Cosa comprare a Tenerife: prodotti tipici, artigianato e vie dello shopping

Mojo artigianale, bianchi da vigne a piede franco, olivina verde e miele di retama del Teide: cosa vale la valigia e in quali botteghe e cantine trovarlo, lontano dai lungomare.

Sono tornato da Tenerife con la valigia più pesante di quando ero partito, e non per i vestiti. Dentro c’erano due barattoli di salsa chiusi male, una bottiglia di bianco che sapeva di pietra e di vento, una collana di lava nera e un pezzo di sapone all’aloe grande come un mattone. Cosa comprare a Tenerife è una domanda che di solito ti fai l’ultimo giorno, con l’aereo in serata e i negozi che chiudono, ed è esattamente il momento peggiore per farsela: qui gli acquisti migliori non stanno nei duty free, ma nelle drogherie di paese, nelle cantine di montagna e nelle botteghe che sanno di argilla bagnata.

Tenerife è la più grande, la più urbanizzata e la più cosmopolita delle Canarie. Ha una forma vagamente triangolare ed è dominata dal Teide, che con i suoi 3718 metri è la cima più alta di tutta la Spagna. La capitale è Santa Cruz de Tenerife, a pochi chilometri c’è San Cristóbal de La Laguna, dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, mentre il turismo balneare si concentra da un lato a Puerto de la Cruz e nella valle de La Orotava, sulla costa nord, e dall’altro a Playa de las Américas, Los Cristianos e Costa Adeje, nel sud più secco e più assolato. Sono geografie diverse e, come scoprirai presto, anche vetrine diverse.

Ti racconto quello che secondo me vale davvero la pena mettere in valigia: il mojo picón e il suo gemello verde, i vini vulcanici da vitigni a piede franco, la bigiotteria di lava e olivina, l’aloe vera in tutte le sue forme, le terrecotte, la manta esperancera dei pastori, il miele del Teide, le banane e i formaggi di capra. E poi dove comprarli, strada per strada, dal Paseo San Telmo di Puerto de la Cruz alla Calle del Castillo di Santa Cruz fino ai centri commerciali del sud.


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I prodotti tipici da comprare a Tenerife

L’isola è lunga poco più di ottanta chilometri, ma passa dal livello del mare a quasi quattromila metri: questo salto continuo di quota e di clima si traduce in una biodiversità che ritrovi puntualmente sugli scaffali. Prodotti agricoli, artigianato di pietra vulcanica, lavorazioni tessili che vengono dalla montagna. Questi sono quelli su cui tornerei anche domani.

Il mojo picón (e il mojo verde)

Se c’è una cosa che devi comprare a Tenerife, è il mojo. Te lo servono ovunque in ciotoline minuscole, insieme alle papas arrugadas, e alla terza cena ti sarai già arreso all’idea di portartene a casa una scorta.

Il mojo picón rosso parte da aglio, cumino in grani, aceto, olio e sale, ai quali si aggiungono peperoncini piccanti freschi e paprica. Il mojo verde ha la stessa base, ma al posto del peperoncino ci sono peperoni verdi e coriandolo, che gli danno quel colore da smalto e quel profumo erbaceo che riconosci a distanza. La regola locale vuole il rosso sulla carne e il verde sul pesce: seguila pure, oppure fai come me e mettili tutti e due su tutto.

Li trovi in qualunque supermercato dell’isola a pochi euro, ma i barattoli più buoni sono quelli delle piccole produzioni artigianali, che trovi nei mercati e nelle drogherie di paese. Un consiglio pratico: sono liquidi, quindi vanno nel bagaglio in stiva, chiusi dentro un sacchetto. L’ho imparato nel modo peggiore.

I vini di Tenerife

Qui succede una cosa che in quasi tutto il resto d’Europa non succede più: molte aziende agricole coltivano vitigni autoctoni a piede franco, cioè viti non innestate su portainnesto americano. È una peculiarità dei terreni vulcanici e delle vigne d’alta quota, dove la fillossera non è mai arrivata a fare il disastro che ha fatto altrove.

Nelle Canarie si fa vino dal Quattrocento, da quando spagnoli, portoghesi, italiani e inglesi hanno portato sull’arcipelago vitigni, sistemi di coltivazione e tecniche di elaborazione diverse. Tenerife da sola copre una fetta enorme della produzione di bianco dell’arcipelago, e non è un caso: alisei che soffiano costanti, clima mite tutto l’anno, poche piogge, suolo vulcanico e sabbioso, permeabile e ricchissimo di minerali.

Un tempo la fama era tutta dei passiti, il Malvasia sopra tutti, celebrato perfino da Shakespeare. Oggi la produzione punta su vini più leggeri, soprattutto bianchi ma anche rossi e rosati da uve come il Listán Negro. Tra i bianchi cerca il Marmajuelo, dall’omonimo vitigno, con quel naso agrumato e salino che sembra davvero fatto della brezza dell’isola. Comprali in cantina, se puoi: gran parte delle aziende sta nella fascia collinare tra Tacoronte e La Orotava, e la visita ti costa una mattinata ben spesa.

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La bigiotteria di lava vulcanica e olivina

Il souvenir più tipico che ti porti da Tenerife nasce da un’eruzione. Nelle botteghe di artigianato trovi collane, bracciali e anelli lavorati con pietra lavica e olivina, entrambe figlie dell’attività vulcanica dell’isola.

L’olivina si forma dentro rocce sia intrusive che effusive e, una volta tagliata e lucidata, diventa una pietra semipreziosa di un verde oliva profondo che le è valso il soprannome di gioiello verde delle Canarie. Spesso la vedrai abbinata alla pietra lavica, quella nera e porosa, con la superficie irregolare che deriva dal raffreddamento improvviso della colata. Il contrasto tra il verde e il nero funziona benissimo, soprattutto se la scegli incastonata in argento.

Un avvertimento: nelle zone più turistiche circola parecchia imitazione in resina. Chiedi sempre in bottega e guarda se lavorano davanti a te.

L’aloe vera

Con il nome aloe si indicano diverse specie di piante grasse, e la più nota e coltivata è senza dubbio l’aloe vera. La usavano già nell’antichità, e ancora oggi la trovi ovunque come rimedio e come cosmetico. Viene dall’Africa, ma oggi i grandi produttori mondiali sono America Latina e Spagna, e le parti che contano sono il gel contenuto nelle foglie carnose e il succo.

A Tenerife la coltivazione è importante e visibile: vedrai i campi di aloe soprattutto nel sud, dove il clima secco le si addice. Nei negozi trovi creme, gel puro, saponi, dopobarba, succhi da bere. Se compri il gel, controlla la percentuale di aloe sull’etichetta: tra un prodotto al 99% e uno al 20% annegato nei conservanti c’è di mezzo tutta la differenza del mondo, e spesso lo stesso prezzo.

Le terrecotte

In ogni località dell’isola trovi botteghe artigiane specializzate in ceramica e terracotta: vasi, brocche, statuine, suppellettili di ogni misura, alcune decorate con colori accesi, altre lasciate al colore naturale dell’argilla. È il tipo di acquisto che ti costringe a ragionare sul bagaglio a mano, ma è anche quello che dopo dieci anni hai ancora in casa. I laboratori più interessanti stanno nei paesi dell’interno, lontano dalle vetrine da lungomare.

La manta esperancera

La manta esperancera è il mantello tradizionale dei pastori dell’isola, un lungo mantello di lana pesante nato per difendersi dal freddo e dall’umidità dei pascoli d’alta quota. Il nome viene dalla zona de La Esperanza, sulle pendici boscose che salgono verso la dorsale, dove la nebbia si posa per giorni interi e una giacca leggera non ti serve a niente.

Oggi è più un capo identitario che da lavoro, e lo vedi indossato durante le feste tradizionali, ma se trovi un esemplare artigianale in lana vera hai in mano un pezzo di cultura pastorale canaria, non un souvenir.

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Il miele del Teide

La produzione di miele è una delle eccellenze dell’isola, al punto che il miele di Tenerife ha ottenuto una denominazione d’origine protetta. Le varietà sono molte, ma quella che devi cercare è il miele prodotto dalle arnie sistemate sulle pendici del Teide, ricavato dai fiori della retama, la ginestra bianca del Parco Nazionale che a maggio riempie di profumo tutta la caldera. È un miele chiaro, delicato, con un finale quasi resinoso.

Le altre varietà seguono la fioritura e la quota: castagno, tajinaste, avocado, eucalipto. Nei mercati contadini te li fanno assaggiare tutti, e finisce che ne compri tre.

Banane e formaggi di capra

La banana è il prodotto più noto dell’arcipelago, coltivata in modo tradizionale in piccole piantagioni terrazzate che vedi ovunque nel nord dell’isola. È più piccola e più dolce di quella che compri al supermercato, con la buccia punteggiata di scuro quando è al punto giusto. Difficile portarla in valigia, facile mangiarne troppa mentre sei lì.

I formaggi, prevalentemente di capra, meritano lo stesso spazio: gusto deciso, pasta tenera, quell’aroma acido e salato che li rende inconfondibili. Cercali freschi, semistagionati o affumicati, che qui è una tradizione vera. Sottovuoto reggono benissimo il viaggio di ritorno.

Dove fare shopping a Tenerife: negozi, vie e centri commerciali

I souvenir li trovi un po’ ovunque, ma nelle città principali le zone commerciali sono facili da individuare, perché in genere coincidono con il viale, la piazza o la strada principale. Vale la pena sapere in anticipo dove andare, perché nord e sud dell’isola offrono due esperienze di acquisto molto diverse.

Una nota che ti farà comodo: le Canarie hanno un regime fiscale proprio, con un’imposta locale al posto dell’IVA peninsulare. Su profumeria, elettronica, alcolici e tabacco i prezzi sono sensibilmente più bassi che in Italia, ed è il motivo per cui vedrai intere strade dedicate a quelle categorie.

Puerto de la Cruz

Nel nord, la maggiore concentrazione di negozi la trovi lungo il Paseo San Telmo, la passeggiata che corre a filo di costa. Cammini con l’oceano che tira schiaffi d’acqua sugli scogli alla tua destra e le vetrine alla tua sinistra: negozi di abbigliamento, artigiani, ristoranti, bancarelle. È lo shopping meno frenetico dell’isola, quello che fai con il gelato in mano.

Santa Cruz de Tenerife

La capitale ha la strada dello shopping per eccellenza: la Calle del Castillo, centrale, alberata, chiusa al traffico e completamente pedonale, dove si susseguono catene internazionali, marchi noti e localini tipici dove fermarti a mangiare qualcosa tra un acquisto e l’altro.

A Santa Cruz ci sono anche diversi centri commerciali, tra cui El Corte Inglés, la grande catena spagnola che raggruppa sotto lo stesso tetto reparti e marchi di ogni genere. Se hai poco tempo e devi risolvere i regali per tutti, è la scorciatoia più efficiente. Ma non chiudere lì la giornata: a due passi c’è il Mercado de Nuestra Señora de África, che per prodotti tipici e formaggi vale dieci vetrine.

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Il sud: Costa Adeje, Playa de las Américas e Los Cristianos

Nel sud dell’isola, tra Costa Adeje, Playa de las Américas e Los Cristianos, si concentrano zone commerciali e centri di ogni dimensione, dove compri praticamente tutto e dove puoi rifornirti anche di materiale sportivo per le attività acquatiche, dal neoprene alle maschere.

A Plaza del Duque, a Costa Adeje, trovi invece le boutique dei grandi nomi dell’alta moda internazionale: marmo, aria condizionata e vetrine luccicanti, un altro pianeta rispetto alle botteghe di argilla dell’interno. Los Cristianos, che ha vissuto la sua spinta turistica più di recente, conserva ancora qualche negozio di quartiere e un mercatino settimanale che vale la deviazione.

Cosa ti porti a casa davvero

Alla fine, Tenerife si porta via in due modi. C’è la versione veloce, fatta di centri commerciali, profumeria a buon prezzo e marchi internazionali, che risolve la lista dei regali in un pomeriggio. E c’è quella lenta: il barattolo di mojo comprato in una drogheria di paese, la bottiglia di Marmajuelo presa in cantina parlando con chi l’ha fatta, la collana di olivina uscita dalle mani di un artigiano mentre lo guardavi lavorare.

Io ti consiglio la seconda, e ti do un ultimo suggerimento pratico: parti con qualche chilo di franchigia da spendere. Servirà.


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