![]()
Un uomo che ha passato la vita a litigare con il cemento ha convinto un Comune a costruirgli un lago finto in riva all’oceano vero, e la cosa ha funzionato così bene che oggi ci vengono circa un milione di persone all’anno. Cosa vedere al Lago Martiánez, dunque, non è una domanda da spiaggia ma da museo all’aperto: il grande specchio d’acqua salata che occupa il cuore del Complejo Costa Martiánez, disegnato da César Manrique con gli ingegneri Juan Alfredo Amigó e José Luis Olcina sopra i vecchi charcos dei Llanos de Martiánez — La Coronela, la Soga — dove si bagnavano i primi turisti di fine Ottocento.
Ti racconto i 33.000 metri quadrati del lago artificiale inaugurato nel 1977 e i suoi 27.000 metri cubi d’acqua di mare, le cinque isole asimmetriche collegate da ponti di legno e la spiaggia di sabbia bianca che dovettero togliere perché intasava le tubature, la Sala Andrómeda sepolta sotto il livello del mare e diventata il casinò della città, le sculture di Manrique disseminate nel recinto — Los Alisios, La Jibia, Barlovento, Raíces al Viento, l’Homenaje a William Reich, il Monumento al Mar — le piscine circolari di Los Alisios con la loro gavia alta venticinque metri, le più anziane vasche di San Telmo che Manrique non progettò, il murale ritrovato nel 2020 in un corridoio di servizio e la vista che da qui si apre sull’Atlantico e sul Teide.
Il Lago Martiánez, ovvero il mare addomesticato di Puerto de La Cruz
È l’oggetto che dà il nome a tutto e la ragione per cui sei venuto. Occupa 33.000 metri quadrati, la superficie più ampia del complesso, spartiti quasi a metà tra zone di passaggio e solarium da un lato e vasche dall’altro, e contiene qualcosa come 27.000 metri cubi d’acqua di mare. Al centro un getto verticale spara acqua a intervalli regolari, e il colore vira dal verde smeraldo al grigio a seconda di cosa combina il cielo sopra la valle. La sensazione, mentre galleggi, è curiosa: senti le onde che picchiano contro il muro esterno a due metri da te, ma dentro non si muove niente. Manrique aveva capito che al turista il mare piace guardarlo più che subirlo.
Le cinque isole e i ponti di legno
Dal lago emergono cinque isole di forma asimmetrica, e per raggiungere quella grande centrale devi attraversare passerelle di legno passando prima da un’isoletta minore. Sopra ci sono bar, ristoranti e grill. La storia migliore riguarda quello che non c’è più: nei primi anni ai due lati del ponte esisteva una spiaggia di sabbia bianca, tolta con il consenso di Manrique perché la sabbia finiva dritta nelle tubature e nelle fognature del complesso; e c’era pure un piccolo imbarcadero con barche da remare sul lago, eliminato perché convivere con i bagnanti si era rivelato complicato. Trovo consolante che anche i capolavori abbiano un elenco di errori.
Le sculture di César Manrique
Il Lago funziona anche come galleria a cielo aperto, e le opere sono lì in mezzo ai lettini, senza teche e senza cartellini pomposi. Nel recinto sono disseminate sei sculture dell’artista: Los Alisios, La Jibia, Barlovento, Raíces al Viento, l’Homenaje a William Reich e il Monumento al Mar, più il busto dedicato allo stesso Manrique. La Jibia — la seppia — è quella che i bambini scalano senza rendersi conto di stare su un pezzo d’autore. La manutenzione non è sempre stata all’altezza: il Monumento al Mar è stato restaurato nel 2015 dal Consorcio de Rehabilitación Turística, La Jibia poco dopo con fondi comunali.
La Sala Andrómeda e il casinò sotto il livello del mare
Sull’isola grande c’è la cosa più improbabile di tutto il complesso. Una parte della sua struttura è sommersa sotto il livello del mare, e lì dentro sta la Sala Andrómeda, spazio per feste e celebrazioni rimaneggiato più volte nel tempo. Dalla riapertura del luglio 2006 ospita il casinò di Puerto de la Cruz, che fino ad allora stava nell’Hotel Taoro. L’idea di gente che gioca a roulette a qualche metro sotto i piedi di altra gente che prende il sole in costume ha un che di magnifico, e credo dica più cose sul turismo canario degli anni Settanta di qualunque saggio.
Los Alisios, le piscine da cui è cominciato tutto
La prima fase, aperta nel 1971, sono le piscine municipali poi chiamate Los Alisios: tre vasche dal contorno circolare e un’isola-bar centrale sormontata da una gavia alta venticinque metri. È la parte in cui la mano di Manrique si vede meglio, per la sua rinuncia agli angoli retti. La faccenda era nata nel 1967, quando il Comune affidò agli ingegneri Amigó e Olcina il progetto del fronte marittimo e li convinse a chiamare Manrique per la direzione artistica — e a detta dello storico portuense Melecio Hernández bastarono quattro linee tracciate dall’artista per risolvere il problema.
La pietra vulcanica, le empalizzate e le garitas
Guardati intorno e riconoscerai il vocabolario che Manrique usò a Lanzarote e poi qui: basalto nero a vista, muri imbiancati a calce, le garitas, le empalizzate di legno e ogni scorcio orientato verso il mare, con flora endemica e sottotropicale scelta apposta. È un linguaggio che sembra tradizionale e invece è inventato di sana pianta, un canario immaginario più convincente di quello vero. Il riconoscimento è arrivato nel 2005, quando il lago è stato dichiarato Bien de Interés Cultural con categoria di Giardino Storico: un giardino in cui, va detto, si sta quasi sempre in mutande.
Le piscine di San Telmo, l’eccezione
La parte più antica del complesso, e l’unica che Manrique non disegnò, sono le vasche di San Telmo. Si riconoscono a colpo d’occhio perché i tracciati sono angolosi e la vegetazione quasi assente: qui la funzionalità ha vinto sull’estetica, e solo con la riforma del 2004-2006 la zona è stata riportata dentro il progetto originale grazie all’intervento degli stessi autori. È la dimostrazione pratica di cosa succede a una piscina di mare quando nessuno le mette accanto un artista con le idee chiare.
Il murale ritrovato
A metà dicembre del 2020 il Diario de Avisos rese noto il ritrovamento di un murale inedito di Manrique, dipinto sulle pareti di un passaggio di servizio sotterraneo che collega l’Avenida de Colón con la Sala Andrómeda. Il corridoio serviva a far passare personale e merci senza attraversare il solarium, e pare che l’artista, colpito dalla soluzione trovata da Amigó e Olcina, abbia deciso di scaldare quel budello con una pittura di grandi dimensioni rimasta incompiuta. Non è un’opera che puoi visitare passeggiando, ma sapere che esiste cambia il modo in cui guardi il pavimento su cui stai camminando.
I solarium, il Teide e il Lago di notte
Tutto attorno alle vasche corrono terrazze di basalto e prati per stendersi, con quattro piscine per adulti e tre per bambini e lettini a disposizione. Da qui, nelle giornate limpide, il Teide compare sopra le case della valle mentre davanti a te l’oceano continua a fare il suo lavoro contro il muro perimetrale: due paesaggi opposti nella stessa panoramica. Dopo il tramonto il complesso cambia registro, con l’illuminazione delle vasche e dei camminamenti rifatta durante l’ultima grande riforma, e la vita si sposta verso i bar e la sala sull’isola.
Dove dormire vicino al Lago Martiánez
La fascia alberghiera di Puerto de la Cruz è nata proprio per questo tratto di costa: negli anni Sessanta furono i proprietari di hotel come il Tenerife Playa, il Bélgica, il Valle Mar e Las Vegas a spingere per trasformare il lungomare, e quegli edifici sono ancora lì. Se vuoi svegliarti a duecento metri dal lago, la zona giusta è quella dell’Avenida de Colón e del Paseo de Martiánez: hotel grandi, molti reduci da ristrutturazioni recenti, balconi affacciati sull’oceano. Chi preferisce case storiche, patii e balconi di legno dorme nel casco antiguo attorno a Plaza del Charco, dieci minuti a piedi. Per silenzio e viste dall’alto restano La Paz e il Parque Taoro, sulla salita alle spalle della città.
Come arrivare al Lago Martiánez
L’ingresso si trova sull’Avenida de Colón, in pieno lungomare, accanto alla Playa de Martiánez. Dal centro storico ci arrivi a piedi in un quarto d’ora seguendo la costa, passando davanti al mirador di Punta del Viento. Diverse linee TITSA fermano nelle immediate vicinanze e c’è una zona taxi lì accanto; la stazione delle guaguas è comunque a poca distanza a piedi. In auto si esce dall’autostrada del nord, la TF-5, verso Puerto de la Cruz e si scende fino al lungomare, tenendo presente che i parcheggi in zona sono a pagamento e d’estate si riempiono entro metà mattina. Dall’aeroporto Tenerife Norte sono pochi chilometri; da Tenerife Sur, molti di più.
Quando andare al Lago Martiánez
Le vasche aprono di mattina e chiudono nel tardo pomeriggio, quindi la giornata è più corta di quanto immagini: arrivare presto significa scegliere il lettino e vedere il riempimento del lago, che è metà dello spettacolo. Sei sulla costa nord, dove l’aliseo impila le nuvole contro il massiccio: la mattina può essere coperta e schiarire dopo pranzo, e il primo pomeriggio è di solito la finestra migliore. L’acqua è di mare, quindi in inverno è fresca ma nuotabile, e le mareggiate da nord regalano onde che esplodono contro il muro esterno. Evita, se puoi, le domeniche d’agosto e i giorni di festa locale.
Dove si trova il Lago Martiánez
Il Lago Martiánez sta sul fronte marittimo orientale di Puerto de la Cruz, sulla costa settentrionale di Tenerife, tra la Playa de Martiánez e il promontorio di Punta del Viento, dentro il Complejo Turístico Municipal Costa de Martiánez, che nel suo insieme occupa circa 46.000 metri quadrati sui vecchi Llanos de Martiánez guadagnati al mare. Alle spalle si apre la valle de La Orotava, l’anfiteatro coltivato che sale verso il Teide, e a un quarto d’ora a piedi verso ovest cominciano il casco antiguo, Plaza del Charco e il molo dei pescatori.
