Plaza de España: la piazza costruita sopra un castello a Santa Cruz de Tenerife

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Ci metti un po’ a capire che quello davanti a te non è uno specchio d’acqua decorativo ma un lago di acqua di mare, e quando dal centro parte il getto del geyser ti accorgi che anche i santacruceros seduti sul bordo si voltano a guardarlo, il che è la prova che l’effetto non si esaurisce. Cosa vedere a Plaza de España si spiega bene partendo proprio da qui, dal fatto che la piazza più grande dell’intero arcipelago canario è nata sopra una fortezza e oggi ospita uno stagno salato.

Sotto i tuoi piedi ci sono i resti del Castillo de San Cristóbal, la fortezza che difendeva il porto, conservati in una galleria sotterranea; sopra ci sono il lago con il geyser, il pavimento di marmo impastato con resine, le lampade a forma di goccia che di notte cambiano completamente il carattere del posto, i tre padiglioni verdi con i fichi australiani, gli allori d’India, le jacarande e le palme. Intorno si affacciano il Palacio Insular con la sua torre e l’orologio, il Casino de Tenerife che sta lì dall’Ottocento, l’edificio delle Poste degli anni Quaranta, la torre a croce del monumento ai Caduti. E a pochi passi ci sono l’Alameda del Duque de Santa Elena con la fontana genovese di marmo, la Plaza del Cabildo, la Plaza de la Candelaria con il suo obelisco, e l’imbocco di calle Castillo, dove finisce la piazza e comincia la città che fa la spesa.

Il lago di acqua salata e il geyser di Plaza de España

L’intervento che ha rifatto la piazza porta la firma degli svizzeri Herzog & de Meuron, e il gesto centrale è questo: al posto di un piazzale di asfalto, un grande bacino circolare riempito con acqua presa dal mare, con un getto che sale dal centro a intervalli. Funziona su due livelli. Il primo è puramente scenico — la superficie riflette gli edifici, il cielo, la torre dell’orologio, e nelle giornate senza vento restituisce una versione capovolta della piazza che è più fotogenica dell’originale. Il secondo è climatico: l’acqua abbassa la temperatura percepita e il rumore del getto copre quello del traffico, cosa che in una piazza affacciata su un porto commerciale non è poco. Ci si siede sul bordo, ci si bagnano i piedi quando nessuno guarda, e i bambini fanno il resto.

Le luci a goccia e la piazza di notte

Torna dopo il tramonto, perché è un altro posto. Il progetto ha disseminato sull’area una serie di corpi illuminanti a forma di goccia, di dimensioni diverse, che accendendosi trasformano il pavimento in qualcosa di liquido e il lago in una lastra nera punteggiata di riflessi. È il momento in cui la piazza smette di essere un luogo di passaggio e diventa il salotto della città: gente seduta, ragazzini in monopattino, coppie che fanno il giro completo per il gusto di farlo. Il pavimento, tra l’altro, è in marmo impastato con resine, e di sera restituisce la luce come se fosse ancora bagnato di pioggia — cosa che a Santa Cruz, dove piove poco, è una piccola menzogna ben riuscita.

Il castello sepolto sotto la piazza

Qui sorgeva il Castillo de San Cristóbal, la principale fortezza difensiva della città, quella che aveva il compito di proteggere il porto e le navi. Del castello oggi restano soltanto porzioni delle murature, conservate in una galleria sotterranea sotto la piazza e visitabili: si scende di qualche metro e ci si ritrova davanti a un pezzo di basalto militare inghiottito dalla città moderna, con l’acqua del lago che scorre da qualche parte lì sopra. È uno di quei contrasti che vale il tempo che ci metti. La piazza vera e propria nacque nel 1929, costruita sopra i resti del castello quando Santa Cruz decise di aprirsi al mare e darsi un fronte urbano all’altezza del suo porto; dopo la guerra civile arrivarono la torre a forma di croce e il belvedere del monumento ai Caduti, che ancora oggi segnano lo spigolo verso il mare.

Il Palacio Insular e la torre dell’orologio

Il lato monumentale della piazza è occupato dal Palacio Insular, sede del Cabildo, l’istituzione che governa l’isola. Fu costruito tra il 1935 e il 1940 su progetto di José Enrique Marrero Regalado — lo stesso architetto che pochi anni dopo avrebbe firmato il mercato della Recova, il che dice parecchio su chi stesse disegnando la Santa Cruz di quel decennio. L’edificio è massiccio, squadrato, con quel gusto anni Trenta che sta a metà tra il razionalismo e la retorica di regime, e la sua torre è coronata dall’orologio aggiunto nel 1950, diventato nel frattempo uno dei simboli involontari della città: se un santacrucero ti dà appuntamento “sotto l’orologio”, è questo. Girarci attorno a piedi costa due minuti e permette di vedere i dettagli della pietra che dalla piazza si perdono.

Il Casino de Tenerife

Sull’altro fronte c’è la sede della Sociedad Recreativa Casino de Tenerife, fondata nel 1840 come circolo per la borghesia cittadina e ancora oggi in attività — una di quelle istituzioni che in Spagna sopravvivono a rivoluzioni, dittature e crisi immobiliari senza cambiare le tende. L’edificio si riconosce dal grande balcone, dalla torre e dalle finestre generose, e la sua facciata è la testimonianza migliore di che aspetto avesse la piazza prima che il cemento e l’acqua salata la reinventassero. Dall’esterno si legge tutto; l’interno, essendo un circolo privato, resta materia per soci.

L’edificio delle Poste e il fronte portuale

Completa il quadro l’edificio dell’ufficio postale, costruito negli anni Quaranta e inserito nella piazza stessa, insieme ad alcune strutture legate al Porto di Santa Cruz che si allineano poco più in là. Non sono monumenti da guida illustrata e nessuno ci fa la fila davanti, ma raccontano la funzione originaria di questo spazio: un luogo dove si sbrigavano le cose serie di una città portuale — la posta, le dogane, gli uffici, i traffici — prima che diventasse il posto dove si porta il cane la domenica.

I tre padiglioni e la vegetazione

Il progetto svizzero ha inserito nella piazza tre padiglioni circondati da vegetazione fitta e volutamente sovrabbondante. Ci trovi fichi australiani dalle radici teatrali, allori d’India — i laureles de Indias che in mezza Spagna fanno ombra alle piazze — jacarande che in primavera scaricano a terra il loro azzurro-viola e diverse specie di palme. È il pezzo di piazza che serve nelle ore centrali della giornata, quando il marmo riverbera e l’unico posto sensato dove stare è sotto una chioma. Il verde non è decorativo: è la ragione per cui la piazza è vivibile a luglio.

Il Carnevale e le altre feste

Per capire cosa sia davvero questo spazio, però, bisogna vederlo pieno. Il Carnevale di Santa Cruz — febbraio, uno dei più grandi del mondo dopo quello di Rio, con sfilate, comparse e costumi che costano quanto un’automobile — trova qui il suo centro di gravità, insieme all’asse dell’Avenida Marítima. A giugno tocca alla notte di San Giovanni, con i fuochi e i balli. A dicembre arrivano i concerti natalizi di cori e orchestre, e nel corso dell’anno si alternano mercatini di artigiani e produttori, spettacoli per bambini, mostre temporanee all’aperto. Se vieni nella settimana sbagliata trovi transenne dappertutto; se vieni in quella giusta, ti ritrovi dentro la festa senza averla cercata.

L’Alameda del Duque de Santa Elena e la fontana genovese

A ridosso della piazza, e ormai fusa con essa dopo la riqualificazione, c’è l’Alameda del Duque de Santa Elena: alberi vecchi, ombra vera, panchine, la temperatura di due gradi più bassa che si sente appena entri. Al centro sta una fontana di marmo realizzata nel 1787 da artisti genovesi, arrivata qui via mare come arrivavano allora le cose costose. Vale la sosta anche solo per il salto di scala: dalla piazza aperta e minerale a un giardino ottocentesco nel giro di venti passi.

La Plaza del Cabildo

Adiacente, e anch’essa uscita dalla matita di Herzog & de Meuron, c’è la piccola Plaza del Cabildo, disegnata con linee nette e un linguaggio contemporaneo che dialoga con il resto senza urlare. È lo spazio dove la gente si siede a mangiare qualcosa comprato lì attorno e dove si capisce meglio la logica dell’intero intervento: cucire insieme pezzi di città che prima erano separati da strade e parcheggi.

La Plaza de la Candelaria e il suo obelisco

Basta imboccare le vie adiacenti per arrivare alla Plaza de la Candelaria, seconda per dimensioni solo a Plaza de España e molto più antica nell’impianto. Ha cambiato nome un numero imbarazzante di volte — Plaza del Castillo, Plaza Real, Plaza de la Constitución, Plaza de la Pila, quest’ultimo per via della fontana che riforniva d’acqua i cittadini — e dal 1956 è intitolata alla Virgen de la Candelaria, patrona dell’isola. Al centro si alza un obelisco di marmo settecentesco, il Triunfo de la Candelaria, monumento al trionfo della patrona e alla cristianizzazione dei Guanci, gli abitanti dell’isola prima della conquista castigliana. Attorno si affacciano alcuni degli edifici storici migliori di Santa Cruz: il Palacio de Carta, di nuovo il Casino, e il Círculo Mercantil, oggi sede della Camera di Commercio.

Calle Castillo e le strade dei bar

Dalla piazza parte calle Castillo, l’asse commerciale principale della città, pedonale e in leggera salita, che in un quarto d’ora ti porta all’altro capo del centro passando davanti a negozi, catene e vetrine storiche. Nelle traverse laterali si nascondono i bar con le terrazze e i ristoranti dove si mangia sul serio, e tenendo la direzione giusta, in dieci minuti scarsi, arrivi al Mercado de Nuestra Señora de África. Considera la piazza il punto di partenza, non l’arrivo: qui ti orienti, poi ti infili nelle strade.

Dove dormire vicino a Plaza de España

Questo è il centro esatto di Santa Cruz, quindi la scelta non è tra “vicino” e “lontano” ma tra tipi di quartiere. Le vie attorno alla piazza e a calle Castillo concentrano l’offerta più comoda in assoluto: hotel urbani e appartamenti da cui esci e sei già dove volevi essere, con lo svantaggio che nelle settimane di Carnevale il rumore notturno è una certezza matematica e i prezzi salgono di conseguenza — se vieni in febbraio prenota con molti mesi di anticipo. Il Toscal, il quartiere popolare alle spalle del centro, offre la stessa posizione a cifre più basse e con strade più silenziose. Il Barrio de los Hoteles, attorno alla Rambla, è la versione borghese e alberata della stessa idea. Chi cerca aria di mare la sera si sposta a San Andrés, accanto a Las Teresitas, a un quarto d’ora d’auto; chi preferisce le pietre coloniali dorme a La Laguna e scende in città con il tram.

Come arrivare a Plaza de España

La piazza è il punto in cui convergono a piedi tutte le direzioni del centro, quindi il problema non si pone quasi mai. In auto si arriva dall’uscita 29 della TF-1 e conviene puntare direttamente ai parcheggi pubblici a pagamento della zona, tra cui quelli di Weyler e del Muelle, entrambi a breve distanza a piedi e con tariffe ragionevoli; parcheggiare in strada qui dentro è un esercizio di ottimismo. Le guagua della TITSA hanno numerose fermate nei paraggi e collegano la piazza con tutta l’isola, mentre il tram che scende da La Laguna ferma a pochi minuti di cammino. C’è però un modo di arrivare che batte tutti gli altri: dal mare. Le navi da crociera e i traghetti interinsulari attraccano praticamente di fronte, e Plaza de España è letteralmente la prima cosa che vedi mettendo piede a terra.

Quando andare a Plaza de España

La piazza è aperta ventiquattro ore su ventiquattro e ogni fascia oraria ha il suo senso. Al mattino presto è vuota e la luce radente accende la facciata del Palacio Insular; a metà giornata il marmo bianco rimanda calore e ti conviene stare sotto gli alberi dei padiglioni o nell’Alameda; il tardo pomeriggio è l’ora in cui la città esce e la piazza si riempie di conversazioni; dopo il tramonto entrano in scena le luci a goccia e il lago, ed è il momento migliore in assoluto. Sul calendario, febbraio significa Carnevale, cioè il massimo dello spettacolo e il minimo della tranquillità; giugno porta la notte di San Giovanni; il resto dell’anno il clima di Santa Cruz mantiene temperature miti in modo quasi monotono, il che rende la visita indifferente alla stagione. Verifica solo se sono in corso allestimenti di eventi: quando montano i palchi, metà della piazza sparisce sotto le impalcature.

Dove si trova Plaza de España

Sei nel centro di Santa Cruz de Tenerife, capitale dell’isola e cocapoluogo delle Canarie, sulla costa nord-orientale, esattamente nel punto in cui la città incontra il porto. La piazza fa da cerniera tra il fronte marittimo — con l’Avenida Marítima e i moli delle crociere e dei traghetti — e il tessuto storico che si arrampica verso l’interno: da un lato calle Castillo e la Plaza de la Candelaria, dall’altro l’Alameda e le vie che scendono verso il Barranco de Santos. Camminando verso sud lungo la costa si raggiungono in una ventina di minuti l’Auditorio Adán Martín e il Parque Marítimo; alle spalle della città si alza il massiccio di Anaga, e nelle giornate limpide, verso l’interno dell’isola, compare il Teide.

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