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Scendi dalla TF-5, imbocchi il tornante che apre la Valle de la Orotava e per qualche secondo non guardi la strada: davanti hai un anfiteatro verde di banani e viti che precipita nell’Atlantico, alle spalle il Teide che gioca a nascondino con le nuvole, e in fondo, incastrata tra la scogliera nera e l’oceano, una città bassa di case bianche e balconi di tea. Puerto de la Cruz non ha la lucidità plastificata del sud dell’isola. Ha l’aria di un posto che riceve visitatori da oltre due secoli e ha smesso da tempo di farne un dramma: i primi naturalisti tedeschi e i primi tisici inglesi arrivavano qui quando Playa de las Américas era ancora un pezzo di deserto, e la città ha continuato per la sua strada, con i pescatori a Plaza del Charco e i turisti che prendono il sole a due passi da loro.
Il risultato è una destinazione compatta, che si gira a piedi e che condensa in pochi isolati quasi tutto quello che il nord di Tenerife sa fare. Il Loro Parque con la sua collezione di pappagalli, il complesso di piscine oceaniche del Lago Martiánez firmato César Manrique, il Jardín Botánico voluto da Carlo III nel 1788: bastano questi tre nomi a riempirti due giorni pieni.
Poi c’è la città vecchia, e lì il ritmo cambia del tutto. La Plaza del Charco con i suoi laureles de Indias, il Castillo de San Felipe che sorvegliava la baia dai corsari, i murales del barrio de la Ranilla, la Iglesia de Nuestra Señora de la Peña de Francia con la sua torre ottocentesca, l’Ermita de San Telmo affacciata sul paseo, il Mirador de la Paz con il suo ricordo di Agatha Christie e l’Ermita de San Amaro, l’edificio religioso più antico di Puerto de la Cruz.
Aggiungi tre spiagge di sabbia vulcanica — Playa Jardín, Playa Martiánez e Playa San Telmo — e capisci perché questa cittadina è uno dei capitoli obbligati in qualsiasi elenco su cosa vedere a Tenerife. Ti racconto cosa vedere, dove dormire, come arrivare, quando andare e dove si trova.
I migliori hotel a Puerto de la Cruz

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Cosa vedere a Puerto de la Cruz

Ti porto in ordine, dal luogo che vale il viaggio da solo a quello che ti prendi come extra se hai mezz’ora d’avanzo: il Loro Parque, il Lago Martiánez, il Jardín Botánico, la Plaza del Charco, il Castillo de San Felipe, il barrio de la Ranilla, la Iglesia de Nuestra Señora de la Peña de Francia, l’Ermita de San Telmo, il Mirador de la Paz e l’Ermita de San Amaro. Tutto sta dentro un quadrilatero di neanche due chilometri di lato, il che significa che puoi fare il grosso a piedi e tenere l’auto parcheggiata.
Loro Parque

Nel 1972 un imprenditore tedesco di nome Wolfgang Kiessling aprì a Punta Brava un giardino di tredicimila metri quadrati con centocinquanta pappagalli e l’idea, allora quasi eccentrica, che la gente avrebbe pagato per vederli. Mezzo secolo dopo il Loro Parque occupa oltre tredici ettari, ospita quella che è considerata la più grande collezione di psittacidi al mondo e ha aggiunto per strada un pinguinario con la neve vera, un tunnel di squali, un’enorme vasca per i mammiferi marini e la colonia di gorilla di Katandra. Ci si arriva a piedi dal centro in una ventina di minuti costeggiando Playa Jardín, oppure con il trenino turistico che parte da Avenida de Venezuela; conta almeno mezza giornata piena, meglio una giornata intera se viaggi con bambini, e compra il biglietto online perché la fila alle casse in alta stagione è un test di pazienza.
Lago Martiánez

Quando negli anni Settanta la città si accorse di avere pochissima sabbia e moltissima roccia, chiamò César Manrique, che risolse il problema nel modo più elegante possibile: invece di combattere l’oceano, lo invitò dentro. Il complesso di Lago Martiánez, inaugurato nel 1977 e realizzato con gli ingegneri Juan Alfredo Amigó e José Luis Olcina, è un sistema di piscine e lagune di acqua di mare filtrata, incastonate in un paesaggio artificiale di pietra vulcanica, palme e sculture bianche in movimento. Al centro c’è un lago con cinque isolotti, quello principale occupato dal casinò, e attorno una manciata di vasche per adulti e bambini, terrazze e ristoranti da cui si vede il Teide quando le nuvole concedono. È l’immagine cartolina di Puerto de la Cruz e, per chi ha figli piccoli e poca voglia di onde atlantiche, anche la soluzione più sensata per una giornata di mare.
Jardín Botánico de Puerto de la Cruz

Si chiama ufficialmente Jardín de Aclimatación de La Orotava e nacque nel 1788 per un capriccio illuminista di Carlo III, che voleva un vivaio a metà strada tra i tropici e Madrid dove abituare al freddo europeo le piante portate dalle colonie. L’esperimento fallì quasi del tutto — a Madrid le palme morivano lo stesso — ma il giardino restò, e oggi i suoi due ettari e mezzo raccolgono circa duemilacinquecento specie tra America, Asia, Africa e Oceania. Il pezzo forte è un enorme ficus australiano dalle radici aeree colonnari, un groviglio grigio grande come una casa sotto cui la temperatura scende di qualche grado e la luce diventa verde. Ci vuole meno di un’ora per girarlo tutto e nelle giornate calde è il posto più fresco della città.
Tour ed escursioni a Puerto de la Cruz
Sitio Litre
A pochi minuti di salita dal Jardín Botánico c’è un secondo giardino storico che quasi nessuno mette in programma, e sbaglia. La villa al centro della proprietà risale al 1730, quando ospitava sede e magazzini di una compagnia olandese che esportava vino canario; nel 1774 la comprò il mercante britannico Archibald Little, e la sua famiglia la tenne fino al 1996. Il giardino che la circonda è il più antico di Tenerife — oltre duecentoventi anni — e conserva la più grande collezione di orchidee dell’isola, un’araucaria imponente e il drago più vecchio e più grande di Puerto de la Cruz. Ci passò Alexander von Humboldt durante la sua sosta canaria del 1799 e ci veniva a scrivere Agatha Christie; nelle sale della casa è esposta una serie di dipinti botanici ceduti dai Royal Botanic Gardens di Kew. C’è anche una caffetteria con i tavoli all’aperto, ed è uno dei pochissimi posti in centro dove alle undici del mattino non senti assolutamente niente.
Plaza del Charco

Il nome per esteso è Plaza del Charco de los Camarones, dalla pozza d’acqua salata che si formava qui quando la marea entrava dalla scogliera e i ragazzini venivano a pescare i gamberetti. La pozza è sparita da un pezzo, i laureles de Indias arrivati da Cuba a metà Ottocento no: fanno ombra a un rettangolo di panchine, chioschi e terrazze che è il vero salotto della città, dove alle sei di sera si trova la stessa quantità di pensionati tedeschi e di famiglie portuensi. Da un lato si affaccia la Casa de la Aduana, la vecchia dogana settecentesca con il suo balcone canario in legno; dall’altro parte il vicolo che porta al porticciolo dei pescatori. Siediti, ordina un barraquito e concediti quindici minuti di osservazione antropologica.
Castillo de San Felipe

Il Castillo de San Felipe fu costruito a partire dal 1599 per un motivo molto concreto: i corsari inglesi e barbareschi passavano di qui con una regolarità fastidiosa, e il porto della Orotava — allora lo scalo commerciale più ricco dell’isola, con il suo vino malvasia diretto a Londra — era un bersaglio troppo ghiotto. Il risultato è una fortezza bassa e quadrata di pietra scura, minuscola rispetto ai castelli che hai in mente, con quattro cannoni affacciati sull’oceano e un fossato che oggi ospita più bouganville che difensori. Dichiarato monumento storico-artistico nel 1949 e restaurato senza stravolgerlo, ora funziona come sala per concerti, mostre e matrimoni: se capiti di sera e c’è un evento, entrare costa poco e l’acustica sotto le volte è ottima. Sta all’estremità occidentale del lungomare, a due passi da Playa Jardín.
Parque Taoro

Sul pendio che sale verso il quartiere della Paz si apre il parco urbano più grande della città: prati, dracene, palme, sentieri in salita e belvederi che tengono dentro tutta la Valle de la Orotava. Al centro sta il Gran Hotel Taoro, inaugurato nel 1890 e per decenni l’albergo più elegante delle Canarie, il posto dove svernavano i britannici arrivati qui per il clima — Agatha Christie compresa, che ci passò l’inverno del 1927 in piena crisi personale e ne ricavò l’ambientazione canaria di alcuni racconti. L’edificio, rimasto chiuso per anni, è stato oggetto di un lungo recupero e continua a dominare il pendio con la sua facciata bianca da transatlantico incagliato. Poco più in basso i Jardines de Risco Bello aggiungono laghetti, ninfee e cascatelle in un giardino privato aperto al pubblico. Ci si sale a piedi dal centro in una ventina di minuti di salita onesta, oppure in cinque minuti d’auto, e lassù il parcheggio esiste davvero.
Barrio de la Ranilla

Alle spalle di Plaza del Charco c’è il quartiere dove abitavano i pescatori, un reticolo di stradine strette con le case basse tinte di colori forti che per decenni è stato la parte di Puerto de la Cruz di cui nessuno scriveva. Poi è arrivato il progetto Puerto Street Art e i muri hanno iniziato a riempirsi di murales firmati da artisti spagnoli e internazionali: ritratti giganteschi, pesci, scene di mare, qualche pezzo apertamente politico. Nel frattempo hanno aperto ristoranti di pesce, bar di vino canario e botteghe, e oggi la Ranilla è il posto dove ti conviene cenare se vuoi mangiare bene senza finire in un menù plastificato in quattro lingue. Girala senza mappa, a fine pomeriggio, quando la luce bassa fa risaltare i colori.
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Casa de la Aduana
Sul lato di Plaza del Charco che guarda verso il porticciolo c’è un edificio basso con un lungo balcone di legno scuro a coprire tutta la facciata: è la Casa de la Real Aduana, la dogana del primo Seicento, uno dei più antichi edifici civili rimasti in città e il punto da cui passava ogni barile di malvasía imbarcato per Londra. Il balcone canario, con le sue vetrate a ghigliottina e i pilastrini di tea, è il pezzo di architettura tradizionale meglio conservato di Puerto de la Cruz e giustifica da solo la sosta. Dentro trovano posto l’ufficio informazioni turistiche e una bottega di artigianato, mentre al piano superiore ha sede il Museo de Arte Contemporáneo Eduardo Westerdahl, intitolato al critico che negli anni Trenta portò le avanguardie europee nelle Canarie con la rivista Gaceta de Arte. È un museo piccolo, si visita in mezz’ora, e il biglietto costa meno di un caffè con vista.
Iglesia de Nuestra Señora de la Peña de Francia

La chiesa madre della città nacque come modesta ermita nel 1684, quando Puerto de la Cruz era ancora una frazione portuale della Orotava, e crebbe per accumulo nei due secoli successivi: la torre campanaria, che oggi è il profilo più riconoscibile dello skyline basso del centro, fu aggiunta soltanto nel 1898. Dentro trovi tre navate, un soffitto ligneo di gusto mudéjar e le immagini più venerate della città, tra cui il Gran Poder de Dios e la Virgen del Carmen, protettrice dei pescatori, che a metà luglio esce in processione e viene portata fino in mare. L’ingresso è gratuito, la visita dura dieci minuti ed è uno dei pochi punti del centro dove il rumore delle terrazze sparisce del tutto.
Il muelle e il porto dei pescatori

A due passi da Plaza del Charco la città finisce contro una banchina bassa di pietra scura, con una ventina di barche colorate tirate a secco da una gru ogni volta che il mare monta. È il punto esatto in cui Puerto de la Cruz è nata: da qui partiva il vino della Valle de la Orotava diretto ai mercati inglesi, e per quasi tre secoli questo pezzo di molo è stato lo scalo commerciale più importante di Tenerife, prima che Santa Cruz gli portasse via il ruolo. Oggi restano la confraternita dei pescatori, un paio di ristoranti dove il pesce arriva dalle barche che vedi dalla finestra e una scalinata da cui guardare l’oceano sbattere sulla scogliera. È una sosta di dieci minuti, ma è la sosta che spiega perché questa città esiste.
Ermita de San Telmo

Sul lungomare occidentale, dove il paseo scorre a filo di scogliera nera, c’è una cappella bianca e minuscola con il tetto a due falde: è l’Ermita de San Telmo, costruita nel 1780 e dedicata al patrono dei naviganti, l’uomo a cui i pescatori si raccomandavano prima di uscire con il mare grosso. Sembra un edificio in miniatura, e in effetti lo è, ma la posizione la salva: alle spalle ha la città, davanti l’Atlantico che sbatte sulle rocce, e il tratto di passeggiata che la circonda è il migliore della città per vedere il tramonto. Sotto, la piccola Playa San Telmo e la piscina naturale completano il quadro.
Mirador de la Paz

Il quartiere della Paz sta sulla collina che chiude la città a est, e il suo belvedere è il posto giusto per capire la geografia di Puerto de la Cruz in un colpo d’occhio: sotto di te la costa che curva, il complesso di Martiánez, la città vecchia e, nelle giornate limpide, il Teide che chiude la valle. Il mirador ha due livelli, un giardino con panchine e alcune sculture, tra cui il ricordo di Agatha Christie, che nel 1927 soggiornò nella zona in uno dei periodi più neri della sua vita e ne ricavò l’ambientazione canaria di uno dei racconti del Misterioso signor Quin. Si arriva a piedi dal centro in venti minuti di salita, oppure in auto in cinque; vacci verso il tramonto.
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Museo Arqueológico de Puerto de la Cruz
Nel cuore della Ranilla, dietro un portone che si apre su un patio verde e poi su un cortile coperto da un lucernario, c’è il museo archeologico municipale: una casa signorile fra Settecento e Ottocento che dal 1991 ospita quella che è considerata la raccolta di ceramica guanche più significativa dell’isola. Nacque nel 1953 come Sala de Arqueología Canaria Luis Diego Cuscoy, per iniziativa dell’Instituto de Estudios Hispánicos de Canarias, e oggi conta circa duemilaseicento reperti tra vasellame, resti mummificati, cartografia seicentesca e materiale documentario sulla preistoria dell’arcipelago. L’esposizione permanente segue la vita quotidiana, i riti e la morte presso i guanci, e ha il pregio della misura: un’ora abbondante e hai visto tutto. Prima di uscire guarda in alto, verso i ballatoi di legno intagliato che corrono attorno al cortile.
Casa Iriarte e Casa Ventoso
Se l’architettura canaria ti interessa più delle chiese, il centro storico conserva due esempi che valgono una deviazione di cinque minuti. La Casa Iriarte è una dimora settecentesca legata alla famiglia di Tomás de Iriarte, il favolista nato a Puerto de la Cruz nel 1750 e finito in tutti i manuali di letteratura spagnola: patio interno, scala di legno, ballatoi affacciati sul cortile. La Casa Ventoso, poco distante, si riconosce per il balcone di tea che si sviluppa su più livelli lungo l’intera facciata, uno dei più alti della città. Sono edifici privati e non sempre visitabili all’interno, ma il punto qui è la strada: i vicoli attorno a calle San Juan e calle Blanco sono la parte di Puerto de la Cruz che somiglia di più a com’era nel Settecento.
Ermita de San Amaro
È il posto meno spettacolare di questo elenco ed è anche il più antico: una piccola ermita bianca a pianta ottagonale, tirata su nel 1591 dai vicini della zona alta, che avevano poca voglia di scendere ogni domenica fino alla parrocchia della Orotava. Sta su una collinetta erbosa nel quartiere della Paz, circondata da un prato che è uno dei rari spazi verdi liberi della città, e per undici mesi l’anno non succede assolutamente nulla. L’eccezione è il 15 gennaio, festa di San Amaro, quando la spianata si riempie di pellegrini, bancarelle, luchada canaria e gente che arriva da mezza isola. Se sei a Puerto de la Cruz in quella data, cambia i programmi e sali quassù.
Le migliori spiagge di Puerto de la Cruz
Qui la sabbia è nera, l’oceano è aperto e non c’è nessuna barriera corallina a fare da cuscinetto: le spiagge del nord di Tenerife non somigliano per niente a quelle dorate e protette del sud, e questo è insieme il loro limite e il loro fascino. Aspettati risacca, bandiere gialle o rosse con una certa frequenza e acqua qualche grado più fresca; in cambio hai un fondale di origine vulcanica, il Teide alle spalle e spiagge che restano vive anche a novembre. Sono tre quelle che meritano una sosta.
Playa Jardín

Quasi un chilometro di sabbia nera all’estremità occidentale della città, verso Punta Brava, e ancora una volta la firma di César Manrique: fu lui, negli anni Novanta, a progettare Playa Jardín che trasformò un tratto di costa sassosa in una spiaggia vera, con frangiflutti sommersi e — soprattutto — settemila metri quadrati di giardini tropicali alle spalle, cascatelle, palme e sentieri, da cui il nome. Il litorale si divide in tre tratti: Playa del Castillo, davanti alla fortezza, è il più frequentato dai turisti; il settore centrale è terreno di surfisti; l’estremità di Punta Brava è quella che entra in acqua più dolcemente e ha meno pietre sott’acqua. C’è servizio di salvataggio, docce, lettini e ombrelloni, ed è la scelta migliore se vuoi una giornata di mare completa senza spostarti dalla città.
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Playa Martiánez

Playa de Martiánez è lunga trecento metri abbondanti di sabbia scura all’estremità settentrionale del complesso di Costa Martiánez, in pieno lungomare. Non è una spiaggia da bagno rilassato: le onde arrivano ordinate e potenti, il che ne fa uno dei punti storici del surf a Tenerife e, allo stesso tempo, un posto dove la bandiera rossa sventola spesso e la balneazione viene vietata per periodi anche lunghi. Se non sei un nuotatore sicuro, usala per prendere il sole, guardare i surfisti e poi spostarti nelle piscine del Lago Martiánez, che sono letteralmente a venti metri. Il paseo marítimo che la costeggia è pieno di terrazze e negozi.
Playa San Telmo

Playa San Telmo è la più piccola delle tre, incastrata sotto l’omonima ermita, è la spiaggia dei portuensi più che dei turisti: pochi metri di sabbia nera, scogli, un moletto su cui si cammina e, con la bassa marea, un sistema di piscine naturali dove i ragazzini passano interi pomeriggi a tuffarsi. Non aspettarti servizi: niente lettini, niente chioschi e soprattutto niente bagnino, il che con l’Atlantico davanti è un’informazione da prendere sul serio se hai bambini. Vale come sosta di mezz’ora durante la passeggiata sul lungomare, molto meno come base per una giornata intera.
Dove dormire a Puerto de la Cruz
La città ha una densità alberghiera che nel nord dell’isola non ha rivali, eredità di due secoli di ospitalità, e questo significa prezzi mediamente più bassi rispetto a Costa Adeje a parità di stelle. Se vuoi dormire a Puerto de la Cruz avendo tutto a piedi, punta sul centro storico tra Plaza del Charco e la Iglesia de la Peña de Francia: piccoli hotel, appartamenti e qualche casa canaria ristrutturata, con l’unico svantaggio del rumore delle terrazze fino a tarda sera.
La zona di Martiánez, lungo l’Avenida de Colón, è la fascia dei grandi alberghi anni Settanta affacciati sull’oceano, molti dei quali ristrutturati di recente: ideale se ti interessano vista mare e piscina. Il quartiere della Paz, sulla collina a est, è la scelta più tranquilla e più verde, con strutture storiche come l’Hotel Botánico e distanze che però richiedono una passeggiata in salita al ritorno.
Chi viaggia con bambini spesso preferisce Punta Brava, a ridosso di Playa Jardín e a pochi minuti a piedi dal Loro Parque. In tutti i casi, verifica il parcheggio prima di prenotare: il centro è quasi tutto a traffico limitato e i posti auto liberi sono un miraggio.
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Come arrivare a Puerto de la Cruz
Se atterri all’aeroporto Tenerife Norte, a Los Rodeos, sei a poco più di venticinque chilometri: si prende la TF-5 in direzione Puerto de la Cruz e in mezz’ora scarsa di autostrada sei arrivato. Dall’aeroporto Tenerife Sur, a Reina Sofía, la distanza sale a un centinaio di chilometri lungo la TF-1 e poi la TF-5 passando per Santa Cruz e La Laguna, con un’ora e un quarto di guida in condizioni normali e parecchio di più nelle ore di punta, quando il tratto tra La Laguna e il capoluogo si intasa con regolarità svizzera. Da Santa Cruz de Tenerife il viaggio è di circa trentacinque chilometri, sempre sulla TF-5, e l’uscita da prendere è la TF-31 che scende dentro la città.
Senza auto te la cavi benissimo: la rete TITSA collega Puerto de la Cruz a tutta l’isola e la stazione degli autobus sta in pieno centro, in calle del Pozo. Dall’aeroporto sud c’è una linea diretta che arriva in città senza cambi; da Santa Cruz partono corse frequenti con tempi intorno all’ora, e da La Laguna il collegamento è ancora più rapido. Se conti di girare solo la città e le sue spiagge, l’auto è più un problema di parcheggio che una comodità; se invece hai in programma il Teide, Anaga, Masca o Icod de los Vinos, noleggiala pure, ma tieni presente che quasi tutti gli hotel del centro fanno pagare il posto auto a parte.
Quando andare a Puerto de la Cruz
Il clima qui è quello dell’eterna primavera di cui parlano tutte le brochure, con una postilla importante: siamo sul versante nord, quello esposto agli alisei, e la nuvolosità è parte del pacchetto. Le temperature restano tra i diciotto e i ventisette gradi tutto l’anno e la pioggia, quando arriva, è concentrata tra novembre e febbraio in rovesci brevi. In estate capita spesso la panza de burro, il cappello di nuvole basse che copre la costa settentrionale nelle ore centrali della giornata: fa fresco, l’acqua resta comunque intorno ai ventidue gradi, e in venti minuti di auto verso sud o verso il Teide ritrovi il sole pieno.
I mesi migliori sono aprile, maggio, settembre e ottobre: acqua tiepida, meno nuvole rispetto a luglio e agosto, prezzi lontani dai picchi. In inverno la città si riempie di turisti nordeuropei in fuga dal freddo e i prezzi risalgono, ma se ti interessano le feste vale la pena scegliere una data precisa: il Carnevale a febbraio, quando Puerto de la Cruz organizza la sua versione — compresa la celebre mascarita ponte, la sfilata degli uomini travestiti da donna — la festa di San Amaro il 15 gennaio, la Virgen del Carmen a metà luglio con la processione che porta le immagini fino in mare. Evita, se puoi, la settimana di Ferragosto: è l’unico momento in cui la città diventa davvero affollata.
Dove si trova Puerto de la Cruz
Puerto de la Cruz si trova sulla costa settentrionale di Tenerife, nella provincia di Santa Cruz de Tenerife, all’imbocco della Valle de la Orotava, a circa trentacinque chilometri dal capoluogo e a poco più di venticinque dall’aeroporto Tenerife Norte. Il comune è uno dei più piccoli dell’isola per superficie, circa nove chilometri quadrati, e uno dei più densamente popolati, con oltre trentamila abitanti stipati tra la scogliera e il pendio. Confina con La Orotava e Los Realejos e ha alle spalle il Parco Nazionale del Teide, che dista poco meno di un’ora di auto lungo la TF-21 attraverso La Orotava e i pini di Aguamansa.










