tra le uve rosse, e da Listán Blanco, Gual, Malvasía e Verdello tra le bianche; un dettaglio che agli appassionati fa alzare il sopracciglio: qui la filossera non è mai arrivata, e le varietà autoctone sono sopravvissute intatte. Molte cantine ricevono su prenotazione, ma l’istituzione locale è un’altra: il guachinche, il locale di famiglia dove si mangia casalingo e si beve il vino della casa, di solito costole di maiale, carne fiesta, garbanzas e formaggio, con una lavagna al posto del menù e nessuna concessione all’estetica.

El Calvario e la Alhóndiga

Sono due edifici che stanno insieme e raccontano la Tacoronte prima delle banche e del Comune. La Alhóndiga fu il palazzo più importante del paese dal 1685 ai primi dell’Ottocento: siccome non esistevano né istituti di credito né municipio, lì dentro si custodiva e si amministrava la ricchezza pubblica, che a quei tempi significava sacchi di cereali.

El Calvario, costruito nel Seicento come luogo di sosta per le processioni della Settimana Santa, è ancora oggi il punto di ritrovo dei cortei; al suo interno trovi il Cristo in croce con San Giovanni, la Vergine e la Maddalena, cioè l’ultima scena della Via Crucis. Ci passi in cinque minuti, ma se ti fermi a leggere le date capisci l’ordine delle priorità di un paese di viticoltori: prima il granaio, poi tutto il resto.

Parque Hamilton

Inaugurato nel 2003, il parco si distende lungo la loma dolce che scende dal Calvario fin quasi alla Plaza del Cristo, e camminandoci si scoprono i segreti dei viticoltori canari che stanno dietro a questi vini. È un giardino unico nel suo genere per la rappresentanza di flora canaria che raccoglie, con alberi di alloro e macchie di fayal-brezal, panchine, ombra e una pendenza che rende la discesa piacevole e la risalita meno. Nel weekend è pieno di famiglie del posto e di runner, il che è un buon indicatore: i parchi finti, quelli fatti per la brochure, sono sempre vuoti.

Mercadillo del Agricultor

È uno dei mercati contadini più antichi e popolari dell’isola, aperto il sabato e la domenica nel quartiere di San Juan. Ci trovi produttori locali con frutta, verdura, formaggi, vini e artigianato alimentare, più le papas antiguas nelle loro varietà impronunciabili, il gofio, il miele di palma, i mojos imbottigliati e il turrón artigianale che a Tacoronte è una tradizione a sé. Vacci presto, verso le nove: alle undici i banchi migliori hanno già venduto tutto e restano le zucchine.

Plaza de Óscar Domínguez e il drago

Alle spalle della Plaza del Cristo, sulla strada che porta a Tejina, c’è una piazzetta dedicata a Óscar Domínguez, il pittore surrealista tinerfeño, con un drago centenario che ne presidia l’angolo. Domínguez nacque qui prima di finire a Parigi tra André Breton e i surrealisti, inventarsi la tecnica della decalcomania e diventare l’unico canario che nei musei europei sta appeso vicino a Miró; in paese lo ricordano con la sala che porta il suo nome nella Casa de la Cultura. La sosta dura dieci minuti e serve soprattutto a ricordarti che questo paese di viti e nebbia ha esportato anche qualcosa di diverso dal vino.

Ermita de San Jerónimo

L’ultima tappa è per completisti, e non me ne vergogno: una piccola chiesa di muratura intonacata di bianco che risale al 1654, in fondo alla calle Los Perales, con la facciata semplice, la porta in legno scuro e quasi mai nessuno davanti. Fa parte insieme alle ermitas della Caridad e di San Juan di quel patrimonio secentesco minore che la città si porta dietro senza farne troppo caso. Se stai facendo il percorso a piedi del casco storico è una deviazione di poche centinaia di metri; se hai due ore in tutto, saltala e vai a bere.

Le migliori spiagge di Tacoronte

Sgombriamo il campo: la costa di Tacoronte non è quella delle cartoline del sud. Qui il litorale è la scarpata dell’Acentejo, falesie che cadono nell’oceano, e le due zone balneari note stanno ai loro piedi: Mesa del Mar e El Pris, entrambe raggiungibili solo scendendo strade strette a tornanti dal casco. Sabbia nera, mare del nord che d’inverno picchia, piscine naturali scavate nella lava al posto delle baie riparate, e in cambio una sensazione che nel sud dell’isola non trovi: quella di essere in un posto usato dai canari, non costruito per te.

Playa de la Arena (Mesa del Mar)

Sono 350 metri di sabbia nera per una trentina di larghezza, e ci si arriva attraverso un tunnel scavato sotto il grande edificio di appartamenti, dettaglio che rende l’arrivo teatrale; l’acqua è calma e di temperatura gradevole tutto l’anno, e la zona ha parcheggio ampio, docce e servizi. La calma si spiega con la forma della cala, una mezza ferradura incassata tra i monti, che protegge la baia anche quando il resto di Mesa del Mar è in tempesta. È considerata da molti la spiaggia con la vista più bella dell’isola, e la parete di roccia alle spalle spiega perché: bella e severa. Proprio per quella parete, dopo le mareggiate può capitare che l’accesso venga limitato per rischio di distacchi, quindi vale la pena controllare prima di scendere.

Piscine naturali di Mesa del Mar

Sono vasche formate dalla solidificazione delle colate laviche nel mare, sistemate con piattaforme di legno per prendere il sole, dove ti immergi in acqua salata mentre le onde rompono sul bordo: l’idea di piscina più canaria che esista. Ce ne sono due, di cui una aperta tutto l’anno e l’altra solo d’estate, in una zona facilmente accessibile e con parcheggio. Una è attrezzata per i bambini e tutt’intorno il legno permette di stendersi comodamente. I servizi però sono limitati: porta acqua, qualcosa da mangiare e protezione solare, perché di ombra non ce n’è. Al tramonto, con il sole che scende dietro il profilo del Teide, è il posto migliore del comune.

El Pris

El Pris è il quartiere di pescatori della costa di Tacoronte, fondato da pescatori di Punta del Hidalgo che cercavano ripari naturali per le loro barchette, e nell’attuale molo stanno ancora lo scalo di alaggio e il pescante. Non è una spiaggia da ombrellone: è una manciata di case sull’acqua, un porticciolo, i callaos e una fila di ristoranti dove i locali sostengono si mangi il miglior pesce dell’isola, affermazione che a Tenerife equivale a una dichiarazione di guerra e che vale la pena verificare di persona. Da qui a Mesa del Mar ci sono solo 900 metri di sentiero comodo e largo, meno di un quarto d’ora a piedi, e si attraversa la spiaggia di callaos che nel Cinquecento fu l’imbarcadero del legname che scendeva dal bosco di Agua García, da cui il toponimo Puerto de la Madera.

Dove dormire a Tacoronte

Dormire a Tacoronte è una scelta da viaggiatore lento, non da vacanza balneare: il paese è soprattutto una città residenziale dell’area metropolitana Santa Cruz–La Laguna, quindi niente resort, ma una manciata di guest house, case rurali e un piccolo hotel emblematico ricavato in una casa storica del casco, tutti nel raggio di poche centinaia di metri dalla Plaza del Cristo. Il vantaggio è evidente se il tuo interesse sono il vino e i sentieri: hai le bodegas e i guachinches a portata di passeggiata, cioè puoi bere senza guidare, che a Tenerife è un lusso raro, e la mattina sei a un quarto d’ora dalla laurisilva di Agua García.

La seconda opzione è la costa: a Mesa del Mar e a El Pris ci sono appartamenti e case vacanza affacciate sull’acqua, spesso con terrazza e vista sul Teide, adatti a chi vuole svegliarsi con le onde e mangiare pesce ogni sera.

Se invece Tacoronte è solo una tappa di un giro più ampio, la scelta classica resta dormire a La Laguna, quindici minuti di autopista, con il suo centro storico Patrimonio dell’Umanità, oppure a Puerto de la Cruz, mezz’ora verso ovest, dove l’offerta alberghiera è di gran lunga la più ampia del nord.

Come arrivare a Tacoronte

In auto è la cosa più semplice del mondo: da Santa Cruz o da La Laguna si prende l’Autopista del Norte TF-5 in direzione Icod de los Vinos, e Tacoronte ha diverse uscite che portano al casco urbano, a Mesa del Mar o alle zone alte; l’uscita 19 è quella che serve sia il paese sia la strada che scende alla costa. Dal centro di Santa Cruz sono meno di venti minuti, e dall’aeroporto di Tenerife Norte–Ciudad de La Laguna ancora meno, perché lo scalo è a un pugno di chilometri lungo la stessa autostrada; da Tenerife Sur–Reina Sofía metti in conto un’ora abbondante.

Senza auto funziona comunque: la rete TITSA collega Tacoronte con La Laguna, Santa Cruz e gli altri comuni del nord, e la linea 104 impiega una ventina di minuti dalla capitale. Le guaguas ti lasciano lungo la Carretera General, a due passi dal centro storico; per scendere a Mesa del Mar e a El Pris, invece, l’auto è di fatto indispensabile, perché la strada è stretta, ripida e piena di tornanti.

Quando andare a Tacoronte

Il momento giusto per Tacoronte non è quello che sceglieresti per una spiaggia del sud. Qui il clima è quello del versante nord: verde perché piove più che altrove, spesso con il cielo coperto dalla nuvolaglia degli alisei anche quando a Los Cristianos si friggono i turisti, e con temperature miti tutto l’anno. La stagione più bella è l’autunno, tra settembre e novembre: c’è la vendemmia, i guachinches aprono a pieno regime con il vino nuovo e la campagna smette di sembrare polverosa.

Se ti interessano le feste, il mese è settembre: le fiestas in onore del Santísimo Cristo de los Dolores durano praticamente tutto il mese, con giornata principale il 14 settembre, giorno dell’Esaltazione della Santa Croce, e culminano con le processioni di fine mese, l’Octava del Cristo, la fiera dell’artigianato attorno alle Casas Consistoriales e i “fuegos del Cristo”, i fuochi d’artificio pagati con le donazioni dei vicini. L’altra data da segnare è il 25 novembre, per le feste patronali di Santa Catalina de Alejandría. Primavera ed estate vanno bene per il mare, tenendo presente che d’inverno le mareggiate del nord rendono la costa più scenografica che balneabile.

Dove si trova Tacoronte

Tacoronte si trova nel nord di Tenerife, nelle Isole Canarie: il comune sta tra La Laguna, El Rosario e El Sauzal, a una ventina di chilometri da Santa Cruz de Tenerife lungo l’autostrada TF-5. Il territorio scende dai boschi di laurisilva delle zone alte, attorno ad Agua García e Las Lagunetas, fino alla scarpata costiera dell’Acentejo, dove si affacciano i nuclei di Mesa del Mar e El Pris. È il capoluogo storico della comarca vitivinicola Tacoronte-Acentejo, che si estende sul versante settentrionale della dorsale dell’isola e che dà il nome alla prima denominazione d’origine delle Canarie.

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