Cosa vedere a Costa Adeje

Dal Siam Park al Barranco del Infierno, dalle balene residenti al borgo cinquecentesco che quasi nessuno sale a vedere: la guida completa al sud-ovest di Tenerife.

Arrivi dalla TF-1 con l’aria condizionata al massimo, esci allo svincolo e ti trovi in un posto che sembra progettato in un’unica seduta: viali larghi, bouganville potate, hotel a gradoni color sabbia, centri commerciali con le palme dentro e un lungomare pedonale che corre per chilometri sopra spiagge tutte più o meno della stessa forma. Costa Adeje è la Tenerife che i depliant hanno inventato negli anni Ottanta e poi rifatta due volte verso l’alto, e ammetto che al primo colpo d’occhio non mi ha detto granché. Poi però ho alzato lo sguardo verso l’interno, dove il pendio sale ripido fino ai settecento metri, e ho capito che il malinteso era mio: qui la cosa interessante non è la costa, è quello che ci sta dietro.

Perché a venti minuti di macchina dalle piscine a sfioro c’è un canyon con acqua corrente tutto l’anno e una cascata di duecento metri, e a otto minuti in salita c’è un paese cinquecentesco con una chiesa dal soffitto mudéjar e le rovine annerite di una fortezza-zuccherificio bruciata nel 1902. E davanti, in quel tratto di oceano fra Tenerife e La Gomera, vive stabilmente una colonia di globicefali che non se ne va mai: non una rotta migratoria, proprio residenti, con tanto di riconoscimento internazionale.

Nelle prossime righe ti porto al Siam Park e al Barranco del Infierno, in barca da Puerto Colón a cercare i cetacei, su per la Calle Grande fino alla Casa Fuerte e alla Iglesia de Santa Úrsula, a cena a La Caleta, dentro l’Aqualand e i suoi delfini, lungo il paseo marítimo e nei centri commerciali di Plaza del Duque e El Mirador, e poi giù su tutte le spiagge — Playa del Duque, Fañabé, La Enramada, El Bobo, Puerto Colón, le calette naturiste di Diego Hernández e Playa Blanca, Playa Paraíso. È il capitolo più organizzato di qualunque elenco di cosa vedere a Tenerife, e anche quello che nasconde meglio le sue sorprese. Ti racconto cosa vedere, dove dormire, come arrivare, quando andare e dove si trova.

Cosa vedere a Costa Adeje

Ho messo in fila le cose in ordine di quanto secondo me valgono il tuo tempo, non di quanto sono pubblicizzate: il Siam Park, il Barranco del Infierno, l’uscita in barca per i cetacei da Puerto Colón, il casco antiguo di Adeje, la Casa Fuerte, la Iglesia de Santa Úrsula, il borgo di La Caleta, l’Aqualand, il porto turistico di Puerto Colón, il paseo marítimo con il Mirador de La Caleta, i centri commerciali di Plaza del Duque e El Mirador con il mercatino dell’agricoltore, i beach club della vita notturna e il volo in parapendio dai crinali sopra la costa. La regola pratica è semplice: le attrazioni naturali si fanno la mattina presto, il resto quando il sole picchia meno.

Siam Park

Il Siam Park è l’attrazione che da sola giustifica l’esistenza turistica di questa zona, e anche chi arriva prevenuto — io, per esempio — esce ammettendo che è fatto benissimo. Aperto nel 2008 su centottantacinquemila metri quadrati e tematizzato sull’antico regno del Siam, ha una cura maniacale del dettaglio architettonico: tetti dorati, teak, statue, un villaggio thailandese completo di mercato galleggiante, che è un livello di finitura raro nei parchi acquatici europei.

La discesa iconica è la Tower of Power, quasi trenta metri di scivolo pressoché verticale che finisce in un tunnel trasparente immerso in una vasca di squali, ma il pezzo che ti resta impresso è il Mai Thai River, il fiume lento che attraversa tutto il parco e passa sotto un acquario, e la Wave Palace, la piscina a onde artificiali più alte del mondo. Per i bambini c’è la Lost City, una cittadella di torri, scivoli e secchi d’acqua. Conta una giornata intera, compra online per evitare la fila alle casse e mettine in conto la stanchezza: si cammina scalzi su un dislivello notevole.

Barranco del Infierno

Questo è il posto che quasi nessuno associa a Costa Adeje ed è il motivo per cui vale la pena avere l’auto. Il sentiero parte dalla parte alta della Calle Los Molinos, nel paese di Adeje, a circa trecentocinquanta metri di quota, e risale una gola sempre più stretta dentro la Riserva Naturale Speciale del Barranco del Infierno: sei chilometri e mezzo tra andata e ritorno, due o tre ore di cammino su un tracciato ben segnalato, con pareti verticali che si chiudono sopra la testa, cardoni e tabaibe in basso, salici canari lungo il corso d’acqua e decine di grotte che furono abitate dai guanci. È uno dei pochissimi punti di Tenerife dove l’acqua scorre tutto l’anno, e in fondo c’è il salto più alto dell’isola, un filo d’acqua di circa duecento metri che cade fra pareti nere.

L’accesso è contingentato e non si improvvisa: prenotazione obbligatoria sul sito ufficiale del barranco, massimo trecento persone al giorno con partenze di venti persone ogni mezz’ora, casco obbligatorio consegnato al punto d’incontro, niente animali. Il canyon chiude in caso di vento forte o maltempo, quindi controlla lo stato del sentiero il giorno prima. Porta scarpe chiuse, acqua e una felpa: sul fondo della gola il sole non arriva quasi mai e la temperatura crolla.

L’avvistamento dei cetacei da Puerto Colón

Il braccio di mare davanti a Costa Adeje non è un posto qualsiasi. La fascia marina Teno-Rasca, ventidue chilometri di costa fra Punta del Fraile a nord e Punta Salema a sud, è area protetta della rete Natura 2000 e nel gennaio 2021 è stata riconosciuta come primo Whale Heritage Site d’Europa e terzo al mondo dalla World Cetacean Alliance, dopo Hervey Bay in Australia e The Bluff in Sudafrica.

La ragione è una colonia residente di oltre cinquecento globicefali tropicali che vive qui tutto l’anno, censita uno per uno con la foto-identificazione, affiancata da una popolazione stabile di tursiopi. Attraverso le Canarie transitano poi decine di specie di cetacei, e la profondità dei fondali a poche miglia dalla costa fa il resto: le barche trovano gli animali in una ventina di minuti di navigazione.

Le uscite partono dal porto turistico di Puerto Colón e durano dalle due alle tre ore, spesso con una sosta per il bagno lungo la costa di Los Gigantes. Un consiglio che vale più di qualunque recensione: scegli un’imbarcazione autorizzata che espone la bandiera blu del Cabildo e aderisce alla carta di buone pratiche, tieniti alla larga dalle barche che inseguono gli animali, e se puoi prendi quelle piccole con biologo a bordo e idrofono. Il rispetto delle distanze non è burocrazia, è la ragione per cui questi animali sono ancora qui.

Il casco antiguo di Adeje

Costa Adeje è la costa; Adeje, il paese vero, sta otto minuti più su, a circa trecento metri di quota, e la stragrande maggioranza dei turisti non ci mette piede. È un errore. La Calle Grande sale dritta fra case basse a facciata bianca, portoni in legno scuro, patii interni che si intravedono e negozi che vendono cose per chi ci abita, non per chi passa. In cima ci sono la chiesa, le rovine della Casa Fuerte e l’antico convento francescano, entrambi dichiarati bene di interesse culturale, e dal portone della fortezza parte il Camino de Teresme, la vecchia via che collegava la costa alle medianías. Vacci verso le sette di sera, quando riapre tutto e nelle guachinches del paese si mangia carne alla brace e formaggio arrosto a un terzo di quello che spenderesti giù.

Casa Fuerte de Adeje

Fu Pedro de Ponte, nel Cinquecento, a costruire questa casa-fortezza con l’unico scopo che aveva senso qui: proteggere lo zucchero. Attorno alla fortezza girava un ingenio azucarero, un impianto di canna da zucchero che restò in funzione fino al 1811 ed è considerato il più longevo dell’arcipelago, e per secoli l’edificio fu il centro politico ed economico di tutto il sud di Tenerife, sede dei marchesi di Adeje.

La storia finisce male: dopo una ristrutturazione settecentesca, un incendio nel 1902 lo ridusse allo stato in cui lo trovi oggi, un guscio di muri anneriti che è finito nella Lista Roja del patrimonio spagnolo in pericolo. Una parte del complesso è stata recuperata e si visita. Non aspettarti un castello intatto: aspettati rovine con una storia atlantica di zucchero, schiavi, pirati e marchesi, che a mio parere è meglio.

Iglesia de Santa Úrsula

A pochi metri dalla Casa Fuerte, sulla Calle Grande, c’è la parrocchiale, elevata a beneficio autonomo con cedola reale nel 1560 e cresciuta in due tempi: la navata di sinistra, la cappella del Rosario e il camarín sono cinquecenteschi, la navata principale e la cappella maggiore furono aggiunte nel Seicento dai marchesi di Adeje. Dentro c’è un bel soffitto ligneo mudéjar e il retablo di Nuestra Señora del Rosario, con colonne tortili e lo stemma del marchese; fuori, gli sgraffiti che decorano la parte alta di alcuni paramenti e, sulla spadaña, un dettaglio che non ti aspetti: un piccolo piedistallo che sostiene la testa di un idoletto, un’iconografia rarissima nell’architettura religiosa canaria. Dieci minuti di visita, ingresso libero, e ti porti a casa l’unico pezzo di Cinquecento che questa zona conserva.

La Caleta

All’estremità settentrionale di Costa Adeje, dove la fila degli alberghi si interrompe, sopravvive un piccolo villaggio di pescatori diventato negli ultimi vent’anni l’indirizzo gastronomico del sud dell’isola: una manciata di case bianche, un porticciolo minuscolo, la scogliera nera e una ventina di ristoranti affacciati sull’acqua, dai baracchini di pesce fritto ai locali con stella. Attorno c’è il Sitio de Interés Científico de La Caleta, una fascia costiera protetta per il valore dei suoi fondali. È il posto dove andare a cena se vuoi mangiare bene guardando il tramonto, e anche il punto da cui parte a piedi il sentiero verso le calette naturiste. Prenota, soprattutto da giovedì a domenica.

Aqualand Costa Adeje

Il secondo parco acquatico della zona è più piccolo, più vecchio e più orientato ai bambini rispetto al Siam Park, con scivoli meno adrenalinici, gommoni a due posti, il Lava River e aree gioco per i piccoli. La sua particolarità è il delfinario, l’unico dell’isola in questa zona, che ospita una decina di tursiopi e propone uno spettacolo quotidiano nel primo pomeriggio, oltre a programmi di interazione a numero chiusissimo. Va detto con chiarezza, perché è un tema su cui i visitatori si dividono: si tratta di cetacei in cattività, e c’è chi preferisce spendere gli stessi soldi per un’uscita in barca a vedere gli stessi animali liberi a due miglia dalla costa. Se vai per gli scivoli, il parco funziona e costa meno del vicino più famoso; il delfinario è una scelta che ti lascio.

Puerto Colón

Il porto turistico di Costa Adeje è il perno di quasi tutto quello che si fa in acqua da queste parti: da qui partono le uscite per i cetacei, le barche col fondo trasparente, i catamarani per la giornata a Los Gigantes o a Masca, le immersioni, la pesca d’altura, i noleggi di moto d’acqua e di parasailing. Fra i pontili e la passeggiata circostante si allineano bar, gelaterie, agenzie e ristoranti, e nelle ore serali diventa un punto di ritrovo. Anche se non hai prenotato niente, una passeggiata sui moli al tramonto ci sta: le barche rientrano, le luci si accendono e si vede bene tutta la curva della costa fino alla Montaña de Guaza.

Il paseo marítimo e il Mirador de La Caleta

Il lungomare pedonale che cuce insieme tutte le spiagge di Costa Adeje è, banalmente, la cosa che userai di più: parte all’altezza di Playa de Troya, al confine con il comune di Arona, e arriva fino a La Caleta, con una successione di scalinate, terrazze, palme, bar e passerelle sopra la roccia. Farlo tutto significa camminare parecchi chilometri, e il tratto migliore è quello finale, tra Playa del Duque e La Caleta, dove gli edifici si diradano e resta il paesaggio costiero. In cima, il Mirador de La Caleta apre sull’oceano aperto e sulla sagoma di La Gomera, che nelle giornate limpide sembra a un tiro di schioppo. All’alba e al tramonto è pieno di gente che corre e di fotografi.

Plaza del Duque, El Mirador e lo shopping

Le Canarie hanno un regime fiscale proprio, con un’imposta locale sui consumi molto più bassa dell’IVA peninsulare, e questo si traduce in prezzi interessanti su profumeria, elettronica, alcolici e tabacco: da qui la vocazione allo shopping di tutta la zona. Il centro commerciale di riferimento è Plaza del Duque, tre livelli a pianta ovale con le griffe internazionali, la profumeria e una terrazza di bar all’ultimo piano; poco distante, El Mirador è la sua alternativa in scala di paese, un finto borgo canario di casette basse e viuzze con ristoranti, negozi e gallerie, molto più piacevole in cui sedersi. Ci sono poi i centri più recenti e più commerciali verso l’interno, dove trovi le catene e i supermercati. Se preferisci i prodotti locali, cerca il mercatino dell’agricoltore di Adeje, nel paese alto: formaggi di capra, miele, papaie, vino della zona e nessun profumo in offerta.

La vita notturna e i beach club

La zona ha una vita notturna consistente ma diversa da quella che immaginano in molti: la movida rumorosa dei locali giovanili sta a Playa de las Américas, che è comune di Arona, mentre Costa Adeje ha scelto la linea dei beach club e dei cocktail bar affacciati sull’acqua. Il modello è quello del Kaluna Beach Club, di fronte alla spiaggia di Puerto Colón, con piscina sul mare, pool party, dj e vasche idromassaggio all’aperto, ma la formula si ripete lungo tutto il litorale, dagli alberghi con rooftop ai locali di Torviscas. Aggiungi il casinò, qualche sala con musica dal vivo e una quantità di terrazze dove il tramonto è di fatto l’evento della serata. Se cerchi discoteche fino all’alba, prendi un taxi e scendi di due chilometri; se cerchi un mojito con vista, non devi muoverti.

Volare in parapendio sopra la costa

Sopra Adeje il terreno sale ripido fino ai crinali di Taucho e Ifonche, che sono uno dei migliori punti di decollo per il parapendio in Europa: mille metri di dislivello, termiche affidabili quasi tutto l’anno e un atterraggio sulla costa. I voli in biposto con istruttore non richiedono alcuna esperienza, durano una ventina di minuti abbondanti nella versione base e ti mostrano una prospettiva della costa — le spiagge, i barranchi, il Teide alle spalle e La Gomera davanti — che da terra non esiste. Si prenotano ovunque in zona, i decolli si concentrano nelle ore centrali della giornata e in caso di vento sbagliato si rimanda: è normale, non è un tentativo di fregarti.

Le migliori spiagge di Costa Adeje

Qui il litorale è stato progettato tanto quanto gli alberghi che lo affacciano, e conviene saperlo: molte spiagge della zona sono state ampliate o create con frangiflutti e sabbia riportata, perché la costa naturale del sud-ovest è fatta soprattutto di roccia e ciottoli. Il risultato, va detto, funziona: arenili larghi, acqua calma, servizi completi, bandiere blu e una temperatura dell’oceano che d’estate arriva ai ventitré gradi e d’inverno non scende sotto i diciannove. Il colore della sabbia va dal grigio-dorato importato al nero vulcanico originario, spesso nella stessa spiaggia. Chi cerca il selvaggio deve camminare un po’, e ci sono anche quelle.

Playa del Duque

Playa del Duque è la spiaggia più elegante dell’isola e si vede da tutto: la sabbia chiara e finissima, i chioschi di legno bianco con le tende a righe, le file ordinate di lettini, il lungomare pavimentato e la corona di hotel a cinque stelle e negozi di lusso alle spalle. Misura circa mezzo chilometro per una quarantina di metri di larghezza, ha bandiera blu, servizio di salvataggio, docce, sedie anfibie e un livello di manutenzione impeccabile. La sabbia non è tutta sua — parte è stata portata da fuori per allargarla — ma l’acqua è pulita e riparata, il fondale scende dolcemente e per una giornata di mare senza pensieri è probabilmente la scelta migliore della zona. Nelle ore centrali di alta stagione è piena: arriva presto o vai nel tardo pomeriggio, quando la luce diventa dorata e i tavolini dei chioschi si liberano.

Playa de Fañabé

Playa de Fañabé è composta da quasi un chilometro di sabbia scura di origine vulcanica, in parte occupata da lettini e ombrelloni e in parte libera, con il lungomare pedonale che la fiancheggia per tutta la lunghezza. È la spiaggia più viva della costa: campi da beach volley, sport acquatici a noleggio, parasailing, banane trainate, bar sulla sabbia e un via vai continuo di gente. Anche qui c’è la bandiera blu e il servizio è completo, dai bagnini alle passerelle per l’accesso. È collegata benissimo dai bus e dai taxi, il che la rende comoda se non hai l’auto, e proprio per questo è anche la più affollata: se viaggi con bambini piccoli e cerchi tranquillità, ti conviene una delle sue vicine.

Playa de la Enramada

All’altezza di La Caleta, questa è la spiaggia che somiglia di più a com’era la costa prima del turismo: un ampio arenile di sabbia nera vulcanica, poco costruito alle spalle, con la Montaña de Guaza in lontananza e i tramonti migliori del litorale. Non ha la cornice curatissima di Playa del Duque né i servizi di Fañabé — ci sono chioschi e qualche noleggio, ma l’atmosfera resta essenziale — e proprio per questo è la preferita di chi vive qui. L’oceano è più aperto rispetto alle spiagge protette dai frangiflutti, quindi tieni d’occhio le bandiere e la risacca. Andarci al tramonto e poi salire a cena a La Caleta è, se me lo chiedi, il pomeriggio migliore che Costa Adeje sappia offrire.

Playa del Bobo

Una mezzaluna piccola e riparata fra Fañabé e Puerto Colón, chiusa da scogliere artificiali che tengono l’oceano così calmo da sembrare una piscina. È la spiaggia che consiglio a chi viaggia con bambini piccoli: acqua bassa e ferma per parecchi metri, sabbia grigia, poca folla rispetto alle vicine, lettini a noleggio e un chiosco per bibite e spuntini. Non ci sono grandi servizi né sport acquatici, che è esattamente il punto. Si raggiunge in pochi minuti a piedi dal lungomare e nelle giornate di mare mosso è il ripiego intelligente quando altrove sventola la bandiera gialla.

Playa de Puerto Colón

Chiamata anche Playa de la Pinta, sta incastonata accanto al porto turistico ed è la più protetta di tutte: sabbia dorata, acqua praticamente immobile, dimensioni contenute e una zona attrezzata con giochi gonfiabili galleggianti che i bambini prendono d’assalto. È il posto giusto dove parcheggiare la famiglia mentre si aspetta l’ora dell’imbarco per l’uscita in barca, e la passeggiata attorno al porto è piena di locali. Il rovescio della medaglia è che, essendo piccola e comodissima, si riempie prestissimo: se ci arrivi dopo le undici in agosto trovi un tappeto di teli.

Playa de Diego Hernández e Playa Blanca

A nord di La Caleta, oltre l’ultimo hotel, il litorale torna selvatico e si aprono due calette raggiungibili solo a piedi lungo sentieri sterrati che scendono dalla scogliera. Sono minuscole — poche decine di metri di sabbia chiara fra le rocce — non hanno alcun servizio, né bagnino né chiosco né ombra, e da decenni sono territorio di naturisti e di piccole comunità alternative che qui hanno lasciato tracce di accampamenti. In compenso hanno quello che tutto il resto della costa ha perso: nessuna costruzione all’orizzonte, silenzio e acqua trasparente. Scendi con scarpe adatte, acqua a sufficienza e la consapevolezza che risalire sotto il sole delle tre è un’esperienza che non consiglio a nessuno.

Playa Paraíso e Callao Salvaje

All’estremità settentrionale del comune, oltre La Caleta, ci sono due nuclei turistici più tranquilli e più economici: Playa Paraíso, con la sua caletta protetta e le piscine naturali ricavate fra le rocce, e Callao Salvaje, con la piccola Playa del Ajabo, sabbia scura riportata e acqua riparata. Sono zone meno scenografiche e meno curate del cuore di Costa Adeje, senza il lungomare continuo e senza la fila di boutique, ma hanno prezzi più umani, un’atmosfera più residenziale e i tramonti su La Gomera. Se cerchi una base per una vacanza lunga e non ti interessa la vetrina, guarda qui.

Dove dormire a Costa Adeje

Questa è la zona con la maggiore concentrazione di alberghi di alta gamma delle Canarie, quindi la domanda non è se troverai posto ma in quale fascia vuoi stare, perché ogni tratto di costa ha un carattere suo. Chi vuole dormire a Costa Adeje nel comparto più esclusivo punta su El Duque, alle spalle dell’omonima spiaggia, dove stanno i cinque stelle storici come il Bahía del Duque e i resort con giardini tropicali affacciati sull’oceano: silenzio, servizio e prezzi coerenti. Fañabé e Torviscas sono la fascia media e alta più vivace, con hotel grandi, formule all inclusive e tutto raggiungibile a piedi dal lungomare, ed è la scelta più sensata se viaggi senza auto.

La Caleta è il compromesso migliore fra tranquillità e ristoranti, con qualche indirizzo di design e la sensazione di stare in un paese e non in un resort. Playa Paraíso e Callao Salvaje offrono lo stesso mare a un costo sensibilmente più basso, con il vincolo dell’auto o dei bus. E poi c’è l’opzione che quasi nessuno considera: dormire su ad Adeje paese, in un appartamento o in una casa rural, spendendo una frazione e scendendo al mare in otto minuti. Ci si guadagna in autenticità, ci si rimette in comodità serale.

Come arrivare a Costa Adeje

L’aeroporto di riferimento è Tenerife Sud, Reina Sofía, che dista una ventina di chilometri lungo la TF-1: venti-venticinque minuti in auto, un po’ di più con il traffico del cambio turno negli hotel. Da Tenerife Nord siamo attorno ai cento chilometri e a un’ora e un quarto, sempre di autostrada. Da Santa Cruz de Tenerife conta circa settantacinque chilometri e un’ora, e dalla costa nord — Puerto de la Cruz, Icod, Garachico — puoi scegliere fra la TF-1 passando dal capoluogo, più lunga ma scorrevole, e la TF-82 lungo il versante occidentale attraverso Santiago del Teide e Guía de Isora, più corta e molto più panoramica.

Senza auto ci si muove benissimo. Costa Adeje ha una grande stazione delle guaguas che è il nodo di tutto il sud dell’isola: la TITSA la collega direttamente con i due aeroporti, con Los Cristianos e Playa de las Américas a pochi minuti, con Santa Cruz tramite linee dirette e con quasi tutte le località turistiche del sud. All’interno della zona, il lungomare pedonale e i bus urbani coprono tutte le spiagge, e i taxi sono numerosi e regolamentati. L’auto serve davvero solo per il Barranco del Infierno, per il paese di Adeje e per le escursioni verso il Teide, il Parco Rurale di Teno o Masca.

Quando andare a Costa Adeje

Il sud-ovest è la parte più asciutta e più soleggiata dell’isola, protetta dagli alisei dalla barriera montuosa centrale: piove pochissimo, il sole c’è praticamente sempre e le temperature restano fra i venti-ventidue gradi dei mesi invernali e i ventisei-ventinove di agosto e settembre. Non esiste una stagione morta, e infatti l’alta stagione qui è l’inverno, quando arrivano i nordeuropei in fuga dal grigio: dicembre, gennaio e febbraio sono i mesi con i prezzi più alti e gli hotel più pieni. La primavera e il tardo autunno sono il miglior compromesso fra clima, mare caldo e tariffe.

Due avvertenze stagionali. In estate può arrivare la calima, il vento sahariano che porta polvere in sospensione, alza le temperature di parecchi gradi e rende l’aria lattiginosa per qualche giorno: non è pericoloso ma rovina le foto e le escursioni. E se ti capita di essere qui nella Settimana Santa, sali ad Adeje il Venerdì Santo: la Pasión de Adeje mette in scena la passione lungo le strade del paese con centinaia di figuranti ed è una delle rappresentazioni più imponenti della Spagna, con migliaia di spettatori che riempiono il casco antiguo. Per il resto, il calendario locale ruota attorno al Carnevale di febbraio e alle feste patronali di Santa Úrsula in ottobre.

Dove si trova Costa Adeje

Costa Adeje è la fascia costiera del comune di Adeje, sulla punta sud-occidentale di Tenerife, provincia di Santa Cruz de Tenerife. Il municipio copre circa centosei chilometri quadrati che salgono dal livello del mare fino alle cime interne oltre i duemila metri, e comprende sia la zona turistica sia il paese storico di Adeje, che sta a circa trecento metri di quota. Confina a sud-est con Arona, di cui fanno parte Playa de las Américas e Los Cristianos, e a nord con Guía de Isora, verso Playa San Juan e Alcalá. Dista una ventina di chilometri dall’aeroporto Tenerife Sud, una settantina da Santa Cruz de Tenerife e circa quaranta minuti d’auto dall’ingresso meridionale del Parco Nazionale del Teide, mentre di fronte, oltre un braccio di mare profondo quasi duemila metri, si vede l’isola di La Gomera.

Cosa vedere vicino Costa Adeje