Playa de Benijo: la spiaggia nera più selvaggia di Tenerife, ai piedi dei Roques de Anaga

Sabbia vulcanica, onde vere e due scogli piantati nell’Atlantico come fondali teatrali: il nord di Tenerife senza ombrelloni, a un’ora d’auto da Santa Cruz.

La spiaggia di Benijo — playa de Benijo sui cartelli, e ormai anche nelle didascalie di mezzo Instagram — sta all’estremità nordorientale di Tenerife, nel caserío di Benijo, un pugno di case appoggiate al pendio nella frazione di Taganana, comune di Santa Cruz de Tenerife. Ci si arriva percorrendo la TF-134 fino a dove l’asfalto praticamente si arrende, dentro il Parque Rural de Anaga, riserva della biosfera UNESCO dal 2015.

Tra le spiagge di Tenerife è quella che assomiglia meno a una spiaggia spagnola: nessun chiringuito sulla sabbia, nessuna fila di lettini, nessun bagnino con il fischietto. Al posto di tutto questo hai una lingua di sabbia nerissima, una parete di laurisilva che ti scende addosso da centinaia di metri e, davanti, i Roques de Anaga — il Roque de Dentro e il Roque de Fuera, protetti come riserva naturale integrale — che spuntano dall’acqua con quella faccia da monolite che i fotografi aspettano tutta la vita. È il posto perfetto se cerchi paesaggio, luce e vento in faccia. È il posto sbagliato se cerchi un bagno tranquillo con i bambini: la corrente qui non negozia.

L’arenile è una striscia di qualche centinaio di metri che cambia forma con la marea e con le mareggiate d’inverno, e che nei giorni di alta marea si riduce a poco, con l’acqua che arriva a lambire i massi alla base della falesia. La sabbia è grossolana, scura, di origine vulcanica: nata dalla frantumazione dei basalti del massiccio dell’Anaga, il pezzo più antico di Tenerife, molto più vecchio del Teide. Mescolati alla sabbia trovi ciottoli neri levigati e blocchi di roccia, quindi le ciabatte da mare qui non sono una fisima.

Non esiste gestione balneare di alcun tipo: nessun tratto in concessione, nessun hotel affacciato, nessuna doccia sulla battigia, nessun servizio di salvataggio. Il fondale scende presto e l’onda frange corta e ripida, con un risucchio verso il largo che sorprende anche i nuotatori allenati; nei giorni di alisio teso il mare arriva compatto e disordinato, e più di un surfista esperto se ne sta a guardare dalla strada. Non aspettarti bandiere blu: quel tipo di riconoscimento va alle spiagge attrezzate con servizi e sorveglianza, e Benijo è l’esatto opposto. Il suo palmarès è di altro genere — comparse regolari nelle classifiche delle spiagge più spettacolari di Spagna, National Geographic compresa — e riguarda il paesaggio, non il comfort.

Quello che si fa a Benijo, in ordine di frequenza reale: si guarda, si cammina, si fotografa, si mangia pesce. La discesa all’arenile avviene per un sentiero a gradini e passerelle costruito nel 2022 al posto del vecchio tracciato di terra e pietre, un quarto d’ora scarso all’andata e una salita che alla fine della giornata si fa sentire; da luglio 2024, però, l’accesso è interdetto per ordinanza comunale a causa dei distacchi dalla scarpata, e il progetto di messa in sicurezza è rimasto impigliato in un braccio di ferro tra Costas dello Stato e Costas del Governo canario.

Prima di partire chiedi in paese o verifica lo stato dell’accesso: nel frattempo il balcone naturale sulla curva finale della TF-134 continua a essere uno dei punti panoramici più fotografati dell’isola, e nessuno ti vieta di stare lì. Il bagno, quando l’accesso è aperto, resta comunque una faccenda per chi conosce il mare; il surf è terreno di gente del posto e di tavole robuste, mai di primi tentativi.

Non ci sono lungomare né passeggiate lastricate, perché non c’è un centro: c’è la strada, ci sono le case, e sopra la strada ci sono le terrazze dei ristoranti di Benijo — Casa África ed El Frontón i nomi che ti diranno tutti — dove il pesce arriva come da queste parti si usa, alla griglia, con papas arrugadas e mojo, mentre sotto il mare fa rumore. Vita notturna zero, e non è un difetto: dopo il tramonto l’Anaga si spegne, le curve diventano nere e la cosa più sensata è rientrare verso Santa Cruz o La Laguna.

I dintorni si contano in chilometri singoli e si camminano meglio di come si guidano. A poco più di un chilometro verso ovest c’è la playa de Almáciga, con lo stesso mare e qualche casa in più; ancora un paio di curve e trovi il Roque de las Bodegas, dove la spiaggia si allarga e le tasche di pesce si moltiplicano; a quattro chilometri, arrampicato nella valle, il borgo di Taganana con la sua chiesa di Nuestra Señora de las Nieves e i terrazzamenti di vigna che producono uno dei vini più testardi delle Canarie.

Nella direzione opposta, dove la carreggiata finisce davvero, un sentiero prosegue verso il caserío di El Draguillo e poi verso Las Palmas de Anaga, case di pietra e orti sospesi sul niente; da lì, chi ha gambe, sale al mirador del Cabezo del Tejo e rientra dall’alto, attraversando la laurisilva che sembra un bosco preistorico perché in gran parte lo è. Verso l’interno, il passo di El Bailadero è lo spartiacque dove le nuvole si fermano da un lato e il sole comincia dall’altro, e la playa del Tamadiste, incassata tra le rocce, è il premio di consolazione degli escursionisti pazienti.

Il momento conta più della stagione. L’acqua nel nord di Tenerife si nuota tutto l’anno solo sulla carta: la finestra buona va da agosto a ottobre, quando il mare arriva ai suoi massimi termici e gli alisei allentano, mentre da dicembre a marzo le mareggiate atlantiche riscrivono la spiaggia a ogni fine settimana. Luglio e agosto portano l’unico affollamento possibile, quello dei pochi parcheggi lungo la strada, che si esauriscono in tarda mattinata soprattutto nei weekend e nei giorni di festa canaria.

La mattina presto l’Anaga è spesso sotto la panza de burro, la coltre bassa di nuvole che qui è quasi un’istituzione: sale la nebbia, odora di terra bagnata, e la luce è piatta. Il momento vero è il tardo pomeriggio, quando il sole taglia di lato e accende i due roques di arancione per una ventina di minuti; se ci vai con la bassa marea, la sabbia disponibile raddoppia e il paesaggio ti sembra un altro. Vale anche la pena controllare le previsioni del mare, non solo quelle del cielo.

Dove dormire a playa de Benijo

A Benijo non esistono hotel: il caserío conta poche case, alcune delle quali affittate come casas rurales e appartamenti vacanza, ed è la stessa storia ad Almáciga e al Roque de las Bodegas, dove trovi qualche unità a gestione familiare e nulla che assomigli a un resort. Dormire a Benijo o in una di queste frazioni ha senso se vuoi l’Anaga al risveglio, il silenzio assoluto e la disponibilità a guidare venti minuti per una spesa: prenota con largo anticipo, perché le disponibilità sono pochissime.

L’alternativa più praticata è dormire a Taganana, sempre in valle e con più servizi, oppure spostare la base in città: dormire a Santa Cruz de Tenerife significa avere ristoranti, negozi e la comodità della Playa de Las Teresitas a portata, con Benijo raggiungibile in un’ora di curve; dormire a San Cristóbal de La Laguna aggiunge il centro storico UNESCO e un accesso all’Anaga dall’alto, per il passo di El Bailadero. Chi arriva senza auto farebbe meglio a scegliere la città: senza mezzo proprio, quassù la giornata si complica.

Come arrivare a playa de Benijo

In auto è l’unico modo sensato. Da Santa Cruz de Tenerife si prende la strada di San Andrés e si sale sulla TF-12 fino a El Bailadero, dove si scende sulla TF-134 verso Taganana; da lì la strada costeggia il mare passando per il Roque de las Bodegas e Almáciga e termina praticamente a Benijo. Sono circa trenta chilometri e va calcolata un’ora, non i quaranta minuti che promette il navigatore, perché le curve dell’Anaga sono strette, spesso a corsia unica di fatto, con specchi convessi agli angoli e autobus che arrivano in senso opposto.

Da San Cristóbal de La Laguna il tragitto è più breve, sempre via TF-12; dall’aeroporto di Tenerife Norte si contano tre quarti d’ora, da Tenerife Sur circa un’ora e quaranta, da Puerto de la Cruz un’ora e un quarto. I parcheggi sono piccole aree lungo la carreggiata all’altezza dei ristoranti: pochi posti, occupati presto, e sostare in curva è un modo eccellente per rovinare la giornata a tutti.

Con i mezzi pubblici, le linee TITSA che da Santa Cruz risalgono l’Anaga arrivano fino a Taganana e Almáciga con corse poco frequenti, quindi conviene studiare gli orari di ritorno prima di quelli di andata. La discesa finale all’arenile è a piedi, per scale e passerelle, non praticabile con carrozzine o ridotta mobilità e soggetta alle chiusure disposte dal Comune.

Dove si trova playa de Benijo

Playa de Benijo si trova sulla costa nordorientale di Tenerife, nelle Isole Canarie, all’interno del Parque Rural de Anaga. Appartiene al caserío di Benijo, frazione di Taganana, nel comune di Santa Cruz de Tenerife, alla fine della strada TF-134, circa trenta chilometri a nordest del capoluogo e a poco più di un chilometro dalla playa de Almáciga. Davanti all’arenile emergono i Roques de Anaga, mentre alle spalle sale il massiccio dell’Anaga con i suoi boschi di laurisilva.

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