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Ci sono destinazioni dove il naturismo è una concessione stagionale e altre dove è semplicemente il modo in cui si va al mare da sempre: le spiagge nudiste di Tenerife appartengono con ogni evidenza al secondo gruppo. Non incontrerai cartelli trionfali né recinzioni, perché in Spagna la nudità in spiaggia non è vietata per legge e nessuno sente il bisogno di ufficializzare quello che si fa da decenni; incontrerai piuttosto sentieri di terra battuta che scendono lungo un costone, un parcheggio improvvisato in cima e persone che non alzano lo sguardo quando arrivi. È una forma di educazione, e a Tenerife è la prima cosa che si impara.
L’isola è, in questo, la più fornita di tutto l’arcipelago. Le Canarie stanno molto più vicine al Sahara che a Madrid, e questa posizione anomala — insieme all’oceano e agli alisei che ne smussano gli eccessi — tiene le temperature attorno ai venticinque gradi in qualunque mese dell’anno, con l’acqua che raramente scende sotto i diciotto. Tradotto: qui la stagione del naturismo non esiste, perché non finisce mai, e febbraio su una caletta riparata può risultare più praticabile di certi agosti mediterranei. A questo aggiungi decine di chilometri di costa, un’origine vulcanica che ha lasciato barranchi, promontori e insenature difficili da raggiungere, e capisci perché l’isola si è guadagnata la reputazione che ha.
La geografia divide poi il campo in due metà nette. Il nord è la parte selvaggia e verde, quella dove l’Atlantico arriva senza cortesie: Playa de Los Patos, la più grande spiaggia naturista dell’isola, Playa Las Gaviotas — che qui tutti chiamano El Roquete —, l’angolo appartato di El Bollullo e l’estremo scenografico di Playa de Benijo si conquistano tutte a piedi, non offrono quasi nulla in termini di servizi e chiedono in cambio prudenza con le correnti. Il sud gioca un’altra partita: più sole, meno onde, accessi migliori e in qualche caso perfino docce e bagnini a poche centinaia di metri. Lì trovi Playa Blanca, la caletta dorata che quasi tutti conoscono come Diego Hernández, la lunga Playa de La Tejita con il suo tratto riservato, la solitaria Playa de Montaña Roja ai piedi del cono rosso, le insenature discrete che si aprono lungo Playa El Médano e la piccola Cala Amarilla, per chi non ha paura di scendere tra le rocce.
Le ho ordinate per te partendo da quelle dove il naturismo è la regola e non l’eccezione, fino a quelle dove è una consuetudine tollerata in un angolo. Per ognuna ti dico com’è l’accesso, cosa non troverai e quanto puoi fidarti del mare, che da queste parti è l’informazione che conta davvero.
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Playa de Los Patos, il grande arenile naturista del nord

Nella valle di La Orotava, nella fascia di piantagioni di banane conosciuta come El Rincón, si apre una delle spiagge di Tenerife che tutti indicano quando si parla di naturismo sull’isola. Playa de Los Patos è la più estesa dell’isola in questa categoria: un arenile lungo di sabbia nera separato dalla vicina Playa del Ancón da una lingua di terra che entra nell’oceano, con la parete di roccia alle spalle e nient’altro davanti. La discesa avviene lungo un sentiero ripido e polveroso che scoraggia i visitatori occasionali, ed è esattamente il motivo per cui qui l’atmosfera si è conservata intatta. Servizi non ne troverai nemmeno uno: niente docce, niente presidio di primo soccorso, niente chiringuito dove rifugiarsi a mezzogiorno. Porta acqua abbondante e un ombrellone, perché l’ombra è un’ipotesi. Le correnti sanno diventare decise e la marea si mangia la spiaggia in fretta: controlla gli orari prima di scendere.
Playa Blanca, la caletta di Diego Hernández dove il sud si spoglia

A nord di La Caleta, sotto il campo da golf di Costa Adeje, un sentiero non segnalato taglia il costone e finisce su una mezzaluna di sabbia chiarissima che nel sud dell’isola sembra un errore geologico. Ufficialmente si chiama Playa Blanca, ma nessuno la nomina così: per chiunque frequenti la zona è Diego Hernández, e da decenni è il punto di riferimento del naturismo nel sud di Tenerife. La lontananza dai centri abitati ha fatto il resto — nessun servizio, nessun bar, nessun bagnino, e una comunità informale di habitué che d’estate pianta qualche tenda e al tramonto tira fuori i tamburi. La sabbia è fine e le correnti moderate, quindi il bagno qui è un piacere e non un esercizio di coraggio. Scarpe chiuse per il sentiero, acqua e nessuna aspettativa di ombra: il resto lo mette il posto.
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Playa de La Tejita, servizi da un lato e libertà dall’altro

Tra El Médano e la Montaña Roja si stende uno degli arenili naturali più lunghi di Tenerife, e la sua struttura risolve elegantemente il problema di chi viaggia in compagnia mista. Playa de La Tejita è una spiaggia condivisa: il tratto vicino all’accesso principale è quello convenzionale, con parcheggio, chiosco e un discreto passaggio di gente, mentre proseguendo verso la montagna la spiaggia si restringe, si ripara e diventa naturista senza che nessuno abbia mai avuto bisogno di stabilirlo. È la soluzione ideale se ti serve una base comoda ma non vuoi rinunciare al naturismo: cammini dieci minuti e cambi mondo. Un avvertimento onesto: qui il vento soffia quasi sempre, e nelle giornate di aliseo forte la sabbia diventa una questione fisica. Il fondale è sabbioso e regolare, con onde generalmente gestibili.
Playa Las Gaviotas, El Roquete per chi ci va da sempre
Superata Santa Cruz de Tenerife, oltre il paese di San Andrés e la vicina Playa de Las Teresitas, la strada verso Igueste scende fino a una piccola baia incassata tra scogliere scure. I locali la chiamano El Roquete e la considerano cosa loro: Playa Las Gaviotas è la spiaggia naturista storica della capitale, frequentata da residenti che ci tornano ogni estate e conoscono a memoria l’angolo dove il massiccio ripara dal vento. La sabbia è scura e a grana media, tipica di questo versante, e attorno non c’è alcun nucleo urbano né alcun servizio: nessun bar, nessun bagnino, poca ombra e un parcheggio che nei fine settimana estivi si esaurisce entro metà mattina. A differenza della vicina Teresitas, qui non esiste alcuna barriera artificiale a smorzare l’oceano, quindi il mare va valutato giornata per giornata.
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Playa de Montaña Roja, sabbia chiara sotto il cono rosso

Il cono di tufo rossastro che chiude a occidente la baia di El Médano supera i centosettanta metri ed è una riserva naturale protetta; ai suoi piedi si apre una spiaggia che l’isolamento ha trasformato in uno dei rifugi naturisti più apprezzati del sud. La sabbia di Playa de Montaña Roja è chiara e sottile, l’acqua limpida e le correnti moderate: rispetto alle calette del nord, qui si nuota davvero. Ci si arriva camminando lungo la costa da El Médano oppure dal versante di La Tejita, in entrambi i casi senza un metro d’ombra, quindi cappello e acqua non sono opzionali. Servizi non ce ne sono, e proprio per questo il posto mantiene un silenzio raro a queste latitudini. Vale la pena aggiungere la salita sulla montagna, almeno una volta: da lassù capisci l’intera geometria della costa.
El Bollullo, l’angolo naturista della spiaggia più amata del nord

El Bollullo è la spiaggia che i tinerfeños nominano per prima quando parlano del nord, e questo la rende un caso particolare: il naturismo qui non occupa l’intero arenile ma il settore più piccolo e riparato, quello lontano dal sentiero di accesso. Rispetto alle altre calette di El Rincón la discesa è comoda, ci sono un chiringuito in cima e un presidio di primo soccorso nella stagione alta, e questo si traduce in molta più gente. La sabbia nera è finissima, più fine di quella delle spiagge vicine, e le onde robuste attirano i surfisti tutto l’anno. Se cerchi discrezione, punta al lato piccolo e vai in giornata feriale; se invece è la tua prima volta su una spiaggia naturista dell’isola, la relativa comodità di questo posto la rende un buon punto di partenza.
Playa El Médano, le calette discrete della capitale del vento

El Médano è la spiaggia semiurbanizzata più grande di questa parte di Tenerife e non è, di per sé, un arenile naturista: la maggior parte della sua estensione è convenzionale, con servizi completi, bagnini, chiringuiti e un paese alle spalle che vive di windsurf e kitesurf. Lungo il suo sviluppo, però, si aprono diverse insenature riparate dove il naturismo è prassi consolidata, soprattutto allontanandosi dal centro verso la Montaña Roja. È la scelta più pratica se vuoi tutti i comfort a portata di mano e insieme la possibilità di trovarti un angolo tuo dopo venti minuti di camminata. Il vento, come sempre da queste parti, è il convitato di pietra: soffia con costanza quasi tutto l’anno, il che rende l’acqua vivace e la sabbia mobile. Un telo pesante aiuta più di quanto immagini.
Playa de Benijo, il naturismo all’estremo nord di Anaga

Nel punto in cui la strada di Anaga smette semplicemente di esistere si apre Playa de Benijo, la più settentrionale delle spiagge dove a Tenerife si pratica naturismo. Non è una spiaggia naturista in senso pieno — è soprattutto una meta paesaggistica, con i roques che spuntano dall’acqua e i fotografi schierati al tramonto — ma nei suoi angoli più remoti la consuetudine regge da tempo, in un clima di reciproca indifferenza che funziona benissimo. Lo spazio non è molto e le correnti sono serie: non spingerti al largo e valuta il bagno solo nelle giornate calme, perché qui l’oceano ha già dato prova di sé più volte. Sul bagnasciuga la risacca monta una schiuma spessa che vale come idromassaggio gratuito. Qualche chiringuito sulla strada in alto risolve la questione pranzo.
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Cala Amarilla, la piccola riservata del sud
All’estremità meridionale dell’isola, nella zona di Costa del Silencio dominata dal profilo giallo della Montaña Amarilla, si nasconde una caletta minuta che compensa le dimensioni con la tranquillità. Cala Amarilla non ha un accesso comodo: si scende tra rocce e tufo, le scarpette servono davvero e chi passa di lì per caso in genere rinuncia prima di arrivare in fondo. Servizi non ne troverai di alcun tipo, ombra nemmeno, e lo spazio disponibile è tale che in alta stagione qualche volta si arriva al limite della capienza. In compenso l’affluenza resta media per gran parte dell’anno e il fondale roccioso dei dintorni, ricchissimo di pesci, regala uno degli snorkeling migliori del sud. Porta maschera, acqua e la disponibilità a sistemarti su una superficie che non è propriamente un materasso.
Le regole del naturismo a Tenerife, quelle scritte e quelle no
La parte giuridica è più semplice di quanto ci si aspetti: in Spagna la nudità in luogo pubblico non costituisce reato, e alle Canarie nessuna norma vieta di spogliarsi in spiaggia. Esistono ordinanze municipali che disciplinano il comportamento nei centri urbani — girare svestito per le vie di un paese è un’altra faccenda — ma sull’arenile la questione non si pone. Il che sposta tutto sul terreno delle regole non scritte, che qui contano molto di più. La prima riguarda le fotografie: non se ne fanno, mai, nemmeno panoramiche con qualcuno sullo sfondo, e tirare fuori il telefono su una spiaggia naturista è il modo più rapido per rendersi sgraditi.
La seconda riguarda lo spazio: se la spiaggia è semivuota non ti sistemi a tre metri da qualcun altro. La terza riguarda il telo, che si stende sempre sotto di sé, per una questione di igiene prima ancora che di forma. Su una spiaggia mista come La Tejita o El Médano vale poi la regola dell’osservazione: guarda dove si posiziona la gente prima di decidere cosa toglierti, perché il confine tra il settore convenzionale e quello naturista non è segnato ma è chiarissimo a chiunque frequenti il posto. Aggiungo un promemoria pratico che con il naturismo c’entra solo indirettamente: senza costume la crema solare va messa ovunque e ripetuta più spesso, il sole delle Canarie è più verticale di quello a cui sei abituato e le zone mai esposte se ne accorgono in fretta.
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