Parque García Sanabria: il più grande parco urbano delle Canarie, a Santa Cruz de Tenerife

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Ci sono parchi che si attraversano e parchi in cui si finisce per restare, e questo appartiene alla seconda categoria per un motivo puramente meccanico: entri da un lato con l’idea di tagliare verso la Rambla e ti ritrovi quaranta minuti dopo dall’altra parte, senza saper bene dire cosa hai fatto nel frattempo. Cosa vedere al Parque García Sanabria è una domanda meno ovvia di quanto sembri, perché sotto le sue palme convivono cose che di solito stanno in edifici diversi: un orologio fatto di fiori arrivato dalla Svizzera per mano di un console danese, la fontana con l’obelisco che Francisco Borges Salas scolpì alla fine degli anni Trenta in memoria del sindaco che il parco lo volle, e tredici sculture astratte rimaste qui dopo la prima Esposizione Internazionale di Scultura in Strada del 1973 — il gatto di Óscar Domínguez, il labirinto dedicato a Borges di Gustavo Torner, i pezzi di Pablo Serrano, Jesús Soto, Eduardo Paolozzi, Subirachs.

C’è un piccolo centro visitatori che quelle sculture le spiega, c’è una collezione botanica con ceibe, cocchi e tamarindi tra i più vecchi della città, c’è la plaza Fernando Pessoa con la sua fontana zodiacale e la Palmera del Parque, ci sono un roseto, un angolo mediterraneo di ulivi e un pugno di busti dedicati a gente come Ángel Guimerá, Diego Crosa e Leonor Pérez, la madre di José Martí. Alla fine ti dico anche dove dormire lì attorno, come arrivarci, quando conviene andarci e dove si trova esattamente.

L’orologio di fiori del Parque García Sanabria

È il pezzo che tutti fotografano e l’unico oggetto del parco per cui i santacruceros hanno inventato una formula: “ci vediamo all’orologio”, senza aggiungere altro, perché non serve. Sta all’ingresso principale, sulla plazoleta intitolata a Peder Larsen, console di Danimarca a Tenerife, che lo donò alla città nel 1958. L’orologio era stato fabbricato in Svizzera dalla casa Favag, e insieme all’orologio Larsen regalò due cigni neri per lo stagno che allora stava nel parco. Il quadrante è un’aiuola, quindi cambia colore a seconda della stagione e delle intenzioni dei giardinieri, e la cosa che non ti aspetti è che le lancette funzionino davvero. Larsen, raccontano, veniva qui ogni giorno dopo pranzo a camminare e a chiacchierare: gli hanno intitolato lo slargo del suo passeggio pomeridiano, che mi sembra il modo più discreto possibile di finire nella toponomastica di una città.

Il monumento a García Sanabria e la fontana centrale

Nel punto in cui i due viali diagonali si incrociano si apre una piazzetta con la fontana più importante del parco, che è anche un monumento. Lo realizzò nel 1938 lo scultore Francisco Borges Salas su disegno dell’architetto José Enrique Marrero Regalado, e sono in realtà due opere in una: una vasca larga con getti d’acqua e, al centro, un obelisco di gusto espressionista con figure scolpite nella pietra. La più notevole è una donna nuda, omaggio alla fecondità e alla donna tinerfeña, che a seconda della luce sembra emergere dal blocco o esserci rimasta dentro.

Il monumento ricorda Santiago García Sanabria, il sindaco che nel 1926 fece approvare i piani del parco, ma anche il medico Diego Guigou y Costa, che a inizio Novecento aveva passato anni a scrivere sui giornali dell’epoca che una città come questa aveva bisogno di un giardino grande. Il terreno fu comprato con una sottoscrizione pubblica: il Comune ci mise venticinquemila pesetas per aprire la colletta, e i primi lotti si acquistarono quando si arrivò a duecentomila. Vale la pena tenerlo a mente mentre ci giri intorno — questo prato è stato pagato un po’ alla volta.

Le sculture della prima Esposizione Internazionale di Scultura in Strada

Tra il dicembre del 1973 e il gennaio del 1974 il Collegio degli Architetti portò a Santa Cruz quarantatré scultori, molti dei quali di prima grandezza: Miró, Henry Moore, Alexander Calder, Marino Marini, Alicia Penalba, Martín Chirino. Fu la prima esposizione del genere in Spagna, e successe in una città che allora, negli ultimi anni del franchismo, non aveva quasi nulla di simile. Alcune opere erano in prestito e tornarono a casa, altre furono donate: tredici sono rimaste qui dentro, sparse lungo i vialetti senza cartelli monumentali, tra bambù e siepi.

Ci sono l’Homenaje a las Islas Canarias di Pablo Serrano, il Penetrable di Jesús Soto, l’Homenaje a Gaudí di Eduardo Paolozzi, il Dado para 13 di Remigio Mendiburu, l’Introversión di Subirachs, la Solidaridad del belga Mark Macken, l’Estela espacial di Amadeo Gabino, l’Homenaje a Millares di Claude Viseux, più tre pezzi senza titolo, tra cui una struttura metallica di Josep Guinovart da cui pendono sacchi di cemento. Il modo giusto di affrontarli è non cercarli: camminare e lasciare che compaiano.

Il Monumento al gato di Óscar Domínguez

Domínguez era di Tenerife, era stato surrealista a Parigi e nel 1973 era morto da anni, quindi il suo gatto arrivò qui postumo. È l’opera che i bambini toccano e attorno alla quale gli adulti si sentono in dovere di dire qualcosa di spiritoso. Riesce nell’impresa di essere astratta e inequivocabilmente felina allo stesso tempo.

Laberinto: Homenaje a Borges di Gustavo Torner

Un labirinto dedicato all’uomo che ha scritto più di chiunque altro sui labirinti, piazzato in un parco dove è effettivamente facile perdere l’orientamento: una battuta talmente perfetta che sospetto sia involontaria solo a metà.

Il centro visitatori di Escultura en la Calle

In un angolo del parco c’è un piccolo spazio dedicato alle due esposizioni di scultura in strada, quella del 1973 e la seconda del 1994. Dentro trovi pannelli in spagnolo e in inglese con le fotografie delle opere, distinte per colore a seconda dell’edizione, mappe dei settori della città in cui sono distribuite e un video che spiega come quei blocchi di ferro e cemento si siano incastrati nella trama urbana. Serve soprattutto a capire una cosa: le sculture del parco sono un terzo di un insieme molto più grande, che continua fuori, lungo la Rambla di Santa Cruz.

Gli alberi grandi e la collezione botanica

La vegetazione fu piantata fitta fin dall’inizio, e alcuni esemplari hanno l’età del parco. Ci sono la palmera canaria e i laureles de India dalle radici invadenti, il flamboyán che d’estate diventa rosso in modo quasi indecente, il tulipero del Gabón, le buganvillee, e una collezione di specie del genere Ficus donata dal Jardín de Aclimatación de la Orotava.

Poi ci sono i pezzi grossi: una ceiba, un cocco e un tamarindo tra i più vecchi e i più alti di Santa Cruz. Il bambù borda i corridoi larghi e produce quel rumore secco che senti prima di capire da dove arriva. Il parco ospitò anche una serra di orchidee e alberi del pane, e la sua fama botanica viene da lì, dall’abitudine di far crescere nel vivaio municipale roba che altrove nessuno provava nemmeno.

La plaza Fernando Pessoa e la Palmera del Parque

A ridosso del parco c’è una piazza che vale la deviazione di due minuti. È dedicata a Fernando Pessoa ed è considerata l’unica piazza zodiacale delle Canarie: la decorazione riproduce la posizione degli astri nel momento della fondazione di Lisbona, con i pianeti nella fontana e i segni zodiacali sul fondo. Nella stessa piazza sta la Palmera del Parque, una palma centenaria a cui la città è affezionata in modo sproporzionato rispetto alle dimensioni della pianta, che è una di quelle cose che si capiscono solo vivendo in un posto.

Il roseto, i cactus e l’angolo mediterraneo

Il parco chiuse nell’ottobre del 2004 e riaprì nel giugno del 2006, e da quella ristrutturazione arrivano le zone più recenti: i rosai, le cactacee, le cycas, le musacee, le plumerie e una piantumazione di macrozamie adulte che sembrano felci convinte di essere palme. C’è anche un angolo mediterraneo con ulivi e piante aromatiche, che a Tenerife fa un effetto strano — ti accorgi di riconoscere l’odore prima del paesaggio.

I busti tra i vialetti

Girando senza meta incontri una piccola assemblea di gente di pietra: il monumento a Diego Crosa, il poeta popolare che tutti chiamavano Crosita, il busto di Ángel Guimerá, scrittore in lingua catalana ma nato a Tenerife, l’omaggio all’avvocato repubblicano Emilio Calzadilla, quello a Manuel de Cámara, che con i suoi articoli contribuì a far nascere l’idea del parco, quello ad Adalberto Benítez, che si occupò per diciotto anni consecutivi dei parchi e giardini della città, e il busto di Leonor Pérez, santacrucera e madre di José Martí. Nessuno di loro è famoso quanto le sculture astratte a venti metri di distanza, ma insieme raccontano chi comandava, chi scriveva e chi curava le aiuole in questa città.

L’ombra, le panchine e il traffico che sparisce

Il García Sanabria è il più grande parco urbano delle Canarie e copre poco più di sessantasettemila metri quadrati, e la cosa che noti per prima non è la superficie ma l’acustica: sotto la volta dei laureles il rumore della città si abbassa di colpo. Sulle panchine ci sono pensionati con il giornale, ci sono ragazzini che corrono tra le siepi, e nel 2016 il Governo delle Canarie ha dichiarato tutto questo Bien de Interés Cultural, il che significa che anche le panchine, in un certo senso, sono patrimonio.

Dove dormire vicino al Parque García Sanabria

La zona più comoda è il centro di Santa Cruz che sta appena sotto il parco, tra la Rambla, calle Méndez Núñez e la plaza Weyler: palazzi urbani, hotel di media categoria pensati più per chi viene a lavorare che per chi viene in vacanza, e parecchi appartamenti ricavati in edifici degli anni Sessanta con ascensori stretti e terrazzi larghi. Scendendo verso il porto e la Plaza de España trovi le sistemazioni più grandi e qualche indirizzo di fascia alta. Se preferisci la sera lenta e le case coloniali, La Laguna sta a pochi minuti di tram ed è un’alternativa seria: dormi lì e scendi in città quando vuoi. Il sud turistico, invece, è un’altra vacanza — comodo per la spiaggia, scomodo per un parco che dà il meglio la mattina presto.

Come arrivare al Parque García Sanabria

Dal cuore di Santa Cruz ci si arriva a piedi e conviene farlo: dalla Plaza de España si sale per le vie del centro in un quarto d’ora scarso, in leggera pendenza, e il parco compare in alto sulla sinistra. Il tram della línea 1, che collega Santa Cruz a La Laguna, ha una fermata a plaza Weyler, un paio di isolati dal margine sud del parco. Le guaguas della rete insulare fanno capo all’Intercambiador, vicino al porto, da cui si risale a piedi o con un salto in tram. In auto, l’aeroporto Tenerife Norte è a pochi minuti di autostrada e le autostrade TF-1 e TF-5 confluiscono qui, ma il parcheggio in centro è una battaglia: meglio puntare a un garage sotterraneo e camminare.

Quando andare al Parque García Sanabria

La mattina presto è il momento buono: la luce entra bassa tra le palme, l’aiuola dell’orologio è appena stata bagnata e le sculture non hanno ancora addosso il riverbero bianco di mezzogiorno. D’estate il centro di Santa Cruz sa essere afoso e il parco funziona da rifugio, ma le ore centrali restano da evitare comunque. La primavera e l’inizio dell’estate premiano chi guarda in alto, tra jacarande e flamboyanes in fiore. Il tardo pomeriggio è l’ora della città che rallenta, panchine occupate e ombre lunghe. Se capiti durante il Carnevale, in febbraio, sappi che il quartiere attorno cambia natura e che il parco diventa un posto per riprendere fiato più che per contemplare.

Dove si trova il Parque García Sanabria

Sta in pieno centro di Santa Cruz de Tenerife, nella capitale dell’isola, chiuso tra calle Méndez Núñez, calle Numancia, calle Dr. José Naveiras e la Rambla de Santa Cruz, un po’ più in alto rispetto al porto e alla Plaza de España. Dalla Rambla il collegamento è naturale, ed è anche la ragione per cui una visita al parco tende ad allungarsi: le altre sculture dell’esposizione del 1973 stanno lì fuori, distribuite lungo il viale, e prima o poi ti ritrovi a seguirle.

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