Cosa vedere al Castello di San Felipe di Puerto de La Cruz

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Ci sono fortezze che ti mettono in soggezione e fortezze che ti fanno sorridere, e il Castello di San Felipe appartiene senza esitazioni alla seconda categoria. Cosa vedere al Castello di San Felipe, all’estremità occidentale di Puerto de la Cruz, si riassume in un pentagono irregolare di pietra scura, basso e cocciuto, piantato alla foce del barranco de San Felipe come un cane da guardia che ha smesso di abbaiare tre secoli fa.

In questo articolo ti parlerò delle mura di mampostería tirate su tra il 1641 e il 1655, su disegno dell’ingegnere Próspero Cassola e per mano del muratore Antonio Gallegos, e poi il fossato che oggi scavalchi su una passerella fissa al posto del ponte levatoio, i cannoni schierati verso l’Atlantico e le sale interne che il Comune ha trasformato in centro culturale negli anni Novanta.

Ti racconterò anche la sfilza di mestieri che questo edificio ha fatto dopo aver smesso di sparare — lazzaretto, infermeria, deposito, cittadella, società di tiro e perfino ristorante — il vecchio polvorín rimasto in piedi a pochi passi, il barranco che gli ha forse prestato il nome (l’altra ipotesi chiama in causa Filippo IV), la sabbia nera di Playa Jardín che comincia dove finiscono le mura e il quartiere di pescatori di Punta Brava lì dietro.

Cosa vedere al Castello di San Felipe

La prima cosa che noti è che non è un castello. È un fortino, e nemmeno grande: un pentagono irregolare su due livelli, parapetto in muratura, e la pietra di quel colore fra il grigio e il fegato che a Tenerife hanno tutte le cose costruite prima che arrivassero il cemento e i turisti. Il progetto porta la firma di Próspero Cassola, l’esecuzione quella del muratore Antonio Gallegos: due nomi che non troverai su nessuna targa turistica e che invece raccontano bene com’era organizzata la difesa delle Canarie, con l’ingegnere militare che disegnava da lontano e l’artigiano locale che si arrangiava con quello che c’era.

Attorno corre un fossato, e per entrare devi attraversarlo. Un tempo lo si superava su un ponte levatoio, oggi sostituito da una passerella fissa — meno scenografica, certo, ma con il vantaggio non trascurabile di funzionare sempre. È lì che la scala dell’edificio ti si chiarisce del tutto: il fossato è profondo quanto basta a rendere seccante un assalto, non abbastanza da intimidire nessuno. Difendere un porticciolo commerciale non richiedeva Vauban, richiedeva qualcosa che tenesse a bada una scialuppa piena di gente male intenzionata.

Sul lato che guarda il mare stanno i cannoni, puntati verso un orizzonte da cui non arriverà più niente di ostile. È il punto dove tutti si fermano a fotografare, e ci si ferma volentieri: sotto di te l’oceano batte sugli scogli neri con quell’insistenza da nord di Tenerife che non concede pause nemmeno d’estate. Le Canarie erano uno scalo obbligato sulle rotte atlantiche verso le Americhe, e proprio per questo un bersaglio costante di corsari e flotte rivali: da quassù la logica della cosa diventa evidente in due secondi, senza bisogno di pannelli esplicativi. All’interno, invece, la faccenda cambia registro.

Negli anni Novanta il Comune ha restaurato l’edificio e lo ha convertito in centro culturale municipale, sede di concerti e mostre d’arte, e qui metto le mani avanti: se entri sperando in un museo del castello, esci deluso. Le sale sono poche, l’allestimento cambia di continuo e capita spesso di trovare il portone chiuso perché stanno montando o smontando qualcosa, quindi conviene informarsi prima. Detto questo, vedere una mostra di pittura appesa a un muro di mampostería del Seicento, con l’acustica di pietra che ingoia le voci, vale il fastidio della trasferta a vuoto.

Il centro culturale, del resto, è solo l’ultimo di una lunga serie, ed è il fatto che preferisco di questo posto. Oltre che baluardo, nel corso della sua storia il Castello di San Felipe è stato lazzaretto, infermeria, deposito, cittadella, società di tiro e ristorante. Prova a rileggere l’elenco lentamente: un edificio nato per uccidere gente è finito a servire il pesce fritto. Nel Novecento le altre parti della fortificazione, dichiarate inadatte alle esigenze dell’esercito nel 1924, sono state smantellate, e questo pentagono testardo è rimasto l’unico superstite di un sistema difensivo che comprendeva altri fortini sparsi lungo la costa cittadina.

Non del tutto solo, però: a una cinquantina di metri si conserva ancora l’antica santabarbara, il Polvorín. Passa quasi inosservato, ed è un peccato, perché spiega meglio del castello stesso come funzionava la faccenda — la polvere da sparo la tenevi lontana dalle mura, in un fabbricato separato, perché una scintilla sbagliata faceva più danni di una fregata inglese. Se stai andando verso la spiaggia, guardati intorno prima di superarlo.

Il fortino sorge alla foce del barranco de San Felipe, a circa novecento metri dal centro cittadino, e sul perché si chiami così esistono due versioni: una lo intitola a Filippo IV di Spagna, l’altra semplicemente al barranco ai cui piedi è stato costruito. Propendo per la seconda, ma senza convinzione, e trovo consolante che un edificio sopravvissuto a pirati, epidemie e ristoratori conservi almeno un piccolo mistero anagrafico.

Dove finiscono le mura comincia una delle spiagge più fotografate del nord dell’isola: sabbia nera vulcanica, palme, aiuole disegnate secondo l’idea di César Manrique di far convivere il verde e la lava. Il contrasto è brusco — da una parte una macchina da guerra del Seicento, dall’altra file ordinate di lettini — e proprio per questo funziona: se hai mezz’ora, siediti sul muretto e guarda i bagnanti sfidare la risacca sotto lo sguardo cieco dei cannoni.

Alle spalle della spiaggia, infine, comincia Punta Brava, vecchio nucleo di pescatori inglobato dalla città senza perdere del tutto il suo carattere: case basse, panni stesi, bar dove il caffè costa quello che costava vent’anni fa. È il posto giusto per capire che Puerto de la Cruz esisteva molto prima degli hotel, ed è a due passi anche dall’ingresso di Loro Parque, se hai famiglia al seguito e trattative in corso.

Dove dormire vicino al Castello di San Felipe

La base naturale è Puerto de la Cruz stessa, e la scelta dipende da che tipo di viaggiatore sei. Attorno a Plaza del Charco e nel quartiere marinaro di La Ranilla trovi pensioni e appartamenti dentro case storiche, con il vantaggio di poter tornare a piedi dal castello lungo il mare. La fascia di hotel costruiti durante il boom turistico degli anni Sessanta e Settanta si allunga invece verso Punta Brava e la zona del Lago Martiánez: strutture grandi, un po’ datate, spesso con vista oceano a prezzi che a sud non troveresti. Se preferisci la campagna, La Orotava e Los Realejos offrono case rurali sulle pendici della valle, a pochi chilometri e a un’altra temperatura.

Come arrivare al Castello di San Felipe

Dal centro di Puerto de la Cruz ci arrivi a piedi in un quarto d’ora scarso, seguendo il lungomare verso ovest fino a quando le case si diradano e compare la spiaggia nera. In auto si arriva dall’autostrada del nord, la TF-5, uscendo a Puerto de la Cruz e scendendo verso la costa; nelle vicinanze del fortino c’è uno spiazzo dove lasciare la macchina, che d’estate si riempie presto. Con i mezzi pubblici il riferimento sono le linee TITSA, con collegamenti frequenti da Santa Cruz de Tenerife e dall’aeroporto Tenerife Norte, molto vicino; dall’aeroporto Tenerife Sur il viaggio è lungo e conviene mettere in conto un cambio.

Quando andare al Castello di San Felipe

Sei sulla costa nord, quella dove l’aliseo spinge le nuvole contro le montagne e le tiene ferme per ore. Il mattino può essere grigio anche a luglio e schiarire dopo pranzo, quindi non impostare la giornata sul meteo che vedi dalla finestra. La luce migliore sulle mura arriva nel tardo pomeriggio, quando la pietra scura si scalda e l’oceano smette di sembrare piombo. L’inverno è mite e ha mareggiate spettacolari da guardare in sicurezza dal parapetto; l’estate porta più gente sulla spiaggia accanto. Un consiglio pratico: controlla se il centro culturale è aperto prima di incamminarti, perché gli orari seguono le mostre e non il turismo.

Dove si trova il Castello di San Felipe

Il fortino sta all’estremità occidentale di Puerto de la Cruz, sulla costa settentrionale di Tenerife, alla foce del barranco de San Felipe e a poco meno di un chilometro dal casco urbano, con Playa Jardín subito accanto e il quartiere di Punta Brava alle spalle. Siamo all’imbocco della valle de La Orotava, il grande anfiteatro coltivato che sale dal mare verso il Teide: nelle giornate limpide il vulcano ti compare dietro le spalle mentre guardi l’oceano, ed è uno dei pochi posti dell’isola dove i due estremi del paesaggio canario stanno nella stessa inquadratura.

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