Cueva del Viento: il tubo vulcanico più lungo d’Europa, a Icod de los Vinos

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A un certo punto la guida ti chiede di spegnere la lampada del casco, e per una decina di secondi sperimenti una cosa che nella vita quotidiana non capita mai: il buio completo, quello in cui la mano davanti agli occhi non produce nemmeno una sagoma. Poi arriva il resto, cioè il silenzio e una corrente d’aria costante che scorre lungo la galleria e che a questo posto ha dato il nome.

Chi si chiede cosa vedere alla Cueva del Viento deve mettere in conto un fatto strutturale: si visita solo un tratto breve di un sistema enorme, e va benissimo così. Sotto i campi di lava di Icod de los Vinos si sviluppano circa diciotto chilometri di gallerie topografate, il tubo vulcanico più lungo d’Europa e il quinto del mondo dopo quattro cavità hawaiane, formato ventisettemila anni fa dalle colate del Pico Viejo, il vulcano che sta accanto al Teide.

Dentro ci sono tre piani sovrapposti corrispondenti a episodi eruttivi diversi, cascate e laghi di lava solidificata, stalattiti laviche e pareti lisce come vetro, una comunità di animali ciechi che comprende specie descritte qui per la prima volta, e uno dei giacimenti paleontologici più importanti dell’arcipelago, con le ossa del ratto gigante e della lucertola gigante di Tenerife. Ti racconto anche come funziona la visita, cosa succede prima di entrare, dove dormire, come arrivare, quando andare e dove si trova.

Come si è formato il tubo della Cueva del Viento

La storia geologica è più semplice di quanto sembri e più bella di quanto si aspetti chiunque non abbia mai pensato ai vulcani. Il Pico Viejo, nella sua prima fase eruttiva, emise enormi volumi di lava basaltica molto fluida, del tipo che i geologi chiamano pahoehoe. A contatto con l’aria la superficie del fiume di lava si raffredda in fretta e forma una crosta solida, che funziona da isolante: sotto, il flusso continua a scorrere caldo. Quando l’eruzione finisce, la lava interna se ne va verso valle e lascia un condotto vuoto. Quel condotto è la Cueva del Viento, e in origine scendeva dal Pico Viejo fino alla costa di Icod: un canale di drenaggio lungo quanto un’intera fetta d’isola.

I tre piani sovrapposti

È la caratteristica che rende questa cavità una delle più complesse del mondo dal punto di vista morfologico: le ramificazioni si sviluppano su tre livelli sovrapposti, corrispondenti ad altrettanti episodi dell’attività eruttiva. Non è un tubo, è una rete a strati, con innumerevoli diramazioni ancora inesplorate che con ogni probabilità allungheranno la misura ufficiale nei prossimi anni. Nel 1973 gli speleologi inglesi dello Shepton Mallet Caving Club individuarono un pozzo — battezzato in loro onore pozzo degli Inglesi — che collegava il secondo piano a una galleria inferiore di circa quattro chilometri, e in un colpo solo il complesso raddoppiò.

Le forme della lava

Il pavimento è ruvido e pieno di scorie, perché corrisponde all’ultimo flusso, quello più viscoso, che scese lentamente dentro il tubo ormai in via di svuotamento. Le pareti, al contrario, sono lisce e in certi punti quasi lucide, levigate dal passaggio della lava fluida. In mezzo trovi terrazzi laterali che segnano i livelli raggiunti dal flusso come le tacche di una piena, cascate di lava congelate a metà del salto, laghi solidificati e stalattiti laviche che si sono formate per gocciolamento del materiale fuso, non per infiltrazione d’acqua come nelle grotte calcaree. È il dettaglio che confonde più spesso i visitatori, e anche quello che vale la pena portarsi a casa: qui tutto è stato liquido, ma di roccia.

Il vento

Il nome non è poetico, è descrittivo. All’interno si producono correnti d’aria importanti, generate dalle differenze di quota e di temperatura tra i vari ingressi e collassi del sistema, e le senti chiaramente sul viso mentre cammini. Insieme all’oscurità totale e all’assenza di suoni, quel filo d’aria costante è la cosa che rende la mezz’ora sotto terra diversa da qualsiasi altra visita guidata dell’isola.

Gli animali ciechi

La rilevanza biologica di questa cavità è enorme e continua a produrre scoperte: si contano circa centonovanta specie conosciute, in gran parte invertebrati, di cui quarantaquattro troglobie, cioè adattate a vivere esclusivamente sottoterra. Quindici sono risultate nuove per la scienza. C’è lo scarafaggio senza occhi Loboptera subterranea, ci sono i carabidi Wolltinerfia martini e Wolltinerfia tenerifae, c’è il coleottero Domene vulcanica, che alla vista ha rinunciato ma in cambio ha sviluppato antenne lunghissime con cui si orienta per olfatto e tatto, e c’è il ragno Canarionesticus quadridentatus, capace di digiunare per mesi grazie a un metabolismo rallentato. Tutte queste specie hanno fatto la stessa scelta evolutiva: eliminare ciò che sottoterra non serve — pigmenti, occhi, ali — per risparmiare energia in un ambiente dove il cibo praticamente non esiste. Non li vedrai, quasi certamente. Ma sapere che sono lì mentre cammini cambia il modo in cui guardi il pavimento.

Il ratto gigante e la lucertola gigante

La cueva è anche uno dei giacimenti paleontologici più importanti delle Canarie, e fu proprio il ritrovamento di ossa subfossili a far partire gli studi biologici. Nelle gallerie sono emersi resti della lucertola gigante di Tenerife, Gallotia goliath, che superava il metro di lunghezza, e del ratto gigante Canariomys bravoi, entrambi endemici dell’isola e ormai estinti. A loro si aggiungono uccelli scomparsi, tra cui uno zigolo dalle zampe lunghe conosciuto soltanto da qui, una quaglia canaria estinta e il gracchio, che oggi sopravvive nell’arcipelago solo a La Palma. Sono animali entrati nel tubo attraverso i piccoli crolli del soffitto e mai più usciti: la grotta ha funzionato per millenni come una trappola e come un archivio.

La riscoperta

I guanci conoscevano queste gallerie più di duemila anni fa e le usavano, ma dopo la conquista la memoria del sistema si perse e per secoli restò una curiosità locale senza nome scientifico. L’esplorazione vera cominciò intorno al 1970, con gruppi speleologici spagnoli e stranieri che si diedero il cambio per decenni, e non è ancora finita. Una delle cose che l’introduzione al centro visitatori spiega bene è proprio questa: la mappa che ti mostrano è provvisoria per definizione.

Come si svolge la visita

Si comincia al centro visitatori, con una spiegazione della guida, pannelli e un video sul vulcanismo in generale e su quello canario in particolare, Pico Viejo compreso. Poi si sale in furgoncino fino al punto di accesso, si percorre a piedi un tratto all’aperto tra i coltivi e le colate, e infine si entra nel tubo con casco e lampada individuale. Le gallerie non sono state modificate in alcun modo: niente illuminazione fissa, niente passerelle, niente corrimano. Cammini sulla roccia com’è, il che è il motivo per cui l’esperienza vale e anche il motivo per cui servono scarpe con una suola decente. Il tratto visitabile è breve, la visita completa dura circa un paio d’ore.

La camminata in superficie

Il tratto all’aperto è una parte del pacchetto che nessuno si aspetta e che quasi tutti finiscono per apprezzare: si attraversa un paesaggio agricolo di terrazzamenti, vigne e muretti a secco costruiti sopra le colate del Pico Viejo, con il mare da un lato e, se le nuvole collaborano, la massa del Teide dall’altro. È anche la miglior spiegazione visiva di che cosa sia una colata lavica: quello che stai calpestando è la crosta sotto cui, ventisettemila anni fa, correva la galleria in cui stai per entrare.

Le regole e i posti disponibili

I gruppi sono piccoli, i turni contati e la prenotazione online è di fatto obbligatoria: nel 2025 la cueva ha ricevuto oltre ventitremila visitatori da sessantatré paesi, con un tasso di occupazione dei posti disponibili vicino al novantasette per cento, il che significa che presentarsi lì sperando in un buco libero è una pessima strategia. I bambini sotto i cinque anni non possono entrare, zaini e borse a tracolla vanno lasciati in auto, e servono pantaloni lunghi e calzature chiuse con buona aderenza. La visita si svolge in gruppi ridotti anche per ragioni di conservazione: mentre tu cammini, il personale tecnico monitora con tecnologia lidar la stabilità geologica del tratto visitabile e tiene sotto controllo temperatura, umidità e concentrazioni di radon e anidride carbonica.

Dove dormire vicino alla Cueva del Viento

La base ovvia è Icod de los Vinos, il paese sotto il quale corre la grotta: centro storico raccolto, il celebre drago millenario, cantine e una manciata di alberghi piccoli e case rurali nelle campagne attorno, che è la sistemazione più coerente con questa parte dell’isola. Pochi chilometri più a ovest c’è Garachico, ricostruita sulla colata che nel Settecento ne distrusse il porto, con piscine naturali sul mare e un paio di alloggi di charme in edifici storici: se ti va di dormire in un posto che racconta la stessa geologia dall’esterno, è la scelta migliore. Verso est, Puerto de la Cruz offre la quantità di strutture e servizi che i paesi dell’isola bassa non hanno, a una ventina di minuti di autostrada. Chi cerca campagna vera può guardare più a ovest ancora, verso Los Silos e Buenavista del Norte, dove le case rurali costano poco e la sera non succede assolutamente nulla.

Come arrivare alla Cueva del Viento

La destinazione da impostare non è la grotta ma il centro visitatori, che si trova nel quartiere di Los Piquetes, sopra il centro di Icod de los Vinos: è l’errore più comune, e chi punta direttamente all’ingresso della cavità finisce su una strada agricola senza sbocco. Dall’autostrada del nord, la TF-5, si esce a Icod e si seguono le indicazioni per la cueva attraverso il paese, salendo lungo la strada dell’Amparo per un paio di chilometri. In auto è di gran lunga la soluzione più pratica, e da Puerto de la Cruz sono una ventina di minuti, da Santa Cruz poco più di un’ora. Con i mezzi pubblici si arriva in guagua a Icod da Puerto de la Cruz, da Santa Cruz e da Los Cristianos, ma dal paese al centro visitatori resta un tratto in salita che conviene coprire in taxi, soprattutto se hai un orario da rispettare.

Quando andare alla Cueva del Viento

Prenota con settimane di anticipo, specialmente in estate e durante le vacanze scolastiche: è il consiglio più importante di tutta questa pagina. All’interno la temperatura è stabile e mite tutto l’anno, quindi la stagione conta poco per la parte sotterranea; conta invece per il tratto all’aperto, che d’estate a mezzogiorno è esposto e in inverno può essere fangoso dopo la pioggia. I turni della mattina hanno il vantaggio di una luce migliore per la camminata e di un cielo statisticamente più limpido sopra il valle di Icod. Porta una felpa leggera anche in agosto, e non contare sulle fotografie: con la sola lampada del casco, quello che vedi non è quello che riesci a portarti via.

Dove si trova la Cueva del Viento

Il sistema si sviluppa nel comune di Icod de los Vinos, sul versante nordoccidentale di Tenerife, in un quartiere che dalla grotta prende il nome. Corre in diagonale sotto il territorio comunale, dalle pendici del Pico Viejo fino alla costa, restando piuttosto vicino alla superficie: è per questo che nel soffitto si aprono qua e là piccoli collassi, ed è per questo che nelle gallerie sono finiti, nei millenni, animali di ogni tipo. In superficie, a pochi minuti dal centro visitatori, ci sono il drago millenario di Icod e la costa di Garachico: una giornata che mette insieme un albero di età leggendaria, un porto sepolto dalla lava e un tunnel scavato da un vulcano è probabilmente il modo più efficiente di capire di cosa è fatta quest’isola.

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