Playa de Las Teresitas: la spiaggia dorata che Santa Cruz si è costruita ai piedi dell’Anaga

Un chilometro e mezzo di sabbia chiara, quattrocento palme e un mare senza onde a sette chilometri dalla capitale: la spiaggia che i tinerfeños considerano casa propria.

Playa de Las Teresitas si distende davanti al villaggio di San Andrés, nel comune di Santa Cruz de Tenerife, sul fianco nord-orientale dell’isola, esattamente nel punto in cui il massiccio dell’Anaga smette di scendere a picco e concede alla costa una rara parentesi pianeggiante. È probabilmente l’immagine più riconoscibile dell’intero arcipelago: una lama di sabbia biondo-dorata incastrata fra montagne color ruggine e un’acqua verde-turchese che sta ferma come in una vasca. Fra tutte le spiagge di Tenerife è quella che riesce nel numero di prestigio più difficile, cioè essere insieme la meta dei turisti e il posto dove i chicharreros — così si chiamano gli abitanti di Santa Cruz — vanno davvero a passare la domenica, con la ghiacciaia, i tre nipoti e la sedia pieghevole. Il mare è protetto, calmo e senza sorprese; il paesaggio alle spalle è uno dei più selvaggi delle Canarie. E poi c’è il dettaglio che spiazza tutti quando lo scopri: niente di quello che stai guardando era lì cinquant’anni fa.

Nel dettaglio, l’arenile misura circa un chilometro e mezzo di lunghezza per una ottantina di metri di larghezza media, con variazioni sensibili a seconda della marea. La sabbia è fine, chiara e dorata, e qui va detto subito: non è di Tenerife. Fino al 1973 questo tratto di costa era una successione di tre calette di ciottoli e sabbia nera — le vecchie carte parlano di Tras la Arena, Los Moros e Barranco de Las Teresas — battute da un mare violento che negli anni si era portato via un numero non trascurabile di bagnanti.

Il Comune decise allora un intervento di ingegneria senza precedenti nell’arcipelago: oltre 270.000 tonnellate di sabbia importate dal Sahara, arrivate secondo le cronache in quattro milioni di sacchi, stese sopra i callaos vulcanici e mescolate alla sabbia locale, e soprattutto una scogliera frangiflutti lunga circa un chilometro, ancorata fra l’area della confraternita dei pescatori di San Andrés e la Punta de los Órganos.

Il risultato è quello che tutti chiamano effetto piscina: onde praticamente assenti, fondale che degrada con calma, nessuna corrente di ritorno degna di nota. Sopra la sabbia furono piantate oltre quattrocento palme, che oggi sono cresciute abbastanza da fare ombra vera e da dare all’insieme quell’aria caraibica che ha reso Las Teresitas un set ricorrente per spot e videoclip.

L’arenile è interamente pubblico e gratuito, senza alcun tratto in concessione ad alberghi — cosa che, considerando com’è andata nel sud dell’isola, resta un piccolo miracolo — con chioschi, docce, servizi igienici, noleggio di lettini, presidio di salvamento con bagnini e postazione della Cruz Roja, oltre a un servizio di bagno assistito per persone con mobilità ridotta. L’acqua è pulita e la spiaggia ha ottenuto la Bandiera Blu in diverse stagioni.

Due curiosità che i cartelli non raccontano: sotto l’estremità settentrionale dell’arenile riposa, sepolto dai lavori, il vecchio cimitero di San Andrés; e il grande complesso turistico che avrebbe dovuto occupare il fronte spiaggia, oggetto negli anni di progetti ambiziosi — compreso uno firmato dall’architetto francese Dominique Perrault — e di decenni di contenziosi urbanistici, non è mai stato costruito. Dietro le palme, dove altrove ci sarebbe una muraglia di cemento, c’è ancora la montagna.

Quello che si fa qui, prima di tutto, è camminare lungo il bagnasciuga da un capo all’altro, un chilometro e mezzo che al mattino presto, con l’acqua a specchio e le cime dell’Anaga ancora nell’ombra, vale da solo la deviazione. Poi c’è San Andrés, che comincia dove finisce il parcheggio: un borgo di pescatori con le case basse, i vicoli stretti e una densità di ristoranti di pesce che nessun altro villaggio di queste dimensioni può vantare.

Si mangia ropa vieja, cherne, lapas alla piastra, papas arrugadas con mojo verde e rosso, e per chi vuole giocare fuori casa ci sono le carajacas, fegato marinato in una salsa piccante che è un classico della cucina di Santa Cruz e che non compare in nessun menù turistico del sud.

All’ingresso del paese resiste il Castillo de San Andrés, torre di artiglieria del primo Settecento sventrata e inclinata da una piena del barranco, che oggi se ne sta lì storta come un monumento all’ostinazione. In acqua le condizioni piatte favoriscono nuoto, paddle surf e kayak, mentre il surf, semplicemente, non esiste: il frangiflutti l’ha eliminato per progetto. Sopra la spiaggia, sulla strada che sale verso l’Anaga, il mirador affacciato sull’arenile regala la fotografia che avrai già visto mille volte e che comunque farai anche tu. La vita notturna, invece, va cercata altrove: qui la sera ci si ferma al chiosco, si guarda il cielo diventare arancione sopra il porto di Santa Cruz, e poi si rientra in città, dove i locali intorno alla zona di Noria e del Parque García Sanabria portano avanti il discorso fino a tardi.

Nei dintorni immediati, il contrasto è tutto il punto. A poco più di due chilometri, superata la Punta de los Órganos, si apre Playa de las Gaviotas: sabbia nera, poche persone, niente servizi e nudismo diffuso, l’esatto rovescio di Las Teresitas nel giro di cinque minuti di macchina. Proseguendo lungo la stessa strada costiera si arriva in una decina di minuti a Igueste de San Andrés, ultimo villaggio prima che l’asfalto si arrenda, con le sue piantagioni terrazzate incastrate nel barranco e il sentiero che da lì porta verso la spiaggia di Antequera, raggiungibile solo a piedi o in barca.

Alle spalle si alza il Parque Rural de Anaga, Riserva della Biosfera dell’Unesco, un massiccio di creste affilate, laurisilva e strade che sembrano progettate da qualcuno con dei conti in sospeso: è il vero motivo per cui questa spiaggia ha uno sfondo così improbabile. Nella direzione opposta, sette chilometri di litoranea ti depositano a Santa Cruz de Tenerife, che non è una città turistica e proprio per questo funziona: l’Auditorio di Calatrava piantato sul mare, il mercato di Nuestra Señora de África con i banchi delle spezie, il Palmetum ricavato su una vecchia discarica, la Plaza de España con il suo lago artificiale. Una giornata a Las Teresitas che si chiude con una passeggiata in centro è, a mio parere, il modo migliore di capire il nord-est dell’isola.

Sulla stagionalità, questa spiaggia gioca facile: si fa il bagno tutto l’anno, con l’acqua fra i 19-20 gradi di febbraio-marzo e i 23-24 di settembre-ottobre, e con il frangiflutti che rende irrilevante lo stato del mare aperto. I giorni davvero affollati non seguono il calendario turistico ma quello locale: le domeniche di sole in qualsiasi mese, il ponte di agosto, le settimane intorno al Carnevale di Santa Cruz a febbraio, quando la capitale si riempie e la spiaggia diventa la valvola di sfogo del giorno dopo.

I mesi migliori restano maggio, giugno e la finestra fra settembre e i primi di novembre, quando il mare è al massimo della temperatura e i parcheggi si trovano ancora. Dentro la giornata, il momento d’oro è la mattina fino alle undici: l’acqua è vetro, l’aria è ferma, la luce colpisce di taglio le creste dell’Anaga. Dal primo pomeriggio l’aliseo tende ad alzarsi e può diventare fastidioso sotto le palme, mentre verso sera il vento cala di nuovo e la sabbia si svuota. Un’avvertenza pratica che vale più di molti consigli: la domenica il parcheggio è pieno entro le undici, e chi arriva dopo passa il resto della mattina a fare manovra.

Dove dormire a Playa de Las Teresitas

La spiaggia non ha alberghi affacciati sull’arenile, e questa è la conseguenza più visibile del complesso turistico mai realizzato: dormire a Playa de Las Teresitas significa in pratica dormire a San Andrés o a Santa Cruz de Tenerife. Il villaggio offre poche soluzioni, quasi tutte appartamenti e piccole case in affitto nelle vie interne, con il vantaggio impagabile di svegliarsi a trecento metri dalla sabbia e di cenare a piedi in una trattoria di pesce; vanno prenotate con largo anticipo, perché sono numericamente irrisorie.

La capitale, a sette chilometri, concentra invece l’offerta vera: hotel urbani di categoria medio-alta lungo l’asse dell’Avenida de Anaga e nella zona del porto, strutture storiche intorno alla Rambla e a Parque García Sanabria, appartamenti nel centro pedonale fra Plaza del Príncipe e la Calle Castillo. Dormire in città conviene se vuoi unire spiaggia, ristoranti e vita serale senza dipendere dall’auto per tutto; chi invece punta all’Anaga come obiettivo principale può guardare alle case rurali di Igueste de San Andrés o dei villaggi sul versante di Taganana, sacrificando comodità in cambio di un silenzio che a Santa Cruz non troverai.

Come arrivare a Playa de Las Teresitas

Da Santa Cruz de Tenerife la strada è una sola e piacevole: la TF-11 costeggia il porto, supera la Punta de los Órganos e in circa quindici minuti, sette chilometri scarsi, deposita davanti a San Andrés, dove si trovano ampi parcheggi gratuiti disposti lungo tutto il fronte spiaggia. Dall’aeroporto di Tenerife Nord servono una ventina di chilometri e poco più di mezz’ora percorrendo la TF-5 in direzione della capitale; da Tenerife Sud il tragitto è di circa 75 chilometri lungo la TF-1, un’ora abbondante.

Chi non ha l’auto usa le guagua della rete TITSA: dall’Intercambiador di Santa Cruz partono con buona frequenza le corse per San Andrés e Igueste — la linea 910 è quella di riferimento — e la fermata si trova a pochi passi dall’inizio dell’arenile. In taxi, dal centro della capitale, si sta comodamente sotto i venti minuti. Un’ultima nota che risparmia frustrazione: nei fine settimana e nei giorni festivi gli spazi di sosta si esauriscono presto e la fila di auto lungo la litoranea diventa lunga, quindi o si parte molto presto o si lascia perdere la macchina e si prende l’autobus.

Dove si trova Playa de Las Teresitas

Playa de Las Teresitas si trova nel nord-est di Tenerife, nelle Isole Canarie, sul litorale del villaggio di San Andrés, che appartiene al comune di Santa Cruz de Tenerife. Occupa una conca ai piedi del Parque Rural de Anaga, delimitata a sud dalla Punta de los Órganos e protetta al largo da una scogliera frangiflutti di circa un chilometro. Dista 7 chilometri dal centro di Santa Cruz de Tenerife, una ventina di chilometri dall’aeroporto di Tenerife Nord e circa 75 chilometri da quello di Tenerife Sud, mentre poco più a nord si aprono Playa de las Gaviotas e il villaggio di Igueste de San Andrés.

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