Cosa vedere a Icod de los Vinos

Dal Drago Milenario alla Cueva del Viento, il più grande tubo vulcanico d’Europa: quattordici luoghi in una cittadina che vive di alberi secolari, vino dolce e leggende con un caimano dentro.

Ci si arriva quasi sempre per un motivo solo, ed è un albero. Scendi dalla TF-5 sul versante nord-occidentale dell’isola, parcheggi fuori dal centro storico perché dentro non si entra, fai duecento metri in discesa tra case a due piani con i balconi di legno, e a un certo punto la strada si apre su una terrazza da cui si vede questa cosa enorme, grigia, con la chioma piatta come un ombrello rovesciato e un tronco che sembra fatto di funi attorcigliate. Il Drago Milenario sta lì sotto, in una conca verde, con la parrocchia di San Marcos alle spalle e il Teide che spunta oltre i tetti. La foto la fai in trenta secondi. Il problema è che a quel punto quasi tutti risalgono in auto e se ne vanno, ed è un peccato, perché Icod è molto più interessante dell’albero che la rende famosa.

Sotto il drago c’è una cittadina di ventiquattromila abitanti costruita in verticale, dai pini della corona forestale fino al mare, con un centro storico dichiarato bene di interesse culturale e una vocazione che sta scritta nel nome: qui si fa vino da cinque secoli. E poi c’è il sottosuolo, che a Icod è più spettacolare della superficie, perché sotto i vigneti corre la Cueva del Viento, il tubo vulcanico più grande d’Europa.

Nel giro di pochi isolati trovi il Parque del Drago, il Mariposario, la Plaza Andrés de Lorenzo Cáceres, la Iglesia de San Marcos con il suo Museo de Arte Sacro, la Plaza de la Constitución con la fontana settecentesca, la Bodega Museo de la Malvasía, l’ex convento de San Francisco con il chiostro rinascimentale, la Casa del Plátano, l’Ermita de las Angustias con il suo caimano imbalsamato, il museo di bambole di Artlandya, la Iglesia de San Agustín e le piccole ermite del Calvario e di Sant’Antonio da Padova.

Aggiungi la Playa de San Marcos, tre chilometri più in basso, e capisci perché questa cittadina merita mezza giornata vera e non una sosta fotografica: è uno dei posti che rendono interessante l’elenco di cose da vedere a Tenerife lontano dalle spiagge del sud. Ti racconto cosa vedere, dove dormire, come arrivare, quando andare e dove si trova.


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Cosa vedere a Icod de los Vinos

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Il centro storico è piccolo e in pendenza, e questo aiuta: dal Parque del Drago alla Iglesia de San Agustín ci sono forse dieci minuti a piedi, tutti in salita al ritorno. Metto in fila il Drago Milenario, la Cueva del Viento, il Mariposario del Drago, la Plaza Andrés de Lorenzo Cáceres, la Iglesia de San Marcos con il Museo de Arte Sacro, la Plaza de la Constitución, la Bodega Museo de la Malvasía, l’ex convento de San Francisco, la Casa del Plátano, l’Ermita de las Angustias, Artlandya, la Iglesia de San Agustín e le due ermite minori. L’unica che richiede auto e prenotazione è la grotta.

El Drago Milenario e il Parque del Drago

C. Arcipreste Ossuna, 1, 38430 Icod de los Vinos

albero del drago icod de los vinos tenerife

Diciamolo subito: quasi certamente non ha mille anni. Le dracene non producono anelli di accrescimento annuali, quindi datarle è un mestiere ingrato, e le stime serie parlano di qualche secolo — impressionante lo stesso, ma lontano dalla cifra tonda che gli hanno appiccicato addosso. Quello che è misurabile lo è eccome: oltre venti metri di altezza, un tronco che alla base misura una decina di metri di diametro, decine di tonnellate di peso e una ramificazione a candelabro che è il motivo per cui questa pianta finisce sullo stemma e sulla bandiera del comune. L’albero del Drago si trova dentro il Parque del Drago, tre ettari sistemati a cavallo del 2000 con un percorso tra flora endemica delle Canarie, una cueva funeraria guanche e un belvedere finale che inquadra l’albero dal basso. Se non vuoi pagare il biglietto lo vedi benissimo, gratis e dall’alto, dalla Plaza Andrés de Lorenzo Cáceres.

Cueva del Viento

Cam. los Piquetes, 51, 38438 Icod de los Vinos

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Sopra il paese, nella zona di Los Piquetes, il terreno si apre sulla Cueva del Viento, quello che è il più grande tubo vulcanico d’Europa e uno dei maggiori del pianeta: una rete di gallerie laviche scavate dalle colate del Pico Viejo circa ventisettemila anni fa, sviluppata su tre livelli sovrapposti e finora esplorata per una diciottina di chilometri. Dentro si cammina su una lava increspata e nera che sembra colata ieri, si vedono stalattiti laviche, terrazzi laterali e i punti in cui il soffitto è crollato; qui sono stati trovati anche resti fossili di specie estinte dell’isola, come il ratto gigante e la lucertola gigante di Tenerife. La visita è guidata e obbligatoriamente su prenotazione, copre solo un tratto attrezzato del sistema, dura circa due ore contando il trasferimento e il breve sentiero d’avvicinamento, e prevede casco e torcia forniti dal centro. Se soffri di claustrofobia lascia perdere; se non ne soffri, è la cosa più memorabile che Icod abbia da offrire, albero incluso.

Tour ed escursioni a Icod de Los Vinos

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Mariposario del Drago

Mariposario del Drago, P.º Nicolas Estevez Borges, 38430 Icod de los Vinos

mariposario del drago icod de los vinos tenerife scaled

Accanto al parco del drago c’è una serra tropicale aperta nel 1997 in cui volano liberamente oltre ottocento farfalle di specie diverse, dalle morpho azzurre sudamericane alle grandi atlas asiatiche. Non è un museo con le teche: cammini dentro un giardino umido e caldo tra piante nutrici e vasche d’acqua, e le farfalle ti si posano sulle spalle con una disinvoltura che i bambini trovano ipnotica. C’è anche una zona di allevamento dove si vedono le crisalidi appese in fila e, con un po’ di fortuna, lo sfarfallamento in diretta. Si visita in mezz’ora scarsa ed è la cosa giusta da abbinare al drago se viaggi con dei figli, che davanti a un albero secolare durano statisticamente novanta secondi.

Plaza Andrés de Lorenzo Cáceres

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È la piazza più grande di Icod, aperta nel Cinquecento e ampliata nei secoli fino alle dimensioni attuali, e ha una qualità rara: è al tempo stesso il salotto del paese e il miglior punto di osservazione sul drago, che si vede dal parapetto di fondo senza pagare nulla. Alberi alti, panchine, busti e sculture, un’area giochi, il chiosco che vende barraquito, e sul lato lungo la facciata della parrocchia di San Marcos. Quando ci sono feste — e a Icod ce ne sono parecchie — è qui che si montano le bancarelle dell’artigianato e i palchi. Siediti all’ombra dieci minuti prima di scendere al parco: è il modo giusto per prendere le misure alla città.

Iglesia de San Marcos e Museo de Arte Sacro

Plaza Andres de Caceres, 1, 38430 Icod de los Vinos

Iglesia de San Marcos icod de los vinos tenerife

La parrocchiale di San Marco fu avviata nel Cinquecento e cresciuta per aggiunte successive, con un portale incorniciato da colonne dai capitelli toscani che si affaccia sulla piazza principale. Dentro trovi tre navate, cappelle laterali coperte da soffitti a cassettoni mudéjar e, nella Capilla de las Ánimas, un rivestimento di azulejos di gusto portoghese che da solo vale l’ingresso. In una sala annessa è ordinato il Museo de Arte Sacro, e il pezzo forte è una croce processionale in filigrana d’argento attribuita a Jerónimo de Espellosa, donata alla chiesa dal vescovo dell’Avana — originario di Icod — e considerata una delle migliori opere di filigrana esistenti. L’edificio è dichiarato bene di interesse culturale e la visita, museo compreso, non porta via più di venti minuti.

Plaza de la Constitución

Plaza de la Constitucion icod de los vinos tenerife scaled

Tutti la chiamano Plaza de la Pila, dalla fontana ornamentale settecentesca che ne occupa il centro, ed è la piazza dove Icod mostra i suoi soldi antichi: attorno si allineano case signorili tra Cinquecento e Settecento, con i balconi di tea, i portoni in pietra e i cortili che si intravedono dai vicoli. Il palazzo più notevole è quello della famiglia Lorenzo Cáceres, tre piani con facciata neoclassica restaurata e oggi riconvertito a casa della cultura e spazio espositivo. Ci passi per forza andando dal drago al resto del centro, ma vale la pena fermarsi: è il punto in cui il paese smette di essere un’attrazione e torna a essere un paese. Sotto i portici ci sono un paio di tasche dove si mangia bene e si spende poco.

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Bodega Museo de la Malvasía

Plaza de la Pila, 5, 38430 Icod de los Vinos

Bodega Museo de la Malvasia icod de los vinos tenerife scaled

Sarebbe assurdo attraversare una città che si chiama “de los Vinos” senza assaggiarne uno, e su Plaza de la Pila c’è il posto giusto: una bodega familiare ricavata in una casa storica, con gli interni in legno, le bottiglie in mostra e un cortile sul retro affacciato verso il parco del drago. Ti raccontano la storia della malvasía canaria, il vino dolce che fra Seicento e Ottocento i mercanti inglesi caricavano su queste coste e che finisce citato perfino in Shakespeare, e poi te lo fanno bere con formaggi isolani e mojo. Icod rientra nella denominazione di origine Ycoden-Daute-Isora, che raccoglie le cantine di nove comuni del nord-ovest e produce soprattutto bianchi secchi e malvasie dolci. In alta stagione conviene prenotare la degustazione, perché lo spazio è piccolo e i gruppi lo riempiono in fretta.

Ex Convento de San Francisco

C. San Francisco, 2-4, 38438 Icod de los Vinos

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Fondato nel 1641 dai francescani e oggi sede della biblioteca comunale, conserva un chiostro rinascimentale a due ordini con ballatoi in legno e una fontana con una scultura di Nettuno che ha una storia migliore dell’edificio: la donò un gruppo di marinai italiani naufragati al largo e accolti dalla congregazione. Attorno al chiostro si aprono la chiesa dedicata al santo e la Capilla de los Dolores, seicentesca, considerata uno degli esempi migliori di architettura religiosa dell’isola. Si entra gratis e in genere non c’è nessuno, il che rende la sosta ancora più piacevole. Proprio di fronte c’è la casa natale di Emeterio Gutiérrez Albelo, poeta surrealista icodense della generazione di Gaceta de Arte, oggi casa-museo.

Casa del Plátano

C. Hércules, 4, 38430 Icod de los Vinos

Una casona restaurata a un paio di strade dal centro storico, trasformata in un museo monografico su ciò che nel resto delle Canarie si vede ovunque e non si racconta mai: la banana. Il percorso alterna una zona espositiva con macchinari d’epoca, fotografie storiche e pannelli in spagnolo e inglese sull’arrivo della platanera nell’arcipelago, e una parte all’aperto con piante di varietà diverse provenienti da mezzo mondo. Alla fine ti regalano un banano da mangiare sul posto e ti offrono il liquore locale fatto con lo stesso frutto, che è più buono di quanto la descrizione lasci temere. È piccolo, dura quaranta minuti e funziona benissimo con i bambini.

Ermita de las Angustias

C. las Angustias, 15, 38430 Icod de los Vinos

Questa è la tappa che poi racconti agli amici. Dentro una piccola ermita settecentesca, tra statue, ex voto e una preziosa immagine della Vergine realizzata in Messico nel Seicento, c’è una teca di vetro con dentro un caimano imbalsamato. La leggenda locale dice che un pastore, esasperato perché il rettile che aveva allevato gli stava decimando il gregge, si raccomandò alla Virgen de las Angustias per riuscire a farlo fuori; ottenuta la grazia, portò la carcassa in chiesa come ringraziamento, e lì è rimasta. È un edificio minuscolo, gli orari di apertura sono capricciosi e si visita in cinque minuti, ma il rapporto tra tempo speso e stranezza ottenuta è imbattibile.

Tour ed escursioni a Icod de Los Vinos

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Artlandya

Cam. el Moleiro, 21, 38430 Icod de los Vinos

A una decina di minuti d’auto dal centro, su per le medianías tra i vigneti, una casa canaria tradizionale è stata trasformata in un museo di bambole d’autore e orsi di pezza fatti a mano: oltre seicento pezzi realizzati da artisti di tutto il mondo, distribuiti in sale tematiche, più un giardino con vista sulla valle e una caffetteria. Detta così sembra una stranezza da collezionisti, e in parte lo è, ma la qualità artigianale dei pezzi è alta e l’allestimento è curato meglio di parecchi musei civici dell’isola. La strada di accesso è stretta e con qualche buca, quindi sali piano. Vacci se hai tempo in avanzo o se viaggi con qualcuno a cui queste cose piacciono davvero.

Iglesia de San Agustín

Plaza Luis de Leon Huerta, 1, 38430 Icod de los Vinos

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È tutto ciò che resta dell’antico convento agostiniano, il cui corpo principale ospita oggi il municipio di Icod. Ha una sola navata, due piccole cappelle laterali, gli archi originari e — nella cappella de La Soledad — un altro bel soffitto a cassettoni mudéjar, oltre a una scultura della Virgen de Gracia del Seicento. È la sosta che fai perché sei già lì davanti, non quella per cui attraversi il paese, ma la piazza antistante è uno dei punti più tranquilli del centro. Ingresso libero, dieci minuti.

Ermita del Calvario ed Ermita de San Antonio de Padua

Icod è disseminata di piccole ermite di quartiere, e due meritano una deviazione se stai già camminando. L’Ermita del Calvario si riconosce per la porta a vetrate attraverso cui, anche da chiusa, si vede il gruppo del Cristo crocifisso affiancato dalla Madonna e da San Giovanni. L’Ermita de San Antonio de Padua fu costruita invece come ringraziamento al santo per aver liberato la città da un’epidemia di peste, ed è uno di quei casi in cui l’architettura è modesta e la storia dietro no. Nessuna delle due ha orari affidabili di apertura: consideratele parte del paesaggio urbano più che visite programmate.

Le migliori spiagge di Icod de los Vinos

Il litorale di Icod è quello tipico del nord-ovest di Tenerife: costa alta, scogliera scura, oceano aperto e pochissimi punti in cui si scende davvero in acqua. Il paese sta a duecentotrenta metri sul livello del mare e la spiaggia è un capitolo a parte, tre chilometri più in basso, nella frazione di San Marcos. Non ci si viene per il mare, ma se il pomeriggio è caldo e hai finito con le chiese, vale la discesa.

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Playa de San Marcos

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Una baia a conchiglia di sabbia nera vulcanica, chiusa tra due scogliere alte che la riparano dal vento e la rendono uno dei pochi punti di questa costa dove l’acqua resta ragionevolmente calma. È la spiaggia degli icodensi più che dei turisti, ben attrezzata — lettini, docce, parcheggi, ristoranti di pesce sul lungomare e un piccolo porto — e piena nei fine settimana estivi, quindi arrivaci presto se vuoi posteggiare senza girare a vuoto. La stessa insenatura che oggi ospita gli ombrelloni fu per secoli un rifugio per le navi in tempesta e un cantiere navale: qui si costruivano galeoni e fregate per la corona spagnola, usando il legname dei boschi che stanno sopra il paese. Un dettaglio da tenere presente: dopo le mareggiate la sabbia a volte se ne va e ci vogliono settimane perché torni.

Dove dormire a Icod de los Vinos

La ricettività qui è piccola e questo, a seconda dei tuoi gusti, è un difetto o esattamente il motivo per cui scegli di dormire a Icod de los Vinos: niente grandi complessi, niente animazione serale, molte case rurali e appartamenti. Nel centro storico trovi qualche albergo di poche stanze e case canarie ristrutturate, con il vantaggio di avere il drago e le piazze sotto casa e lo svantaggio del parcheggio, che nel casco antiguo è un problema serio.

Salendo verso le medianías, tra i vigneti e le platanere, ci sono le casas rurales con vista sul mare e sul Teide, che sono la scelta migliore se hai l’auto e vuoi silenzio. Giù a San Marcos, invece, si dorme praticamente sulla spiaggia, in appartamenti a gestione familiare. Molti visitatori usano come base Puerto de la Cruz o Garachico e vengono a Icod in giornata: funziona, ma ti perdi il paese la sera, che è quando smette di essere un parcheggio di pullman e torna a essere un posto abitato.


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Come arrivare a Icod de los Vinos

Da Puerto de la Cruz sono una ventina di chilometri di TF-5 verso ovest, venticinque minuti scarsi; da Santa Cruz de Tenerife siamo attorno ai cinquantacinque chilometri, sempre sulla stessa autostrada, con un’ora di guida se non prendi l’ora di punta di La Laguna. Dall’aeroporto Tenerife Norte conta una quarantina di chilometri e poco più di mezz’ora. Se invece arrivi dal sud, dall’aeroporto Reina Sofía o dalle località turistiche di Adeje e Arona, hai due strade: la TF-1 fino a Santa Cruz e poi la TF-5, che è più lunga ma tutta autostrada, oppure la TF-82 lungo il versante occidentale passando per Guía de Isora e Santiago del Teide, più corta come chilometri e molto più bella, ma con parecchie curve e tempi simili.

In auto la regola d’oro è non provare a entrare nel centro storico: è in gran parte pedonale, le strade sono strette e in pendenza, e ci sono aree di sosta appena fuori dal nucleo antico da cui si scende a piedi in pochi minuti. Senza auto ci arrivi comunque: la stazione delle guaguas TITSA è in paese e le linee regolari collegano Icod con Puerto de la Cruz, La Orotava, Garachico e il capoluogo. La Cueva del Viento fa storia a sé, perché si trova nella zona alta di Los Piquetes: al centro visitatori ci si arriva in auto, e da lì il trasferimento fino all’imbocco della grotta è organizzato dalla struttura.

Quando andare a Icod de los Vinos

Il clima è quello della costa nord: mite tutto l’anno, temperature che oscillano più o meno tra i diciotto e i ventisette gradi, piogge concentrate tra novembre e febbraio e una certa disponibilità di nuvole in estate, quando gli alisei appoggiano il loro cappello grigio sul versante settentrionale. Trattandosi di una città da visitare a piedi e non da spiaggia, le nuvole sono più un vantaggio che un problema: girare il centro storico in salita con trenta gradi e sole pieno è un’esperienza che si può evitare. Primavera e autunno restano i periodi migliori, con settembre e ottobre in vantaggio perché coincidono con la vendemmia.

Se puoi scegliere la data, punta sul 29 novembre: è la notte delle Tablas de San Andrés, quando le bodegas aprono per far assaggiare il vino nuovo insieme alle prime castagne e i giovani del paese si lanciano lungo le vie in pendenza sopra assi di legno ingrassate, in ricordo di quando il legname veniva calato a valle dai boschi. È una delle feste più identitarie di Tenerife e riempie il paese. In primavera c’è la festa patronale di San Marcos, mentre a fine estate si tiene la fiera dei cesti e dei dolci legata a Santa Bárbara, con le ceste di frutta e i pasticcini a forma di animale offerti alla santa in processione. Nei giorni di festa, però, valuta di lasciare l’auto molto più lontano del solito.

Dove si trova Icod de los Vinos

Icod de los Vinos si trova sulla costa nord-occidentale di Tenerife, nella provincia di Santa Cruz de Tenerife, a circa venti chilometri da Puerto de la Cruz e a una cinquantina dal capoluogo. Il comune copre quasi novantasei chilometri quadrati e sale dal mare fino alla corona forestale di pini che confina con il Parco Nazionale del Teide, con il nucleo urbano adagiato attorno ai duecentotrenta metri di quota. Confina con La Guancha, El Tanque, Garachico e Santiago del Teide, e il suo nome unisce il menceyato guanche di Ycoden alla vocazione vinicola che gli riconobbero i coloni castigliani: oggi rientra nella denominazione di origine Ycoden-Daute-Isora. La frazione costiera di San Marcos, con la sua spiaggia e il porticciolo, dista circa tre chilometri dal centro storico.

Cosa vedere vicino Icod de los Vinos

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