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Ci sono arrivato convinto di trovare un mucchio di sassi con un ufficio stampa molto capace, e me ne sono andato tre ore dopo con la sgradevole sensazione di non avere più un’opinione. È il bello di questo posto: cosa vedere alle Piramidi di Güímar è una domanda che ne nasconde un’altra, cioè piramidi di chi, e nessuno ha ancora una risposta che metta d’accordo tutti.
Nel parco etnografico voluto da Thor Heyerdahl, e finanziato dall’armatore norvegese Fred Olsen, il pezzo forte sono le sei strutture a gradoni di pietra lavica allineate ai solstizi, con il doppio tramonto che si osserva dall’asse del complesso il 21 giugno.
Intorno c’è tutta la parte al coperto: il museo ricavato nella vecchia Casa Chacona, la riproduzione a grandezza naturale della barca di papiro Ra II insieme alle altre imbarcazioni delle spedizioni norvegesi, e l’auditorium semi-interrato con il documentario che ti mette davanti entrambe le teorie.
Poi c’è il verde, che qui non è contorno: il giardino velenoso con oltre settanta specie tossiche, il giardino sostenibile costruito come un barranco canario e le quattro rotte all’aperto — botanica, delle esportazioni, culturale e vulcanica.
Restano la Cueva Chacona con i suoi scavi, le esposizioni sull’Isola di Pasqua e sulla plastica negli oceani, e in fondo a tutto la vista sulla valle di Güímar e sul malpaís. Ti racconto ogni pezzo, e anche la litigata scientifica che ci sta sotto.
Le sei piramidi a gradoni
Sono lì, tozze e serissime, terrazzate su più livelli, con gli angoli in pietra squadrata e la superficie superiore piatta come un tavolo mal apparecchiato. Non sono cave: dentro non c’è nulla, sono blocchi pieni di roccia lavica, e la prima cosa che ti colpisce è che il terreno sotto è stato spianato prima di costruirle. Heyerdahl ci vedeva la parentela con le strutture a gradoni di Sicilia, Mesopotamia, Messico, Perù e Polinesia. Gli archeologi dell’Università di La Laguna ci vedono invece dei majanos, i cumuli con cui i contadini ottocenteschi ripulivano i campi destinati alla cocciniglia, l’insetto da cui si ricavava il colorante che per qualche decennio fece la fortuna delle Canarie. Camminandoci intorno passi da una teoria all’altra ogni cinque minuti, che è esattamente il divertimento.
Il doppio tramonto del solstizio
Nel 1991 tre ricercatori dell’Istituto di Astrofisica delle Canarie — Belmonte, Esteban e Aparicio — misurarono gli allineamenti e trovarono che il complesso principale guarda ai solstizi d’estate e d’inverno. La conseguenza più scenografica è il doppio tramonto: il 21 giugno, dall’asse delle piramidi, il disco solare sparisce dietro il crinale, e pochi minuti dopo una fetta di sole riappare più in là prima di sprofondare per davvero. È un effetto ottico prodotto dal profilo della montagna, non un miracolo, e proprio per questo funziona: puoi essere scettico su tutto il resto e restare comunque a bocca aperta.
Il museo nella Casa Chacona
La casa colonica che sta all’ingresso è stata svuotata e riempita di mappe, fotografie e vetrine. Ci trovi una delle raccolte fotografiche più ampie al mondo di piramidi e strutture a gradoni, distribuita tra due sale e il patio centrale, i risultati degli scavi, i dettagli costruttivi delle strutture di Güímar e le diverse ipotesi sul loro significato, esposte senza che qualcuno provi a chiuderti la questione in mano. Le mappe con la distribuzione mondiale delle piramidi a gradoni e dei luoghi dove si costruivano barche di giunco sono la parte che rimane addosso più a lungo.
La Ra II e le barche di Heyerdahl
In un padiglione a parte c’è la riproduzione a grandezza naturale della Ra II, la barca di papiro con cui nel 1970 Heyerdahl attraversò l’Atlantico dal Marocco alle Barbados per dimostrare che la traversata era tecnicamente possibile con mezzi antichi. Accanto, i modelli delle altre imbarcazioni, a partire dalla zattera Kon-Tiki del 1947. Vista da vicino, la Ra II sembra un enorme fascio di erba secca legato bene, e capisci perché il norvegese abbia passato la vita a farsi dare del pazzo.
L’auditorium e il documentario
L’auditorium è un edificio semi-interrato, tirato su in modo da non aggredire il paesaggio, e dentro passa un documentario di un quarto d’ora scarso, disponibile in diverse lingue. Racconta le spedizioni transoceaniche e poi mette le due teorie una accanto all’altra: terrazze agricole ottocentesche da un lato, tempio solare di antichi navigatori dall’altro. È il momento in cui conviene sedersi, perché è l’unico posto ombreggiato in cui ti spiegano perché stai guardando quei sassi.
Il giardino velenoso
All’ingresso, insieme all’audioguida, ti consegnano una chiave: serve per il Jardín Venenoso, un recinto con più di settanta specie vegetali tossiche raccolte da tutto il mondo, unico nel suo genere alle Canarie. Cartelli spiegano cosa fa ciascuna pianta al corpo umano, con un dettaglio clinico che fa venire voglia di tenere le mani in tasca. Ho attraversato tutto il giardino con la stessa andatura prudente che si tiene in un negozio di cristalleria.
La Cueva Chacona
Sotto e attorno al complesso ci sono le cavità che hanno dato il nome alla casa e al parco. Gli scavi condotti nella Cueva Chacona sono una delle poche fonti di dati concreti su questo pezzo di valle, e i risultati sono raccontati nel museo insieme a quelli delle strutture a gradoni. È la parte meno spettacolare della visita e la più onesta.
Il giardino sostenibile
Realizzato con l’Università di La Laguna, riproduce l’ambiente di un barranco canario: piante endemiche, gestione dell’acqua ridotta all’osso, un modello di giardino che qui non è un vezzo ma una necessità. Dal 2017 l’intero parco è riconosciuto anche come giardino botanico, e questa è la sezione in cui la cosa si vede meglio.
Le quattro rotte all’aperto
Il parco si percorre seguendo quattro itinerari segnalati: quello botanico, quello delle esportazioni — cocciniglia, banane, pomodori, la storia economica dell’isola raccontata dai suoi prodotti — quello sulla cultura canaria e quello vulcanico, che spiega di che pasta è fatto il terreno che stai calpestando. Insieme coprono oltre sessantamila metri quadrati, e a piedi si sente.
L’esposizione sull’Isola di Pasqua e la Polinesia
Una mostra dedicata a Rapa Nui e alla navigazione nel Pacifico, terreno di caccia storico di Heyerdahl. Sta in un’ala separata e in certi biglietti non è compresa, quindi conviene guardare bene cosa stai comprando prima di arrivare alla porta.
La mostra sulla plastica negli oceani
La prima esposizione permanente in Spagna sull’inquinamento da plastiche marine sta qui, in mezzo alle piramidi, e non è così fuori tema come sembra: il mare che Heyerdahl attraversava su fasci di papiro è lo stesso che oggi restituisce microplastiche alle spiagge di Tenerife.
La vista sulla valle di Güímar
Dall’alto delle terrazze lo sguardo scende verso il malpaís di Güímar, la colata scura punteggiata di tabaibe e cardoni che arriva fino alla costa, e risale dall’altra parte verso la cumbre. Da qualche punto si vede anche il mare. È la vista che avevano davanti i guanci del menceyato di Güímar, quello del mencey Añaterve, ed è la ragione per cui questo lembo di valle è abitato da parecchio prima di qualunque discussione sulle piramidi.
Dove dormire vicino alle Piramidi di Güímar
Il paese di Güímar è la scelta più comoda e la meno turistica: case rurali e piccoli alberghi ricavati in fincas, prezzi ragionevoli, silenzio serale garantito e qualche bar dove si cena come si cenava vent’anni fa. Sulla costa, El Puertito de Güímar offre l’alternativa marina, minuscola e senza pretese. Poco più a nord Candelaria, con la sua basilica e il lungomare, ha un’offerta più ampia. Se stai facendo base a Santa Cruz de Tenerife o nel sud turistico, comunque, le piramidi restano una gita di mezza giornata: non serve spostare i bagagli.
Come arrivare alle Piramidi di Güímar
Il parco sta in calle Chacona, appena sopra il centro di Güímar, sul versante orientale dell’isola. In auto è la soluzione più semplice: si prende l’autostrada del sud, la TF-1, che collega Santa Cruz al sud dell’isola correndo lungo questa costa, si esce a Güímar e si sale in paese seguendo le indicazioni per il parco etnografico. Il parcheggio c’è. Senza auto ci si arriva con gli autobus della TITSA, che collegano Güímar a Santa Cruz e alla costa meridionale con corse frequenti: dalla fermata in paese all’ingresso è una camminata breve ma in salita, e con il sole delle due del pomeriggio si sente tutta.
Quando andare alle Piramidi di Güímar
Il parco è aperto quasi tutti i giorni dell’anno, e Güímar è uno dei posti più asciutti e soleggiati dell’isola: è il versante che il vento aliseo lascia sereno mentre il nord si copre di nuvole. Vai la mattina presto, perché l’ombra qui è merce rara e la pietra lavica scura restituisce calore per tutto il pomeriggio. La luce migliore per le fotografie è quella bassa di fine giornata, che rimette in evidenza i gradoni. Se ti interessa il doppio tramonto del 21 giugno, informati in anticipo sulle aperture straordinarie, perché in orario ordinario il parco chiude prima del tramonto.
Dove si trova il parco delle Piramidi di Güímar
Siamo sulla costa orientale di Tenerife, nel comune di Güímar, dentro l’ampia valle che scende dalla dorsale centrale dell’isola fino al mare, a metà strada tra Santa Cruz de Tenerife e il sud turistico. Il complesso è a ridosso dell’abitato, in posizione rialzata, con il Malpaís de Güímar e la Montaña Grande a fare da quinta verso la costa e il Teide nascosto dietro le creste alle spalle. È una zona di vigne, banane e terrazzamenti, storicamente uno dei menceyati guanci più importanti dell’isola, oggi tagliata in due dalla TF-1 e ancora poco frequentata dal turismo di massa.
