Cosa vedere a Garachico

Da El Caletón al Castillo de San Miguel: le piscine di lava, il Roque, i conventi sopravvissuti all’eruzione e le cale nere della Isla Baja.

Ci sono paesi che si visitano e paesi che si spiegano, e Garachico appartiene decisamente alla seconda categoria. Ci sono arrivato dalla strada alta, quella che scende da El Tanque a tornanti stretti, e prima ancora di entrare in paese mi sono fermato al belvedere per il motivo per cui si fermano tutti: da lassù, a 460 metri, si vede l’intera faccenda in un colpo solo. La lingua di lava nera che ha sepolto il vecchio porto è ancora perfettamente leggibile, come una colata di cioccolato solidificata sul fianco della montagna, e il paese ci sta sopra, bianco e ordinato, con il suo isolotto piantato davanti alla costa.

Il 5 maggio 1706 il vulcano di Montaña Negra, che le cronache locali chiamano anche Trevejo, ha cancellato in poche ore il porto più importante di Tenerife: quello da cui partiva il malvasía per l’Inghilterra, le Fiandre e le Indie, il porto che aveva fatto ricchi i Ponte, i Villafuerte e i marchesi di Quinta Roja. Garachico non si è più ripresa in termini economici, ed è precisamente questo il motivo per cui oggi è così bella: mentre il resto del nord si riempiva di banane e di cemento, qui il tempo si è fermato per due secoli.

Fondato nel 1496 dal banchiere genovese Cristóbal de Ponte, il paese è oggi un centro storico di pietra scura e legno di tea in cui si cammina benissimo. Quello che vale la pena vedere sta quasi tutto in un quadrilatero di poche centinaia di metri: le piscine naturali di El Caletón, il Castillo de San Miguel, il Roque de Garachico, la Plaza de la Libertad, l’ex convento di San Francisco, la Iglesia de Santa Ana con il suo museo di arte sacra, il Parque de la Puerta de Tierra, l’ex convento di Santo Domingo de Guzmán con il museo d’arte contemporanea, la Casa Palacio de los Condes de La Gomera, la Iglesia de Nuestra Señora de los Ángeles, le case nobiliari dei Ponte, dei Villafuerte e della Quinta Roja, l’Ermita de San Roque, il monumento al Motín del Vino, la scultura Tensei Tenmoku, il convento delle Concezioniste Francescane e i due belvedere sopra il paese.

E poi c’è il mare, che qui è fatto di cale di sabbia nera più che di spiagge vere: El Guincho, la Playa del Muelle, la Caleta de Interián e l’arenile dell’antica baia. Ti racconto cosa vedere, dove dormire, come arrivare, quando andare e dove si trova.


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Cosa vedere a Garachico

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Ti metto in fila quello che ho visto, dal pezzo forte alle curiosità che si incontrano camminando: El Caletón, il Castillo de San Miguel, il Roque, la Plaza de la Libertad, l’ex convento di San Francisco, la Iglesia de Santa Ana, il Parque de la Puerta de Tierra, l’ex convento di Santo Domingo, la Casa de los Condes de La Gomera, la Iglesia de Nuestra Señora de los Ángeles, le case nobiliari, l’Ermita de San Roque, il monumento al Motín del Vino, il Tensei Tenmoku, il convento delle Concezioniste, il Mirador de Garachico e il Mirador de El Guincho.

Le piscine naturali di El Caletón

caleton garachico tenerife

Sono la ragione per cui mezza Tenerife scende a Garachico la domenica, e capisci perché nel momento esatto in cui le vedi: una successione di vasche, canali e archi di roccia nera formatasi quando la colata del 1706 è entrata in mare e si è raffreddata di colpo, riempita e svuotata dall’oceano a ogni marea. L’acqua è limpida in modo quasi irritante, decisamente fresca, e ci si entra dalle scalette metalliche che il comune ha piazzato nei punti giusti. Ciò che nel 1706 era il simbolo della catastrofe è oggi il bagno più bello della costa nord, il che è un paradosso di cui i garachiquenses vanno giustamente fieri. Vale come promemoria del fatto che cosa vedere a Tenerife non significa solo Teide, Anaga e i resort del sud: qui il vulcanismo si è tradotto in una piscina pubblica gratuita con vista sul Roque. Un avvertimento serio: con mare mosso le vasche diventano pericolose e vengono chiuse, quindi guarda i cartelli e non fare l’eroe.

Il Castillo de San Miguel

38450 Garachico, Santa Cruz de Tenerife, Spagna

Castillo de San Miguel garachico tenerife

Piantato sulla riva a pochi metri dal Caletón, è una torre merlata quadrata dalle mura assurdamente spesse, costruita a partire dal 1575 su concessione reale ottenuta da Fabián Viña Negrón, sindaco di Garachico e reggidore di Tenerife, per difendere il porto dagli sbarchi indesiderati. È l’edificio che meglio di tutti ha resistito alla lava, che gli è passata accanto senza inghiottirlo, e sopra il portale si vede ancora lo stemma reale scolpito nella pietra. Oggi è Bien de Interés Cultural e ospita nel cortile d’armi un centro di interpretazione del municipio, ma la vera ragione per entrare è salire sulla terrazza: da lassù capisci in due minuti come la colata abbia creato le piscine sotto di te. Ci vogliono venti minuti, l’ingresso costa poco e le viste ripagano abbondantemente.

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Il Roque de Garachico

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È l’isolotto che si staglia davanti alla costa e che ha dato il nome al paese — garachico, dalle voci guanches per “roccia piccola”. Le sue pareti verticali salgono a poche decine di metri dalla riva ed è Monumento Natural dal 1987, il che significa che non ci si sbarca: la sua funzione oggi è fare da rifugio a uccelli marini e migratori e da riserva per specie vegetali rupicole che altrove sull’isola hanno vita difficile. Lo si guarda dal Caletón, dal molo o dai belvedere, e cambia colore quattro volte al giorno a seconda di come lo prende la luce. Al tramonto, dal lungomare, è la fotografia che tutti si portano a casa da Garachico.

La Plaza de la Libertad

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È il salotto del paese e ha cambiato nome tante di quelle volte da meritarsi un capitolo a parte: Plaza de Santa Ana, de la Constitución, de la República, e poi quello che il Novecento spagnolo le ha imposto per quarant’anni. Oggi è un quadrato ombreggiato da grandi alberi, con un chiosco centrale che fa anche da caffetteria e panchine dove i pensionati tengono banco dalla mattina alla sera. Attorno c’è il meglio dell’architettura civile garachiquense: l’ex convento di San Francisco, il municipio, la Casa Palaciega de los Condes de La Gomera e la Casa de la Quinta Roja, oggi trasformata in hotel. In fondo alla piazza c’è anche un busto di Simón Bolívar, perché il Libertador aveva antenati canari legati a queste famiglie, ed è il tipo di dettaglio che rende Garachico molto più interessante della media dei borghi carini.

L’ex convento di San Francisco

Gta. San Francisco, 1, 38450 Garachico

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Fondato nel Cinquecento e affacciato sulla Plaza de la Libertad, è uno degli edifici che meglio raccontano la Garachico pre-eruzione. Quello che colpisce sono i chiostri: due livelli di logge in legno di tea, scuro e resinoso, attorno a un giardino interno dove la temperatura scende di qualche grado appena entri. Oggi ospita la Casa de la Cultura, con sale espositive e una raccolta di storia naturale che vale la mezz’ora richiesta. L’ingresso è generalmente gratuito ed è uno dei pochi posti in paese dove ti puoi sedere in silenzio anche a Ferragosto.

La Iglesia de Santa Ana

Calle Julio Rosquet Garcia, s/n, 38450 Garachico

iglesia de santa ana garachico tenerife

È la chiesa madre di Garachico, del XVI secolo, e come quasi tutto qui è stata rifatta dopo il 1706. Ha tre navate e la sua bellezza sta soprattutto in due dettagli: i soffitti lignei di ispirazione mudéjar, che sono il marchio di fabbrica dell’architettura canaria del periodo, e il portale monumentale rinascimentale che si affaccia sulla piazza. Sull’altare maggiore c’è un Crocifisso del Seicento di qualità notevole, e vale la pena alzare lo sguardo prima di uscire. Al tempio è annesso il Museo de Arte Sacro, aperto in giorni limitati, che conserva arredi, argenterie e statuaria provenienti da diverse chiese della zona: se ti capita di trovarlo aperto nel fine settimana, entra.

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Il Parque de la Puerta de Tierra

Pl. Juan González de la Torre, 3, 38460 Garachico

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È un piccolo parco urbano affacciato sulla Plaza Juan González de la Torre, e contiene il singolo oggetto più commovente del paese: l’arco di pietra che segnava l’ingresso al porto vecchio. Oggi sta lì, in mezzo alle palme e ai fiori, a diverse decine di metri dal mare, perché tra lui e l’oceano c’è la lava del 1706. Nel parco si conserva anche un antico lagar, il torchio con cui si pigiava l’uva dei vini che partivano da questo scalo, e c’è il Rincón de los Poetas con il busto di Rafael Alberti, che visitò Garachico nel 1991 e ne restò evidentemente colpito. L’ingresso è libero, gli orari sono ridotti nei mesi invernali, e bastano dieci minuti per capire perché i garachiquenses lo considerino il vero monumento del paese.

L’ex convento di Santo Domingo de Guzmán

C. Puerto del Rosario, 38450 Garachico

Fondato nel 1601 grazie a Nicolás Esteban de Ponte, è un edificio seicentesco con una facciata scandita da una fila di balconi lignei e circondata da un giardino che ne raddoppia l’effetto. Oggi ospita un auditorium e il museo d’arte contemporanea del paese, un accostamento che funziona meglio di quanto la descrizione lasci pensare: tele e installazioni dentro le mura di un convento dominicano sopravvissuto alla lava. Le mostre cambiano con regolarità e la biglietteria è simbolica. È la tappa che consiglio a chi ha già visto tutte le chiese e comincia ad avere la sensazione che il Seicento canario si assomigli un po’ troppo.

La Casa Palacio de los Condes de La Gomera

La chiamano tutti Casa de Piedra, e il soprannome è la descrizione più precisa possibile: una facciata in pietra vulcanica scura, sobria fino alla severità, con un portale monumentale che è forse il pezzo di scultura civile più bello del paese. Appartenne a Juan Bautista de Ponte y Fonte prima di passare ai conti della Gomera, e fu ricostruita dopo l’eruzione mantenendo l’impianto originario tra Cinque e Seicento. Oggi ospita esposizioni e attività culturali, quindi capita spesso di poterci entrare senza pagare nulla. Vale in ogni caso una sosta anche solo dall’esterno, all’angolo della Glorieta de San Francisco.

La Iglesia de Nuestra Señora de los Ángeles

Gta. San Francisco, 1, 38450 Garachico

È la chiesa annessa all’ex convento di San Francisco, e risale anch’essa alla prima fase della storia di Garachico. È piccola, raccolta, con un’unica navata e un’atmosfera molto diversa da quella solenne di Santa Ana: qui l’impressione è quella di una chiesa di comunità più che di rappresentanza. Gli orari sono capricciosi e spesso apre solo per le funzioni, quindi mettila in conto come un colpo di fortuna più che come una tappa programmata. Se la trovi aperta, entra: ci vogliono cinque minuti e chiude il cerchio sul complesso francescano.

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Le case nobiliari: Ponte, Villafuerte e Quinta Roja

Garachico ha avuto due secoli di ricchezza vera e le famiglie che l’avevano costruita si sono fatte le case che si meritavano. La Casa de los Marqueses de Villafuerte, di fine Seicento, è una delle pochissime scampate all’eruzione e conserva un fronte blasonato sobrio e un archivio familiare di notevole importanza; sta su un promontorio all’ingresso del paese. La Casa de los Marqueses de la Quinta Roja, settecentesca e interamente rifatta, ha una facciata e uno scalone che valgono la deviazione, e oggi funziona come hotel. La Casa de los Ponte, infine, ricorda la famiglia che ha inventato Garachico e l’ha governata per generazioni. Non sono tutte visitabili, ma camminare tra le loro facciate ti dà la misura di quanto denaro passasse da questo porto.

L’Ermita de San Roque

Ermita de San Roque, s/n, 38450 Garachico

Sta all’estremità orientale del centro, dove il paese comincia a diradarsi, ed è un piccolo eremo bianco dedicato al santo protettore dalle epidemie — scelta tutt’altro che casuale, in un paese che nel Cinquecento fu decimato dalle pestilenze prima ancora che dalla lava. L’edificio è minuscolo e semplice, ma il 16 agosto diventa il centro assoluto della vita locale con la Romería de San Roque, quando le carrette addobbate, i costumi tradizionali, il vino e le parrandas riempiono le strade fino a notte. È la festa in cui Garachico smette di essere un museo all’aperto e torna a essere un paese. Se stai organizzando il viaggio con margine, prova a farlo capitare in quei giorni.

Il monumento al Motín del Vino

Sul lungomare c’è un gruppo scultoreo che ricorda un episodio che i garachiquenses non hanno mai dimenticato: la rivolta del 1666 contro i mercanti inglesi che controllavano l’esportazione del malvasía e ne tenevano il prezzo dove faceva comodo a loro. La popolazione si sollevò, e per una volta la storia del vino canario non finì con i produttori che chinavano la testa. È un monumento moderno, non particolarmente sofisticato, ma spiega meglio di qualsiasi pannello informativo cosa fosse davvero questo porto e quanto contasse il vino che ci passava. Sta lungo la passeggiata costiera, tra il Caletón e l’Ermita de San Roque, e lo incontri per forza.

Il Tensei Tenmoku di Kan Yasuda

Sul fronte mare, poco distante dal castello, c’è una grande scultura in marmo bianco dello scultore giapponese Kan Yasuda: forme morbide, levigate, prive di spigoli, piazzate in mezzo alla roccia vulcanica nera. L’effetto è di quelli che dividono, e ammetto che la prima volta l’ho trovata fuori posto. Poi ci sono tornato al tramonto, con il marmo che catturava l’ultima luce contro la lava, e ho cambiato idea. È diventata uno dei punti di ritrovo del lungomare e uno dei più fotografati del paese.

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Il convento delle Concezioniste Francescane

C. Esteban de Ponte, 38, 38450 Garachico

Meno noto degli altri due complessi conventuali, conserva una porta di gusto classicista e un altare maggiore di buona fattura, e ha il pregio di essere ancora un luogo di clausura attivo e non un contenitore culturale. Lo si visita in modo parziale e discreto, il che è esattamente il punto. Ci si arriva camminando dalle vie interne del centro storico, che sono poi il vero motivo per cui uno viene a Garachico: acciottolato, muri bianchi, portoni di tea, gerani. Mettilo in conto come tappa di passaggio più che come visita a sé.

Il Mirador de Garachico

Si trova sulla TF-820, la strada che scende da El Tanque, a circa 460 metri di quota, ed è il punto da cui il paese si capisce meglio che da qualsiasi altro posto. Da lassù si vedono contemporaneamente il centro storico, il Roque, il porto turistico, la colata del 1706 che scende dritta dalla montagna e, nelle giornate limpide, il profilo di La Palma e La Gomera all’orizzonte. Il parcheggio è piccolo e nelle ore centrali si riempie, quindi conviene arrivarci presto o al tramonto. Poco distante c’è un ristorante panoramico dove ho mangiato guardando il paese dall’alto, il che vale bene il conto.

Il Mirador de El Guincho

All’estremità opposta, sul lato di Icod de los Vinos, il belvedere del quartiere di El Guincho — poche centinaia di abitanti in mezzo alle piantagioni di banane — offre la prospettiva contraria: il Roque visto di taglio, il porto turistico costruito di recente e la costa che si allunga verso est tra scogliere e platanere. È molto meno frequentato dell’altro e per questo lo preferisco. Nelle vicinanze c’è anche il Mirador de La Culata, con un affaccio simile da una quota diversa. Se hai l’auto, fai entrambi: sono cinque minuti l’uno dall’altro e insieme ti danno le due facce di Garachico.

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Le migliori spiagge di Garachico

Metti in conto una cosa prima di scendere in acqua: qui non ci sono chilometri di sabbia dorata, e chi arriva aspettandoseli resta deluso. La costa di Garachico è quella tipica del nord-ovest di Tenerife, fatta di scogliere basse, colate nere e piccole cale di sabbia vulcanica scura, con un oceano che ha un carattere decisamente più deciso di quello del sud. Il bagno migliore, di gran lunga, resta quello nelle piscine di El Caletón. Ma se cerchi la sabbia, le opzioni non mancano, e hanno tutte il pregio di essere frequentate quasi solo da gente del posto.

Playa dEl Guincho

È la mia preferita del comune: una caleta incassata tra colate nere modellate a scogliera, circondata da piantagioni di banane, poco a est del centro verso Icod de los Vinos. L’accesso richiede un minimo di impegno e questo tiene lontani i pullman, con il risultato che anche in agosto ci si trova spazio. Le condizioni di balneazione sono generalmente buone quando il mare è calmo, ma non c’è sorveglianza e conviene valutare le onde prima di entrare. È il posto giusto per una mattinata senza programmi, con il Roque che spunta sulla destra.

Playa del Muelle

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È la cala urbana del paese, accanto al porto peschereccio: sabbia nera, ciottoli vulcanici e acque tranquille, protette dai frangiflutti del molo su cui la gente del posto si stende a prendere il sole come se fosse la cosa più normale del mondo. Non è una spiaggia da cartolina — la strada le passa praticamente sopra — ma è comodissima, ha docce e accessi attrezzati e ti permette di alternare bagno e passeggiata nel centro storico senza spostare l’auto. È la scelta pratica quando hai un’ora e non vuoi organizzarti. Con mare mosso, le onde arrivano fin sul lungomare.

Playa de La Caleta de Interián

Appena fuori dal centro, verso ovest, nel nucleo omonimo, è una spiaggia semiurbana di sabbia nera e callado con accessi ben sistemati e un’atmosfera di paese di pescatori che il turismo non ha ancora ritoccato. Ha circa duecento metri di sviluppo, onde moderate e un’occupazione bassa quasi tutto l’anno. Il suo momento è la festa di San Andrés, quando la baia ospita uno spettacolo pirotecnico sull’acqua che vale da solo il viaggio. La pesca da queste parti è ancora un mestiere, non un folclore, e si sente.

Playa de Garachico

È l’arenile dell’antica baia, sul lato occidentale dell’abitato, con condizioni di balneazione accettabili quando il mare collabora e una frequentazione quasi interamente locale. Non ha grandi pretese estetiche, ma è il punto in cui i garachiquenses vengono a farsi il bagno di fine giornata prima di risalire in paese. La consuetudine, qui, prevede una tappa alla Heladería El Abuelo, che ha una fama consolidata e code che si formano da sole verso le sei di sera. Fai come loro: bagno, gelato, passeggiata.

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Dove dormire a Garachico

Dormire a Garachico significa quasi sempre scegliere una struttura piccola e storica: il paese non ha resort e non li avrà mai, perché il centro è tutelato e lo spazio non c’è. L’offerta migliore è quella degli hotel ricavati dentro le case nobiliari e le vecchie dimore del centro storico, come la Casa de la Quinta Roja affacciata sulla Plaza de la Libertad o le hacienda restaurate nella zona di El Guincho, in mezzo alle piantagioni. Ci sono poi hotel rurali e case canarie ristrutturate con patii interni, travi in tea e tre o quattro camere in tutto, dove la colazione la serve il proprietario. Se preferisci muoverti con più libertà, la zona di El Guincho e della Caleta de Interián offre appartamenti e case vacanza a prezzi più contenuti, a pochi minuti d’auto dal centro. Un consiglio pratico: chiedi sempre del parcheggio, perché le vie del casco antiguo sono strettissime e lasciare l’auto può diventare l’unico vero problema del soggiorno.


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Come arrivare a Garachico

Garachico sta sulla costa nord-occidentale di Tenerife e il modo più comodo per raggiungerla è l’auto. Dall’aeroporto Tenerife Norte–Ciudad de La Laguna sono una cinquantina di chilometri e circa un’ora, percorrendo l’autostrada del nord TF-5 fino a Icod de los Vinos e scendendo poi alla costa lungo la strada locale; dall’aeroporto Tenerife Sur–Reina Sofía la distanza sale a circa 65 chilometri e il tempo a un’ora e venti, combinando la TF-1 e la TF-5. Da Puerto de la Cruz sono meno di trenta chilometri, da Santa Cruz de Tenerife una sessantina. Se arrivi dall’alto, dalla TF-820 che scende da El Tanque, hai il vantaggio di passare per il belvedere: fallo, ne vale la pena. Con i mezzi pubblici funziona bene la rete TITSA, e la linea di riferimento è la 363, che collega Puerto de la Cruz a Buenavista del Norte passando per Icod de los Vinos e Garachico; altre linee arrivano da Santa Cruz e da La Laguna con un cambio. Sull’isola, per la cronaca, gli autobus li chiamano tutti guaguas: prendici confidenza subito, ti servirà.

Quando andare a Garachico

Il nord-ovest di Tenerife ha un clima diverso da quello del sud: più fresco, più umido, decisamente più verde, con la coltre di nubi che gli alisei spingono contro il versante settentrionale e che i canari chiamano panza de burro. Le temperature restano miti tutto l’anno, ma l’acqua è più fresca e le mareggiate invernali sono un fattore da considerare, perché quando l’oceano si arrabbia le piscine del Caletón vengono chiuse per sicurezza. Il periodo migliore per il bagno va da giugno a inizio ottobre, con settembre come mese ideale: mare al massimo della temperatura, luce bellissima e meno gente rispetto ad agosto. Per il centro storico, invece, funziona tutto l’anno, e anzi le giornate di gennaio con il cielo lavato dalla pioggia sono quelle in cui dal belvedere si vede fino a La Palma. Se vuoi il paese nella sua versione più autentica, punta al 16 agosto e alla Romería de San Roque.

Dove si trova Garachico

Garachico è un comune di circa 29 chilometri quadrati sulla costa nord-occidentale di Tenerife, nella comarca di Icod-Daute-Isla Baja, in provincia di Santa Cruz de Tenerife. Il centro abitato sorge a livello del mare, in un valle stretto tra versanti boscosi e un litorale roccioso, sulla piattaforma di lava creata dall’eruzione del 1706. Confina a est con Icod de los Vinos, a ovest con Los Silos e in quota con El Tanque, mentre a poche decine di metri dalla costa si erge il Roque de Garachico. Dista circa 30 chilometri da Puerto de la Cruz, 60 da Santa Cruz de Tenerife e 65 dall’aeroporto Tenerife Sur.

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