Parco Rurale di Anaga: la Riserva della Biosfera con più endemismi d’Europa, a Tenerife

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Basta mezz’ora di curve sopra La Laguna perché il cielo si chiuda, la temperatura scenda di cinque gradi e la macchia secca dell’isola si trasformi in una foresta bagnata dove gli alberi hanno il muschio fin sui rami alti: è il momento in cui capisci che Anaga non è un’escursione ma un’altra Tenerife.

Chi si chiede cosa vedere al Parco Rurale di Anaga deve mettere in conto che il parco copre quasi quattordicimila e mezzo ettari nell’angolo nordorientale dell’isola e che in un giorno solo ne vedi una fetta: la laurisilva, il bosco terziario che sopravvive qui grazie agli alisei, il centro visitatori e i sentieri della Cruz del Carmen con il Sendero de los Sentidos, il panorama a trecentosessanta gradi del Pico del Inglés, il monolito del Roque de Taborno, le case scavate nella roccia di Chinamada, i borghi di Taganana, Afur e Chamorga, le spiagge di sabbia nera di Almáciga e Benijo con i roques davanti, il faro di Anaga e la caletta di Roque Bermejo, la riserva integrale del Pijaral con il suo bosco incantato ad accesso regolato, il crocevia del Bailadero, i mirador di Jardina e il Llano de los Viejos.

E poi la ragione per cui l’UNESCO ci ha messo il cappello nel 2015: qui vive la maggiore concentrazione di specie endemiche per chilometro quadrato di tutta l’Europa, comprese le due colombe che esistono solo in questi boschi. In fondo trovi dove dormire, come arrivare, quando andare e dove si trova.

La laurisilva

È il motivo per cui esiste tutto il resto. La laurisilva è un bosco subtropicale che milioni di anni fa copriva buona parte del bacino mediterraneo e che oggi sopravvive soltanto nella Macaronesia — Canarie, Azzorre, Madeira — grazie a un patto meteorologico molto preciso: gli alisei spingono l’umidità contro il versante nord, le nuvole si incastrano sulle creste e le foglie coriacee degli alberi ne spremono l’acqua che poi cade a terra. Il risultato è un bosco umido su un’isola dove venti chilometri più in là crescono i cactus. Il massiccio di Anaga ha tra i sette e i nove milioni di anni ed è la parte più antica di Tenerife: l’erosione ci ha scavato dentro una cordigliera di creste sottili e burroni che scendono dritti al mare, e la foresta si è sistemata in mezzo. Camminarci dentro con la nebbia è l’esperienza migliore che il parco possa offrirti, anche se in fotografia non rende quasi mai.

La Cruz del Carmen

È il punto di partenza naturale: una radura sulla cresta con il centro visitatori del parco, un parcheggio, una piccola cappella e un bar dove si mangia meglio di quanto la posizione suggerisca. Il centro spiega gli ambienti del parco e le rotte dei sentieri, ed è il posto dove chiedere se i percorsi sono aperti prima di partire. Vale però ricordare cosa era prima: uno snodo strategico che collegava gli abitanti di Afur, El Batán, Las Carboneras, Casas de la Cumbre e Taganana con La Laguna, allora capitale dell’isola. Da qui si imboccava il camino real de los Loros per scendere a vendere i prodotti in città, e da qui passavano anche i cortei che portavano i morti dei paesi di montagna al cimitero della Laguna. Adesso ci trovi famiglie con lo zaino e turisti con la giacca sbagliata.

Il Sendero de los Sentidos

Dalla Cruz del Carmen partono tre brevi percorsi pensati per essere attraversati con calma e con l’attenzione rivolta a suoni, odori e consistenze del bosco, con tratti accessibili anche a chi ha difficoltà motorie. Sono corti, e proprio per questo funzionano: in venti minuti sei dentro la laurisilva vera, senza aver bisogno di scarponi né di programmare una giornata.

Il Pico del Inglés

Il mirador più completo del parco: da lassù la vista gira di trecentosessanta gradi e comprende quasi tutto l’anfiteatro di Anaga, Santa Cruz, La Laguna, la dorsale della Esperanza e, quando l’aria è pulita, il Teide che spunta sopra il mare di nuvole. La strada per arrivarci corre tra due pareti tagliate a picco e ricoperte di alloro, ed è quasi più interessante della meta. Se hai una sola mezz’ora e vuoi capire la forma del massiccio, il posto è questo.

Il Roque de Taborno

Un monolito che si alza isolato sopra il paesino di Taborno e che qualcuno, con un certo ottimismo, chiama il Cervino di Anaga. Non ci si sale, ma il sentiero che lo aggira e il balcone naturale del villaggio regalano il tipo di prospettiva che spiega meglio di ogni cartina come funziona questo territorio: creste sottili come lame, case appoggiate dove il terreno concede due metri piani, e burroni che scendono verso il nulla su entrambi i lati.

Chinamada e le case scavate nella roccia

Un pugno di abitazioni ricavate direttamente nella parete di tufo, ancora abitate, in una frazione del comune di La Laguna che fino a pochi decenni fa si raggiungeva soltanto a piedi. Il camino che collega Chinamada a Punta del Hidalgo è uno dei percorsi più spettacolari del parco, tutto in traverso sopra il mare, e arrivare al villaggio dopo quella camminata dà alle case-grotta un senso che una visita in auto non restituisce. Ci vive gente: si guarda da fuori e si tiene la voce bassa.

Taganana

Taganana è il paese più antico di Anaga, disteso su un pendio ripidissimo tra vigne terrazzate e tetti rossi, con la chiesa di Nuestra Señora de las Nieves a fare da riferimento. Ci si arriva scendendo dal Bailadero lungo una strada che negli anni ha smesso di essere terrificante ma non del tutto, e la ricompensa è un borgo che vive di agricoltura, pesca e — sempre di più — di visitatori a pranzo. I vini che si producono su questi terrazzamenti hanno una storia lunga: da qui usciva il malvasia che l’Europa del Seicento beveva senza sapere dove fosse Tenerife.

Almáciga, Benijo e i roques

Sotto Taganana la strada continua verso la costa e incontra le spiagge di sabbia nera più fotografate dell’isola. Ad Almáciga si aprono le prime calette, a Benijo si arriva in fondo alla strada asfaltata, con i roques che emergono dall’acqua a poche decine di metri dalla riva. Il mare qui è quasi sempre agitato e le correnti sono serie: si viene per guardare e per mangiare pesce nei ristoranti che stanno sopra la spiaggia, non per fare il bagno con leggerezza. Il tramonto dietro i roques è il motivo per cui i parcheggi si riempiono nel tardo pomeriggio.

Afur e la spiaggia del Tamadiste

Afur è uno dei nuclei più isolati del parco e il punto di partenza per una delle camminate più belle di Anaga: si scende lungo il barranco, in un fondo dove l’acqua a volte scorre davvero, fino alla spiaggia del Tamadiste, incastrata tra due pareti. Il ritorno è tutto in salita e va calcolato con onestà. La ricompensa è una caletta che, nonostante la fama del parco, resta spesso vuota.

Chamorga, Roque Bermejo e il faro di Anaga

All’estremità orientale del massiccio la strada finisce a Chamorga, un villaggio di poche case e palme in fondo a un burrone. Da lì partono i sentieri per il faro di Anaga e per la caletta di Roque Bermejo, un gruppo di casette raggiungibili solo a piedi o via mare, dove si arriva dopo un’ora e mezza abbondante di cammino e si capisce che cosa significhi la parola isolamento su un’isola turistica. È la parte del parco che filtra i visitatori per stanchezza.

El Pijaral e il bosco incantato

Dentro il parco esistono tre riserve naturali integrali — El Pijaral, Ijuana e i Roques de Anaga — con protezione più severa. Il sentiero del Pijaral, quello che tutti chiamano bosco incantato per via degli alberi ricoperti di muschio e della nebbia costante, si può percorrere solo con un’autorizzazione da richiedere in anticipo, e i posti giornalieri sono limitati. Vale la pena organizzarsi prima di partire: è la laurisilva nella sua versione più densa e più antica, e il numero chiuso è esattamente la ragione per cui è ancora così.

Il Bailadero e la cresta

Il Bailadero è il valico dove si incrociano la strada che arriva dalla dorsale, quella che scende a Taganana e quella che prosegue verso Chamorga. Il tratto di cresta che ci porta è uno dei percorsi in auto più memorabili di Tenerife, con l’oceano da entrambi i lati e le nuvole che passano attraverso la strada. Il nome rimanda alle danze rituali che la tradizione attribuisce a questi punti alti, cosa su cui gli storici discutono e i cartelli tacciono.

Il mirador de Jardina e il Llano de los Viejos

Sul versante che guarda verso La Laguna, il mirador di Jardina — sul Lomo Alto — apre la vista sull’intera valle di Las Mercedes, con la città sullo sfondo e le coltivazioni a scendere. Poco distante c’è il Llano de los Viejos, la prima area ricreativa attrezzata dell’isola, che oggi ha l’aria di un luogo un po’ fuori moda ma resta il posto giusto per un panino all’ombra prima di rientrare.

Le colombe della laurisilva e gli endemismi

Il parco è zona di protezione speciale per gli uccelli, e le due specie che contano davvero sono la paloma rabiche e la paloma turqué, colombe che vivono soltanto nei boschi di alloro della Macaronesia e che sentirai molto più spesso di quanto le vedrai. In cielo passano berte e gheppi, e la vegetazione cambia per fasce: laurisilva sulle cime, sabine, dragos e palme nelle medianías, cardoni e tabaibe nelle zone basse vicino al mare. È questa compressione di ambienti in pochi chilometri a produrre il numero di endemismi che nel 2015 è valso al massiccio la dichiarazione di Riserva della Biosfera, che include anche una fascia marina davanti alla costa.

Dove dormire vicino al Parco Rurale di Anaga

Dentro il parco l’offerta è fatta di case rurali e piccoli appartamenti nei nuclei abitati — Taganana, Almáciga, Chamorga, Las Carboneras, Afur — con poche camere ciascuno, prenotazioni da fare per tempo e la garanzia di serate silenziose e mattine dentro la nebbia. È la scelta migliore per chi vuole camminare all’alba, con l’avvertenza che la sera i servizi sono minimi.

La base più pratica resta La Laguna, che sta a un quarto d’ora dall’ingresso occidentale del parco e offre alberghi, ristoranti e vita cittadina in un centro storico che è a sua volta patrimonio UNESCO. Anche Santa Cruz funziona, soprattutto se combini Anaga con la spiaggia di Las Teresitas e con San Andrés, mentre il nord turistico attorno a Puerto de la Cruz e il sud dell’isola implicano ogni giorno una discreta quantità di strada.

Come arrivare al Parco Rurale di Anaga

Da La Laguna si sale con la TF-12 in direzione di Las Mercedes e in un quarto d’ora si è alla Cruz del Carmen: è l’ingresso più rapido e il più usato. Da Santa Cruz si passa invece per San Andrés e si sale verso il Bailadero, oppure si prende la stessa TF-12 dalla dorsale. Le strade interne sono strette, tortuose e spesso a una corsia e mezza, con retromarce di cortesia frequenti: se non sei tranquillo al volante in condizioni del genere, valuta un tour organizzato. Le guaguas della TITSA collegano Santa Cruz e La Laguna con i principali nuclei del massiccio, ma le corse sono poche e vanno verificate il giorno stesso, perché in alcuni villaggi l’ultima di ritorno parte prima di quanto immagini. I parcheggi ai mirador e a Benijo si riempiono presto nei fine settimana.

Quando andare al Parco Rurale di Anaga

La mattina presto è il momento più affidabile: l’aria è limpida, i mirador rendono e la nebbia tende a salire più tardi. Se però vieni per la laurisilva, i giorni grigi sono meglio di quelli sereni, perché il bosco senza nuvole perde metà del suo carattere. La primavera è la stagione più verde, l’estate la più stabile e la più affollata, l’inverno la più piovosa: dopo le piogge i sentieri diventano scivolosi e alcuni tratti possono essere chiusi per frane, cosa che conviene verificare al centro visitatori prima di incamminarsi. Per Benijo il tardo pomeriggio è d’obbligo. Porta uno strato in più di quanto ti sembri necessario: in cresta si sta anche dieci gradi sotto la temperatura del lungomare di Santa Cruz, e il vento fa il resto.

Dove si trova il Parco Rurale di Anaga

Il parco occupa l’estremità nordorientale di Tenerife, sul massiccio omonimo, e copre poco meno dell’otto per cento della superficie dell’isola distribuendosi su tre comuni: Santa Cruz de Tenerife, che ne comprende la parte maggiore con Taganana, Almáciga, Benijo, Afur, Taborno, Chamorga e El Draguillo, San Cristóbal de La Laguna con Chinamada, Las Carboneras e Los Batanes, e una porzione minore di Tegueste. Si estende dal livello del mare fino ai poco più di mille metri della Cruz de Taborno, e confina a ovest con Punta del Hidalgo e a sud con la baia di San Andrés e la spiaggia di Las Teresitas. In pratica: parti dal centro della capitale e in una quarantina di minuti stai camminando in una foresta che c’era prima dell’isola su cui ti trovi.

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