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La prima volta ho fatto quello che fanno quasi tutti: sono uscito dalla TF-5, ho parcheggiato male, sono sceso al mare, mi sono tuffato nel Charco de la Laja e me ne sono andato. Solo tornandoci ho capito di aver visto un decimo del paese. Cosa vedere a San Juan de la Rambla non si esaurisce nella sua piscina naturale più fotografata: sotto c’è un comune lungo e stretto che scende dal bosco al mare in una manciata di chilometri, con uno dei centri storici meglio conservati di tutta Tenerife.
Ti racconto il Charco de la Laja e il barrio di Las Aguas con la sua spiaggia di sabbia nera, il casco histórico raccolto attorno alla plaza Rosario Oramas e dichiarato Bien de Interés Cultural, la chiesa di San Juan Bautista con i suoi soffitti lignei, la Casa La Alhóndiga dove si ammassava il grano, la Casa de los Delgado Oramas con il suo balcone lungo quanto la facciata e la Casa de los Alonso del Castillo.
Poi si sale: il Barranco de Ruiz con la sua area ricreativa all’ombra dei laureles de Indias, il Molino de Gofio del Risco de las Pencas e i lavaderos de La Vera, il Camino Real che collegava Icod de los Vinos a Puerto de la Cruz, il sendero di Las Aguas, il mirador di El Mazapé, il barrio de Los Quevedos dichiarato Sitio Histórico e l’ermita de Nuestra Señora del Rosario.
E infine le cose che non stanno sulle mappe: le altre calette, le feste di giugno, il vino della zona di Ycoden-Daute-Isora e il gofio che qui si è macinato per secoli. Andiamo con ordine.
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Il Charco de la Laja

È una piscina naturale scavata dall’oceano nella colata lavica, con scalette di ferro, un bordo di roccia nera che scotta e un’acqua che passa dal turchese al blu profondo nel giro di due metri. Ci si arriva scendendo dal paese verso la costa, e ci si sta stretti nelle giornate buone. La regola d’oro è una sola: guarda il mare prima di entrare. Con l’oceano calmo è una vasca perfetta; con mareggiata le onde scavalcano il bordo e ti ributtano contro la pietra, e chi conosce il posto quel giorno resta a guardare dall’alto.
Il barrio di Las Aguas e la sua spiaggia

Las Aguas è il nucleo costiero del comune: case bianche appoggiate una sull’altra, scalinate lastricate, una plazoleta affacciata sull’acqua e un silenzio da paese che non ha mai deciso di diventare località balneare. La Playa de Las Aguas è piccola, di sabbia nera e ciottoli, con la piscina municipale accanto per chi non si fida dell’oceano aperto. È il posto migliore del comune per capire com’era il nord di Tenerife prima delle autostrade.
Il casco histórico e la plaza Rosario Oramas
Il centro storico è stato dichiarato Bien de Interés Cultural con la categoria di Conjunto Histórico, ed è uno di quei rari casi in cui la targa è meritata. Dalla plaza Rosario Oramas partono viuzze acciottolate — la calle de la Alhóndiga su tutte — fiancheggiate da case in pietra con tetti di tegole, balconi di tea e cortili che si intravedono dai portoni socchiusi. Il paese fu fondato dopo la conquista, quando le terre vennero spartite tra coloni castigliani e portoghesi, e il capitano portoghese Martín Rodríguez è ricordato come il suo fondatore.
La chiesa di San Juan Bautista

Il primo tempio sorse qui nel Cinquecento, e attorno ad esso è cresciuto tutto il resto. Da fuori è una scatola bianca con il campanile e poco altro; dentro si aprono due navate, con le antiche cappelle del Rosario e della Misericordia che conservano ciascuna il proprio artesonado ligneo. C’è anche la cappella della Purísima Concepción, voluta a fine Settecento dall’alcalde real Manuel Vicente Alonso del Castillo e benedetta soltanto nel 1809, con un retablo di legno policromo e dorato che copre l’intera parete. La chiesa fu danneggiata dal fortunale che colpì il paese nel 1722, come mezzo abitato.
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La Casa La Alhóndiga
Seicentesca, nata come magazzino e luogo di compravendita del grano, oggi trasformata in spazio culturale. Ha dato il nome alla strada e resta uno degli edifici civili più interessanti dell’isola per capire come funzionava l’economia agricola canaria: il grano si ammassava, si pesava e si vendeva sotto lo stesso tetto, e il paese ruotava attorno a quel tetto.
Le case padronali attorno alla piazza
La Casa de los Delgado Oramas è settecentesca e ha un balcone di legno che corre lungo tutta la facciata principale, con la celosía che permetteva alle donne di casa di guardare la strada senza essere viste. Poco più in là la Casa de los Alonso del Castillo, coeva, tiene una facciata quasi severa e nasconde il suo pezzo forte nel patio interno. Sono edifici privati: si guardano da fuori, e da fuori bastano.
Il Barranco de Ruiz
Segna il confine con Los Realejos ed è la parte più verde del comune, protetta insieme ai crinali di Tigaiga e Los Campeches. In alto sopravvivono lembi di laurisilva, la foresta di allori e nebbia che copriva il nord dell’isola prima dell’uomo; in basso c’è un’area ricreativa con tavoli, fogones, fontane e quattro laureles de Indias enormi che fanno un’ombra da cattedrale. Da lì parte il sentiero che scende fino al mare.
Il Molino de Gofio del Risco de las Pencas
Sul versante sinistro del Barranco de Ruiz restano i muri di un mulino ad acqua, chiamato anche Molino de Ruiz o Molino de la Grieta, che ha macinato gofio per i vicini fino agli anni Trenta del Novecento. Accanto si alza il roque cilindrico noto come Risco de las Pencas, tappezzato di fichi d’India, e poco distante il barrio de La Vera con i suoi vecchi lavaderos pubblici, le vasche di pietra dove si faceva il bucato. È un pezzo di archeologia industriale contadina che nessuno ha restaurato troppo, per fortuna.
Il Camino Real e il sendero di Las Aguas
Il vecchio camino real univa Icod de los Vinos a Puerto de la Cruz lungo la costa fin dalla fine del Quattrocento, e per secoli è stato l’unica strada: ci passavano persone, muli, canna da zucchero e barili diretti ai porti. Tratti selciati sopravvivono ancora, e il sendero che scende dal Barranco de Ruiz attraversa il barrio del Rosario tra platanere e frutteti per finire a Las Aguas. Un’ora e mezza di cammino, tutta in discesa se la imposti bene, con il mare sempre sulla sinistra.
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Il mirador di El Mazapé
Un camino tradizionale sale dal paese fino a questo balcone naturale, tra bancali e muretti a secco. Da lassù prendi la misura del comune in un colpo solo: le platanere a scacchiera, i tetti del casco, la scogliera che precipita in acqua e, se la giornata è pulita, il Teide alle spalle. Il sentiero è noto anche come camino de Los Difuntos, perché era la via con cui si scendeva dai barrios alti verso il cimitero.
Il barrio de Los Quevedos
Dichiarato Sitio Histórico, è un nucleo rurale rimasto quasi intatto: case di pietra, era per la trebbiatura, muri di contenimento e tutto l’armamentario di un’economia agricola che qui è finita da poco. Non c’è niente da visitare in senso stretto e proprio per questo funziona: ci si passa dentro a piedi e basta.
L’ermita de Nuestra Señora del Rosario
Nel barrio del Rosario, sul bordo del camino real, sta questa piccola cappella seicentesca a pianta rettangolare con la spadaña e le scalinate selciate che scendono alla plazoleta. Attorno, le case della famiglia Dorta, a cui l’oratorio originariamente apparteneva. La zona è conosciuta anche come Rambla de los Caballos, per via delle bestie da soma che ci transitavano.
Le altre calette del comune
Oltre a Las Aguas, la costa nasconde la Playa de La Caldereta e la Playa de San Juan, entrambe di sabbia scura e ciottoli, incassate tra gli acantilados de Campeche. Non hanno servizi, non hanno bandiere, non hanno quasi nessuno. Il mare qui è quello dell’Atlantico settentrionale: bello da guardare, da rispettare quando c’è onda.
Le feste di San Juan Bautista
A giugno il paese festeggia il patrono, e il calendario locale si riempie di processioni, verbenas, bailes de magos e concorsi di prodotti agricoli. È il momento in cui vedi il paese pieno, cosa che negli altri mesi non succede quasi mai. Il comune ottenne il titolo di villa per regio decreto nel 1925, e la cosa viene ricordata con l’orgoglio tipico dei posti piccoli.
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Il vino, il gofio e la tavola ramblera
Siamo nella zona vinicola di Ycoden-Daute-Isora, quella dei bianchi da listán che accompagnano il pesce alla griglia. In tavola trovi papas arrugadas con mojo, gofio in tutte le forme che i canari sanno dargli, pesce del giorno, formaggi di capra e i duraznos, le pesche che qui hanno una piccola fama locale. Le platanere che vedi ovunque sulle terrazze sono l’altra colonna dell’economia del posto.
Dove dormire vicino a San Juan de la Rambla
Alberghi veri e propri, in paese, praticamente non ce ne sono: l’offerta è fatta di case rurali, appartamenti e case vacanza, spesso ricavate in vecchie abitazioni canarie con patio e platanera annessa. È il modo giusto di dormirci, se cerchi silenzio e galline del vicino all’alba. Chi vuole più scelta si appoggia a Puerto de la Cruz, che ha l’offerta più ampia del nord ed è a breve distanza, oppure a Icod de los Vinos e Los Realejos. Chi soggiorna nel sud turistico farebbe meglio a considerare il paese come tappa di una giornata, non come base.
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Come arrivare a San Juan de la Rambla
In auto è semplice: si percorre l’autostrada del nord, la TF-5, che corre alta sopra il paese, e si esce all’altezza di San Juan de la Rambla scendendo poi sulla vecchia carretera general, che attraversa l’abitato da parte a parte. Dall’aeroporto di Tenerife Nord è una mezz’ora scarsa; dall’aeroporto di Tenerife Sud si supera abbondantemente l’ora. In autobus ci si arriva con le linee TITSA che collegano Puerto de la Cruz a Icod de los Vinos passando per il paese: le fermate sono sulla strada principale, e da lì al casco histórico si va a piedi. Per Charco de la Laja e Las Aguas si scende ancora, con qualche tornante stretto e parcheggi contati: nei fine settimana estivi conviene arrivare presto.
Quando andare a San Juan de la Rambla
Siamo sul versante nord, quello che gli alisei coprono di nuvole basse mentre il sud brucia al sole: aspettati giornate più fresche, verdi e umide, e non stupirti se il cielo si apre solo verso mezzogiorno. Per il bagno nelle piscine naturali i mesi migliori vanno dalla tarda primavera all’autunno, quando l’oceano è più calmo; in inverno le mareggiate rendono il Charco de la Laja pericoloso e vale la pena limitarsi a guardarlo. Per il paese, invece, va bene tutto l’anno: il casco histórico si gira in un’ora, meglio la mattina presto o nel tardo pomeriggio, quando la luce radente accende la pietra scura e i balconi di legno. Giugno, con le feste patronali, è il periodo più vivo.
Dove si trova San Juan de la Rambla
Il comune si affaccia sulla costa settentrionale di Tenerife, incastrato tra Los Realejos a est e La Guancha a ovest, sul bordo della comarca nord-occidentale che porta a Icod de los Vinos e all’Isla Baja. Il territorio è lungo e verticale: parte dagli acantilados sul mare e sale verso le medianías tra platanere, vigne e bancali, tagliato in profondità dai barrancos di Ruiz, La Chaurera, La Monja e Fuente de la Guancha, che segnano anche i confini municipali. Alle spalle, nascosto dalla dorsale, c’è il Teide; davanti, solo Atlantico.





