Playa de Las Américas: la spiaggia che ha inventato le vacanze nel sud di Tenerife

Un chilometro di sabbia dorata spezzato in calette riparate, un lungomare che non finisce mai e la notte più chiassosa delle Canarie: qui il mare è solo metà del racconto.

Playa de Las Américas occupa la fascia costiera più famosa e più discussa del sud di Tenerife, a cavallo fra i comuni di Arona e Adeje, in quel tratto di litorale che comincia a ovest della Montaña Chayofita, appena oltre il Barranco del Rey, e prosegue fino a confondersi con Costa Adeje senza che nessun cartello ti avverta del passaggio.

Non è una spiaggia sola: è una successione di arenili artificiali separati da moli e frangiflutti — Playa del Camisón, Playa de Troya, Playa Honda, Playa del Bobo, Tierra Negra — che insieme superano il chilometro di sviluppo e che tutti, per comodità e per abitudine, chiamano con il nome della località. È il posto che ha inventato il turismo di massa nell’isola alla fine degli anni Sessanta, quando qui c’erano solo malpaís, pietra nera e qualche piantagione di pomodori, ed è anche quello che l’ha pagata più cara in termini di reputazione.

Fra tutte le spiagge di Tenerife è la più facile da liquidare con una battuta e, se sei disposto a guardarla per quello che è davvero, la più sorprendente: mare calmo dentro le anse protette e onde vere a duecento metri di distanza, famiglie con l’ombrellone alle dieci del mattino e ragazzi in fila davanti ai locali a mezzanotte, il tutto sotto un sole che non prende quasi mai giorni di ferie.

Nel dettaglio, l’insieme si sviluppa per circa mille metri di costa, con l’arenile principale che tocca il mezzo chilometro di lunghezza e una sessantina di metri di larghezza media, mentre le calette laterali sono più raccolte e in alcuni tratti si restringono a poche decine di metri. La sabbia è fine e dorata, e come nel resto della costa meridionale non è farina del sacco vulcanico locale: questi arenili sono stati costruiti dall’uomo, riempiti con sabbia chiara importata dal Sahara e stesa sopra un fondo di callaos e roccia lavica. Il risultato è un mosaico e non un tappeto uniforme: dove il rifornimento è stato più generoso — Camisón, Troya, il fronte centrale — trovi sabbia vera fino alla battigia; verso Playa Honda e Tierra Negra riaffiorano ciottoli scuri e piattaforme di lava, che ai bambini piacciono meno ma alle fotografie molto di più.

Ogni cala è chiusa da speroni artificiali che tagliano l’onda e creano bacini d’acqua tranquilla, con fondale che scende gradualmente e mare quasi sempre praticabile; fuori dalla protezione, però, l’Atlantico riprende in mano la situazione, e le correnti intorno ai moli vanno rispettate. L’arenile è pubblico su tutta la sua estensione, con noleggio di lettini e ombrelloni, docce, servizi igienici, aree gioco, passerelle e accessi per persone con mobilità ridotta, oltre a un servizio di salvamento con bagnini e sistema di bandiere. La qualità dell’acqua è buona e alcuni settori — fra cui i tratti classificati come Las Américas I e Las Américas II — hanno ottenuto la Bandiera Blu. Le famiglie tendono a concentrarsi su Playa del Camisón, la più raccolta e ordinata, e su Playa de Troya; chi cerca spazio e non teme un fondo più irregolare si sposta verso nord. Nessun albergo privatizza la sabbia: gli hotel, che qui formano una muraglia continua, si fermano alle proprie piscine e terrazze.

Quello che si fa a Las Américas, oltre a stare in acqua, è camminare avanti e indietro lungo il paseo marítimo, che è la vera infrastruttura sociale del posto. Verso sud-est il lungomare ti porta in una mezz’ora buona fino a Playa de Las Vistas e al vecchio nucleo di Los Cristianos, con il suo porto peschereccio; verso nord-ovest prosegue senza interruzioni dentro Costa Adeje, sfiorando Puerto Colón e arrivando fino a Playa de Fañabé. È un percorso di quattro o cinque chilometri complessivi che si può fare in ciabatte, con i chioschi, le palme e i muretti di pietra vulcanica, ed è il modo migliore per capire la scala di quello che è stato costruito qui in cinquant’anni.

Qui l’offerta turistica è vasta e onesta: paddle surf, kayak, jet ski, parasailing, flyboard, immersioni, e soprattutto surf, perché a dispetto della fama da villaggio vacanze questa costa ospita alcuni dei break più rispettati dell’arcipelago — davanti al fronte alberghiero si trova il celebre reef mancino noto come La Izquierda, riservato a chi sa quello che fa, mentre le scuole per principianti lavorano sulle onde più docili di Troya e del Bobo. Dal vicino Puerto Colón partono ogni giorno le uscite in barca per l’avvistamento di balene pilota e delfini, che in questo tratto di oceano sono stanziali tutto l’anno.

Per mangiare c’è di tutto e il livello segue una regola semplice: più ti allontani dalla prima fila del lungomare, meglio si mangia; i guachinche e i ristoranti canari veri stanno nelle vie interne e nei paesi di collina, mentre sul fronte spiaggia dominano hamburger, pizza e menù plastificati in quattro lingue. La sera, infine, arriva il capitolo che ha reso famoso il posto: la zona di Las Veronicas, con Starco e The Patch, è la concentrazione di locali notturni più densa delle Canarie, rumorosa fino all’alba e mai particolarmente elegante. Sappi che esiste, sappi dov’è, e regolati: a trecento metri di distanza, dall’altra parte del Parque Central de Arona, si dorme benissimo.

Nei dintorni immediati la scelta è ampia senza bisogno di allontanarsi. A un paio di chilometri verso sud-est, superata la Montaña Chayofita, ci sono Playa de Las Vistas e Los Cristianos, con il porto da cui partono le escursioni e con un centro storico che, a differenza di qui, esisteva già prima del turismo. Nella direzione opposta, oltre il Barranco del Rey, comincia Costa Adeje: Puerto Colón con le barche ormeggiate, Playa de Fañabé, e più avanti la sabbia curatissima di Playa del Duque, la più elegante e la più cara di questo litorale.

Sempre a poca distanza, sulla collina alle spalle del fronte mare, si trovano il campo del Golf Las Américas e l’ingresso di Siam Park, il parco acquatico a tema thailandese che è la principale attrazione a pagamento del sud dell’isola. Chi vuole abbandonare del tutto il registro turistico può risalire di pochi chilometri verso l’interno fino al paese di Arona, borgo di case bianche affacciato sulla costa, oppure spingersi lungo il litorale fino a La Caleta, vecchio villaggio di pescatori a una decina di chilometri, dove si cena guardando il tramonto senza musica sparata a volume. Sull’orizzonte, in tutte queste passeggiate, resta piantata la sagoma di La Gomera, che al calare del sole diventa una silhouette viola e giustifica da sola una birra al chiosco.

Sulla stagionalità, la formula del sud di Tenerife funziona senza eccezioni: qui si fa il bagno dodici mesi l’anno, con l’acqua che scende raramente sotto i 19-20 gradi fra febbraio e marzo e sale ai 23-24 di settembre e ottobre, e con una media di ore di sole che nel resto d’Europa non ha rivali in inverno. Proprio per questo il calendario è rovesciato rispetto a quello mediterraneo: i mesi più affollati sono quelli freddi, da dicembre a Pasqua, quando britannici, irlandesi e scandinavi riempiono ogni albergo, mentre agosto è il mese di canari e peninsulari, con la spiaggia piena e la sera chiassosa.

Se puoi scegliere, punta su maggio e giugno o sulla finestra fra ottobre e la prima metà di novembre: temperature fra i 24 e i 27 gradi, mare al massimo del tepore, prezzi ragionevoli e arenili larghi. Dentro la giornata, il momento migliore è prima delle undici, quando la sabbia è appena rastrellata e l’acqua nelle calette è immobile; dal primo pomeriggio l’aliseo tende ad alzarsi e su questo tratto di costa, più esposto rispetto alla baia di Los Cristianos, può diventare fastidioso sotto l’ombrellone.

Il finale è il pezzo forte: dalle cinque in poi la luce si abbassa, la folla si dirada, il lungomare si riempie di gente che passeggia e il sole cala dritto nell’oceano. Va messa in conto la calima, il vento sahariano che due o tre volte l’anno porta caldo secco e cielo lattiginoso per qualche giorno, e va messo in conto anche che il rumore fa parte del contratto: se cerchi il silenzio, questo non è il tuo indirizzo, ed è giusto saperlo prima di prenotare.

Dove dormire a Playa de Las Américas

Dormire a Playa de Las Américas significa avere la più alta concentrazione di posti letto dell’intera isola a disposizione, con tutto quello che ne consegue in termini di scelta e di variabilità. Il fronte mare, lungo l’asse dell’Avenida Rafael Puig Lluvina, allinea grandi hotel da quattro stelle e complessi di appartamenti costruiti fra gli anni Settanta e Novanta, molti ristrutturati di recente, quasi tutti con piscina e a pochi passi dalla sabbia; è la soluzione più comoda se vuoi fare tutto a piedi, ma va scelta guardando bene la posizione rispetto alla zona di Las Veronicas, perché il rumore notturno nei fine settimana è concreto.

Chi viaggia con bambini tende a preferire il settore intorno a Playa del Camisón e al Parque Central de Arona, più tranquillo e ordinato, oppure a spostarsi di un chilometro verso Costa Adeje, dove l’offerta sale di categoria e di prezzo con i resort di Fañabé e Playa del Duque. Sul versante opposto, verso Los Cristianos, si trovano appartamenti più economici e un contesto meno votato alla vacanza organizzata. Chi cerca invece silenzio vero e non teme la macchina può guardare ai paesi dell’entroterra, da Chayofa ad Arona, dove si dorme fra le bougainvillee a dieci minuti dal mare e a prezzi che sul fronte spiaggia non esistono più.

Come arrivare a Playa de Las Américas

L’aeroporto di riferimento è Tenerife Sud, distante una ventina di chilometri: si imbocca la TF-1 in direzione sud-ovest e in poco più di venti minuti si esce all’altezza di Las Américas o di Costa Adeje, seguendo le indicazioni per il fronte mare. Da Tenerife Nord il tragitto è di circa 90 chilometri e richiede un’ora e un quarto abbondante sulla stessa autostrada. Chi non guida ha vita facile: dall’aeroporto sud partono le guagua della rete TITSA con corse frequenti verso la stazione degli autobus di Playa de Las Américas, che è anche il capolinea di numerose linee urbane e interurbane, fra cui i collegamenti diretti con Santa Cruz de Tenerife, con Los Cristianos e con Costa Adeje; l’intera zona è servita inoltre da un fitto sistema di fermate lungo l’asse principale.

Dalla capitale l’autobus impiega poco più di un’ora, l’auto circa 75 chilometri di autostrada. Una volta arrivato, il consiglio è di lasciare perdere il volante: i parcheggi in struttura sono a pagamento e quelli su strada spariscono nelle ore centrali, mentre il lungomare pedonale collega spiagge, ristoranti e località vicine senza che tu debba mai riaccendere il motore.

Dove si trova Playa de Las Américas

Playa de Las Américas si trova nel sud di Tenerife, nelle Isole Canarie, a cavallo fra i comuni di Arona e Adeje. Occupa il tratto di costa compreso fra la Montaña Chayofita, che la separa da Playa de Las Vistas e da Los Cristianos, e il Barranco del Rey, oltre il quale comincia Costa Adeje. Dista circa 20 chilometri dall’aeroporto di Tenerife Sud, 75 chilometri da Santa Cruz de Tenerife e appena 2 chilometri da Los Cristianos, mentre di fronte, sull’orizzonte occidentale, si distingue l’isola di La Gomera.

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