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La prima volta che sono entrato in un museo a Tenerife pioveva, cosa che a Santa Cruz succede raramente e con un certo imbarazzo, come se l’isola si scusasse. Sono finito al MUNA per ripararmi e ne sono uscito tre ore dopo, con la testa piena di mummie guanci e di rocce vulcaniche. Da allora ho preso l’abitudine di infilare almeno un paio di musei in ogni viaggio, e ho capito una cosa: i musei di Tenerife non sono un ripiego per le giornate storte, sono il modo più rapido per capire perché quest’isola è così strana.
Ti dico subito come stanno le cose. L’offerta è ampia — si passa dai grandi musei insulari del Cabildo alle case-museo di paese — ma la qualità è disomogenea, e negli ultimi anni parecchie cose sono cambiate: nomi, orari, tariffe, perfino la gratuità. Il museo che una volta si chiamava Museo de la Naturaleza y el Hombre oggi si chiama MUNA. Il TEA, che fino a poco tempo fa faceva pagare il biglietto, adesso è gratuito.
Quindi in questa guida ti porto museo per museo, dal più imperdibile al più di nicchia, con quello che ci trovi dentro e con le informazioni pratiche verificate: MUNA, TEA Tenerife Espacio de las Artes, Casa Lercaro, Museo de la Ciencia y el Cosmos, Pirámides de Güímar, Museo Municipal de Bellas Artes, Casa de los Balcones, MAIT, Casa Museo Cayetano Gómez Felipe, Museo Histórico Militar de Canarias, Parque del Drago, Centro de Arte La Recova, Castillo de San Felipe, Museo del Pescador e Casa de El Capitán.
Un avvertimento prima di partire: gli orari dei musei minori a Tenerife hanno una relazione elastica con la realtà. Per i musei del Cabildo puoi fidarti; per le case-museo comunali del sud e del nord, una telefonata prima di metterti in macchina ti risparmia un viaggio a vuoto.
MUNA, Museo de Naturaleza y Arqueología: il museo da vedere se ne vedi uno solo
Se hai tempo per un museo soltanto, è questo. Il MUNA occupa l’Antiguo Hospital Civil de Nuestra Señora de los Desamparados, un edificio neoclassico del XVIII secolo nel casco antiguo di Santa Cruz de Tenerife, a due passi dal Barranco de Santos e dal mercato di Nuestra Señora de África. Fino a pochi anni fa si chiamava Museo de la Naturaleza y el Hombre: se trovi ancora quel nome su una guida cartacea o su un cartello stradale, stai parlando dello stesso posto.
Dentro ci sono due anime. La sezione archeologica custodisce la più grande collezione al mondo dedicata ai guanci, il popolo aborigeno che abitava Tenerife prima della conquista castigliana: ceramiche, industria litica, la Piedra Zanata e soprattutto la sala delle mummie, conservate in condizioni ambientali controllate. È una sala che mette addosso un silenzio particolare, e che da sola giustifica il biglietto. La sezione di scienze naturali ti porta invece dentro la macchina geologica dell’arcipelago: vulcanologia, minerali, fossili, una notevole collezione di biologia marina e le specie endemiche delle Canarie. Il museo ospita anche l’Instituto Canario de Bioantropología, che è la ragione per cui il materiale umano qui è studiato e non semplicemente esposto.
Le sale sono aperte tutti i giorni: dal lunedì al sabato dalle 9:00 alle 19:00, la domenica e nei festivi dalle 10:00 alle 17:00, con ultimo ingresso mezz’ora prima della chiusura. Il biglietto intero costa 5 euro, il ridotto 3,50 euro, e i minori di 8 anni entrano gratis. Il venerdì e il sabato dalle 16:00 fino alla chiusura si entra gratuitamente, e questa è l’informazione più utile di tutto il paragrafo. C’è un servizio di audioguida gratuito in sei lingue, italiano compreso, che funziona dal tuo telefono. Ci arrivi a piedi dalla Plaza de España oppure con la fermata “Fundación” della linea 1 del tranvia, quella che collega Santa Cruz a La Laguna.
TEA Tenerife Espacio de las Artes: arte contemporanea gratis in un edificio di Herzog & de Meuron
Il TEA si trova letteralmente accanto al MUNA, sull’altro lato del barranco, e i due si visitano nella stessa mattinata. L’edificio è opera degli svizzeri Jacques Herzog e Pierre de Meuron insieme al canario Virgilio Gutiérrez, ha aperto il 31 ottobre 2008 e si sviluppa su oltre 20.000 metri quadrati di cemento traforato da migliaia di finestrelle di vetro di forme diverse. Una rampa attraversa il complesso e sfocia in un patio triangolare che è a tutti gli effetti una piazza pubblica: puoi passarci in mezzo anche senza entrare in nessuna sala, ed è una delle cose più belle che si possano fare gratis a Santa Cruz.
Il cuore della collezione è Óscar Domínguez, il surrealista tinerfeño inventore della decalcomania, a cui è dedicato un gabinete permanente. Accanto convivono il Centro de Fotografía Isla de Tenerife, la Biblioteca Insular Alejandro Cioranescu, una sala cinematografica in versione originale e il MiniTEA, lo spazio creativo per bambini e famiglie. Negli anni ci sono passati Dalí, Picasso, Man Ray, Tàpies, Patti Smith.
Nel 2026 il programma espositivo è particolarmente ricco: “Notas al pie” di Cabello/Carceller resta fino al 6 settembre, “Para que podamos vivir. La Laguna, 1968–1983” fino al 13 settembre, il gabinete “Óscar Domínguez. Cartas a Marcelle Ferry” e la mostra di Pérez y Requena “Un loro, tres bares y dientes de oro” fino al 18 ottobre.
Il dato che cambia tutto: l’ingresso al TEA è gratuito, per chiunque, anche per le visite guidate. Si entra da martedì a domenica dalle 10:00 alle 20:00, il lunedì è chiuso salvo festivi. Il cinema in versione originale proietta da venerdì a domenica alle 19:00 e costa 4 euro. L’indirizzo è Avenida de San Sebastián 10. Non ci sono guardaroba e non puoi portare zaini o borse oltre i 25 centimetri nelle sale espositive.
Museo de Historia y Antropología de Tenerife, sede Casa Lercaro: la storia dell’isola in una casa infestata
Qui devo correggere un errore che circola su parecchi siti italiani: la Casa Lercaro del Museo de Historia y Antropología (MHA) sta a San Cristóbal de La Laguna, in Calle San Agustín 20-22, non a La Orotava. A La Orotava esiste un’altra Casa Lercaro, che è tutt’altra cosa. Se digiti l’indirizzo sbagliato nel navigatore finisci a quaranta minuti di distanza dal museo che volevi vedere.
La casa è di fine XVI secolo e fu costruita dai Lercaro, una famiglia di mercanti genovesi. Da qui nasce la leggenda più raccontata dell’isola: quella di Catalina Lercaro, costretta a un matrimonio combinato e suicidatasi nel pozzo del patio il giorno delle nozze. Il fantasma di Catalina è diventato un piccolo genere letterario locale, e il museo non fa niente per smentirlo. Il percorso espositivo, aperto nel dicembre 1993, racconta lo sviluppo istituzionale, sociale ed economico di Tenerife dal XV al XX secolo: la conquista castigliana, l’economia dello zucchero e poi del vino, i rapporti con le Americhe, la cartografia storica.
Vale la pena sapere che il MHA ha tre sedi. Oltre a Casa Lercaro ci sono la Casa de Carta, nel Valle de Guerra, che è la sede etnografica vera e propria con abiti tradizionali, tessuti e cultura materiale canaria, e il Castillo de San Cristóbal, sotto la Plaza de España di Santa Cruz, dove è esposto il cannone che la tradizione associa alla ferita di Nelson.
Casa Lercaro apre dal lunedì al sabato dalle 9:00 alle 19:00 e la domenica e nei festivi dalle 10:00 alle 17:00; Casa de Carta apre tutti i giorni dalle 10:00 alle 17:00. Le tariffe sono le stesse del MUNA: 5 euro l’intero, 3,50 il ridotto, gratis sotto gli 8 anni, gratis il venerdì e il sabato dalle 16:00 alla chiusura a Casa Lercaro (dalle 14:00 a Casa de Carta). Anche qui l’audioguida gratuita è disponibile in italiano.
Museo de la Ciencia y el Cosmos: il planetario che nessuno si aspetta a La Laguna
Il MCC è nato nel 1993 da un’alleanza che, quando la scopri, ha perfettamente senso: il Cabildo de Tenerife e l’Instituto de Astrofísica de Canarias, cioè l’ente che gestisce l’Osservatorio del Teide e quello del Roque de los Muchachos a La Palma. Tradotto: il museo di astronomia dell’isola è stato costruito da chi l’astronomia la fa sul serio, in una delle regioni con i cieli migliori del pianeta.
L’edificio, in Avenida de los Menceyes 70 a San Cristóbal de La Laguna, riconoscibile per la grande antenna all’esterno, funziona come un parco giochi scientifico. Ci sono un centinaio di moduli interattivi su meccanica, elettromagnetismo, percezione, biologia e luce, una meridiana analemmatica nel giardino e il planetario, che dopo la ristrutturazione ha nuove poltrone, un isolamento acustico della cupola rifatto e un catalogo di proiezioni rinnovato. Se viaggi con bambini è il museo di Tenerife che ti darà meno problemi.
Orari: dal lunedì al sabato dalle 9:00 alle 19:00, domenica e festivi dalle 10:00 alle 17:00, con ingresso consentito fino a mezz’ora prima della chiusura. Tariffe allineate agli altri musei del Cabildo, 5 euro l’intero e 3,50 il ridotto, con gratuità il venerdì e il sabato dal pomeriggio. Le proiezioni del planetario hanno orari propri e posti limitati: conviene chiedere in biglietteria appena arrivi, non alla fine della visita.
Pirámides de Güímar: il parco etnografico più discusso dell’isola
Le sei piramidi a gradoni in pietra lavica di Güímar sono l’oggetto archeologico più controverso di Tenerife. Il parco che le circonda — oltre 64.000 metri quadrati sulla costa sudorientale, a una ventina di chilometri da Santa Cruz — è stato fondato nel 1998 dal norvegese Thor Heyerdahl, l’uomo del Kon-Tiki, convinto che quelle strutture testimoniassero antichi contatti transatlantici.
La ricerca successiva ha raffreddato l’entusiasmo: l’ipotesi oggi prevalente è che si tratti di terrazzamenti agricoli ottocenteschi, costruiti dai contadini accatastando le pietre laviche rimosse dai campi secondo una tecnica diffusa nell’isola. Il parco non nasconde il dibattito, ed è proprio questo a renderlo interessante: nel Museo Casa Chacona trovi la sala delle spedizioni con le riproduzioni delle imbarcazioni di canne di Heyerdahl e un auditorium con il documentario sulla sua vita, e da lì esci con gli strumenti per farti un’idea tua. C’è anche una terrazza panoramica orientata sulle piramidi.
La parte botanica merita quanto quella archeologica. Ci sono giardini tematici con flora endemica canaria e soprattutto il Jardín Venenoso, una collezione di oltre settanta specie tossiche provenienti da tutto il mondo, che è il genere di cosa che i bambini ricordano per anni.
Il parco apre tutti i giorni dalle 10:00 alle 18:00, chiuso solo il 1° gennaio e il 25 dicembre. Non serve prenotare. Il biglietto completo, che dà accesso a tutte le esposizioni, costa 18 euro per gli adulti e 6,50 euro per i bambini dai 7 ai 12 anni, con tariffe ridotte per i residenti; sono disponibili audioguide in sette lingue, italiano incluso, da chiedere in reception. Con i mezzi pubblici arrivi con le linee TITSA 120, 121 o 126 fino alla fermata Pirámides. Metti scarpe comode e un cappello: è un museo all’aperto, e il sole di Güímar non scherza.
Museo Municipal de Bellas Artes: la pinacoteca di Santa Cruz, gratis
Sta in Calle José Murphy 12, accanto alla Plaza del Príncipe, nella parte posteriore dell’antico convento di San Francisco. L’edificio classicista fu realizzato nel 1929 dall’architetto Eladio Laredo e all’esterno porta dieci busti di tinerfeños illustri, tra cui il musicista Teobaldo Power, il drammaturgo Ángel Guimerá, il grammatico Juan de Iriarte e il poeta Antonio de Viana. L’origine del museo è curiosa: nel 1840 il comune fece costruire delle casse per conservare le bandiere strappate agli inglesi nel 1797, e da lì tutto il resto.
È la maggiore pinacoteca dell’isola, con quattordici sale e fondi che arrivano in parte da depositi del Museo del Prado. I pezzi che ti restano in mente sono il Tríptico de Nava y Grimón del fiammingo Pieter Coecke, un San Andrés di José de Ribera, un Orfeo attribuito a Brueghel, il ritratto della regina Isabella II di Federico de Madrazo e quello di Fernando Viscaí di Joaquín Sorolla. La pittura canaria è rappresentata da Gaspar de Quevedo, Cristóbal Hernández de Quintana, Juan de Miranda e González Méndez. C’è poi la Sala Pedro González, dedicata al pittore fondatore del gruppo Nuestro Arte, che negli anni Sessanta fece di questo museo uno dei pochi spazi di libertà artistica della città.
Il programma “Museo Abierto” apre al pubblico, con visite guidate a numero chiuso, i depositi dove è conservata la maggior parte delle opere e il laboratorio di restauro. L’ingresso al museo è gratuito. Gli orari cambiano con una certa frequenza: verifica sul sito del Comune di Santa Cruz prima di andare, perché è un museo che nell’ultimo periodo ha lavorato su un progetto di ampliamento e ristrutturazione.
Casa de los Balcones: l’architettura canaria che tutti fotografano
La Casa Méndez-Fonseca, che tutti chiamano Casa de los Balcones, è in Calle San Francisco a La Orotava ed è il manifesto dell’architettura tradizionale canaria: patio interno con doppio ordine di ballatoi in legno di tea intagliato, ambienti domestici conservati, dispensa, camere, sala da pranzo. È del XVII secolo ed è probabilmente l’edificio più fotografato del nord di Tenerife.
Al piano espositivo trovi il museo dei calados, i ricami a giorno che sono l’artigianato tessile identitario della Villa, spesso con dimostrazioni dal vivo, e una bottega dove quei manufatti si comprano davvero. La visita si fa con audioguida da scaricare sul telefono, quindi porta gli auricolari: senza, nelle sale piccole si crea una certa confusione sonora. La stessa gestione propone un circuito che collega la casa alla Casa del Turista, di fronte, e al Museo Molino del Hoyo, un mulino da gofio del XVI secolo conservato nella sua sede originale all’interno della Casa Lercaro di La Orotava — che, ripeto, non è la Casa Lercaro museale di La Laguna.
L’ingresso è a pagamento e le tariffe cambiano a seconda del pacchetto scelto: la sola casa, oppure il circuito con il mulino e la degustazione di gofio e vino. Il centro storico della Villa è compatto: puoi legare la visita ai Jardines del Marquesado de la Quinta Roja e alla Hijuela del Botánico senza mai riprendere l’auto.
MAIT, Museo de Artesanía Iberoamericana de Tenerife: diecimila oggetti in un convento domenicano
A poche centinaia di metri dalla Casa de los Balcones, in Calle Tomás Zerolo 34, l’ex convento di San Benito Abad — poi Santo Domingo — ospita dal 1991 il MAIT. L’edificio secentesco vale già la visita: l’arco di pietra dell’ingresso, il chiostro, i soffitti lignei e la scala in pietra portano la firma dell’architetto e scultore canario Antonio de Orbarán. Nel Settecento il convento era un centro di insegnamento, e tra i suoi banchi passarono Tomás de Iriarte e José de Viera y Clavijo.
La collezione supera i diecimila pezzi e copre l’artigianato di tutta l’Iberoamerica, Spagna e Portogallo compresi, con attenzione particolare a quello canario: ceramica, cesteria, tessuti, intaglio, oreficeria, strumenti. Il museo è gestito dall’Empresa Insular de Artesanía del Cabildo, quella del marchio Artenerife, e questo si vede nella qualità della schedatura e nel negozio.
Il punto debole sono gli orari: si visita in fascia mattutina nei giorni feriali, in genere dalle 10:00 alle 14:00 con ultimo accesso mezz’ora prima, chiuso domenica e festivi. È un museo che si incastra bene in una mattinata a La Orotava e malissimo in un pomeriggio.
Casa Museo Cayetano Gómez Felipe: la collezione privata più sorprendente delle Canarie
Ai piedi della torre della Iglesia de la Concepción, in Plaza de la Concepción 13 a La Laguna, c’è una casa canaria costruita nel 1703 dal commerciante irlandese Bernard Walsh. Nel Novecento è diventata la residenza di Cayetano Gómez Felipe, palmero di Los Llanos de Aridane (1902-1978), uno dei maggiori collezionisti che le isole abbiano avuto.
Quello che vedi non è una collezione tematica ma un accumulo ragionato di vite: pittura, scultura, vetri, mobili, tessuti, abiti, gioielleria, ceramica, ferro battuto, elementi architettonici, fotografie, documenti. Molti pezzi arrivano da Siviglia, Cadice, Portogallo e Genova, il che racconta bene quanto le Canarie siano sempre state un incrocio atlantico più che una periferia. La visita si fa accompagnati, e chi ti guida ti spiega la casa oltre agli oggetti.
C’è anche una caffetteria nel patio, molto frequentata a colazione e per il brunch, e uno spazio per mostre temporanee. Si visita da martedì a giovedì dalle 10:00 alle 20:00, venerdì e sabato dalle 10:00 alle 21:00 e la domenica dalle 11:00 alle 16:00. Ci arrivi a piedi da tutto il centro storico di La Laguna, che dal 1999 è Patrimonio Mondiale UNESCO, oppure con il tranvia e le linee TITSA che fanno capo all’Intercambiador.
Museo Histórico Militar de Canarias: il cannone che ferì Nelson
L’ex Museo Militar Regional oggi si chiama Museo Histórico Militar de Canarias e occupa il Fuerte de Almeyda, in Calle San Isidro 2, nel quartiere Toscal di Santa Cruz. La fortezza fu progettata dopo l’attacco fallito della squadra inglese del contrammiraglio Horatio Nelson nel 1797, ma i lavori si trascinarono dal 1859 al 1884, quando l’evoluzione dell’artiglieria l’aveva già resa inutile. Il museo ha aperto al pubblico il 1° febbraio 1988.
Su più di 900 metri quadrati di sale trovi bandiere, cartografia storica — è uno dei migliori centri di ricerca cartografica delle Canarie — uniformi, plastici, armi usate da guanci e castigliani durante la conquista, e materiale pesante all’aperto, veicoli ed elicotteri compresi. Il pezzo che tutti cercano è il cannone “El Tigre”, quello che secondo la tradizione ferì Nelson il 25 luglio 1797, costandogli il braccio destro; c’è anche l'”Hércules”, fuso nelle Fiandre nel XVI secolo.
L’ingresso è gratuito. Gli orari di apertura al pubblico si concentrano nella mattinata e le visite di gruppo si fanno su appuntamento telefonico: essendo un museo dell’Esercito, dentro un acquartieramento attivo, gli orari possono variare per esigenze di servizio. Chiama prima.
Parque del Drago: non è un museo, ma ci finirai comunque
Metto in chiaro una cosa che molte guide raccontano male: il Parque del Drago di Icod de los Vinos non è un museo con esposizioni multimediali sul drago, è un giardino botanico di circa tre ettari costruito attorno a un albero. Ma che albero. Il Drago Milenario è l’esemplare di Dracaena draco più grande e più vecchio conosciuto al mondo, dichiarato Monumento Nazionale nel 1917, alto una ventina di metri, con un tronco che alla base misura una decina di metri di perimetro. L’età stimata oscilla tra gli 800 e i 1.000 anni a seconda della fonte, perché i dragos non hanno anelli di accrescimento e datarli è un rompicapo.
Nel percorso, oltre alle specie endemiche — dragos giovani, cardones, tabaibas — ci sono un lagar tradizionale e una cavità funeraria guanche, che è il collegamento più diretto tra questo parco e la parte archeologica del MUNA. La linfa rossa dell’albero, il “sangue di drago”, è stata usata per secoli come colorante e in farmacopea.
Apre tutti i giorni: dal 1° aprile al 30 settembre dalle 9:00 alle 20:00, dal 1° ottobre al 31 marzo dalle 10:00 alle 18:00. Il biglietto costa 5 euro per gli adulti, 3 euro per studenti e over 65, 2,50 euro per i bambini sotto gli 8 anni, ed è gratuito per i residenti a Icod. Un consiglio pratico: se hai fretta o budget stretto, dalla Plaza de Andrés Lorenzo Cáceres, accanto alla chiesa di San Marcos, vedi l’albero intero da un mirador senza pagare nulla. Se invece hai mezz’ora, entra: guardarlo dal basso è un’altra cosa.
Centro de Arte La Recova: l’ex mercato diventato spazio culturale
In Plaza Isla de la Madera, accanto al Teatro Guimerá, sopravvive l’edificio del mercato Recova del 1851, opera dell’architetto Manuel Oraá. Oggi è gestito dall’Organismo Autónomo de Cultura del Comune di Santa Cruz de Tenerife e ha cambiato pelle: la grande sala centrale è diventata Espacio R, uno spazio multifunzionale che ospita anche programmazione scenica e musicale, mentre le mostre si concentrano nella Sala L e nella piccola sala di arte grafica.
Non aspettarti una collezione permanente. Qui funziona la logica del centro d’arte: rotazione continua di esposizioni di artisti canari e nazionali, dai nomi affermati agli emergenti. Il complesso comunale di Santa Cruz, sommando La Recova, la sala Los Lavaderos, quella del Parque García Sanabria e le sale temporanee del Museo de Bellas Artes, arriva a una media di settanta mostre l’anno, quindi qualcosa di aperto lo trovi quasi sempre.
L’ingresso è gratuito. La Sala L apre da martedì a sabato dalle 11:00 alle 13:00 e dalle 17:00 alle 20:00, la domenica dalle 11:00 alle 14:00, lunedì chiuso. Ci passi davanti comunque, se stai andando dalla Plaza de España al Mercado de Nuestra Señora de África.
Castillo de San Felipe: un fortino secentesco davanti a Playa Jardín
Sul lungomare occidentale di Puerto de la Cruz, in Calle Luis Lavaggi 10, a un passo dalla sabbia nera di Playa Jardín, c’è un fortino a pianta pentagonale irregolare costruito nel XVII secolo su progetto di Próspero Cassola per difendere il porto vecchio dai pirati. Era circondato da un fossato con ponte levatoio, oggi sostituito da una passerella fissa. Nei secoli è stato lazzaretto, infermeria, poligono di tiro e persino ristorante; nel 1949 è stato dichiarato Monumento Storico Artistico.
Oggi funziona come spazio culturale municipale: mostre itineranti, concerti di musica classica, recital poetici nella piazza interna. Va detto con onestà che l’interno offre poco in termini di allestimento permanente, e capita di trovarlo chiuso o occupato dai preparativi di un evento. Ma l’ingresso è gratuito, il contrasto tra le mura seicentesche e l’oceano vale la deviazione di cinque minuti dal lungomare, e l’orario abituale è da martedì a sabato dalle 11:00 alle 13:00 e dalle 17:00 alle 20:00. Ci arrivi con le linee TITSA 354 e 381.
Museo del Pescador: la facciata più strana di Tenerife
In Avenida Quinto Centenario 14, a Puerto de Santiago, nel comune di Santiago del Teide e a due passi dalle scogliere di Los Gigantes, c’è un piccolo museo che vale soprattutto per la sua facciata. L’artista francese Bernard Romain la trasformò tra il 2002 e il 2003 in un’opera tridimensionale dedicata al pescatore e al mare, con una finestra centrale trapezoidale e superfici rivestite di azulejos che imitano l’acqua.
Dentro, l’esposizione permanente racconta la vita marinara della costa occidentale: reti, attrezzi da pesca, fotografie d’epoca, modelli di barche e pannelli che restituiscono anche il ruolo delle venditrici di pesce, figura sempre citata di sfuggita e in realtà centrale nell’economia dei villaggi costieri. Ci sono anche mostre temporanee di artisti locali.
L’ingresso è gratuito, con la possibilità di lasciare un’offerta. È il classico museo da venti minuti che si incastra bene in un pomeriggio tra Playa de la Arena e il porto di Los Gigantes.
Casa de El Capitán: le tradizioni del sud in una casa signorile ottocentesca
Nella zona di El Calvario, a San Miguel de Abona, poco più di dieci minuti in auto dall’aeroporto Tenerife Sud, si visita una casa canaria del primo terzo del XIX secolo appartenuta a Miguel Alfonso Martínez, nato nel 1780, capitano di milizie e più volte sindaco del paese tra il 1805 e il 1825. Da lui il nome popolare dell’edificio. Muri in mampuesto, legno di tea, losa chasnera e tegole arabe: materiali tutti locali, patio centrale, semisotterraneo con cantina e granai.
Un incendio la devastò nel 1978; il Comune la comprò nel 1998 dagli eredi e la restaurò come museo di storia ed etnografia. Le sette sale tematiche raccontano la ceramica tradizionale di San Miguel — la losa chasnera —, la storia del municipio, il vino e la figura del cammello e del cammelliere, che nel sud arido di Tenerife è stata a lungo il motore agricolo. C’è una biblioteca e una sala dedicata a mostre temporanee che cambiano ogni due mesi.
L’ingresso è gratuito. L’apertura copre il mattino e il primo pomeriggio nei giorni feriali, con orario ridotto il sabato, ma è il museo di questa lista per cui la telefonata preventiva è più necessaria: capita che gli orari affissi alla porta non coincidano con quelli reali.
Come organizzare la visita ai musei di Tenerife senza sprecare tempo
Tre indicazioni pratiche che ti fanno risparmiare soldi e chilometri. La prima: i musei del Cabildo — MUNA, Museo de la Ciencia y el Cosmos, Casa Lercaro e Casa de Carta — hanno tariffe identiche e sono gratuiti il venerdì e il sabato dal tardo pomeriggio fino alla chiusura. Se hai una settimana sull’isola, concentra lì i tuoi ingressi e spendi zero.
La seconda: la geografia lavora per te. Santa Cruz ti mette MUNA, TEA, Bellas Artes, La Recova e Museo Militar in un raggio percorribile a piedi; La Laguna somma Casa Lercaro, Museo de la Ciencia y el Cosmos e Casa Museo Cayetano Gómez Felipe; La Orotava concentra Casa de los Balcones e MAIT. Il tranvia collega Santa Cruz e La Laguna in mezz’ora, quindi due terzi di questa guida si fanno senza auto.
La terza: alcune realtà importanti dell’isola non hanno una sede visitabile stabile. Il MACEW, il Museo de Arte Contemporáneo Eduardo Westerdahl fondato nel 1953 a Puerto de la Cruz — il primo museo d’arte contemporanea di Spagna insieme a quello di Madrid — possiede una collezione notevole, da Óscar Domínguez a César Manrique e Manolo Millares, ma da anni vive di esposizioni itineranti. Prima di programmare una visita, controlla se e dove è aperto in quel momento. Vale lo stesso ragionamento per la Cueva del Viento di Icod de los Vinos, che è gestita dallo stesso organismo dei musei insulari ma richiede prenotazione obbligatoria con largo anticipo, perché è un tubo vulcanico e non una sala espositiva.
Se dovessi rifare oggi la mia prima giornata piovosa a Santa Cruz, farei così: MUNA la mattina, pranzo al Mercado de Nuestra Señora de África, TEA nel pomeriggio, e il venerdì per rientrare al MUNA gratis a guardare con calma la sala delle mummie, che è il posto dove Tenerife smette di essere un’isola di vacanza e diventa qualcosa di molto più antico.
