Cosa vedere a Buenavista del Norte

Dal faro di Punta de Teno al villaggio di Masca, passando per una piazza andalusa e un convento diventato cimitero: il comune più remoto e più sorprendente di Tenerife.

Buenavista del Norte è il posto dove finisce Tenerife. Arrivi dalla TF-42 dopo Garachico e Los Silos, la strada smette di curvare fra le platanere, e davanti ti si apre una piana verde chiusa da un anfiteatro di roccia scura che sale a picco fino a mille metri: è il massiccio del Teno, e occupa circa il settanta per cento del territorio comunale. Sotto ci sono i bananeti, un paese di case basse attorno a una piazza con il chiosco, un campo da golf appoggiato sulla scogliera e poi il nulla, nel senso migliore del termine: dopo Buenavista non c’è più niente, solo una strada che si infila sotto una parete instabile e arriva al punto più occidentale dell’isola.

Fa parte della Isla Baja, la comarca del nord-ovest che comprende anche Los Silos, Garachico e El Tanque, ed è una delle zone geologicamente più antiche dell’arcipelago. Storicamente è anche una delle più isolate, il che ha lasciato in eredità due cose: un centro storico dichiarato bene di interesse culturale, con un impianto che tradisce l’origine andalusa di molti primi coloni, e tre caseríos di montagna — Masca, El Palmar, Teno Alto — che sono fra i pochi luoghi di Tenerife in cui il turismo non ha ancora riscritto il paesaggio.

Ti porto al Parco Rurale del Teno e a Punta de Teno con il suo faro del 1897, su a Masca e a Teno Alto, in giro per il casco histórico fra la Iglesia de Nuestra Señora de los Remedios, la Plaza de los Remedios, l’ex convento di San Francisco, la Casa de la Viuda e i lavaderos del Barranco de Triana, poi a El Palmar, sul Camino del Risco, al Buenavista Golf e giù alla Playa de las Arenas. È l’angolo che rende meno banale qualsiasi elenco di cosa vedere a Tenerife. Ti racconto cosa vedere, dove dormire, come arrivare, quando andare e dove si trova.


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Cosa vedere a Buenavista del Norte

Il comune è grande e sparpagliato, quindi conviene ragionare per blocchi: il casco histórico si gira a piedi in un’ora e mezza, la montagna richiede l’auto e mezza giornata, Punta de Teno una mattinata con il bus. In ordine di quanto valgono il viaggio: Punta de Teno e il faro, Masca, Teno Alto, il centro storico con la Plaza e la chiesa di Los Remedios, El Palmar, l’ex convento di San Francisco, il Barranco de Triana con i suoi lavatoi, la Casa de la Viuda, l’Ermita de San Sebastián, il campo da golf, il Camino del Risco e l’Ermita de la Visitación con la Hacienda de la Fuente. Sopra tutto sta il Parco Rurale del Teno, che è il contenitore di buona parte di questa lista.

Il Parco Rurale del Teno

Il Parco Rurale del Teno è grande poco più di ottomila ettari di massiccio antichissimo ripartiti fra Buenavista del Norte, Los Silos, El Tanque e Santiago del Teide, di cui Buenavista possiede la fetta maggiore. È uno dei tre blocchi originari da cui l’isola è nata, basalti che hanno milioni di anni più del Teide, scolpiti da acqua e vento fino a diventare questo intrico di creste, barranchi e altopiani sospesi.

Protetto dal 1994 e inserito nella rete Natura 2000, mette in fila in pochi chilometri quasi tutti i piani di vegetazione delle Canarie: cardonale e tabaibale in basso, ginepri sull’altopiano, laurisilva sul versante che intercetta gli alisei. Ci sono una dozzina di sentieri segnalati, dal facile al severo, e la fauna include il guincho — il falco pescatore — che qui mantiene una delle ultime popolazioni nidificanti dell’arcipelago. Da Buenavista si entra nel parco da tre porte: la strada di Punta de Teno, quella di El Palmar e Teno Alto, e la TF-436 che sale verso Masca.

Punta de Teno e il faro

L’estremità nord-occidentale dell’isola è una colata di lava nera che entra nell’oceano fra la scogliera e il mare aperto, e da lì la vista è una delle più larghe di Tenerife: a sud la parete degli Acantilados de Los Gigantes, davanti La Gomera e, nelle giornate limpide, La Palma e El Hierro. Il faro storico fu acceso nel 1897 e la tradizione locale vuole che sia stato costruito con pietra portata via mare; oggi è automatizzato, ma un tempo ci vivevano i guardiani con le famiglie, in un isolamento che è difficile anche solo immaginare. Accanto sorge la torre più recente che ne ha ereditato la funzione.

La cosa da sapere prima di partire è che l’auto privata qui non entra. La strada TF-445 è scavata sotto una parete che scarica pietre e l’accesso è regolato da anni: durante le fasce orarie di regolazione si sale solo con la linea 369 della TITSA, che parte dalla stazione delle guaguas di Buenavista, impiega una ventina di minuti e costa un euro a corsa. Dal 2025 sono in corso lavori di sistemazione degli accessi, dei parcheggi e del faro stesso, con orari della linea modificati anche nel 2026: controlla la situazione aggiornata il giorno prima. Lassù non c’è nulla in termini di servizi e tira sempre vento: porta acqua e una giacca.

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Masca

Il villaggio più fotografato dell’isola – Masca – appartiene a questo comune, anche se ci si arriva più facilmente da Santiago del Teide. Un centinaio di abitanti, case di pietra vulcanica aggrappate a uno sperone a seicento metri, barranchi su tre lati e il Roque de Catana a fare da fondale: fino agli anni Sessanta ci si arrivava solo a piedi o a dorso di mulo, e le leggende locali ne hanno fatto un covo di pirati. Oltre a girare i vicoli, si possono vedere la chiesetta settecentesca e la piccola casa-museo che racconta la storia del caserío. Il belvedere migliore è quello della Cruz de Hilda, sulla strada.

Da Masca parte la discesa del celebre barranco fino alla caletta sul mare, ma oggi è un’attività regolata in modo severo: prenotazione nominale obbligatoria sulla piattaforma ufficiale, giornate e posti contingentati, percorso consentito solo in discesa con uscita via mare e biglietto della barca da acquistare a parte, navetta obbligatoria da Santiago del Teide, casco fornito sul posto, scarpe da montagna e almeno un litro e mezzo d’acqua a testa. Non è ammesso sotto gli otto anni. Visitare il paese, invece, è gratuito e non richiede prenotazione: il problema è solo il parcheggio, scarsissimo.

Teno Alto

Questo è il caserío che il tuo itinerario probabilmente salta, e secondo me è quello che vale di più. Sopra Masca, dove il massiccio si spiana in un altopiano ventoso, c’è un paesaggio che non somiglia a nient’altro sull’isola: praterie basse, muretti a secco, ginepri contorti, nebbia che sale dalla scogliera e case sparse abitate da pastori che producono uno dei migliori formaggi di capra delle Canarie, premiato con regolarità nei concorsi nazionali. Alcune queserías vendono direttamente e un paio di locali servono carne di capra, gofio e formaggio arrostito con mojo, a prezzi che nel sud dell’isola non esistono più. Attorno partono anelli brevi fra i muretti, con vista sul mare da entrambi i lati, e la lunga discesa verso Punta de Teno per chi ha le gambe.

Il casco histórico e la Plaza de los Remedios

Il cuore del paese è la Plaza de los Remedios, con il suo templete centrale trasformato in bar, i giardini alberati e le panchine dove alle sei di sera si concentra tutta la vita sociale di Buenavista. Ci si affacciano il municipio, la chiesa e El Granero, l’edificio di circa due secoli e mezzo dove gli agricoltori conservavano i raccolti e che oggi ospita la biblioteca. Da qui si dipartono le stradine del centro storico, dichiarato bene di interesse culturale, con la loro architettura domestica canaria fatta di facciate bianche, portoni scuri e patii interni.

Poco distante c’è un dettaglio che spiega mezza storia del paese: la Plaza de Triana, di impianto andaluso, con il quartiere e il barranco che portano lo stesso nome. Buona parte dei primi coloni arrivò da Siviglia, e la toponomastica non ha mai smesso di ricordarlo.

Iglesia de Nuestra Señora de los Remedios

Pl. de los Remedios, 38480 Buenavista del Norte

La parrocchiale dedicata alla patrona del comune ebbe la prima pietra nel 1513 e la prima messa cinque anni dopo, poi crebbe per aggiunte lungo tre secoli: cappelle, oratori, battistero, la navata del Vangelo verso la fine del Seicento, e infine la torre, che è del 1951. La sua storia recente ha però una data che qui nessuno dimentica: il 22 giugno 1996 un incendio devastò l’edificio e distrusse la maggior parte del patrimonio artistico del municipio. L’immagine della Vergine, che risaliva al 1733, fu sostituita l’anno seguente da una scultura del gaditano Luis González Rey.

Si salvarono poche cose, ed è proprio quello che oggi rende la visita interessante: una scultura di Santa Cecilia, frammenti del fonte battesimale e le pietre originali degli archi interni, rimaste in piedi in mezzo a un edificio ricostruito e riallestito con criteri quasi museali. Ingresso libero, un quarto d’ora, e la sensazione strana di guardare un luogo che è insieme antichissimo e nuovo.

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El Palmar

Attenzione al nome, perché la confusione è frequente: El Palmar sta qui, nel nord-ovest, e non ha niente a che vedere con El Palm-Mar, che è una località della costa sud vicino ad Arona. Questa è una valle agricola a mezza costa, a pochi chilometri dal paese, con terrazzamenti in pietra, case tradizionali e la chiesa di Nuestra Señora de la Consolación costruita nel 1870. La sua immagine più nota, però, è geologica solo in apparenza: una collina conica interamente tagliata a gradoni concentrici, che sembra una piramide a terrazze ed è invece il risultato di decenni di estrazione del picón, la ghiaia vulcanica usata in agricoltura per trattenere l’umidità del suolo.

El Palmar è anche il posto dove le tradizioni resistono meglio. Durante la settimana di festa per la Virgen de la Consolación si mette in scena la Danza de las Libreas, una rappresentazione dello scontro fra bene e male accompagnata dai tajaraste, che richiama gente da mezza isola. Da qui partono inoltre le escursioni verso il Monte del Agua, il bosco di laurisilva più bello della zona, e verso i belvedere degli Altos de Baracán.

Ex Convento de San Francisco

Pl. San Sebastián, 6A, 38480 Buenavista del Norte

Qui devo correggere una cosa che si legge spesso: non era il convento più antico delle Canarie, era il sedicesimo fondato dall’ordine francescano nell’arcipelago. Ma la sua storia è comunque migliore della leggenda. Sopravvisse come convento fino al 1857, quando il municipio avviò le pratiche per demolirlo, e da lì in poi il complesso venne riconvertito in cimitero comunale, funzione che mantenne fino al 1946. Di quello che era restano i muri esterni e il frontone triangolare con lo stemma francescano, mentre chiostro, chiesa e frutteto sono spariti. Ci si passa lungo il percorso a piedi del centro storico ed è una sosta di cinque minuti, ma è il tipo di rovina che racconta molto: un edificio che in tre secoli è stato monastero, cava di pietra e camposanto.

Barranco de Triana e i lavaderos

Il barranco che taglia il paese è il suo polmone verde, e ci si scende direttamente dalla Plaza de los Remedios o dal quartiere di Triana. Sul fondo, all’ombra della vegetazione, ci sono i vecchi lavatoi pubblici dove fino a pochi decenni fa le donne del paese lavavano i panni e si scambiavano le notizie, e dove i pastori abbeveravano gli animali: vasche in pietra allineate lungo il corso d’acqua, restaurate e lasciate lì. Non è un monumento e non ha un biglietto: è un pezzo di vita quotidiana finito fuori dal tempo, e il percorso che lo attraversa fino al ponte di Triana è la passeggiata più piacevole del paese.

Casa de la Viuda

C. el Puerto, 63, 38480 Buenavista del Norte

In pieno centro storico, questa dimora della seconda metà del Seicento è considerata uno degli esempi migliori di architettura domestica canaria della zona: due piani, ballatoi in legno, e soprattutto un patio centrale attorno a cui ruota tutto l’edificio, con il giardino interno che porta la vegetazione dentro casa. Oggi è recuperata e ospita attività culturali e associazioni, il che significa che l’accesso dipende da cosa c’è in programma. Anche solo la facciata, con il portone e le finestre in legno di tea, merita la deviazione di due minuti dalla piazza.

Ermita de San Sebastián

Av. Juan Méndez et Viejo, 6, 38480 Buenavista del Norte

A pochi passi dall’ex convento c’è questa piccola cappella costruita nel 1545 e dedicata al santo invocato contro le epidemie, che è la ragione per cui in mezza Europa esistono ermite come questa. L’architettura è di una semplicità assoluta — un volume bianco, un tetto a due falde, una campana — ed è stata restaurata dopo un lungo periodo di abbandono. Vale come tappa del giro a piedi del centro storico più che come visita in sé, ma è uno dei pochissimi edifici cinquecenteschi rimasti in piedi in questo comune.

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Buenavista Golf

Calle Vista La Monja, s/n, 38480 Buenavista del Norte

Non è la prima cosa che ti aspetti da un paese così, e proprio per questo funziona: un percorso a diciotto buche disegnato da Severiano Ballesteros, steso su un promontorio con l’oceano su un lato e la parete del Teno sull’altro, con diversi green praticamente affacciati sulla scogliera. È considerato uno dei campi più scenografici della Spagna, ha una scuola e un club house aperti anche a chi non gioca, e il clima del nord-ovest lo rende praticabile tutto l’anno. Se il golf non ti interessa affatto, la strada che ci porta resta comunque uno dei modi migliori per vedere la costa di Buenavista dall’alto.

Il Camino del Risco

Il vecchio sentiero che collega il centro storico a Teno Alto ha un nome che dice tutto: lo chiamavano anche Camino del Muerto, o delle bare, perché era il percorso che le processioni funebri facevano scendendo dall’altopiano al cimitero del paese. Sono circa quattro chilometri con un dislivello notevole, segnalati come percorso escursionistico, e si sale in mezzo alla vecchia economia di montagna: terrazzamenti, muretti, cisterne. È faticoso ma corto, e ha il pregio di raccontare come stava insieme questo comune prima che ci fossero le strade. Meglio farlo in discesa, salendo a Teno Alto in auto e organizzando il rientro.

Ermita de la Visitación e Hacienda de la Fuente

38480 Buenavista del Norte

Sulla strada che dal paese scende verso il mare, lungo il percorso pedonale che porta alla Playa de las Arenas, si incontrano due edifici legati alle origini del comune: l’Ermita de la Visitación, che le fonti locali datano al 1536 e che è quindi fra le costruzioni religiose più antiche rimaste, e accanto la Hacienda de la Fuente, la tenuta appartenuta a Juan Méndez “el Viejo”, uno dei fondatori del paese. Non sono monumenti spettacolari e non sempre si visitano dentro, ma stanno esattamente sul cammino fra il centro e la spiaggia, e trasformano una passeggiata di un’ora in un percorso con un senso.

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Le migliori spiagge di Buenavista del Norte

Il litorale di Buenavista è quello tipico del nord-ovest: scogliera alta, oceano aperto, correnti serie e pochissimi punti dove si scende davvero in acqua. Non è una destinazione balneare e non conviene farne una: le due spiagge che contano sono una sola vera e una raggiungibile solo via mare o a piedi lungo un canyon. In compenso, lungo la costa si aprono charcos e piscine naturali scavate nella lava, che con la marea giusta e il mare calmo sono più belli di qualunque arenile — e più pericolosi quando il mare non è calmo, il che qui capita spesso. Guarda sempre le bandiere e non fidarti dell’apparenza: le mareggiate da nord arrivano senza preavviso.

Playa de las Arenas

La spiaggia del paese è poco più di mezzo chilometro di sabbia nera vulcanica, in un paesaggio quasi lunare fatto di colate scure, scogli e piccole baie. D’estate si riempie di famiglie locali, ha una fascia attrezzata e il vantaggio di essere collegata al centro storico da un percorso a piedi di circa un’ora che passa davanti ai lavaderos, all’Ermita de la Visitación e alla Hacienda de la Fuente. L’oceano qui è aperto e la risacca può essere forte: si nuota nelle giornate buone, si guarda nelle altre. Al tramonto, con la parete del Teno che si scalda di arancione alle spalle, è uno dei posti più belli della costa nord.

La spiaggia di Masca

In fondo al barranco, dove la gola sbocca nell’oceano, c’è una caletta di ciottoli chiusa fra pareti verticali che è probabilmente la spiaggia più difficile da raggiungere di Tenerife: ci si arriva solo scendendo il canyon con la prenotazione obbligatoria, oppure via mare con le barche che partono da Los Gigantes. Non ha servizi di alcun tipo, il pontile è quello dell’imbarcadero usato per l’uscita degli escursionisti, e la sosta è breve per definizione. Ma vedere il barranco che si apre sull’Atlantico dal basso, con la scogliera dei Gigantes a poche miglia, è una di quelle immagini per cui vale la pena organizzarsi con settimane di anticipo.

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Dove dormire a Buenavista del Norte

L’offerta è piccola e questo tiene lontano il turismo di massa, che qui non è mai arrivato. Chi sceglie di dormire a Buenavista del Norte lo fa per la tranquillità: nel paese ci sono appartamenti, qualche pensione e case canarie ristrutturate a due passi dalla Plaza de los Remedios, mentre il pezzo forte del comune è l’hotel affacciato sulla scogliera accanto al campo da golf, che è anche l’unica struttura di categoria alta della zona.

Salendo verso la montagna cambia tutto: a El Palmar, a Las Portelas e attorno a Masca ci sono casas rurales ricavate in vecchie abitazioni contadine, poche stanze, cucina propria e cieli notturni che da soli valgono il pernottamento; a Masca un paio di strutture minuscole permettono di restare nel villaggio dopo che i pullman se ne sono andati, che è quando il posto diventa davvero interessante. Se preferisci una base con più servizi, Garachico e Los Silos sono a dieci-quindici minuti e Puerto de la Cruz a una quarantina.


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Come arrivare a Buenavista del Norte

In auto dal nord si percorre la TF-5 fino a Icod de los Vinos e poi la TF-42 attraverso Garachico e Los Silos: da Puerto de la Cruz sono una quarantina di chilometri e circa cinquanta minuti, da Santa Cruz de Tenerife una settantina di chilometri e poco più di un’ora, dall’aeroporto Tenerife Nord attorno ai cinquanta minuti. Dal sud dell’isola hai due opzioni: la TF-1 fino al capoluogo e poi la TF-5, tutta autostrada ma lunga, oppure la TF-82 lungo il versante occidentale passando per Santiago del Teide, e da lì la TF-436 che scende su Buenavista attraverso Masca — più corta, molto più bella e decisamente più impegnativa da guidare, con tornanti stretti in cui incrociare un pullman non è divertente.

Senza auto ci si arriva bene. La TITSA collega Buenavista con Icod de los Vinos, Garachico e Los Silos, con Puerto de la Cruz e con Santa Cruz, e dal versante sud-occidentale ci sono corse da Los Gigantes e Santiago del Teide, con circa un’ora di viaggio; il biglietto costa pochi euro e con la tessera Ten+ ancora meno. La stazione delle guaguas del paese è anche il punto di partenza della linea 369 per Punta de Teno, l’unico modo di raggiungere il faro nelle fasce orarie regolate.

Quando andare a Buenavista del Norte

Il clima è quello mite della costa nord, con temperature che oscillano più o meno fra i diciotto e i ventisette gradi tutto l’anno e le piogge concentrate fra novembre e febbraio. Primavera e autunno sono i periodi migliori: sentieri asciutti, luce buona, poca gente e temperature ideali per camminare. In estate il versante nord prende spesso la panza de burro, il cappello di nuvole basse portato dagli alisei, che rende le escursioni molto più sopportabili di quanto la stagione lasci temere ma toglie qualcosa alle fotografie. Sempre d’estate, tieni presente che in caso di allerta per incendi il Cabildo attiva punti di controllo e chiude gli accessi al Parco Rurale del Teno ai veicoli: è una misura recente e va verificata prima di partire.

Sul fronte delle feste, il calendario ha due appuntamenti che valgono una data precisa: la festa patronale di Nuestra Señora de los Remedios, il 25 ottobre, e le celebrazioni di fine gennaio con la fiera del bestiame, la romería e il ballo, che sono il momento in cui il paese si mostra com’è davvero. A El Palmar, invece, la settimana della Virgen de la Consolación porta la Danza de las Libreas.

Dove si trova Buenavista del Norte

Buenavista del Norte occupa l’estremità nord-occidentale di Tenerife, nella provincia di Santa Cruz de Tenerife, ed è il comune più occidentale dell’isola: il suo territorio arriva fino a Punta de Teno, il punto in cui Tenerife finisce. Fa parte della comarca della Isla Baja insieme a Los Silos, Garachico ed El Tanque, confina con Santiago del Teide lungo il crinale del massiccio e comprende, oltre al capoluogo comunale, i caseríos di El Palmar, Las Portelas, Teno Alto e Masca. Dista una quarantina di chilometri da Puerto de la Cruz, una settantina da Santa Cruz de Tenerife e circa quindici da Garachico, mentre il massiccio del Teno, che copre circa il settanta per cento della sua superficie, lo separa fisicamente dal versante sud-occidentale dell’isola.

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