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Il neoprene bagnato all’alba, l’odore di banane mature nel sud e il freddo secco a tremila metri dopo il tramonto: tutte le attività che puoi infilare in una vacanza sull’isola, con tempi e requisiti reali.
C’è un momento preciso in cui capisci cosa fare a Tenerife, e per me è arrivato di mercoledì. Alle dieci del mattino ero in acqua a otto metri di profondità con una tartaruga verde che mi ignorava con signorile indifferenza; alle sette di sera indossavo una giacca imbottita a 2.300 metri di quota, con le dita fredde, mentre una guida puntava un telescopio su Saturno. Nel mezzo mi ero fermato a mangiare in un paese di case bianche. Quattordici ore, tre climi, zero voli intermedi.
Questa è la cosa che rende l’isola diversa dalle altre Canarie: la varietà non è una promessa di brochure, è una conseguenza geografica. Con 2.034 chilometri quadrati e un dislivello di 3.715 metri tra la battigia e la cima, Tenerife impacchetta in poche decine di chilometri fondali subtropicali, foreste umide, deserti di pomice e una delle industrie del divertimento più sviluppate d’Europa.
Sul fronte dei parchi ci sono i quattro grandi: il Loro Parque a Puerto de la Cruz, il Siam Park e l’Aqualand Costa Adeje nel sud, e il Las Águilas Jungle Park sopra Los Cristianos. A questi si aggiungono le Piramidi di Güímar, che sono un caso archeologico discusso e un parco etnografico piacevole, e la Finca Las Margaritas, dove si cammina dentro una piantagione di banane vera e si assaggia il gofio appena macinato.
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L’acqua occupa metà del programma. Puoi fare whale watching da Los Gigantes, sotto le falesie, oppure imbarcarti su una crociera più lunga da Los Cristianos che prevede anche il bagno in mare aperto. Puoi fare la tua prima immersione nella zona delle tartarughe, un’uscita in kayak con snorkeling tra delfini e tartarughe, un giro in moto d’acqua, una sessione di parasailing sopra Costa Adeje o una lezione di surf, che qui si prende sul serio.
In quota il repertorio cambia: il tour al tramonto con osservazione delle stelle nel Parco Nazionale del Teide, l’escursione in quad sulle strade del vulcano e il safari in jeep di un’intera giornata che parte da Playa de las Américas. E poi ci sono i posti in cui l’attività principale è camminare: Masca e il Parco Rurale di Teno a nord-ovest, il Parco Rurale di Anaga a nord-est, Icod de los Vinos con il suo tubo lavico da esplorare sottoterra.
Ultima raccomandazione prima di entrare nel dettaglio di cosa fare a Tenerife: prenota. Non è un consiglio generico. I permessi per i sentieri del Teide, la Cueva del Viento, il Barranco de Masca e il Barranco del Infierno hanno posti contingentati che si esauriscono con settimane di anticipo, e chi arriva improvvisando resta fuori.
Cosa fare a Tenerife
Ho ordinato le attività dalla più imperdibile alla più accessoria, ma il criterio vero con cui costruire i tuoi giorni è un altro: alternare. Un parco tematico costa un’intera giornata e una discreta dose di energia nervosa, e infilarne due di fila è il modo più rapido per detestare la vacanza. Meglio incastrare un parco, poi un’uscita in mare, poi una giornata in quota, poi una camminata. Sotto trovi cosa fare a Tenerife voce per voce, con i requisiti che contano davvero: età minime, durata, stagionalità e quanto anticipo serve per prenotare.
Loro Parque
Il Loro Parque è la visita che quasi tutti mettono in agenda, e il modo in cui la organizzi fa la differenza tra una bella giornata e sei ore di code. Occupa oltre 135.000 metri quadrati a Punta Brava, quartiere occidentale di Puerto de la Cruz, ed è strutturato come un percorso ad anello con gli spettacoli distribuiti in orari fissi: la regola d’oro è entrare all’apertura, guardare subito il tabellone degli orari e costruirci intorno il resto, invece di inseguire gli show a caso.
Le aree che vale la pena non liquidare in fretta sono tre. Katandra Treetops è una passerella sospesa tra le chiome dove i pappagalli volano liberi sopra la tua testa e a volte si posano sul corrimano a mezzo metro da te. L’acquario ha un tunnel sottomarino con squali sopra e ai lati, e sul lato opposto del parco il Planet Penguin ricrea l’ambiente antartico producendo neve artificiale ogni giorno: passi dai ventiquattro gradi di Puerto de la Cruz a sotto zero attraversando una porta, e la sensazione è surreale. C’è poi l’Orquidario, un vivaio di orchidee che quasi nessuno guarda e che è uno dei posti più belli del parco.
Il tema di cui è giusto essere informato prima di comprare il biglietto sono i cetacei. Le vasche ospitano orche e delfini tursiopi con presentazioni quotidiane, e questa è la parte del parco su cui si concentrano le critiche delle associazioni ambientaliste; nel 2026 la struttura ha accolto due esemplari trasferiti dalla Francia, dove la detenzione di cetacei è stata vietata, e la vicenda ha avuto molta eco. Puoi visitare tutto il resto saltando quelle presentazioni, e nessuno ti obbliga a sederti in tribuna.
Un dettaglio logistico che fa risparmiare tempo: dal centro di Puerto de la Cruz, in Avenida de Venezuela, parte un trenino gratuito che porta all’ingresso ogni venti minuti circa. Se alloggi in città, lascia perdere l’auto.
Tour ed escursioni a Tenerife
Siam Park
Se hai una sola giornata da dedicare al divertimento puro, il Siam Park è la scelta più sensata del sud. È costruito su un pendio sopra Costa Adeje, il che significa che la gravità lavora per te ma le scale sono tante, e usa un tema thailandese portato avanti con una serietà quasi maniacale: tetti a pagoda, legno intagliato importato, un mercato galleggiante e uno staff che non ti tratta come un numero. L’acqua è riscaldata, dettaglio non ovvio in un’isola dove l’Atlantico a febbraio sta sui diciotto gradi.
La strategia di visita è semplice e funziona: entra alle dieci in punto e fai subito le tre attrazioni ad alta coda. La Tower of Power è quella di cui parlano tutti, ventotto metri di caduta quasi verticale che finiscono in un tunnel trasparente dentro la vasca degli squali. Il Singha è una montagna russa acquatica con tratti in risalita, tra le più lunghe del suo genere. La Dragon ti fa entrare in una bocca gigante e ruotare dentro un imbuto. Fatte queste, il resto della giornata si affronta con calma.
Per famiglie con bambini piccoli il baricentro si sposta sul Lost City, una struttura verticale di torri, ponti e secchi che si rovesciano, e sulla Cinnamon Beach, la spiaggia di sabbia bianca in cima al parco. Gli armadietti e i lettini si pagano a parte, si può portare il proprio cibo solo in aree specifiche, e nel primo pomeriggio la parte alta è la meno affollata perché quasi tutti scendono a mangiare.
Las Águilas Jungle Park
Il Jungle Park sta sulle alture sopra Los Cristianos e occupa settantacinquemila metri quadrati di vegetazione fittissima, con oltre cinquecento animali distribuiti lungo sentieri che passano su ponti sospesi, dentro tunnel e accanto a cascate artificiali. È gestito dal gruppo Aspro, lo stesso dell’Aqualand, e i due parchi si comprano spesso in pacchetto.
L’attrazione che gli dà il nome è l’esibizione di rapaci in volo libero: aquile, falchi e avvoltoi che passano a un palmo dalle teste degli spettatori in un anfiteatro naturale. Accanto c’è uno show con i leoni marini. Il resto della collezione tiene insieme primati di parecchie specie – oranghi, gibboni, lemuri, cebi – grandi felini tra cui una coppia di leoni bianchi, ippopotami pigmei, coccodrilli, panda rossi, suricati e un gruppo di pinguini.
L’elemento che i ragazzini ricordano più di tutto, però, non è un animale: è il toboga, oltre ottocento metri di pista in discesa che si percorre a bordo di una slitta su ruote controllando la velocità con una leva. Non è compreso in tutti i tipi di biglietto, quindi verifica prima. Metti in conto tre o quattro ore e scarpe chiuse, perché i sentieri salgono e scendono parecchio.
Aqualand Costa Adeje
L’Aqualand è l’altro parco acquatico del sud, più piccolo del Siam Park – circa cinquantacinquemila metri quadrati – e con una caratteristica che lo rende unico sull’isola: è l’unico che abbia un delfinario, dove vivono dieci tursiopi, con uno spettacolo quotidiano nel primo pomeriggio. Se hai già in programma il Loro Parque, sappi che questo è dunque il secondo posto a Tenerife dove vedrai cetacei in vasca, e valgono le stesse considerazioni.
Sul fronte scivoli il repertorio è solido: il Tsunami con la sua parete verticale, i Ciclones, il Tornado che ti risucchia dentro un imbuto, i Kamikazes per la caduta libera, il Twister Race per gareggiare fianco a fianco e i Flying Boats a spirale. Chi vuole solo galleggiare ha il Lava River, il fiume lento che gira intorno al parco, e una zona spa all’aperto. L’area Mega Adventure Land è pensata per i bambini sotto i dieci anni.
Due informazioni pratiche che valgono soldi e tempo: c’è un servizio di autobus gratuito da Playa de las Américas e Los Cristianos, e le attrazioni acquatiche chiudono mezz’ora prima del parco, quindi l’ultimo giro va programmato.
Piramidi di Güímar
Le Piramidi di Güímar si visitano in un paio d’ore e la loro attrattiva sta più nel dibattito che nelle pietre. Sei costruzioni a gradoni di roccia lavica occupano un parco etnografico sul versante orientale dell’isola, dentro l’abitato di Güímar; le rese celebri negli anni Novanta l’esploratore norvegese Thor Heyerdahl, quello della zattera Kon-Tiki, che ci si stabilì convinto di aver trovato indizi di antiche navigazioni transatlantiche. L’archeologia canaria propende invece per una spiegazione molto più prosaica: cumuli di pietre rimosse dai campi e riordinate dai contadini nell’Ottocento.
Quello che fai una volta entrato è un percorso ordinato: la proiezione introduttiva, il padiglione dedicato alle spedizioni di Heyerdahl con il modello della Ra II, la Casa Chacona, e poi il giro esterno tra le piattaforme. Il giardino botanico che le circonda è curato, con dragos, cactacee e una sezione dedicata alle piante velenose che ai ragazzini piace moltissimo.
Se ti interessa il lato archeoastronomico, il momento buono è la sera del solstizio d’estate, quando dalla piattaforma più grande si osserva il fenomeno del doppio tramonto: il sole scende dietro una cresta, riappare più a lato e tramonta una seconda volta. Il parco organizza aperture serali dedicate, ma i posti sono pochi e vanno prenotati con largo anticipo.
Whale watching da Los Gigantes
Il tratto di oceano tra Punta de Teno e Punta de Rasca ospita una popolazione stabile di globicefali tropicali e tursiopi che non migra: sta lì tutto l’anno, in acque che scendono ripidamente oltre i mille metri a poca distanza dalla costa. È una delle popolazioni residenti meglio studiate al mondo, l’area è tutelata come Zona Speciale di Conservazione e nel 2021 ha ottenuto il riconoscimento di primo Whale Heritage Site d’Europa. Tradotto in pratica: la probabilità di avvistamento in un’uscita di due ore supera abbondantemente il novanta per cento.
Uscire da Los Gigantes ha un vantaggio specifico rispetto agli altri porti: sei già sotto le falesie. Le barche costeggiano la parete di basalto che precipita in mare da oltre cinquecento metri, arrivano fino alla caletta di Masca e poi si spostano verso il largo per cercare i cetacei. Le imbarcazioni sono generalmente più piccole di quelle del sud, il che significa meno gente a bordo e un’esperienza meno chiassosa.
Un criterio per scegliere l’operatore: cerca il distintivo Barco Azul, rilasciato dal governo delle Canarie alle imbarcazioni che rispettano il protocollo di avvicinamento. Le regole prevedono distanze minime dagli animali, un numero massimo di barche contemporaneamente in zona e un tempo limite di permanenza. Chi ti promette di portarti “vicinissimo” ti sta promettendo un’infrazione.
Tour ed escursioni a Los Gigantes
Masca
Masca è un pugno di case aggrappate a una cresta rocciosa nel cuore del Macizo de Teno, e quello che ci fai dipende interamente da quanto anticipo hai avuto. La versione facile è arrivarci e basta: il paese si visita liberamente e gratuitamente, ci si cammina per venti minuti tra muri di pietra a secco e palme, si mangia in una delle poche terrazze e si guarda il barranco sprofondare verso l’oceano. La strada che scende da Santiago del Teide è uno spettacolo a sé, con il Mirador de Cherfe come sosta obbligata, ma è stretta e piena di tornanti: non è il posto dove imparare a guidare a sinistra del proprio istinto.
La versione impegnativa è la discesa del Camino del Barranco de Masca, ed è un’attività regolamentata in modo severo. Si prenota online, si può fare solo in discesa fino alla caletta, l’accesso è consentito dal mercoledì al sabato, sono richiesti scarponi da montagna veri – le scarpe da ginnastica vengono respinte al controllo – e il casco viene fornito all’ingresso. È obbligatorio avere già acquistato il biglietto della barca di rientro verso Los Gigantes, altrimenti non ti fanno entrare. Da dicembre 2025, inoltre, all’imbocco del sentiero si arriva soltanto con la navetta pubblica Titsa della linea 355 da Santiago del Teide: l’auto privata non è ammessa. Conta circa quattro ore di cammino, seicentocinquanta metri di dislivello e almeno un litro e mezzo d’acqua a testa.
Se non trovi posto, non è una tragedia. Il Parco Rurale di Teno ha una rete di sentieri alternativi che quasi nessuno percorre e che offrono paesaggi altrettanto notevoli senza permessi.
Tour ed escursioni a Masca
Icod de los Vinos
A Icod l’attività principale succede sottoterra. La Cueva del Viento è un tubo lavico generato circa ventisettemila anni fa da un’eruzione del Pico Viejo: se ne sono esplorati oltre diciotto chilometri distribuiti su tre livelli sovrapposti, il che la mette tra i condotti vulcanici più estesi del pianeta. La visita è esclusivamente guidata, dura un paio d’ore compresi il trasferimento in navetta e un tratto a piedi tra i terrazzamenti, ti danno casco e torcia frontale e in alcuni punti si cammina piegati. Si prenota con settimane di anticipo, e in inverno il tratto visitabile può chiudere per allagamento.
In superficie, l’attività è il vino. Il paese non si chiama Icod de los Vinos per caso: la fascia nord dell’isola produce da secoli il malvasia che finiva sulle tavole inglesi, e il modo giusto di assaggiarlo è in un guachinche, la trattoria stagionale che i produttori aprono per smaltire la propria produzione, con menù corti scritti a mano e prezzi che sembrano un errore di stampa.
Con i bambini funziona bene il Mariposario del Drago, una serra tropicale con centinaia di farfalle in volo libero che si sistemano sulle magliette colorate, a due passi dal celebre drago millenario. E se resta tempo, la Playa de San Marcos è una baia di sabbia nera protetta dove il mare è quasi sempre calmo, cosa rara su questa costa.
Tour ed escursioni a Icod de Los Vinos
Parasailing a Costa Adeje
Il parasailing è l’attività che compri quando vuoi mezz’ora di adrenalina senza doverla guadagnare con la fatica. Funziona così: sali su un motoscafo al Puerto Colón, ti imbragano, srotolano il paracadute dalla piattaforma di poppa e l’accelerazione ti solleva senza salti né scossoni fino a una cinquantina di metri sopra l’acqua. Da lassù, per una decina di minuti, hai sotto la costa di Costa Adeje, davanti La Gomera e alle spalle il profilo del Teide che spunta dietro le colline.
Non serve saper nuotare né avere esperienza, si vola in coppia o in terzetti, e l’unica cosa che ti bagna davvero sono i piedi al momento del recupero, se lo chiedi. Ci sono limiti di peso complessivo e un’età minima che varia tra operatori, di solito intorno ai sei-otto anni con un adulto. L’uscita completa, andata e ritorno dal porto compresi, sta sotto l’ora: è il tipo di cosa che si incastra in una mattinata senza sacrificare il resto della giornata. Scegli le ore centrali, quando l’aliseo è più regolare e il volo più stabile.
Finca Las Margaritas
La Finca Las Margaritas è la controprogrammazione perfetta a una settimana di scivoli e catamarani. Sta a Las Galletas, nel comune di Arona, ed è una piantagione di banane vera e in produzione: otto ettari coltivati per il novantotto per cento a platanera, il resto a mango, papaya e avocado. Arona è il secondo produttore di banane dell’isola e il primo per coltivazione in serra, quindi non stai visitando una ricostruzione a uso turistico ma un’azienda agricola che campa di quello.
La visita si fa in due modi. Quella autoguidata segue otto stazioni disseminate tra i filari, con pannelli disponibili in nove lingue tra cui l’italiano, e si esaurisce in un’oretta camminando al tuo ritmo. Quella con la guida dura settantacinque-novanta minuti, si tiene in giornate e orari fissi con turni per lingua, ed è quella che consiglio se ti interessa capire davvero perché il plátano de Canarias sia più piccolo, più dolce e più caro della banana sudamericana, e cosa comporti coltivarlo su un’isola dove l’acqua è il fattore limitante di tutto.
Entrambe le formule finiscono a El Cuartito, il vecchio ripostiglio degli attrezzi trasformato in sala degustazione, dove assaggi i prodotti della finca e assisti alla macinatura tradizionale del gofio, la farina di cereali tostati che è l’alimento canario per eccellenza. Si prenota con almeno mezza giornata di anticipo e c’è parcheggio gratuito.
Tour ed escursioni a Santa Cruz
Immersione con le tartarughe e snorkeling
Questa è l’attività che consiglio più spesso a chi non ha mai messo la testa sott’acqua con una bombola. Il battesimo subacqueo si fa in genere nella baia di El Puertito, nel comune di Adeje, o in punti analoghi della costa sud-ovest, dove un gruppo di tartarughe verdi ha preso stabile residenza in acque basse e chiare. Non è un acquario: sono animali liberi, che pascolano sul fondale e ti passano accanto se stai fermo e non li rincorri.
Il formato più diffuso combina due momenti. Prima lo snorkeling in superficie, poi l’immersione vera e propria con istruttore, a profondità contenute, dopo un briefing a terra su respirazione, compensazione e segnali. Si parte dagli otto anni, non serve brevetto, l’attrezzatura è inclusa e il tutto si esaurisce in tre o quattro ore comprese vestizione e doccia. L’acqua nel sud oscilla grosso modo tra i diciannove gradi di marzo e i venticinque di settembre, e la muta ti viene data comunque.
Due regole che gli istruttori seri ti ripeteranno: non toccare le tartarughe, mai, e non dar loro da mangiare. Sono protette, e l’abitudine al cibo umano le ha già danneggiate una volta in questa baia.
Kayak e snorkeling da Los Cristianos
Il kayak è il modo più silenzioso di stare su quest’acqua, e la silenziosità è esattamente il motivo per cui funziona. Le uscite partono dalla spiaggia di Los Cristianos e costeggiano verso sud la falesia di Guaza, un tratto di costa selvaggia senza strade né alberghi, dove il basalto cade dritto in mare e non c’è nessuno.
Le tartarughe verdi qui si incontrano con regolarità, e capita spesso che un gruppo di tursiopi decida di accompagnarvi per qualche minuto: quando succede, senti il soffio prima di vederli. La sosta prevede una nuotata con maschera e boccaglio sopra fondali rocciosi popolati di saraghi, salpe e ricci diadema. Non serve esperienza di pagaia, i kayak sono sit-on-top e praticamente impossibili da capovolgere, e l’uscita dura circa tre ore.
Vacci di mattina presto. Nel pomeriggio l’aliseo rinforza, il mare si increspa e pagaiare controvento sulla via del ritorno smette di essere un’attività rilassante.
Tour ed escursioni a Tenerife
Tour al tramonto e osservazione delle stelle sul Teide
Il cielo sopra il Parco Nazionale del Teide è uno dei tre migliori al mondo per l’osservazione astronomica, e non è un’opinione: è il motivo per cui l’Instituto de Astrofísica de Canarias gestisce dal 1964 l’Osservatorio del Teide a Izaña, a 2.390 metri. Le condizioni sono eccezionali per una combinazione precisa – quota sopra lo strato di inversione termica, atmosfera stabile grazie agli alisei, assenza di inquinamento luminoso protetta da una legge specifica del 1988 – e il parco è Riserva Starlight certificata.
Il tour tipo sale nel tardo pomeriggio, si ferma per il tramonto in uno dei miradores lungo la TF-21, dove vedi l’ombra del cono del Teide proiettarsi triangolare sul mare di nubi verso est, e poi resta in quota per la parte astronomica: telescopi montati dalla guida, laser per orientarsi tra le costellazioni, osservazione di pianeti, ammassi e nebulose a seconda della stagione, e in genere una cena o uno spuntino caldo compresi.
Due cose determinano la riuscita. La prima è la luna: nelle notti vicine al plenilunio la volta si sbianca e il cielo profondo sparisce, quindi controlla il calendario lunare prima di prenotare. La seconda è il freddo, che viene sistematicamente sottovalutato: a 2.300 metri in inverno si va sotto zero e anche in agosto, dopo il tramonto, si sta intorno ai dieci gradi con vento. Porta una giacca vera, non una felpa.
Tour in quad sul Teide
Il tour in quad è divertente a patto di sapere cos’è e cosa non è. Non è fuoristrada: dentro il Parco Nazionale del Teide guidare fuori dalle strade asfaltate è vietato, e chiunque ti prometta il contrario sta violando la normativa di un’area protetta UNESCO. Quello che fai è un percorso su strada aperta, a bordo di un quad omologato, lungo le carrettabili e i tornanti che risalgono dal sud verso la corona forestale e la caldera.
Il senso dell’attività sta nel modo in cui percepisci la salita. In auto il cambio di quota è un dato astratto sul cruscotto; su un quad ti arriva addosso: l’aria che si secca e si raffredda, l’odore resinoso del pino canario che sostituisce quello del mare, il fondo stradale che cambia colore man mano che entri nelle colate. Le formule più comuni durano tre ore, con soste ai miradores e un briefing iniziale.
Servono patente B – o A per alcuni modelli – casco fornito dall’operatore e la consapevolezza che nelle tre ore prenderai parecchio sole e parecchia polvere. Vestiti a strati: si parte con venticinque gradi sulla costa e ci si ritrova a quindici in quota.
Safari in jeep da Playa de las Américas
Il safari in jeep è la soluzione per chi non vuole guidare. Parte da Playa de las Américas al mattino, dura tutta la giornata e in genere combina i due itinerari che qualsiasi visitatore vorrebbe fare e che sono i più faticosi da affrontare da soli: la salita alla caldera del Teide e la traversata del Macizo de Teno con la discesa su Masca.
Il vantaggio non è tanto il veicolo quanto il fatto che qualcun altro affronta le curve. La strada di Masca è uno dei tratti più tecnici dell’isola, e farla in convoglio con un autista che la percorre ogni giorno significa poter guardare il paesaggio invece del guardrail. Le soste tipiche sono ai Roques de García dentro la caldera, in un mirador sulla Valle della Orotava o su quella di Santiago, e nel caserío di Masca per il pranzo.
Il rovescio della medaglia è che si tratta di una giornata lunga, otto o nove ore, con molte ore sedute e soste brevi. È il formato giusto se hai pochi giorni e vuoi vedere molto; è quello sbagliato se il tuo obiettivo è camminare. E vale lo stesso avvertimento del quad: dentro il parco nazionale i veicoli restano sull’asfalto, “safari” è un nome commerciale.
Tour in moto d’acqua
Le uscite in moto d’acqua partono dai porti turistici del sud – Puerto Colón, Los Cristianos, Los Gigantes – e si fanno sempre in gruppo, dietro una guida che apre la fila. Non esiste il noleggio libero: la normativa richiede che tu sia accompagnato, il che è meno restrittivo di quanto sembri, perché la guida ti porta dove da solo non sapresti andare.
I percorsi standard costeggiano le baie del sud-ovest e in certe formule arrivano sotto i costoni rocciosi o davanti alla Montaña Amarilla. La sensazione dominante è la velocità a filo d’acqua, con l’oceano aperto a destra e l’isola che scorre a sinistra; le onde da mezzo metro, che in barca non noteresti, su una moto d’acqua diventano salti. Le durate vanno dai venti minuti all’ora, si guida in due o in solitaria, e quasi tutti gli operatori propongono un servizio fotografico a pagamento con scatti dalla moto della guida.
Servono un’età minima – di norma sedici o diciotto anni per guidare, meno per stare dietro – e nessuna patente nautica per le formule accompagnate. È un’attività rumorosa e ad alto consumo, quindi se il tuo obiettivo è avvistare cetacei, questa non è l’uscita giusta: sceglila per il divertimento meccanico e basta.
Crociera con whale watching e bagno da Los Cristianos
Rispetto all’uscita breve da Los Gigantes, la crociera da Los Cristianos è un’altra cosa: barche più grandi, spesso catamarani o velieri allestiti da nave pirata, durate dalle tre alle cinque ore, e un programma che comprende la ricerca dei cetacei più una sosta per il bagno in una baia riparata, di solito verso la costa di Palm-Mar o davanti agli scogli del sud-ovest. Il pranzo o l’aperitivo a bordo sono quasi sempre inclusi.
È il formato che consiglio alle famiglie e ai gruppi, perché il tempo morto tra un avvistamento e l’altro viene riempito da qualcos’altro: nuotare in acqua profonda con la scaletta calata, mangiare seduti, prendere il sole sulla rete di prua di un catamarano. È anche il formato meno adatto a chi cerca un’esperienza naturalistica raccolta, perché le barche sono affollate e la musica a bordo non sempre è opzionale.
Gli animali che vedrai sono gli stessi: globicefali tropicali residenti e tursiopi, con la possibilità stagionale di incontrare capodogli, balenottere o gruppi di stenelle in transito. Anche qui, controlla che l’imbarcazione esponga il distintivo Barco Azul e verifica se le bevande sono comprese, perché la differenza di prezzo tra due offerte apparentemente identiche di solito sta lì.
Lezione di surf
Tenerife ha onde tutto l’anno e una scena surfistica seria, con la particolarità che i due versanti funzionano in stagioni diverse: il nord riceve le mareggiate atlantiche da ottobre a marzo, il sud lavora meglio con lo swell più piccolo e i venti da nord-est del resto dell’anno. Per un principiante questo significa una cosa sola: esiste sempre un posto dove imparare, ma non è sempre lo stesso posto.
Le lezioni per debuttanti si tengono in genere sui fondali sabbiosi di Playa de las Américas – il settore di Playa de Troya e La Fitenia – oppure, sul versante nord, alla Playa del Socorro nel comune di Los Realejos. Una lezione tipo dura due o tre ore: riscaldamento e teoria sulla sabbia, poi acqua bassa con tavola morbida da nove piedi, spinta dall’istruttore e tentativi ripetuti di alzarsi. Nella stragrande maggioranza dei casi, alla fine della prima lezione stai in piedi su una schiuma. Muta, tavola e assicurazione sono sempre compresi, e le foto in genere anche.
Il consiglio meno ovvio: se sei alle prime armi, diffida delle giornate in cui il mare sembra più spettacolare. Le condizioni migliori per imparare sono quelle che dalla spiaggia sembrano noiose, e un istruttore che ti sposta di spiaggia all’ultimo momento sta facendo esattamente il suo lavoro.
Tour ed escursioni al Parco rurale di Anaga
Parco Rurale di Anaga
Nel massiccio di Anaga l’attività è una sola, camminare, ma declinata in una quantità di modi che sorprende chi ci arriva pensando di cavarsela in mezza giornata. La rete di sentieri segnalati supera i cento chilometri e attraversa una foresta di laurisilva relitta, umida e coperta di muschi, che è Riserva della Biosfera UNESCO dal 2015.
Tre itinerari coprono bene la gamma. Il primo è la discesa da Cruz del Carmen verso Punta del Hidalgo, tre-quattro ore in cui perdi ottocento metri di quota e passi dalla nebbia della cresta al fico d’india della costa: si fa in sola discesa e si torna con l’autobus. Il secondo porta a Chinamada, un piccolo abitato dove alcune case sono ancora scavate nella roccia e abitate, con vista sul barranco del Río. Il terzo, il più impegnativo, scende da Afur a Taganana lungo il letto di un barranco, con un tratto di spiaggia selvaggia a metà percorso.
Due avvertenze che risparmiano guai. La copertura telefonica in molti valli di Anaga è inesistente, quindi scarica le mappe offline prima di partire. E il meteo qui è una faccenda a sé: puoi lasciare Santa Cruz con ventotto gradi e sole e ritrovarti quaranta minuti dopo dentro una nuvola a quindici gradi, con visibilità di trenta metri. Non è pittoresco quando ti succede su una cresta esposta.
Parco Rurale di Teno
Teno è l’estremità nord-occidentale dell’isola, la parte geologicamente più antica, ed è il posto dove si va per stare soli. Le attività ruotano intorno al cammino e alla lentezza. Il Sendero de Baracán percorre la cresta che divide i due versanti con vista simultanea sull’oceano a nord e sui barrancos a sud; da Teno Alto, un altopiano di pascoli battuto dal vento, partono anelli brevi tra muretti a secco e capre, e ci si ferma nelle queserías a comprare il formaggio di capra affumicato che questa zona produce da generazioni.
Il pezzo più curioso è la Montaña de El Palmar, un cono vulcanico scavato a gradoni per decenni per estrarne il picón, la ghiaia lavica usata come pacciamatura nei campi: sembra un anfiteatro tagliato con il coltello, e ci si sale in venti minuti.
L’estremo occidentale è Punta de Teno, con il faro e una vista frontale sugli Acantilados de Los Gigantes che è probabilmente la migliore dell’isola al tramonto. L’accesso in auto privata è limitato in determinate fasce orarie a causa del rischio di frane sulla strada, e ci si arriva con la navetta pubblica da Buenavista del Norte: verifica gli orari prima di partire, perché l’ultima corsa di rientro non aspetta i ritardatari.
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