Casa de los Balcones: la casa canaria del Seicento de La Orotava

xxx

Calle San Francisco non cammina, sale: e mentre sali, con i polpacci che protestano e il Teide che ti compare alle spalle ogni volta che ti giri, a un certo punto la strada si stringe e sopra la testa ti si apre un balcone di legno scuro lungo quanto la facciata. Ecco, sei arrivato. Quello che c’è da vedere a Casa de los Balcones sta tutto dentro un edificio del Seicento che sembra piccolo dalla strada e non finisce più una volta entrato.

Ci sono i balconi di tea che le danno il nome, il patio interno con le sue gallerie di legno e le piante che ci crescono dentro come se fosse un cortile privato e non una delle case più fotografate delle Canarie, il negozio al piano terra con i calados e i prodotti dell’isola, le ricamatrici che lavorano davanti a te, le stanze del museo al piano di sopra con i letti, la cucina e gli attrezzi di una famiglia benestante di Tenerife, le finestre alte da cui la Valle de La Orotava scende fino al mare di Puerto de la Cruz, e la Casa del Turista dall’altro lato della strada, dove si preparano i tappeti di sabbia vulcanica delle Cañadas del Teide per il Corpus Christi. Ti racconto tutto, un pezzo alla volta.

I balconi di tea sulla facciata

Il nome non è un vezzo commerciale: la casa ha addosso più metri di balcone di quanti ne servano a chiunque. Sono fatti di tea, il cuore resinoso del pino canario, un legno che i canari usavano perché resiste all’acqua e ai tarli e che con i secoli diventa di un marrone quasi nero, lucido come una scarpa buona. Le balaustre sono tornite a rocchetto, ogni colonnina uguale alla precedente, e la fila regolare che ne esce è il motivo per cui questa facciata finisce su ogni copertina che riguardi l’architettura canaria. La data che la casa porta addosso è il 1632, e mi ha fatto un certo effetto pensare che quelle balaustre siano state tornite a mano, una per una, da qualcuno che il Teide se lo vedeva davanti tutti i giorni come me. Guardale dalla strada prima di entrare, con la testa all’insù, mettendoti sul marciapiede opposto: da dentro non le vedrai più.

Il patio interno

Superi il portone e la temperatura cala di qualche grado. Il patio è il cuore della casa canaria e questo è il manuale: pavimento di ciottoli e pietra vulcanica, due ordini di gallerie di legno che corrono lungo i quattro lati, colonne, e una vegetazione che non ha nulla di ornamentale nel senso timido del termine — felci, palme, piante che salgono lungo i pilastri e ci si appoggiano come se ci fossero sempre state. Sopra c’è solo il quadrato di cielo. Qui la casa spiega da sola perché era fatta così: fuori il sole e la polvere della strada, dentro l’ombra, l’aria che gira, le stanze affacciate sul cortile invece che sull’esterno. Ci sono rimasto seduto più a lungo del previsto, sentendo il rumore della strada arrivare attutito, e ho capito che quel silenzio è mezzo prezzo del biglietto.

Le ricamatrici e la scuola di calados

Nella casa si ricama davvero. Il calado canario — quel ricamo a giorno che si ottiene sfilando i fili della trama e riannodando quelli che restano, fino a ottenere una tela che è metà tessuto e metà buco — si impara qui da generazioni, e in una delle sale trovi le artigiane sedute al telaio con il tombolo e gli aghi, che continuano a lavorare mentre tu le guardi con l’aria del turista che non osa avvicinarsi. Osserva le mani, non il ricamo: la velocità con cui contano i fili è la cosa più impressionante dell’edificio, balconi inclusi. È un mestiere femminile, tramandato di madre in figlia nella valle, che a un certo punto del Novecento ha smesso di essere solo domestico ed è diventato scuola. Se hai mai pensato che il pizzo sia una faccenda noiosa, dieci minuti qui ti fanno cambiare idea.

Le stanze del museo al piano superiore

Sali la scala di legno — che scricchiola, e va bene così — e la casa diventa un museo etnografico senza cartelli asfissianti. Ci sono la camera da letto con il baldacchino e i tessuti, la cucina con il focolare annerito e il pentolame di rame, la sala da pranzo, gli armadi, le culle, i ferri da stiro a carbone, gli attrezzi agricoli, i giochi dei bambini. È l’inventario di una famiglia agiata della Villa de La Orotava quando qui il denaro veniva dalla vite e poi dalla cocciniglia, e la cosa che mi ha colpito è quanto poco sia patinato: i mobili sono massicci, scuri, un po’ cupi, e la scala che li collega è stretta come si conviene a una casa dove ci si viveva e basta. Non aspettarti didascalie infinite; aspettati di poterci girare intorno.

La Casa del Turista e i tappeti di sabbia del Teide

Dall’altro lato della strada, di fronte all’ingresso, c’è l’edificio gemello che fa parte della stessa visita ed è la ragione per cui non devi andartene subito. Dentro, su un pavimento a terra, si compone un grande tappeto fatto interamente con le terre vulcaniche delle Cañadas del Teide: sabbie e ghiaie di colori diversi — ocra, rosso mattone, nero, grigio cenere, bianco — versate a mano dentro sagome e stesi a formare disegni. Nessun colorante: quelle tinte sono la montagna, spalata e setacciata. È la tecnica delle alfombras che a La Orotava si stendono per strada e in Plaza del Ayuntamiento per il Corpus Christi, un lavoro di giorni che dura poche ore e poi viene calpestato dalla processione, e mi è sembrato il modo più canario possibile di intendere l’arte. Nello stesso edificio ci sono un vecchio mulino da gofio e altre stanze da attraversare.

Il negozio al piano terra

Il piano terra è un negozio, e non fingo che non lo sia. Ma è un negozio con delle tovaglie e dei centrini di calado veri accanto a quelli industriali, e con gli scaffali dei prodotti dell’isola: mojo rosso e verde, gofio, miele di palma della Gomera, vini della valle, sale, ceramica. Il trucco è saper distinguere il ricamo fatto a mano da quello che a mano non è: chiedi, te lo spiegano, e la differenza di prezzo dopo aver visto le ricamatrici al lavoro smette di sembrarti assurda. Se non vuoi comprare nulla, resta comunque una stanza da attraversare per il soffitto di legno.

La vista sulla valle e sul Teide

Dalle finestre e dai ballatoi alti, tra un tetto di tegole arabe e l’altro, la Valle de La Orotava ti si apre davanti: i tetti del centro storico che scendono a gradoni, poi le vecchie terrazze coltivate, poi Puerto de la Cruz e l’Atlantico che chiude tutto. Girati dalla parte opposta, in strada, e trovi il Teide che sbuca sopra le case. È la stessa vista che nell’Ottocento ha portato qui i viaggiatori europei con i taccuini, e capisci perché ne scrivessero tanto: in poche centinaia di metri passi dal livello del mare al vulcano più alto di Spagna, e la casa sta esattamente a metà di quella scalata.

Calle San Francisco e il quartiere attorno

La casa non è un oggetto isolato: sta su una delle strade più intatte della Villa, e sarebbe uno spreco vederla e ripartire. Nel giro di poche decine di metri trovi altre case signorili con balconi, i giardini terrazzati del Marchesato di Quinta Roja con il loro mausoleo bianco, l’Hospital de la Santísima Trinidad, e più giù la Iglesia de la Concepción con le sue torri barocche e la Plaza del Ayuntamiento dove si stendono i tappeti. Il centro storico di La Orotava è tutelato per intero, il che significa acciottolato, portoni di tea, salite. Metti scarpe serie: qui la pendenza è un’opinione condivisa da tutte le vie.

Dove dormire vicino a Casa de los Balcones

La scelta più comoda è dormire a La Orotava stessa, nel centro storico: piccoli hotel rurali e case canarie ristrutturate, spesso con il loro patio, camere poche e silenzio garantito la sera, quando i pullman se ne sono andati e la Villa torna a essere un paese. È l’opzione che consiglio se ti interessano le pietre e non ti dispiace parcheggiare male. L’alternativa più pratica è Puerto de la Cruz, giù verso il mare: molta più offerta, dagli alberghi grandi degli anni del boom turistico agli appartamenti, prezzi mediamente più bassi fuori stagione, e la casa a pochi minuti di salita. Se stai facendo il giro dell’isola dal sud, sappi che da Costa Adeje o Los Cristianos ci vuole una vera trasferta in autostrada, quindi qui conviene fermarsi almeno una notte invece di fare avanti e indietro nella stessa giornata.

Come arrivare a Casa de los Balcones

Si arriva a La Orotava dall’autostrada del nord, la TF-5, uscendo all’altezza di Puerto de la Cruz e salendo verso l’interno: sono pochi chilometri di curve tra le banane e le case sparse, e la strada guadagna quota in fretta. In auto il problema non è arrivare ma parcheggiare: il centro storico è stretto e in pendenza, conviene lasciare la macchina nei parcheggi ai margini della zona monumentale e finire a piedi, in salita. Con i mezzi pubblici ci sono le guaguas della rete TITSA che collegano La Orotava a Puerto de la Cruz molto di frequente e a Santa Cruz de Tenerife lungo l’asse nord; dalla fermata al centro storico si cammina. Se arrivi dall’aeroporto Tenerife Norte sei vicino, da Tenerife Sur decisamente meno. Una volta in paese, cerca Calle San Francisco: la casa è sul lato destro salendo, e la riconosci senza bisogno di insegne.

Quando andare a Casa de los Balcones

La Orotava sta a mezza costa e il clima è quello del nord dell’isola: più fresco, più verde e più nuvoloso della costa sud, con la panza de burro — la coltre di nubi portata dagli alisei — che spesso resta appoggiata sulla valle nella prima parte della giornata. Per questo la mattina presto è ottima per il centro storico deserto ma non sempre per la vista, che si apre più volentieri nel pomeriggio, quando le nuvole si alzano e il Teide riappare. Evita la fascia centrale di metà giornata, quando arrivano i gruppi organizzati e il patio smette di essere silenzioso, e considera che nei giorni festivi gli orari si accorciano. Il periodo con la marcia in più è quello del Corpus Christi, tra la primavera inoltrata e l’inizio dell’estate: la città si copre di tappeti di sabbia e fiori, e capisci sul serio a cosa serva tutto quel lavoro che hai visto nella Casa del Turista. In cambio troverai molta più gente. L’inverno, per chi arriva dall’Italia, resta la sorpresa migliore: mite, luminoso a tratti, e senza code.

Dove si trova Casa de los Balcones

Sei a La Orotava, comune del nord di Tenerife, nell’arcipelago delle Canarie: un centro storico appoggiato sul fianco della Valle de La Orotava, l’anfiteatro coltivato che scende dalle pendici del Teide fino all’oceano. La casa è in Calle San Francisco, nel cuore della zona monumentale, a poche centinaia di metri dalla Iglesia de la Concepción e dalla Plaza del Ayuntamiento. Sotto di te, verso il mare, c’è Puerto de la Cruz; sopra, seguendo la strada che sale, si arriva alla Corona Forestal e all’ingresso del Parque Nacional del Teide. È una posizione che spiega mezza storia dell’isola: acqua, terra buona e un vulcano alle spalle.

Cosa vedere vicino Casa de los Balcones