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Ci sono posti che si capiscono solo dall’alto, e questo è proprio il caso di Taganana. Fermati al Bailadero, dove la strada scollina a più di seicento metri e l’aliseo ti tira addosso la nebbia in orizzontale, e guarda giù: la valle di Taganana precipita verso l’Atlantico in una successione di creste, roques appuntiti che escono dalla terra come denti, terrazzamenti di viti aggrappati a pendenze che in qualsiasi altro posto verrebbero definite frane, e in fondo un pugno di case bianche con il tetto di tegole rosse.
Poi scendi la TF-134, ventisette curve dopo sei in paese, e la temperatura è salita di sei gradi e il cielo è tornato azzurro. La fondazione risale al 1501: è uno dei primissimi insediamenti dopo la conquista castigliana, e ancora oggi ti accorgi che qui il Novecento è arrivato in ritardo e non si è fermato molto.
Le cose da vedere a Taganana sono poche, concentrate e sorprendentemente serie: la chiesa di Nuestra Señora de las Nieves con il suo trittico fiammingo del Cinquecento e il Cristo del Naufragio, il mirador di Benijo affacciato sui Roques de Anaga, il casco antiguo con la plaza e la Fuente La Pianola, il Camino de las Vueltas che dal 1506 collega il paese a La Laguna, il mirador del Roque de las Ánimas, i lagares e le vigne del valle, il mirador di El Bailadero, l’ermita de Santa Catalina e quella di Nuestra Señora de Begoña ad Almáciga, più le spiagge nere di Benijo, Roque de las Bodegas, Almáciga e Tachero. Ti racconto cosa vedere, dove dormire, come arrivare, quando andare e dove si trova.
Iglesia de Nuestra Señora de las Nieves
Sembra la solita chiesetta di campagna e invece dentro c’è roba da museo. L’origine risale al Cinquecento: il tempio attuale sorge su una prima ermita costruita attorno al 1505, riedificata con materiali migliori nel 1512, ampliata nel Seicento con le navate laterali del Rosario e del Santissimo Sacramento e conclusa nel 1728 con la cappella maggiore.
È sede parrocchiale dal 1515, una delle prime fondate sull’isola dopo la conquista. Il pezzo grosso è l’Adorazione dei Re Magi, trittico fiammingo a olio su tavola del XVI secolo attribuito a Marcellus Coffermans, che a Taganana chiamano semplicemente el Tríptico e che ti fa un certo effetto trovare a mezz’ora di tornanti dal nulla. Poi c’è la storia migliore: quella del Cristo del Naufragio, un crocifisso trovato dentro una cassa portata dal mare con le braccia smontate per il trasporto, restaurato dallo scultore Arsenio de las Casas nel 1907, oggi Bien de Interés Cultural, attorno al quale nel 1914 nacque una confraternita che assisteva le vittime degli incidenti in mare.
Fuori, guarda i cantonali in toba roja di Anaga (tufo rosso) e la spadaña con i tre archi a tutto sesto per le campane, con quella sua aspirazione a diventare campanile vero.
Il Mirador de Benijo e i Roques de Anaga
Se hai visto una sola foto di Anaga in vita tua, è stata scattata da qui. Il mirador sta all’altezza del ristorante El Mirador e guarda dritto sulla playa de Benijo, con le formazioni rocciose che spuntano dall’acqua e le montagne che chiudono la scena; da lì parte la discesa verso la spiaggia, e il caserío di Benijo si raggiunge in costante salita, poco più di un chilometro oltre Almáciga.
I roques che vedi in mare sono il Roque de Dentro e il Roque de Fuera, e verso il tramonto — quando il sole scende alle loro spalle e l’oceano diventa metallico — trovi una piccola folla silenziosa di gente con il treppiede. Nelle giornate di nuvole basse, che qui sono la maggioranza, il panorama non peggiora: cambia soltanto genere, da cartolina tropicale a costa irlandese.
Il casco antiguo
Il paese vero sta sopra la strada, e per vederlo devi lasciare l’auto e prendere le scalinate. È un intreccio di calli strettissime, case terrere imbiancate con gli infissi in legno, orti verticali, muretti a secco e cortili con la vite sopra la testa, tutto dentro il Parco Rurale di Anaga. Il nucleo urbano è incluso nello Spazio Naturale Protetto e alcune delle sue costruzioni più rappresentative sono Beni di Interesse Culturale. L’economia è ancora agricola di sussistenza — papas, vigna, batata e ortaggi — e lo stato di conservazione delle costruzioni del casco è notevole. Cerca la Fuente La Pianola e il tratto lastricato delle Casas del Camino: sono due dettagli minuscoli che raccontano più di qualsiasi pannello informativo.
Camino de las Vueltas
È la strada che ha fatto esistere Taganana ed è ancora lì, sotto i tuoi piedi.
La costruzione risale al 1506 e serviva a collegare il paese già esistente con La Laguna: si sfruttò un antico sentiero aborigeno, ma la nuova via era lastricata — e in parte lo è ancora — e abbastanza larga da far passare animali e carri.
La ragione era commerciale: a Taganana funzionava già uno dei primi zuccherifici dell’isola, e da qui usciva la prima merce importante dell’economia canaria destinata all’estero. Il terreno era stato ceduto a gente di Fuerteventura e Lanzarote proprio a condizione che impiantassero una fabbrica di canna da zucchero nella zona di Los Molinos, e la produzione andò avanti fino al 1571, quando dall’altra parte dell’Atlantico si cominciò a produrre zucchero a prezzi impossibili da battere.
Oggi ci si cammina dentro il monteverde, ed è uno dei modi migliori per arrivare in paese dall’alto senza motore.
Mirador del Roque de las Ánimas
Uscendo dal paese verso le spiagge, la strada si affaccia su un balcone naturale che guarda il Roque de las Ánimas, il monolite che dà il nome al punto e che, con il Roque de en Medio, forma la quinta rocciosa del valle. Le vedute sulle montagne del Parco Rurale di Anaga con il mare sullo sfondo sono la ragione per cui quasi tutti si fermano qui, di solito in doppia fila, il che rende l’operazione più adrenalinica del previsto. Il nome, se te lo stai chiedendo, ha a che fare con le anime dei morti: nella toponomastica di Anaga il confine tra geologia e superstizione è sempre stato poroso.
I lagares e il vino del valle
Finito lo zucchero, Taganana passò al vino, e per un paio di secoli fu una faccenda seria. Il nome del Roque de las Bodegas viene proprio dalle cantine dove si stivavano i vini del valle prima di imbarcarli verso le Isole Britanniche, in un’epoca in cui erano tanto famosi da comparire perfino nelle opere di Shakespeare.
Di quel ciclo restano i lagares sparsi tra le huertas — se ne contano decine nella zona, alcuni conservati benissimo, con le antiche atarjeas di tea che passano alla base — e qualche drago secolare piantato accanto alle case, uno dei quali visibile dalla strada e di età stimata attorno ai due secoli e mezzo. Le vigne che vedi terrazzate sui pendii producono ancora, in gran parte per autoconsumo e per i ristoranti del posto: chiedi il vino della casa e ti versano quello, senza etichetta e senza troppe cerimonie.
Mirador de El Bailadero
Il tragitto da Santa Cruz regala panoramiche notevoli da punti come il mirador di El Bailadero, che sta sul crinale, all’imbocco della discesa verso il paese, e che è il posto dove capisci la geografia del valle in tre secondi. Sopra hai la laurisilva, sotto la costa, davanti l’anfiteatro di creste — Roque del Valle, Chinobre, Montaña Tafada — che chiude Taganana su tre lati. Il nome deriva dai balli rituali che la tradizione attribuisce alle streghe, o ai guanci, o a entrambi a seconda di chi te lo racconta. Portati una felpa: quassù la nebbia entra dal versante nord anche a luglio, e la differenza di temperatura con la spiaggia è concreta.
Ermita de Santa Catalina
Dall’altro lato della plaza rispetto alla parrocchiale c’è la seconda chiesa del paese, piccola, bianca e con la facciata essenziale. Le sue origini risalgono agli anni Venti del Seicento, ed è, insieme alla chiesa di Nuestra Señora de las Nieves, uno dei due Beni di Interesse Culturale del caserío. È anche il luogo dove i tagananeros vanno abitualmente a messa, il che significa che la trovi aperta più spesso della parrocchiale e che rischi di interrompere una funzione se entri con la macchina fotografica al collo. Cinque minuti, giusto per vedere l’interno spoglio e uscire dalla parte giusta della piazza.
Ermita de Nuestra Señora de Begoña (Almáciga)
Scendendo verso il mare, dopo Roque de las Bodegas, il caserío agricolo di Almáciga custodisce una minuscola ermita con una storia che sembra inventata e non lo è: la Virgen de Begoña è patrona del posto da quando una bottiglia con l’immagine della vergine bilbaina, lanciata in mare da alcuni pellegrini di Bilbao, arrivò fin qui sulla spiaggia.
Il caserío ha una lunga tradizione agricola e la sua ermita è dedicata appunto a Nuestra Señora de Begoña, con la spiaggia sottostante diventata paradiso dei surfisti per via delle onde. Ci vuole un minuto a vederla, ma è il tipo di dettaglio che spiega meglio di mille pagine come funzionava la devozione in una costa dove tutto — statue, croci, crocifissi e vergini basche — arrivava dal mare.
Le migliori spiagge di Taganana
Qui il concetto di spiaggia va ricalibrato. Sabbia nera e ghiaia, falesie alle spalle, nessun dique a proteggere niente e un oceano che d’inverno arriva con onde da tre metri: le acque sono pulitissime e la sabbia si fa più abbondante con la bassa marea, ma le correnti sono frequenti e le mareggiate imprevedibili anche quando il mare sembra tranquillo. Non è retorica da cartello: i locali avvertono che ogni anno ci scappa il morto, quindi si nuota vicino a riva, si evitano le giornate di onda grossa e si guarda dove mettono i piedi i surfisti prima di entrare. Detto questo, sono le spiagge più belle del nord-est dell’isola, e le trovi in fila lungo un unico rettilineo di costa.
Playa de Benijo
Playa de Benijo è la più isolata e la più spettacolare. Ci si arriva percorrendo la TF-134 fino al mirador che le si affaccia sopra, e da lì si scende una scalinata ben tenuta; quello che la rende unica non è solo il verde che la circonda o il nero della sabbia, ma i roques che si alzano dalla sabbia e dentro il mare, due sagome piramidali che nelle foto sembrano finte.
Non ci sono negozi né docce: porti tutto tu, comprese le scarpe per la scalinata. Alla sinistra della scala, in posizione riparata, ci sono alcuni charcos dove il bagno è più sicuro rispetto alla spiaggia aperta, che invece è terreno da surfisti esperti. Il momento giusto è il tardo pomeriggio, quando la parete di roccia va in ombra e la luce si appoggia solo sui roques.
Playa del Roque de las Bodegas
È la più comoda e la più frequentata delle tre: 380 metri di lunghezza per 45 di larghezza, un misto di roccia, ghiaia e sabbia nera, con accesso diretto in auto. Sulla destra il grande scoglio che esce dall’acqua è stato dotato di ringhiera e si può quasi girare tutto intorno: è il regno dei pescatori con la canna. Sul fronte spiaggia ci sono i ristoranti dove il pesce lo scegli direttamente al banco, locali semplici, senza lusso né arredamento moderno, dove si cucina alla canaria — cherne, vieja, polpo fritto, gofio escaldado, papas arrugadas con mojo e carne di capra per chi il mare non lo vuole nel piatto. Anche qui, però, le correnti sono frequenti e il mare può cambiare in fretta.
Playa de Almáciga
La terza è il punto d’incontro dei surfisti e, come Roque de las Bodegas, è un misto di ghiaia, callaos e sabbia nera, con onda forte praticamente tutto l’anno. Ha meno servizi delle altre, ma c’è un piccolo chiosco per mangiare qualcosa a piedi di spiaggia. La quantità di sabbia varia moltissimo con le stagioni e con le mareggiate: puoi trovarla ampia a settembre e ridotta a un nastro di ciottoli a febbraio. Per il bagno è la meno indicata delle tre, per guardare le onde è la migliore, e le scuole di surf del posto ci portano i principianti solo nelle giornate buone.
Playa del Tachero
L’ultima è per chi ha voglia di camminare: una caletta di callaos sotto il paese, che si raggiunge scendendo a piedi dal casco lungo il Camino de La Cuestilla, le Casas del Camino e il caserío di Cardonal. Dal sentiero si vedono i Roques de Anaga e il Roque de las Ánimas, e in basso c’è solo pietra, acqua e vento. Non ci sono servizi, non c’è ombra e il bagno è raccomandabile solo con mare piatto: è un posto dove si va per stare mezz’ora seduti a guardare l’oceano, non per passare la giornata.
Dove dormire a Taganana
Dormire a Taganana significa scegliere il silenzio: nel valle non ci sono alberghi, ma case rurali e appartamenti ricavati in vecchie abitazioni del casco e dei caseríos vicini — Azanos, Fajanetas, El Campanario — quasi sempre a gestione familiare, con orto, vista sui roques e una connessione internet di cui è meglio non fidarsi. Qualche opzione affacciata direttamente sull’acqua si trova a Roque de las Bodegas e ad Almáciga, ed è la scelta giusta se il tuo programma è surf e pesce fresco.
Il vantaggio vero è il fuso orario emotivo del posto: quando il traffico dei visitatori giornalieri si ritira, verso le sei di sera, il valle si svuota e ti restano le strade lastricate, i galli e il rumore del mare. Chi preferisce avere servizi e ristoranti a portata di mano fa base a La Laguna, quaranta minuti di curve più a ovest, con il centro storico Patrimonio dell’Umanità, oppure a Santa Cruz de Tenerife, comoda per l’aeroporto ma con la stessa mezz’ora abbondante di tornanti da mettere in conto ogni volta che sali.
Come arrivare a Taganana
In auto si sale dalla TF-12, la strada che percorre la dorsale di Anaga da San Andrés o dal versante di Las Mercedes, si supera il tunnel del Bailadero e tra i chilometri 9 e 10 si prende il bivio per la TF-134, che scende fino al paese e prosegue verso le spiagge. Sono circa venticinque chilometri da Santa Cruz de Tenerife, ma calcola tre quarti d’ora: la carretera è stretta, tutta curve e con parecchi tratti in cui bisogna accostare per far passare chi sale.
Il parcheggio in paese è ridotto e nei fine settimana estivi la fila di auto lungo la strada delle spiagge diventa considerevole, quindi arrivare presto conviene.
Senza auto c’è la linea 946 di TITSA, che collega la capitale con Almáciga passando per Taganana, ma passa solo otto volte al giorno: controlla gli orari di ritorno prima di scendere in spiaggia, perché dopo l’ultima corsa serale il valle chiude. La stessa linea parte dalla zona della Estación Marítima di Santa Cruz. L’alternativa più bella è arrivarci a piedi: il sentiero PR-TF 4 scende dal Bailadero al paese, il PR-TF 8 fa il circuito da Afur, e c’è anche un sendero interpretato dentro il caserío.
Quando andare a Taganana
Il versante nord di Anaga ha un clima tutto suo, e vale la pena saperlo prima: l’aliseo scarica umidità sulle creste quasi tutto l’anno, per cui puoi trovare il Bailadero nella nebbia e Taganana al sole nello stesso quarto d’ora.
I mesi più affidabili per il mare sono da giugno a ottobre, quando l’onda si calma e la sabbia sulle spiagge è più abbondante; l’inverno è la stagione del surf, delle mareggiate spettacolari e delle giornate in cui la costa si guarda ma non si tocca. La primavera è il periodo migliore per camminare, con il monteverde carico d’acqua e le temperature ancora fresche. Per le feste, le date sono due: il 3 maggio, legato al Cristo del Naufragio e alla sua antica confraternita, e il 5 agosto per la Virgen de las Nieves, patrona del paese, quando il valle si riempie di gente rientrata apposta da Santa Cruz. Evita i weekend di agosto se cerchi silenzio, e ricorda che a Benijo il momento buono è sempre l’ultima ora di luce.
Dove si trova Taganana
Taganana si trova nel nord-est di Tenerife, nelle Isole Canarie: è un nucleo del comune di Santa Cruz de Tenerife, incluso nel Parco Rurale di Anaga, e occupa il valle omonimo all’interno del cosiddetto Arco di Taganana, delimitato da un allineamento di cime che comprende i roques di Marrubial, del Tablero e del Fraile a ovest, il Bailadero a sud e i picchi di Limante, Chinobre e Montaña Tafada a nord-est. Ci si arriva attraverso la carretera TF-134, che scende dalla dorsale di Anaga fino al paese e poi ai caseríos costieri di Roque de las Bodegas, Almáciga e Benijo. Dista una venticinquina di chilometri dal centro di Santa Cruz e confina, sul crinale, con il territorio di San Cristóbal de La Laguna.
