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C’è un punto, superata Bajamar, in cui la carreggiata si restringe, gira attorno all’ultima curva e semplicemente smette di esistere: davanti hai l’oceano, alla tua destra una parete verde alta seicento metri e sopra di te un aggeggio bianco di cemento che nessuno saprebbe definire al primo colpo d’occhio. Cosa vedere a Punta del Hidalgo è una domanda che si risolve in due direzioni opposte, perché questo paese di pescatori incastrato all’estremità nord-orientale di Tenerife guarda da una parte l’Atlantico aperto e dall’altra il massiccio di Anaga, e le due cose non si somigliano per niente.
Ti racconto il faro progettato come una macla di cristalli, la piscina naturale di El Arenisco con la sua bandiera blu, i charcos delle Furnias e le spiagge di callaos dell’Arenal, del Roquete e dei Troches, il sendero litoral riconosciuto come sendero azul e conosciuto qui come Camino de San Juanito.
Poi si guarda in alto: il Roque de los Dos Hermanos con Aguacada e il Roque la Pedrera, il sentiero PR-TF 10 che sale a Chinamada e alle sue case-grotta, quello per El Batán fino a Cruz del Carmen, e tutto il Parco Rurale di Anaga, riserva della biosfera, che comincia esattamente dove finiscono le ultime case.
Restano il porticciolo con la Cofradía de Pescadores, la parrocchia rossa di San Mateo Apóstol, l’ermita di San Juanito a Punta del Güigo, il monumento a Los Sabandeños che da qui sono partiti, le feste di settembre, giugno e luglio, e le piscine di Bajamar a due chilometri. Cominciamo dal pezzo più strano.
Il faro di Punta del Hidalgo
Non è un faro, è una scultura che per caso fa luce. Cinquanta metri di prismi di cemento bianco armato di altezze diverse, appoggiati su una base triangolare e disposti in progressione, bassi verso terra e crescenti verso il mare: l’idea del progettista, Ramiro Borlado, era di evocare un aggregato di cristalli spinto fuori dalla lava. La costruzione fu completata all’inizio degli anni Novanta ed entrò in servizio nel novembre del 1994, dentro un piano di riorganizzazione dei punti di navigazione delle Canarie. Dentro ci sono 246 gradini, la lanterna ha una portata di sedici miglia nautiche, e il bianco così pulito si deve alla ghiaia chiara portata apposta sull’isola. Nel 2024 una fotografia che lo ritrae ha vinto un premio internazionale di fotografia di architettura, e da allora il piazzale davanti è molto meno vuoto di prima.
La piscina naturale di El Arenisco
È la vasca principale del paese: muri di lava che tagliano l’onda, scalette comode, acqua che si rinnova a ogni marea e bandiera blu confermata anno dopo anno per la qualità dell’acqua e dei servizi. L’accesso è gratuito tutto l’anno. Con mare piatto è una piscina; con mare grosso è tutt’altra cosa, e i cartelli non sono decorativi. Sul lungomare accanto ci sono docce, bar e quel misto di famiglie locali e nordeuropei in sandali che è il vero paesaggio umano del posto.
I charcos delle Furnias e le spiagge di callaos
A ovest della piscina si apre la zona delle Furnias, un dedalo di pozze naturali che con la bassa marea diventano vasche tiepide da esplorare a piedi nudi, piene di granchi e pejeverdes che i bambini inseguono da generazioni. Lungo la costa si aprono poi le playas de callaos, spiagge di ciottoli scuri usate da sempre come zone di bagno: El Arenal, El Roquete e Los Troches, quest’ultima la più frequentata. Nessuna di queste è una spiaggia da ombrellone: sono luoghi da asciugamano sul sasso e occhio all’onda.
Il sendero litoral, o Camino de San Juanito
Due chilometri scarsi di passeggiata pianeggiante, riconosciuti nella rete dei senderos azules, che partono dalla playa del Roquete accanto alla Cofradía de Pescadores de Nuestra Señora de la Consolación e arrivano al Charco de la Arena, vecchia piscina marina pubblica oggi diventata club nautico. Ci si mette tre quarti d’ora camminando piano, si passa davanti alla piscina naturale, al camping, alla palestra all’aperto e al faro. È il modo giusto di prendere le misure al paese, e al tramonto è pieno di gente che fa esattamente lo stesso.
Il Roque de los Dos Hermanos
Sono due torri di roccia gemelle che spuntano dal fianco della montagna sopra il paese, visibili da tutta la costa e diventate il simbolo grafico della zona. Attorno a loro girano le solite leggende di fratelli puniti e pietrificati, che ogni isola dell’arcipelago declina a modo suo. Accanto si alzano le elevazioni di Aguacada e il Roque la Pedrera. Non si sale: si guardano, preferibilmente con la luce del mattino che li stacca dalla parete.
Il sentiero per Chinamada e le case-grotta
È l’escursione che da sola giustifica il viaggio. Poco più di cinque chilometri e circa seicento metri di dislivello separano il paese dal caserío di Chinamada, dove alcune abitazioni sono ancora scavate nella roccia tufacea, con la facciata intonacata e il resto dentro la montagna. Il sentiero è stretto, tutto a tornanti, incollato al costone in più punti, e mentre sali passi dai tabaibe e cardoni della fascia costiera alla vegetazione più fresca dell’interno. Due ore in salita, un po’ meno in discesa. Molti lo fanno al contrario, partendo dall’alto e finendo qui con un bagno e un piatto di pesce.
Il sentiero per El Batán e Cruz del Carmen
L’alternativa più lunga è il PR-TF 11, che collega Cruz del Carmen a Punta del Hidalgo passando per El Batán: quasi dodici chilometri di percorso lineare e difficoltà moderata, dentro il cuore boscoso di Anaga. Il PR-TF 10 fa lo stesso collegamento passando invece per Chinamada, con una decina di chilometri. Entrambi partono dal centro visitatori di Cruz del Carmen, che è raggiungibile in autobus: si sale con i mezzi e si scende con le gambe, che qui è la logistica più sensata.
Il porticciolo e la Cofradía de Pescadores
Punta del Hidalgo conserva una piccola flotta da pesca, e la confraternita intitolata a Nuestra Señora de la Consolación è il perno di quel mondo. Il puertito è minuscolo, con le barche tirate a secco e le nasse accatastate, e da lì partono le processioni marittime. Attorno, il paese vive di servizi, di qualche platanera superstite e di capre, pecore e galline nelle hoyas alte.
La parrocchia di San Mateo Apóstol
La chiesa del paese si riconosce a distanza per il colore rosso della pietra con cui è costruita, cavata a Jardina e a Bajamar. È il punto di partenza delle romerías e il centro sociale dell’abitato alto, quello che i turisti attraversano in auto senza fermarsi. Da qui la strada scende verso il mare passando davanti alle piazze e ai parchi che sono il vero salotto del paese la sera.
L’ermita di San Juanito a Punta del Güigo
Sulla costa, nella zona chiamata Punta del Güigo, sorge la piccola ermita dedicata a San Giovanni Battista, che qui tutti chiamano San Juanito con un diminutivo affettuoso che è una dichiarazione di appartenenza. È l’estremità del sendero litoral e uno dei posti migliori dove aspettare che il sole finisca in acqua.
Los Sabandeños e la memoria musicale del paese
Il gruppo folclorico più conosciuto delle Canarie è nato qui, e il paese lo ricorda con un monumento, insieme a quello dedicato a Sebastián Ramos, detto el Puntero, altro nome grosso della musica tradizionale isolana. Nelle vicinanze c’è anche una curiosa replica della Torre del Conde di San Sebastián de La Gomera. Sono monumenti minori, ma dicono molto su cosa questo posto pensi di sé.
Anaga alle spalle
Tutto quello che vedi salire dietro le case è il Parco Rurale di Anaga, riserva della biosfera riconosciuta dall’UNESCO, zona di protezione speciale per gli uccelli e area di conservazione anche per i suoi roques marini. È uno dei massicci più antichi dell’isola, scavato da barrancos profondi e coperto in alto dalla laurisilva, la foresta di nebbia. Punta del Hidalgo ne è la porta occidentale, il che significa che da qui parti a piedi e in mezz’ora sei in un altro clima.
Le feste di San Mateo, San Juanito e la Virgen del Carmen
Le patronali sono a settembre, per San Mateo. A giugno tocca a San Juanito, con il paseo romero che porta l’immagine dalla parrocchia fino all’ermita sulla costa. Ma la festa da vedere è quella del Carmen, il sedici luglio: processione a terra con il percorso addobbato di fiori e bandierine, e processione marittima con la barca che esce dal porticciolo, il cui orario lo decide la marea e non il parroco.
Le piscine di Bajamar, a due chilometri
Se il mare è mosso o vuoi servizi veri, Bajamar è la soluzione: piscine più grandi, spogliatoi, bagnini e un lungomare più attrezzato. I due paesi sono di fatto un’unica striscia abitata e la scelta si fa in base a come si presenta l’oceano quel giorno. Una cosa che qui impari in fretta: prima si guarda l’acqua, poi si decide dove andare.
Il pesce e la tavola di mare
Si mangia quello che entra in porto: vieja, cherne, sama, calamari, con papas arrugadas e mojo verde. Le terrazze del lungomare sono quasi tutte con vista, e il rapporto qualità-prezzo resta quello di un paese dove la maggior parte dei clienti abita a due strade di distanza. È anche uno dei pochi posti dell’isola dove alle tre del pomeriggio senti parlare più spagnolo che altro.
Dove dormire vicino a Punta del Hidalgo
L’offerta locale è fatta di appartamenti, molti dei quali in palazzine anni Settanta affacciate sul lungomare — l’Altagay è quella che si vede da più lontano — più qualche casa vacanza e case rurali sparse verso Tejina e Tegueste. Bajamar, a due chilometri, ha un’offerta simile e leggermente più ampia. Chi vuole città e vita serale dorme a La Laguna, patrimonio dell’umanità, a una ventina di minuti di auto, oppure a Santa Cruz. Alberghi grandi non ce ne sono, e la cosa qui viene considerata un pregio.
Come arrivare a Punta del Hidalgo
Si arriva da La Laguna scendendo verso la costa attraverso Tejina e Bajamar sulla TF-13, una strada che perde quota tra platanere e serre e finisce letteralmente dentro il paese: oltre Punta del Hidalgo non si prosegue, la costa di Anaga da lì in poi si percorre solo a piedi. In auto sono una ventina di minuti da La Laguna, poco più di mezz’ora da Santa Cruz e circa quaranta minuti dall’aeroporto di Tenerife Nord. Il parcheggio in bassa stagione è semplice, la domenica d’estate molto meno. In autobus ci si arriva con le linee TITSA che partono dallo scambiatore di La Laguna, con corse frequenti durante la giornata.
Quando andare a Punta del Hidalgo
Siamo esposti a nord-est, in pieno alisei: qui il vento soffia più che altrove, le nuvole si impigliano su Anaga e la temperatura resta di qualche grado sotto quella del sud dell’isola. Per il bagno nei charcos i mesi buoni vanno da giugno a ottobre, quando l’oceano è più docile, ma la variabile decisiva non è il mese, è il mare del giorno: controlla onda e marea prima di partire, perché con bassa marea le pozze sono vasche e con mareggiata sono un pericolo. Per i sentieri di Anaga, invece, l’inverno e la primavera sono i periodi migliori, con la laurisilva umida e le temperature giuste per salire. Il faro rende al massimo nel tardo pomeriggio, quando il cemento bianco prende il colore del cielo.
Dove si trova Punta del Hidalgo
Punta del Hidalgo è una frazione costiera del comune di San Cristóbal de La Laguna, sull’estremità nord-orientale di Tenerife, all’imbocco occidentale del massiccio di Anaga. Confina con Bajamar a sud-ovest e con il nulla verticale a est: da lì in poi la costa diventa una successione di falesie e barrancos senza strade, fino a Taganana e alla punta di Anaga. Alle spalle salgono i valloni che portano a Chinamada, El Batán e Cruz del Carmen; davanti c’è solo Atlantico, e nelle giornate limpide, all’orizzonte, la sagoma di Gran Canaria.
