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Playa de Fañabé è una spiaggia che si trova a Costa Adeje, nel comune di Adeje, sul versante sud-occidentale di Tenerife, e ha una particolarità che la distingue da tutte le altre: è giovanissima. Mentre gli arenili vicini hanno alle spalle vecchi villaggi di pescatori, calette dai nomi antichi e un passato di roccia e ciottoli, questa spiaggia è nata all’inizio degli anni Novanta su iniziativa del governo delle Canarie, progettata insieme al viale che la costeggia, ai giardini, alle rampe e alle scalinate che la collegano al lungomare. È, in sostanza, una delle poche spiagge di Tenerife concepite da un tavolo da disegno prima ancora che dal mare, e il paradosso è che funziona: sei-settecento metri di sabbia bionda ordinata, acqua quasi sempre tranquilla, servizi che non ti lasciano scoperto un minuto.
Prende il nome dal barranco che scende alle sue spalle, un toponimo che l’isola usava molto prima che qui ci fosse anche solo una strada asfaltata. Se cerchi il pittoresco, sappi in anticipo che non lo troverai. Se invece viaggi con bambini piccoli, o vuoi passare sette giorni senza risolvere un solo problema logistico, questa è probabilmente la scelta più razionale dell’intero sud dell’isola.
L’arenile si sviluppa per circa 600 metri, con una larghezza che si aggira sui 40 e che nella parte centrale respira un po’ di più. La sabbia è fine e dorata, con venature più scure dove il materiale locale si mescola a quello riportato, e sotto i piedi resta piacevole anche nelle ore peggiori del pomeriggio. Non aspettarti scogliere frangiflutti al largo come a Los Cristianos: qui la calma dipende soprattutto dall’esposizione — la costa guarda a sud-ovest ed è riparata dagli alisei dal massiccio del Teno che chiude l’orizzonte a nord — e da una serie di muri di contenimento e speroni che smorzano il moto ondoso vicino a riva.
Il fondale è sabbioso e degrada con dolcezza per i primi metri, il che rende la balneazione dei bambini ragionevolmente serena, ma sarebbe disonesto raccontarti che il mare qui è una piscina: nelle giornate di mare lungo l’onda entra decisa, la pendenza si accentua oltre la fascia bassa e le classificazioni ufficiali di questo litorale non sono per niente indulgenti. Ci sono bagnini tutto l’anno, un presidio di primo soccorso e il sistema delle bandiere, e vale la pena guardarle davvero prima di entrare.
Nessun tratto è privatizzato: gli hotel occupano la seconda fila, non la sabbia, e l’accesso è libero ovunque, con noleggio di lettini e ombrelloni, docce, lavapiedi, spogliatoi, servizi igienici accessibili, passerelle e rampe pensate anche per carrozzine e passeggini. Sul fronte dei riconoscimenti, Fañabé ha ottenuto la Bandiera Blu insieme alle vicine Playa del Duque e Playa de Torviscas, e il comune di Adeje, che dispone di un proprio laboratorio per le analisi delle acque, ne ha fatto una questione di orgoglio amministrativo — cosa che, dal punto di vista di chi ci nuota dentro, è una buona notizia.
Il lungomare è la ragione principale per cui la gente si affeziona a questo posto. L’Avenida de Bruselas corre parallela alla sabbia con palme, aiuole, panchine e una fila ininterrotta di terrazze, e da lì puoi camminare per chilometri senza attraversare una strada: verso sud-est superi il centro commerciale che separa Fañabé da Torviscas e raggiungi in un quarto d’ora Puerto Colón, il porto turistico con le barche in fila; verso nord-ovest arrivi alla scenografica Playa del Duque, con i suoi chioschi bianchi in stile coloniale, e più avanti alle calette rocciose che precedono La Caleta.
In spiaggia si noleggia tutto quello che galleggia — paddle, kayak, moto d’acqua, ciambelloni trainati, parasailing — e da Puerto Colón partono le uscite giornaliere per l’avvistamento dei cetacei nella Franja marina Teno-Rasca, il tratto di oceano fra Tenerife e La Gomera dove globicefali e delfini tursiopi vivono stabilmente e che ha ricevuto il riconoscimento internazionale come sito di riferimento per l’osservazione delle balene.
Sul fronte gastronomico la prima fila è quello che ti aspetti — carte in cinque lingue, colazioni inglesi, gelaterie — ma bastano due isolati verso l’interno per trovare cucina canaria seria, e la vera ricompensa è a pochi minuti d’auto, nelle trattorie di pesce di La Caleta. La sera Fañabé resta su un registro tranquillo: pub, musica dal vivo negli hotel, famiglie che passeggiano con il gelato. Chi cerca la notte vera scende verso la zona di Veronicas, a qualche chilometro, e chi non la cerca ringrazia la distanza.
Intorno, nel raggio di pochi chilometri, il territorio offre due direzioni opposte e ugualmente valide. Restando sulla costa incontri l’intera collana di arenili di Costa Adeje — Torviscas, El Duque, e proseguendo verso Las Américas anche Playa del Bobo e Playa de Troya — fino ad arrivare in una manciata di minuti d’auto a La Caleta, che ha conservato il molo dei pescatori e una piazzetta dove si mangia guardando l’oceano.
Poco oltre, dove l’asfalto si arrende, comincia il litorale selvatico di Playa Diego Hernández e delle calette senza servizi, che è il modo migliore per ricordarsi che questa parte dell’isola non è solo cemento. L’altra direzione è la salita: sette chilometri di tornanti portano al paese di Adeje, con la Calle Grande, la Casa Fuerte e l’imbocco del Barranco del Infierno, la gola più famosa del sud, percorribile su prenotazione e con un numero di visitatori contingentato. A distanze da passeggino restano invece le grandi attrazioni a pagamento della zona, dal parco acquatico di Costa Adeje ai campi da golf che occupano le colline appena sopra la TF-1, e Siam Park, che dista pochi chilometri in direzione Las Américas.
Sui tempi, Fañabé segue il calendario capovolto di tutto il sud: la stagione balneare non si interrompe mai, l’acqua oscilla fra i 19-20 gradi della fine dell’inverno e i 23-24 di settembre-ottobre, e le giornate di pioggia si contano su una mano. Il momento di massima pressione va da dicembre a Pasqua, quando la clientela nordeuropea riempie gli alberghi di Costa Adeje e la sabbia si copre di lettini già alle nove del mattino, con un secondo picco ad agosto. I periodi in cui questa spiaggia dà il meglio sono la primavera avanzata — maggio e giugno, con temperature intorno ai 25 gradi e arenile respirabile — e la coda della stagione calda fra ottobre e i primi di novembre, quando il mare è al massimo del tepore.
Nell’arco della giornata conviene ragionare al contrario rispetto al Mediterraneo: la mattina presto l’acqua è vetro e i lettini sono liberi, verso mezzogiorno il caldo secco e la brezza rendono l’ombrellone quasi obbligatorio, e il pezzo forte arriva dopo le cinque, quando il sole comincia a calare dritto sull’oceano e il lungomare si riempie di gente che cammina. Due variabili da mettere in conto: la calima, che un paio di volte l’anno porta polvere sahariana e cielo opaco per qualche giorno, e i weekend di alta stagione, quando trovare posto nel parcheggio interrato dell’Avenida de Bruselas dopo le dieci del mattino diventa un esercizio di pazienza.
Dove dormire a Playa de Fañabé
Fañabé non è un paese ma un quartiere turistico costruito attorno alla propria spiaggia, quindi dormire qui significa scegliere fra una densità di alberghi che ha pochi paragoni nell’arcipelago. La prima fila, lungo il viale che costeggia la sabbia, è occupata da hotel di categoria medio-alta e da grandi complessi con piscine, spa e formule all inclusive; salendo di qualche centinaio di metri verso l’interno si trovano aparthotel e appartamenti turistici con prezzi più contenuti e la stessa comodità, dato che tutta la zona è pianeggiante e percorribile a piedi.
Chi vuole il livello superiore si sposta di un chilometro verso Playa del Duque, dove si concentrano le strutture di lusso del comune di Adeje; chi preferisce un contesto meno costruito guarda invece a La Caleta, che ha piccole strutture affacciate sul mare e un’atmosfera di paese, o al borgo di Adeje in collina, dove si dorme fra case bianche e si scende in spiaggia in dieci minuti d’auto. Un criterio pratico più utile della categoria alberghiera: verifica su che lato dell’edificio si trova la camera, perché fra un balcone sull’oceano e uno affacciato sul parcheggio interno la differenza di esperienza è notevole, e nei mesi di alta stagione la seconda opzione si paga quasi quanto la prima.
Come arrivare a Playa de Fañabé
Il riferimento è sempre la TF-1, l’autostrada che corre lungo tutto il versante meridionale dell’isola: dall’aeroporto di Tenerife Sud si percorrono una trentina di chilometri in direzione sud-ovest e si esce a Costa Adeje, seguendo poi le indicazioni per Fañabé, per un totale di circa venticinque minuti; dall’aeroporto di Tenerife Nord servono un centinaio di chilometri e almeno un’ora e mezza. Chi arriva in auto trova posteggio nell’area interrata dell’Avenida de Bruselas e negli stalli a pagamento della zona blu lungo il viale, con la raccomandazione di presentarsi presto nei mesi affollati, perché il traffico interno di Costa Adeje nelle ore centrali scorre lentamente.
Senza macchina si viaggia benissimo lo stesso: le guagua della rete TITSA collegano Fañabé con l’aeroporto sud, con Los Cristianos e Playa de Las Américas e con la capitale, e fra le linee che servono la zona ci sono la 111, che percorre l’asse Santa Cruz-sud, e la 343, che fa la spola con l’aeroporto; le fermate si trovano lungo il viale principale, a pochi metri dalla sabbia. Il taxi da Las Américas costa poco e impiega dieci minuti, mentre a piedi, se hai voglia di camminare, il lungomare ti porta a Puerto Colón in un quarto d’ora e a Playa del Duque in poco più di dieci minuti, senza mai perdere di vista il mare.
Dove si trova Playa de Fañabé
Playa de Fañabé si trova nel sud-ovest di Tenerife, nelle Isole Canarie, all’interno del comune di Adeje, nel cuore della zona turistica di Costa Adeje. Occupa il tratto di litorale compreso fra Playa de Torviscas, da cui è separata da un centro commerciale, e Playa del Duque, che si raggiunge in pochi minuti a piedi lungo il lungomare. Dista circa 30 chilometri dall’aeroporto di Tenerife Sud, 3 chilometri da Playa de Las Américas e una manciata di chilometri dal villaggio di La Caleta, mentre alle sue spalle il territorio sale rapidamente verso il paese di Adeje e i barranchi che incidono il versante occidentale dell’isola.
