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La prima cosa che ti arriva addosso non è un’immagine ma un suono: un frastuono metallico e stridulo che sale da destra e da sinistra appena superi l’ingresso, e che nel giro di dieci minuti smetti di sentire come rumore e cominci a sentire come conversazione. Sono i pappagalli, quattromila circa, di trecentocinquanta tra specie e sottospecie: la collezione più grande del mondo, e il motivo per cui questo posto si chiama così.
Chi si domanda cosa vedere al Loro Parque deve mettere in conto una giornata intera, perché in centotrentacinquemila metri quadrati alla periferia di Puerto de la Cruz sono stipati il pingüinario con neve vera e iceberg di Planet Penguin, la voliera australiana a ponti sospesi di Katandra Treetops, le vasche di Orca Ocean, un acquario da oltre un milione di litri alimentato con acqua dell’Atlantico, le meduse e gli squali punta nera di Aquaviva, la vegetazione fitta della Jungla Ara, il delfinario, i leoni marini, i gorilla e i grandi felini, il Pueblo Thai che fa da ingresso, l’orchidario, il museo dei pappagalli di porcellana, la Baby Station dove si vedono i pulcini, il cinema di Naturavisión e l’area giochi di Kinderlandia.
Ti racconto anche com’è nato tutto nel 1972 da centocinquanta pappagalli e da un tedesco testardo, cosa fa la Loro Parque Fundación, perché il parco è al centro di una discussione seria sulla cattività dei cetacei, e in fondo dove dormire, come arrivare, quando andare e dove si trova.
I pappagalli del Loro Parque di Tenerife
È la ragione d’essere del parco e resta la parte migliore, anche se molti visitatori la attraversano di corsa per arrivare agli spettacoli. Wolfgang Kiessling e suo padre aprirono qui il 17 dicembre 1972 con centocinquanta pappagalli, venticinque dipendenti e tredicimila metri quadrati di terreno: un paradiso per papagayos, com’era stato annunciato, e il primo spettacolo di pappagalli d’Europa. Oggi le voliere ospitano ara giacinto, cacatua delle palme, lori arcobaleno, amazzoni, kea neozelandesi e specie che in natura sono ridotte a poche centinaia di individui. Prenditi il tempo di fermarti davanti a una gabbia sola per qualche minuto: i pappagalli reagiscono a chi si ferma, e il repertorio di espressioni che tirano fuori mentre ti studiano vale da solo il biglietto.
La Baby Station
Dietro un vetro si vedono i pulcini dei primi giorni, nudi e improbabili, dentro incubatrici e cestini, imboccati con la siringa dal personale. È il punto in cui la parte da zoo e la parte da centro di riproduzione si toccano: qui non c’è nulla di spettacolare da guardare, e proprio per questo è la vetrina più onesta del parco.
Il museo dei pappagalli di porcellana
Una collezione di figurine e sculture di pappagalli in porcellana, che suona come la definizione stessa di attrazione secondaria e invece funziona: è la prova materiale di quanto questi uccelli abbiano occupato l’immaginario europeo per secoli, molto prima che qualcuno pensasse a conservarli.
Planet Penguin
Il pingüinario aprì nel 1999 ed è ancora l’attrazione che lascia più a bocca aperta i bambini e, se sei onesto, anche te. Dentro c’è un ambiente antartico ricostruito con neve vera che cade dall’alto, un grande iceberg e centinaia di pinguini di diverse specie, osservabili da un nastro trasportatore che ti fa scivolare davanti alla vasca mentre loro nuotano dall’altra parte del vetro. Il salto termico rispetto al giardino tropicale che hai appena attraversato è brutale, e il consiglio pratico è banale ma utile: non entrarci sudato in maglietta a luglio.
Katandra Treetops
Inaugurata nel 2009, è una voliera a volo libero dedicata all’Australasia: si cammina su ponti sospesi tra le chiome degli alberi mentre lori, cacatua, kookaburra ed emù si muovono liberi attorno a te, senza vetri né reti in mezzo. Il nome viene da una lingua aborigena australiana e significa canto degli uccelli. È la parte del parco in cui la distanza tra visitatore e animale si riduce di più, ed è anche quella in cui la gente parla a voce più bassa, cosa che dice qualcosa sul rapporto tra libertà apparente e rispetto.
Orca Ocean
Le orche arrivarono nel 2006, in prestito da SeaWorld, e nel 2018 il parco ne acquisì la proprietà piena. Oggi vivono in vasche che il gruppo dichiara contenere ventotto milioni di litri di acqua marina, con presentazioni al pubblico più volte al giorno che il parco definisce educative. È l’attrazione più fotografata e la più discussa, e vale la pena sapere prima cosa stai per vedere: da un lato animali di dimensioni che nessuna fotografia restituisce, dall’altro un dibattito che dura da vent’anni.
Le polemiche sui cetacei in cattività
Questa parte va detta, perché sta nei fatti e perché prima o poi la incontri comunque. Nel dicembre 2009 l’addestratore Alexis Martínez morì durante una sessione con l’orca Keto, e da allora il personale non entra più in acqua con questi animali. Tra il 2021 e il 2024 nel parco sono morte diverse orche, tra cui Skyla, Kohana e Keto, con cause dichiarate di volta in volta diverse e sempre contestate dalle organizzazioni animaliste. Nel 2018 un grande tour operator britannico smise di vendere i biglietti per motivi di benessere animale, e nel 2026 la proposta di trasferire qui due orche dal parco francese di Marineland, chiuso dopo il divieto agli spettacoli con cetacei, ha riacceso la discussione: alcune organizzazioni sostengono che le vasche non abbiano le caratteristiche adatte, il parco replica che le morti sono state indagate e non ricondotte alle condizioni di vita e che le presentazioni hanno finalità didattiche. Non ti dico cosa pensare: ti dico che se decidi di andarci sapendo tutto questo, ci vai in modo diverso rispetto a chi crede di comprare un biglietto per uno spettacolo qualunque.
L’acquario
Oltre un milione di litri distribuiti in una dozzina di ambienti tematici, alimentati con acqua dell’oceano che sta a poco più di cento metri dal recinto e che viene filtrata prima di entrare nelle vasche. Il pezzo forte è il tunnel sotto il bacino degli squali, dove si cammina con il vetro sopra la testa mentre le sagome passano lente. Ci sono anche barriere coralline ricostruite, cavallucci marini e pesci tropicali di una vivacità che sembra pittorica.
Aquaviva
Una sala dedicata alle meduse, con vasche cilindriche illuminate in cui gli animali pulsano lentamente contro il fondo scuro, e squali punta nera nelle vasche vicine. È il posto in cui la gente rallenta senza accorgersene: le meduse hanno lo stesso effetto ipnotico del fuoco in un camino, e dieci minuti passano senza che tu te ne renda conto.
La Jungla Ara
Uscendo da Katandra comincia la zona più vecchia del parco, quella piantata cinquant’anni fa e ormai cresciuta in una vegetazione fitta di ficus, palme, edere e felci, con cascatelle e sentieri all’ombra. Gli ara sono lì, a distanza ravvicinata, e strillano in modo che senti a distanza di trenta metri. È il tratto più fresco della giornata e il posto giusto in cui sedersi quando i piedi cominciano a protestare.
Il delfinario e i leoni marini
Il delfinario aprì nel 1987 ed è la struttura marina più antica del parco. Insieme alla piscina dei leoni marini della California, che ha lo stesso rapporto con la comicità che un cabarettista ha con il proprio pubblico, produce le presentazioni più frequenti della giornata. Vale la pena controllare gli orari all’ingresso e costruirci intorno il percorso: sono la sola cosa del parco che non puoi vedere quando ti pare.
I gorilla, gli scimpanzé e i grandi felini
Il parco ospita gorilla di pianura occidentale, scimpanzé, tigri, giaguari, leoni, panda rossi, ippopotami pigmei, suricati, formichieri giganti e tartarughe delle Galápagos, in recinti che negli anni sono stati progressivamente ampliati. I gorilla, come sempre, sono il gruppo davanti al quale la gente resta più a lungo in silenzio: c’è qualcosa nel modo in cui ti guardano di ritorno che sistema le gerarchie della giornata.
Il Pueblo Thai
L’ingresso non è un cancello ma un villaggio: tetti a punta, legni intagliati, decorazioni dorate e un complesso di edifici in stile tailandese realizzato con materiali e artigiani arrivati dalla Thailandia. Kiessling voleva un accesso che segnalasse fin dal primo passo che stavi entrando altrove, e il risultato è la cosa più kitsch e più riuscita del parco allo stesso tempo. Lo stesso gruppo, nel 2008, ha aperto nel sud dell’isola il Siam Park, che di quell’estetica è la versione acquatica e monumentale.
L’orchidario e il giardino
Sotto la fauna c’è una collezione botanica che quasi nessuno viene a vedere e che regge da sola il confronto con molti giardini della zona: orchidee di forme e dimensioni diverse in una serra dedicata, e poi palme, felci arboree, banani e piante tropicali che in cinquant’anni hanno costruito l’ombra che rende il parco camminabile anche in agosto.
Naturavisión e Kinderlandia
Naturavisión è la sala cinematografica sotto una cupola di vetro, dove si proiettano documentari a tema ambientale — verifica la programmazione all’ingresso, perché non è sempre attiva. Kinderlandia è l’area giochi a tema giungla, ed è il posto in cui i genitori scaricano il residuo di energia dei figli prima di affrontare l’ultimo tratto. Nessuna delle due è il motivo per cui vieni qui, entrambe salvano una giornata storta.
La Loro Parque Fundación
Nata nel 1994, è la parte del progetto che ha portato il parco a essere citato nelle riviste di conservazione oltre che nelle guide turistiche: decine di progetti in una trentina di paesi, molti milioni di dollari investiti e programmi di riproduzione per pappagalli in pericolo critico, tra cui l’ara di Spix, la specie che in natura si era estinta e che oggi esiste grazie agli esemplari allevati in cattività. È l’argomento più solido nella difesa del modello del parco, e chi lo critica sulle orche in genere non lo mette in discussione.
Il cameo cinematografico
Un dettaglio che quasi nessuno racconta: la sequenza iniziale del film del 2005 tratto da Guida galattica per autostoppisti, quella in cui i delfini salutano l’umanità prima che il pianeta salti, fu girata qui, con la voce narrante di Stephen Fry. Guardare la vasca sapendolo aggiunge un livello di ironia che ad Adams sarebbe piaciuto.
Dove dormire vicino al Loro Parque
Il parco sta a Punta Brava, un quartiere di Puerto de la Cruz affacciato sul mare, e la scelta più comoda in assoluto è dormire lì attorno o lungo Playa Jardín: appartamenti e alberghi di taglia media a distanza di camminata, con il vantaggio di poter entrare all’apertura senza spostamenti. Il centro di Puerto de la Cruz, tra la plaza del Charco e il lungomare, offre più vita serale, ristoranti e una scelta di hotel storici che raccontano l’epoca in cui questa era la prima località turistica delle Canarie; da lì al parco sono pochi minuti. Salendo verso il quartiere della Paz trovi le strutture più grandi e le viste sul valle de La Orotava, mentre chi preferisce l’entroterra può dormire a La Orotava o a Los Realejos e scendere in macchina. Il sud dell’isola implica un’ora abbondante di autostrada in ciascun senso: fattibile, ma è una giornata diversa.
Come arrivare al Loro Parque
Dal centro di Puerto de la Cruz il modo più pratico è il trenino gratuito del parco, che parte dalla zona dell’Avenida de Colón e ti lascia all’ingresso: dura pochi minuti e risolve il problema del parcheggio. A piedi, dal lungomare, sono una ventina di minuti costeggiando Playa Jardín. In auto si arriva dalla TF-5 uscendo a Puerto de la Cruz e seguendo le indicazioni per Punta Brava, dove il parco dispone di parcheggio proprio. Da Santa Cruz e da La Laguna le guaguas della TITSA collegano regolarmente il porto della città, e dai centri turistici del sud diversi operatori vendono biglietti che includono il trasferimento in autobus. Se pensi di visitare anche il Siam Park, verifica il biglietto combinato dei due parchi prima di comprare quello singolo.
Quando andare al Loro Parque
Arriva all’apertura: le prime due ore sono le meno affollate e gli animali sono più attivi, e ti restano tutte le presentazioni della giornata da incastrare. Appena entrato, prendi la mappa con gli orari degli spettacoli e costruisci il percorso attorno a quelli, perché tornare indietro in un parco così significa camminare parecchio. I giorni feriali fuori dalle vacanze scolastiche sono più tranquilli; agosto e le settimane di Natale e Pasqua sono il contrario. Il nord di Tenerife ha un cielo capriccioso, con la sua celebre coltre di nuvole basse: una giornata grigia qui non rovina la visita, anzi rende più sopportabili le zone scoperte, e la pioggia è di solito breve. Calcola un giorno intero, scarpe comode e una felpa nello zaino per Planet Penguin.
Dove si trova il Loro Parque
Il parco occupa un’area di tredici ettari e mezzo a Punta Brava, alla periferia occidentale di Puerto de la Cruz, sulla costa nord di Tenerife, a poco più di cento metri dall’oceano e accanto a Playa Jardín, la spiaggia di sabbia nera disegnata con l’intervento di César Manrique. Alle spalle si apre il valle de La Orotava con i suoi terrazzamenti, e nelle giornate limpide il Teide chiude l’orizzonte. Da Santa Cruz de Tenerife sono una quarantina di chilometri di autostrada, dall’aeroporto Tenerife Norte poco meno: in pratica, il parco più visitato dell’isola sta in fondo alla passeggiata di mare della sua prima città turistica.
