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Il vento ti arriva addosso appena scendi dall’auto, e non è una metafora: ti prende di lato, ti scompiglia la mappa che hai in mano e ti spiega in tre secondi perché questo paese si chiama El Médano, la duna. Sono arrivato la prima volta a metà pomeriggio, con l’aereo appena decollato dal Tenerife Sur che mi passava sopra la testa come una sveglia mal regolata, e ho visto la baia aprirsi: sabbia dorata a perdita d’occhio, una cinquantina di vele colorate che tagliavano l’acqua a velocità indecenti e, in fondo a tutto, un cono vulcanico rosso mattone piantato dentro l’oceano come una zeppa.
Non è la Tenerife dei resort con l’animazione in quattro lingue. È un paese di pescatori e di kitesurfisti dove la gente cammina scalza dal bar alla spiaggia e nessuno sembra avere fretta, salvo quando entra l’alisio forte e allora corrono tutti in acqua.
Qui non c’è un centro storico da spuntare in due ore, e questo è esattamente il punto: quello che vale la pena vedere a El Médano è quasi tutto all’aperto, tra la Reserva Natural Especial de Montaña Roja, il paseo marítimo che unisce il paese al vulcano, la scena mondiale del windsurf e del kitesurf raccolta attorno alla Playa del Cabezo, il cratere idromagmatico della Montaña Pelada, la Plaza Roja con il monumento a Magellano, il Chiringuito Pirata affacciato sulla Tejita, il molo dei pescatori, il sistema dunare e la duna fossile, l’Ermita de Nuestra Señora de las Mercedes de Roja, i bunker della Seconda guerra mondiale sepolti tra le rocce, le lettere giganti sul lungomare, il mercadillo settimanale, la Cueva del Hermano Pedro e le case bioclimatiche dell’ITER.
E poi ci sono le spiagge, che qui sono un capitolo a sé: La Tejita, Leocadio Machado, Playa Grande, El Cabezo, Playa Chica, La Jaquita, El Confital e Playa Sur. Ti racconto cosa vedere, dove dormire, come arrivare, quando andare e dove si trova.
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Cosa vedere a El Médano

Metto in fila quello che ho visto, dal pezzo forte alle curiosità minori: la Montaña Roja e la sua riserva naturale, il paseo marítimo, la scena del windsurf e del kitesurf, la Montaña Pelada, la Plaza Roja con il monumento a Magellano, il Chiringuito Pirata, il porto peschereccio, la duna fossile e il jable, l’Ermita de Nuestra Señora de las Mercedes de Roja con la sua romería via mare, i bunker degli anni Quaranta, le lettere giganti di El Médano, il mercadillo, la Cueva del Hermano Pedro e le case bioclimatiche dell’ITER.
Montaña Roja e la Reserva Natural Especial

È il motivo per cui esiste tutto il resto. La Montaña Roja è un cono di 171 metri nato da un’eruzione litoranea giovane in termini geologici, e il suo colore ruggine è ossidazione pura: ferro che ha incontrato l’aria e non se n’è più andato. La riserva che lo circonda copre 166 ettari di sabbie, pozze salmastre e arbusti bassi, con 136 specie vegetali censite — il balancón delle dune, la tabaiba dulce — e un’avifauna che altrove sull’isola è sparita: il fratino, il chorlitejo patinegro, nidifica ancora qui perché qui, per una volta, nessuno ha costruito.
La salita parte dal paese, dalla Playa de La Tejita o dal parcheggio sulla TF-643 e si fa in meno di un’ora, ripida e senza un filo d’ombra, quindi porta acqua e cappello. Dalla cima si capisce l’intera geografia del sud in un colpo solo, ed è uno di quei panorami che spiegano da soli perché cosa vedere a Tenerife non si esaurisca con il Teide: la baia di El Médano da un lato, il chilometro di La Tejita dall’altro, il cono gemello del Bocinegro lì accanto, e in fondo la sagoma del Teide che ti guarda da 60 chilometri di distanza.
Il paseo marítimo
Il lungomare è la spina dorsale del paese e si percorre in una mezz’ora abbondante senza mai staccarsi dall’acqua: parte dalla Playa Chica, all’ingresso dell’abitato, passa davanti al molo, si allarga sulla Playa Grande e continua verso sud finché il cemento cede alla sabbia e ti ritrovi ai piedi della Montaña Roja. Ai lati si alternano terrazze, gelaterie, negozi di surf con le tavole appese fuori e appartamenti bassi con le persiane sbiancate dal sale. Ci sono panchine posizionate con evidente malizia contro vento, e capisci in fretta quali funzionano e quali no. Al tramonto è il posto dove finisce tutto il paese, con i cani, i passeggini e i kiter che rientrano con l’aquilone arrotolato sotto il braccio.
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La scena del windsurf e del kitesurf

El Médano è una capitale mondiale del vento, e non per modo di dire: gli alisei da nordest, incanalati dalla forma della costa e dall’assenza di rilievi vicini al mare, soffiano con una costanza che altrove si paga a caro prezzo. Il cuore della scena è la Playa del Cabezo, che ha ospitato più volte tappe del campionato del mondo di windsurf, e nelle giornate buone il cielo sopra la baia si riempie di aquiloni fino a sembrare una fiera di paese vista da sotto. Sul lungomare trovi i surf center storici con noleggio, corsi e riparazioni, e una popolazione stabile di tedeschi, polacchi e canari che vive qui da anni per il solo motivo che il vento non manca mai. Anche se non hai nessuna intenzione di salire su una tavola, guardarli è uno spettacolo gratuito che dura tutto il giorno.
Montaña Pelada
A una decina di minuti d’auto dal paese, verso nordest, c’è il Monumento Natural de Montaña Pelada: un cratere idromagmatico aperto verso il mare, dove il magma incontrò l’acqua e l’esplosione lasciò strati di tufo chiaro perfettamente leggibili, come le pagine di un libro geologico sfogliato male. Il giro si fa comodamente a piedi e ha un traffico di visitatori dieci volte inferiore a quello della Montaña Roja, il che è già di per sé una raccomandazione. Sul retro si apre la Playa del Confital, che è il premio finale del percorso. È il posto giusto se vuoi un’ora di silenzio, interrotto solo dai motori degli aerei in avvicinamento.
La Plaza Roja e il monumento a Magellano
Sta nella parte nordoccidentale del paese, a due passi dal porto peschereccio, e il nome è di una letteralità disarmante: la pavimentazione è dipinta di rosso, tutta, con quella vernice da garage che al sole assume una tonalità vagamente marziana. È una piazza quadrata e larghissima, circondata da bassi edifici con negozi e caffetterie al piano terra, e al centro c’è il monumento dedicato a Magellano — Fernando de Magallanes — perché queste acque videro passare le rotte atlantiche verso le Indie e i canari non se lo sono mai dimenticato. In fondo c’è l’area giochi, e il risultato è che alle sette di sera la Plaza Roja è un rumore continuo di bambini, biciclette e conversazioni. Prendi un gelato, siediti sul bordo, e in dieci minuti hai capito com’è fatto il paese.
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Il Chiringuito Pirata

Sta in fondo alla urbanización Sotavento, sul Paseo che scende verso la Playa de La Tejita, ed è il posto dove finiscono prima o poi tutti quelli che scendono dalla Montaña Roja con le gambe pesanti e la sabbia nelle scarpe. È un chiringuito nel senso più letterale del termine — tavoli di legno, tettoia, niente tovaglie — con una terrazza puntata dritta sul cono rosso e sul chilometro di sabbia della Tejita, il che gli garantisce una delle viste più sfacciatamente belle del sud dell’isola.
La sua firma è la lavagna piazzata al centro, dove ogni giorno compare una frase diversa, quasi sempre sarcastica e vagamente filosofica, che i clienti fotografano con la stessa devozione con cui altrove si fotografano le cattedrali. Si mangia di tapas — ceviche, salpicón, hamburger, panini — si beve birra alla spina a prezzi ancora ragionevoli e si resta seduti molto più a lungo del previsto. Sotto, la piccola insenatura ripara dal vento che a El Médano non concede quasi mai tregua, e questo spiega buona parte della fedeltà con cui locali e stranieri ci tornano.
Il porto peschereccio
El Médano è nato attorno a questo molo, prima che qualcuno scoprisse che il vento si poteva vendere ai turisti. È piccolo, funzionale, con qualche barca in secca e le reti stese ad asciugare, e ha il pregio di non essersi trasformato in una marina da diporto con le passerelle in teak. Ci vanno i pescatori la mattina presto e i ragazzini del posto il pomeriggio, che si tuffano dal bordo con una tecnica tramandata di generazione in generazione. È anche il punto da cui, il 22 settembre, parte la Romería Barquera: la Virgen de las Mercedes de Roja viene imbarcata e portata in processione lungo la baia, seguita da una flottiglia di imbarcazioni addobbate. Se capiti a El Médano in quei giorni, cambia i programmi e resta.
La duna fossile e il jable
Il nome del paese non è un’invenzione turistica: qui c’è uno dei pochissimi sistemi dunari vivi di Tenerife, quello che i canari chiamano jable, sabbia mobile che il vento sposta di continuo tra la spiaggia e l’entroterra. Sul fianco della Montaña Roja si riconosce anche una duna fossilizzata, sabbia cementata dal tempo in una crosta chiara che sale lungo il versante e che dalla cima si legge benissimo dall’alto. È il tipo di dettaglio che si nota solo se qualcuno te lo indica, e poi non riesci più a non vederlo. Cammina sui sentieri segnati e non tagliare: l’ecosistema è fragile e la riserva è protetta proprio per questo.
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L’Ermita de Nuestra Señora de las Mercedes de Roja
La chiesa del paese è una costruzione bianca, semplice, senza pretese architettoniche e senza la retorica barocca che trovi nelle parrocchie del nord dell’isola: qui il sole picchia troppo e il vento porta troppo sale perché abbia senso costruire qualcosa di complicato. Dentro è essenziale, fresca, con la Virgen de las Mercedes de Roja che è la patrona locale e il centro assoluto della vita di comunità. È il punto di riferimento delle feste patronali di settembre, quando il paese si riempie di gente arrivata da Granadilla, Los Abrigos e San Isidro. Ci vogliono cinque minuti per visitarla, ma senza di lei il ritratto di El Médano resterebbe un depliant di sport acquatici.
I bunker della Seconda guerra mondiale
Sparse tra le rocce e le dune, in particolare nelle zone di El Cabezo, La Tejita e La Jaquita, si incontrano piccole casematte di cemento costruite negli anni Quaranta, quando la Spagna temeva uno sbarco alleato nelle Canarie e fortificò tutta la costa meridionale. Sono strutture basse, tozze, con feritoie rivolte verso l’oceano, molte oggi murate e tutte mangiate dalla salsedine. Le prime le ho scambiate per depositi agricoli, poi ho capito cosa stavo guardando ed è cambiato tutto: questa spiaggia adesso piena di aquiloni era considerata, ottant’anni fa, una possibile testa di ponte per un’invasione. Sono un promemoria scomodo e molto fotogenico.
Le lettere giganti di El Médano
Sul lungomare c’è l’ormai inevitabile installazione con il nome del paese a caratteri cubitali, ed è, prevedibilmente, il punto più fotografato del posto. Ammetto di avere una certa allergia per questo genere di arredo urbano, che ormai trovi identico dalla Galizia alla Bulgaria, però qui funziona meglio del solito perché lo sfondo fa il lavoro pesante: l’oceano, le vele e la Montaña Roja allineati dietro le lettere. C’è quasi sempre una piccola coda di persone in attesa del turno, gestita con una cortesia sorprendente. Fai la tua foto, ridi di te stesso e vai avanti.
Il mercadillo di El Médano
Il mercatino settimanale è la cosa più vicina a un evento sociale organizzato che il paese si conceda: bancarelle di artigianato, frutta, formaggi di capra, bigiotteria fatta a mano e una quantità di magliette con giochi di parole sul vento. È piccolo, si gira in mezz’ora e vale soprattutto per i prodotti locali. Se ti interessa la parte seria della faccenda, poco lontano, verso l’autostrada TF-1, c’è il Mercado del Agricultor de Granadilla, dove i produttori della comarca di Abona portano ortaggi, miele, gofio e vini della zona. Lì compri, al mercadillo guardi.
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La Cueva del Hermano Pedro
Pochi chilometri a nord del paese, nel comune di Granadilla de Abona e a un tiro di schioppo dalle piste dell’aeroporto, si apre la grotta dove secondo la tradizione il giovane Pedro de San José Betancur trovava riparo mentre pascolava le greggi, prima di partire per il Guatemala. Betancur è stato canonizzato nel 2002 da Giovanni Paolo II ed è il primo santo delle Canarie, il che rende questa cavità nella roccia uno dei luoghi di devozione più frequentati dell’isola. L’insieme è spiazzante: ex voto, candele, fiori di plastica sbiaditi dal sole, e sopra la testa i Boeing in fase di atterraggio. Non è una tappa turistica in senso stretto, ma dice molto più di tante chiese sulla religiosità popolare canaria.
Le case bioclimatiche dell’ITER
Sulla piana ventosa tra El Médano e il poligono industriale di Granadilla c’è l’Instituto Tecnológico y de Energías Renovables, con il suo parco eolico e un insieme di venticinque abitazioni sperimentali progettate per funzionare senza allacciamenti alla rete, sfruttando sole, vento e ventilazione naturale. Viste dalla strada sembrano un piccolo villaggio di architetti in fuga, ognuna diversa dall’altra, alcune interrate, alcune con muri di terra cruda. Alcune sono utilizzate come alloggi turistici, il che le rende visitabili nel modo più diretto possibile. È il tipo di deviazione che consiglio a chi ha già fatto due volte la Montaña Roja e vuole vedere una faccia diversa del sud dell’isola.
Le migliori spiagge di El Médano
Il litorale qui è l’esatto contrario di quello di Costa Adeje: niente sabbia importata dal Sahara, niente palme allineate, niente barriere frangiflutti. È sabbia vera, dorata e grigia, mossa dal vento, con un’estensione che nel complesso supera i due chilometri e con un carattere che cambia radicalmente man mano che ti allontani dal paese, dal bagnasciuga di famiglie con i bambini fino ai tratti selvaggi e ventosi sotto il vulcano. L’acqua è quasi sempre poco profonda e l’oceano, per gli standard canari, si comporta bene, ma il vento è una costante da mettere in conto: se cerchi l’ombrellone immobile a mezzogiorno, hai sbagliato paese.
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Playa de La Tejita

È il gioiello, e sta dietro la Montaña Roja, sul versante verso Los Abrigos. Circa un chilometro di arenile largo una trentina di metri, sabbia chiara e fine di origine vulcanica, nessun edificio in prima linea e il cono rosso a fare da quinta: è una delle poche spiagge del sud che abbia conservato il paesaggio intatto. Il tratto settentrionale, più esposto, è territorio di surfisti e kitesurfisti; quello sotto la montagna resta più riparato e adatto al bagno. La zona occidentale, verso Los Abrigos, è tradizionalmente frequentata dai naturisti. Si arriva dalla TF-643 con parcheggio segnalato “Montaña Roja”, su fondo sconnesso da affrontare piano.
Playa de Leocadio Machado

È il lungo tratto che dal paese si allunga verso il vulcano, ed è la spiaggia che dà a El Médano la sua reputazione. Sabbia fine e grigia, acqua bassa per decine di metri, e una serie di piccole cale di sabbia nera brillante dove ci si può riparare quando l’alisio rinforza. Più ti allontani dal centro, più diventa deserta, ventosa e bella. È qui che si concentrano i negozi di sport acquatici lungo il paseo, ed è qui che ho passato il tempo migliore, seduto sul bordo a guardare gente molto più capace di me.
Playa Grande

È la spiaggia del paese, quella davanti alla piazza principale, e funziona come un salotto all’aperto: bagnini, docce, bar a pochi passi, famiglie del posto e turisti mescolati senza gerarchie. L’acqua è calma e digrada dolcemente, il che la rende la scelta più sensata se viaggi con bambini piccoli. In alta stagione si riempie, ma non raggiunge mai i livelli di affollamento di Las Vistas o Las Américas. Il vantaggio pratico è ovvio: parcheggi una volta e fai tutto a piedi.
Playa del Cabezo
Piccola, sassosa in alcuni punti e con un fondale che si fa subito interessante, è il tempio del windsurf di El Médano. Qui si sono corse tappe del campionato del mondo, e nelle giornate di vento forte il livello tecnico in acqua è tale che come bagnante ti senti gentilmente fuori luogo. Per nuotare ci sono opzioni migliori, per guardare non c’è niente di paragonabile sull’isola. Porta scarpette e tienti a distanza dalle tavole in uscita.
Playa Chica
All’ingresso del paese, arrivando dalla TF-643, è la sorella minore di tutte le altre: una manciata di metri di sabbia in una piccola insenatura, riparata dal vento meglio di quanto le dimensioni lascerebbero pensare. È frequentata soprattutto dai residenti, ha un paio di bar a portata di mano ed è perfetta per un bagno veloce quando non hai voglia di camminare fino alla Tejita. Con il mare mosso perde parecchio del suo fascino. Con il mare calmo è una delle poche spiagge di El Médano dove puoi leggere un libro senza che il vento ti sfogli le pagine da solo.
Playa de La Jaquita
Sta a piedi dal centro, verso il lato del porto, ed è una spiaggia di servizio nel senso migliore del termine: attrezzata, con bandiera blu, comoda per chi soggiorna nella zona e ideale per famiglie e per chi inizia con surf, kite o windsurf. L’arenile è misto sabbia e ghiaia, meno spettacolare dei vicini ma ordinato e ben tenuto. Sul lungomare che la costeggia ci sono ristoranti di pesce dove ho mangiato bene, con papas arrugadas e mojo come si deve. Non è una spiaggia da cartolina, è una spiaggia da giornata intera.
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Playa del Confital
È la ricompensa di chi si è preso la briga di girare intorno alla Montaña Pelada. Sabbia scura, roccia vulcanica, zero servizi, zero ombra e quasi sempre pochissime persone: la definizione canaria di spiaggia selvaggia. Il mare può essere impegnativo e non c’è nessuno a sorvegliare, quindi valuta bene le condizioni prima di entrare. Porta acqua, cibo e tutto quello che ti serve, perché qui non trovi niente.
Playa Sur
Nota anche come Los Balos, chiude il litorale sul lato meridionale dell’abitato, sotto lo sguardo del vecchio complesso alberghiero che ha dato il nome al surf center più antico del paese. È un tratto ventoso, con sabbia mista a pietre e un fondale che si fa presto profondo, storicamente amato dai windsurfisti più che dai bagnanti. Ha però una qualità che le altre non hanno: la luce del tardo pomeriggio, quando il sole si abbassa e la Montaña Roja diventa letteralmente incandescente. Vai a vedere il tramonto da qui almeno una volta.
Dove dormire a El Médano
Dormire a El Médano significa quasi sempre appartamento o piccolo aparthotel: il paese ha resistito all’edilizia dei grandi resort e l’offerta è fatta di palazzine basse, studios con angolo cottura e terrazzi affacciati sulla baia, spesso gestiti direttamente dai proprietari. La zona più comoda è la fascia tra la Plaza Roja e la Playa Grande, dove hai tutto a piedi: spiaggia, ristoranti, supermercati e il paseo.
Chi viene per il vento tende invece a cercare sistemazione verso la Playa del Cabezo e la Playa Sur, per avere il rig a due minuti dall’acqua e i surf center sotto casa. Verso La Tejita e la Playa de La Jaquita ci sono strutture più recenti, un po’ più isolate ma quiete, adatte a chi si sposta in auto.
Un avvertimento pratico: le settimane di gara e i mesi centrali dell’estate, quando gli alisei sono al massimo, sono i periodi in cui gli alloggi si esauriscono per primi, quindi prenota con largo anticipo. E chiedi sempre se la camera è esposta a nordest: la brezza notturna qui è una benedizione ad agosto e un piccolo problema a gennaio.
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Come arrivare a El Médano
La comodità di El Médano è quasi imbarazzante: l’aeroporto Tenerife Sur–Reina Sofía dista una manciata di chilometri, dieci minuti scarsi in auto, ed è il motivo per cui molti riders atterrano e sono in acqua nel giro di un’ora. In auto si esce dall’autostrada TF-1, l’arteria che corre lungo tutta la costa meridionale, e si scende in paese lungo la TF-643, la stessa strada che poi porta al parcheggio della Montaña Roja e a La Tejita. Da Los Cristianos e Playa de las Américas sono circa venticinque chilometri, da Santa Cruz de Tenerife una sessantina, con la TF-1 che li copre in poco meno di un’ora quando il traffico pendolare lo consente.
Senza auto ci si arriva con le guaguas della TITSA, che collegano El Médano all’aeroporto, a Los Cristianos, a San Isidro e a Granadilla de Abona; il capolinea è a due passi dal lungomare. Un taxi dall’aeroporto costa poco e risolve la questione in dieci minuti, ma se hai intenzione di raggiungere la Montaña Pelada, la Cueva del Hermano Pedro o l’ITER, l’auto a noleggio resta la scelta più sensata.
Quando andare a El Médano
Il sud-est di Tenerife è secco e soleggiato praticamente tutto l’anno, con temperature che oscillano poco e un mare che d’inverno non scende molto sotto i 19 gradi. La variabile vera non è la pioggia, è il vento: gli alisei da nordest soffiano più decisi tra giugno e settembre, ed è il periodo in cui il paese si riempie di windsurfisti e kitesurfisti e in cui si concentrano le gare. Se sei venuto per la tavola, quello è il tuo momento. Se sei venuto per la spiaggia e le camminate, ti consiglio primavera e autunno: da aprile a inizio giugno e da fine settembre a novembre la brezza è più gestibile, la salita alla Montaña Roja meno punitiva e i prezzi degli alloggi più umani. L’inverno è la stagione dei residenti europei di lungo periodo, con giornate limpide, sole affidabile e sere che chiedono una felpa. Il 22 settembre, con la Romería Barquera, il paese dà il meglio di sé.
Dove si trova El Médano
El Médano è un nucleo costiero del comune di Granadilla de Abona, nella comarca di Abona, sulla costa sud-orientale di Tenerife, nelle Isole Canarie. Si affaccia sull’Atlantico tra la Punta del Médano e la Montaña Roja, con l’aeroporto Tenerife Sur–Reina Sofía a nord, il villaggio di pescatori di Los Abrigos a ovest e il capoluogo comunale di Granadilla de Abona nell’entroterra, verso le pendici della dorsale. Dista circa 7 chilometri dall’aeroporto, 25 da Los Cristianos e una sessantina da Santa Cruz de Tenerife, tutti collegati dall’autostrada TF-1.





