Cosa vedere a San Andrés, il villaggio di pescatori ai piedi di Anaga

Dal castillo roto spaccato in due dalle piene del barranco alla sabbia sahariana di Las Teresitas: mezza giornata di paese, pesce fresco e montagne verticali a sette chilometri dalla capitale.

Ci arrivi che non te ne accorgi. Esci da Santa Cruz sulla TF-11, lasci alle spalle la Dársena Pesquera e i silos del porto, infili due gallerie scavate nel basalto e all’uscita della seconda il paesaggio cambia registro con la sfacciataggine di un cambio di scena teatrale: a sinistra il muro verticale del Macizo de Anaga, a destra un chilometro e mezzo di sabbia dorata con quattrocento palme piantate in fila, e in mezzo un grumo di case bianche e basse appoggiate alla foce di due barrancos. Quello è San Andrés. Amministrativamente è un quartiere di Santa Cruz de Tenerife, ma se lo dici a un vecchio seduto sulla panchina della plaza de la Iglesia rischi una lezione di geografia sentimentale: San Andrés è la località più popolosa di Anaga e la capitale ufficiosa del massiccio, e si comporta come tale.

Il bello è che cosa vedere a San Andrés lo scopri camminando, perché il paese è minuscolo e ti si consegna tutto in un pomeriggio: il Castillo de San Andrés, il torreón settecentesco che le piene hanno ridotto a mezza luna di pietra, il casco viejo con le sue calli larghe due braccia, la chiesa parrocchiale di San Andrés Apóstol e le sue venti immagini, la cofradía de pescadores con i ristoranti di pesce che vivono del suo pescato, il mirador da cui si legge tutta la spiaggia con il suo dique, la porta del Parco Rurale di Anaga da cui partono le strade e i senderos verso l’interno, la frazione di Igueste de San Andrés dove la carretera finisce sul serio, il Barranco de las Huertas incanalato tra muri di cemento, e poi le spiagge: Las Teresitas, Las Gaviotas, Antequera, Valleseco. Ti racconto cosa vedere, dove dormire, come arrivare, quando andare e dove si trova.

Cosa vedere a San Andrés

Le cose da vedere a San Andrés stanno in un raggio di poche centinaia di metri, con due eccezioni che valgono una deviazione in auto: parti dal Castillo de San Andrés, gira il casco viejo e la sua chiesa di San Andrés Apóstol, fermati alla cofradía de pescadores e nei ristoranti che le stanno attorno, sali al mirador sopra Las Teresitas, imbocca la porta del Parco Rurale di Anaga, spingiti fino a Igueste de San Andrés e chiudi dando un’occhiata al Barranco de las Huertas, che è meno noioso di quanto sembri.

Castillo de San Andrés

È la cosa più fotografata del paese e sta in piedi per miracolo, mezza. La torre circolare “a barbeta” venne ordinata nel 1706 dal comandante generale Agustín de Robles y Lorenzana all’ingegnere militare Miguel Tiburcio Rossel, sedici metri di diametro e cinque di altezza, con due volte per la truppa, capienza cinquanta uomini e un ponte di legno levatoio come unico ingresso.

Serviva a difendere la penisola di Anaga insieme a una rete di atalaie, e le piene del barranco la devastarono due volte: la seconda nessuno la ricostruì, e da allora è lì, troncata e spaccata a metà. Nel frattempo aveva anche fatto la storia: durante l’attacco di Nelson a Santa Cruz nel 1797 il Castillo de San Andrés giocò un ruolo di rilievo, il che è un modo elegante per dire che i chicharreros vinsero e l’ammiraglio ci lasciò un braccio.

Oggi la chiamano tutti el castillo roto, il suo intorno è tutelato come Bien de Interés Cultural e dal 2015 la torre è finita nella Lista Roja del Patrimonio per rischio di crolli e distacchi: la guardi dalla piazzetta pedonale, non ci entri, e va bene così.

Il casco viejo

Il centro storico di San Andrés è un labirinto di calli intonacate di bianco e di ocra, così strette che le finestre delle case si guardano in faccia e i panni stesi fanno da soffitto. Non c’è nulla di monumentale, ed è precisamente il punto: qui trovi le porte aperte sui cortili, i gatti sui muretti, il bar con la televisione accesa e i vecchi che discutono di pesca come altrove si discute di politica. La plaza de la Iglesia è il salotto, uno spiazzo minimo con il campanile davanti e qualche panchina, e il resto del paese ci gira intorno in cerchi concentrici sempre più stretti verso il mare. Ci metti venti minuti a girarlo tutto, e se lo fai tra l’una e le tre lo trovi svuotato, perché a quell’ora San Andrés mangia.

Iglesia de San Andrés Apóstol

La parrocchiale è una chiesetta bianca costruita sopra un’antica ermita, piccolissima rispetto al patrimonio che contiene: venti immagini religiose stipate in poche decine di metri quadri, ex voto in sacrestia, gioielli e mantelli ricamati per il santo. Il restauro di fine anni Settanta rifece completamente la copertura e riportò alla luce l’arco di cantería tra la navata e la cappella maggiore, insieme alla toba vulcanica rossa del campanile e dell’arco d’ingresso, che erano state coperte: quel rosso mattone sul bianco è il dettaglio che ti resta in mente. Le date da segnare sono il 30 novembre per il patrono, il 13 dicembre per Santa Lucía e l’ultima domenica di luglio per la Virgen del Carmen, la devozione mariana più sentita del paese, la cui processione marittima verso Igueste de San Andrés va avanti dal 1951.

La cofradía de pescadores e i ristoranti di pesce

La pesca qui non è folklore da cartolina: il paese ha ancora una piccola flotta, le sue installazioni portuarie e una propria confraternita di pescatori sulla playa de Las Teresitas, e le barche lavorano tra Bocacangrejo e i Roques de Anaga con arti tradizionali, portando a terra vieja, cabrilla, bocinegro, sargo, camarón e polpo. Un tempo erano le mogli a rivendere il pescato nei mercati di Santa Cruz o casa per casa; poi sono arrivati i ristoranti del paese e adesso gran parte del pescato finisce direttamente lì. Tradotto in pratica: ti siedi in uno dei locali lungo la via del mare, chiedi cosa c’è di fresco invece di aprire il menù, ti portano un pesce alla griglia con papas arrugadas e mojo verde, e capisci perché i santacruceros scendono qui la domenica invece di restare in città.

Il mirador sopra Las Teresitas

Se prendi la carretera che dal paese prosegue verso Igueste e ti fermi al primo belvedere, la spiaggia ti si apre sotto come una planimetria: il nastro dorato, le palme, il parcheggio, il paese incastrato nel barranco e soprattutto il rompeolas di un chilometro che ha cambiato per sempre la dinamica delle maree della zona, visibile dall’alto come una lunga cicatrice nell’acqua. È il posto giusto per capire quanto Las Teresitas sia un’opera di ingegneria e quanto poco, in origine, avesse a che fare con questa costa. In controluce, al tramonto, ci sono anche la sagoma di Santa Cruz e le antenne del Teide sullo sfondo, quando la foschia dà tregua.

La porta del Parco Rurale di Anaga

San Andrés è il punto dove la strada si biforca e la montagna comincia a fare sul serio. Da qui la TF-12 sale al Bailadero e a Las Mercedes attraversando la dorsale del Macizo de Anaga, Reserva de la Biosfera dell’UNESCO, con la laurisilva che si chiude sopra l’asfalto come un tunnel vegetale e i miradores affacciati sui caseríos di Taganana, Afur e Chamorga. Non è un’attrazione che si “visita” in senso stretto: è la premessa di tutto il resto, ed è il motivo per cui molti escursionisti dormono in paese e la mattina alle otto sono già a un tornante di quota. Anche solo salire dieci minuti in auto e affacciarsi sul primo mirador cambia la scala di quello che hai visto in spiaggia.

Igueste de San Andrés

Cinque chilometri più a nord, oltre gallerie e strapiombi, la carretera finisce in un valle di palme, mango e canne dove sta Igueste de San Andrés, un caserío di case sparse che sembra sopravvissuto per distrazione al Novecento. È il paese dove arriva ogni anno la processione marittima della Virgen del Carmen, in ricordo di chi ha perso la vita in mare, e da lì parte il sendero per Antequera. Ci sono un paio di bar, un lavadero, molta ombra e nessuna ragione di fretta: la deviazione vale la mezz’ora che ti costa, andata e ritorno.

Il Barranco de las Huertas

Ultima cosa, e la metto per ultima con cognizione di causa: il barranco che attraversa il paese oggi è un canale di cemento largo e brutto, e sembra una ferita urbanistica. Lo è, ma è anche la ragione per cui San Andrés esiste ancora. Il castillo sta esattamente alla confluenza dei barrancos del Cercado e de Las Huertas con il mare, cioè nel punto dove l’acqua ha sfondato più volte, e le piogge torrenziali del 31 marzo 2002 hanno allagato di nuovo il paese. Guardare quel canale e poi guardare la torre spaccata è il modo più rapido di capire chi comanda, qui, tra uomini e acqua.

Le migliori spiagge di San Andrés

Il litorale di San Andrés è schizofrenico: una spiaggia costruita a tavolino, dorata, protetta e piena di famiglie, e subito dopo, dietro il primo promontorio, una serie di arenili neri, ventosi e mezzi selvatici dove il mare fa quello che vuole. Le prime due si raggiungono in pochi minuti, la terza solo a piedi o in barca, la quarta la incontri prima di arrivare in paese. Prendile in quest’ordine.

Playa de las Teresitas

Playa de las Teresitas è la spiaggia più famosa del nord di Tenerife e non è naturale nemmeno un po’. Prima della trasformazione del 1973 il litorale di San Andrés era diviso in tre settori — Tras la Arena, Los Moros e il Barranco de Las Teresas — dove il mare batteva con violenza contro i callaos vulcanici, e gli annegamenti erano tanti. Il Comune fece importare oltre 270.000 tonnellate di sabbia dal Sahara, mescolate a sabbia locale, e costruire un dique di un chilometro che frena l’erosione e regala mare piatto tutto l’anno; furono piantate più di quattrocento palme, e sotto l’estremo nord dell’arenile finì sepolto il vecchio cimitero di San Andrés. La leggenda che con la sabbia siano arrivati gli scorpioni è, per la cronaca, completamente falsa. Oggi sono un chilometro e mezzo di arenile per ottanta metri di larghezza, con parcheggio gratuito, chiringuiti, docce, bagnini e la parete di Anaga come fondale. Nei weekend d’estate è dei chicharreros prima che dei turisti, e si vede.

Playa de las Gaviotas

Superi il paese, infili la stradina a mezza costa e scendi una rampa di scalini: sotto trovi Las Gaviotas, mezzaluna di sabbia nerissima chiusa tra due speroni di roccia, senza palme, senza dique e senza illusioni tropicali. È la più famosa ed estesa delle piccole spiagge di sabbia vulcanica che si susseguono lungo la stretta strada costiera oltre Las Teresitas. Il naturismo qui è tradizione consolidata, il vento tira spesso e la risacca può essere insidiosa quando il mare monta da nord: si sta in acqua vicino a riva, si porta l’ombrellone perché di ombra non ce n’è, e si mette in valigia una certa tolleranza per l’assenza totale di servizi.

Playa de Antequera

È la spiaggia che ti guadagni: sabbia grigia e ciottoli in fondo a un vallone disabitato di Anaga, raggiungibile solo a piedi da Igueste de San Andrés, un paio d’ore di sendero tra fichi d’india e tabaibas con qualche tratto esposto, oppure in barca da Santa Cruz. Nessun chiosco, nessuna copertura, nessun bagnino: acqua, scarpe adatte e cappello sono l’attrezzatura minima. In cambio hai un anfiteatro di roccia, il roque che chiude la baia a nord e la sensazione, rara su un’isola da cinque milioni di visitatori l’anno, di essere arrivato prima di tutti gli altri.

Playa de Valleseco

Tecnicamente non è ancora San Andrés, ma la incontri poco prima, sulla TF-11 uscendo da Santa Cruz, e vale un cenno perché è la spiaggia dei locali per eccellenza: callaos neri, mare aperto, onde che d’inverno chiamano surfisti e bodyboarder, e un fronte mare che il Comune ha rimaneggiato per anni con lavori di piscine e solarium. Non è un arenile da giornata sotto l’ombrellone e non ha nulla della cartolina di Las Teresitas. È il posto dove capisci com’era questa costa prima che arrivasse la sabbia del deserto.

Dove dormire a San Andrés

Dormire a San Andrés è possibile ma va programmato: il paese ha pochissime strutture, quasi tutte appartamenti turistici e stanze in affitto nel casco viejo o affacciate sul fronte mare, spesso a gestione familiare e con disponibilità che si esaurisce nei fine settimana d’estate e nei giorni delle fiestas di fine novembre. Il vantaggio è enorme se il tuo programma è Anaga: sei a due passi da Las Teresitas per il bagno serale e alla base delle strade che salgono verso il Bailadero, e alle sette del mattino ti trovi il paese tutto per te, con i pescatori che rientrano e i bar che aprono.

La maggior parte dei viaggiatori, però, sceglie di stare a Santa Cruz de Tenerife, sette chilometri più a sud, dove la scelta è ampia: alberghi urbani tra la Rambla, il porto e la zona dell’Auditorio, con ristoranti, tram e collegamenti per l’aeroporto a portata di mano, e la guagua per la spiaggia che passa a ogni ora. La terza opzione, la più romantica, è salire in montagna e cercare una casa rural nei caseríos di Anaga, tra Taganana, Afur e Chamorga: strade a curve, nebbia serale, silenzio assoluto e la necessità inderogabile di un’auto.

Come arrivare a San Andrés

In auto è banale: dal centro di Santa Cruz prendi la TF-11 verso nord-est, costeggi la Dársena Pesquera, passi le gallerie e in un quarto d’ora sei in paese; la distanza dalla capitale è di soli sette chilometri e lungo tutta la spiaggia corre un parcheggio gratuito, che però nei weekend estivi si riempie prima delle undici.

In trasporto pubblico si arriva facilmente con la linea 910 delle guaguas TITSA, che ha il capolinea proprio in spiaggia e il cui biglietto singolo dalla città costa poco più di un euro: si prende all’Intercambiador di Santa Cruz, raggiungibile in tram da La Laguna. Dallo stesso interscambio partono anche le linee che proseguono verso Igueste de San Andrés e che salgono ad Anaga, utili se non hai l’auto e vuoi camminare.

Dall’aeroporto di Tenerife Norte–Ciudad de La Laguna sono una ventina di minuti di macchina; da Tenerife Sur–Reina Sofía metti in conto un’ora buona di autostrada TF-1, o il bus 111 fino all’Intercambiador e poi il cambio.

Quando andare a San Andrés

San Andrés si visita tutto l’anno, ed è uno dei pochi posti dell’isola dove questa frase non è una bugia da brochure: il versante è riparato, la temperatura resta clemente anche a gennaio e il dique garantisce acqua tranquilla tutto l’anno, cosa che a dicembre fa una differenza notevole.

I mesi migliori sono maggio, giugno, settembre e ottobre: mare tiepido, sole affidabile e spiaggia non ancora invasa. Luglio e agosto funzionano, a patto di arrivare presto e mettere in conto la folla locale nel weekend, mentre d’inverno può capitare la calima, il vento di sabbia africana che ingiallisce il cielo per qualche giorno, o la nuvolaglia che gli alisei incollano al crinale di Anaga mentre in spiaggia continua a battere il sole.

Se ti interessa il paese più della spiaggia, punta sulle date delle feste: il 29 novembre, vigilia del santo, c’è la processione notturna per le calli con i fuochi d’artificio, il 30 quella diurna, e intorno al 13 dicembre, per l’Octava de San Andrés, l’immagine esce di nuovo insieme a quella di Santa Lucía. L’ultima domenica di luglio, invece, c’è la Virgen del Carmen con la processione in barca, ed è il momento in cui il paese dà il meglio di sé.

Dove si trova San Andrés

San Andrés si trova nel nord-est di Tenerife, nelle Isole Canarie: è un quartiere del comune di Santa Cruz de Tenerife, a sette chilometri dal centro della capitale, raggiungibile lungo la strada costiera TF-11. Il nucleo abitato sta alla confluenza dei barrancos del Cercado e de Las Huertas con il mare, ai piedi del versante meridionale del Macizo de Anaga, Riserva della Biosfera UNESCO, e si affaccia sulla playa de Las Teresitas. È la località più popolosa di Anaga e ne costituisce la sede, oltre a essere la porta d’accesso naturale a Igueste de San Andrés e ai caseríos del massiccio.

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