Castillo de San Juan Bautista: el castillo negro meglio conservato di Tenerife, a Santa Cruz

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La prima volta che ci sono passato davanti stavo cercando l’ingresso dell’Auditorio, e questo tamburo di pietra scura piantato tra le vele bianche di Calatrava e le piscine del Parque Marítimo mi è sembrato un errore di stampa. Poi ho capito che l’errore ero io: la fortezza è lì da quasi quattro secoli, tutto il resto è arrivato dopo.

Cosa vedere al Castillo de San Juan Bautista è una domanda che va posta sapendo una cosa fondamentale, e cioè che dentro non si entra: il Comune lo mantiene in ordine ma chiuso, quindi la visita è tutta esterna, ed è comunque una visita che vale i venti minuti che le dedichi. C’è la torre circolare di cantería basaltica che gli è valsa il soprannome di Castillo Negro, ci sono il piccolo fossato con il ponte levatoio di legno, la spianata con i parapetti bucati dalle troniere e le postazioni per cinque pezzi d’artiglieria, e ci sono i due locali voltati che stavano sotto.

C’è soprattutto una storia: quella dei quattro colpi di cannone sparati il 25 luglio 1797 contro le lance di Horatio Nelson, con una guarnigione rinforzata da trenta soldati francesi arrivati qui per una beffa marinaresca, e quella della Gesta che ogni luglio viene rievocata proprio attorno a queste mura. Ti racconto anche perché si chiama Negro, cosa c’entrano la Caleta de Negros e lo sbarco del 1494, chi pagò la costruzione tagliando stipendi e feste, perché il posto di castellano era il più ambito della città, e poi dove dormire lì vicino, come arrivarci, quando andarci e dove si trova esattamente.

Cosa vedere al Castillo de San Juan Bautista

Il castello che vedi oggi tra le vele bianche dell’Auditorio de Tenerife Adán Martín e le piscine del Parque Marítimo César Manrique era stato immaginato molto prima di essere costruito: nel 1587 l’ingegnere militare italiano Leonardo Torriani, studiando le difese del porto, si era accorto che il Castillo de San Cristóbal non bastava a coprire una marina così lunga e che servivano due fortezze a fiancheggiarlo, una verso Paso Alto e una alla Caleta de Negros, ma passarono più di cinquant’anni prima che qualcuno lo prendesse sul serio. Ci vollero la sollevazione catalana e la guerra di restaurazione portoghese perché il capitano generale Luis Fernández de Córdoba y Arce chiedesse ai vicini un contributo personale e il Cabildo di Tenerife deliberasse l’opera, trovando i soldi con il taglio degli stipendi di alcuni funzionari e delle spese per le feste religiose — il che, in una società dove le feste religiose erano più o meno l’unico intrattenimento disponibile, dice quanto avessero paura.

I lavori cominciarono nel 1641 e finirono tre anni dopo sotto la direzione del sergente maggiore Juan Fernández Franco, ma quello che guardi adesso è soprattutto la ricostruzione del 1765, quando il mare aveva ridotto il fronte a rischio di crollo e la fortezza venne rifatta come torre cilindrica di pietra basaltica, completamente terrapienata verso l’acqua: pianta circolare di una trentina di metri per otto di altezza, muri spessi due metri e mezzo, un piccolo fossato con ponte levatoio di legno e, sul lato del mare, una spianata scoperta con parapetti bucati dalle troniere e postazioni per cinque pezzi d’artiglieria, con due locali voltati sotto a fare da alloggio. Non ha nulla dell’eleganza di un castello da cartolina — è un tappo, un cilindro basso e ostinato, senza uno spigolo dove un assalitore possa ripararsi — e quel grigio-nero che con il sole diretto diventa quasi violaceo gli è valso il soprannome di Castillo Negro, anche se altri storici lo fanno derivare dal nome della baia, quella Caleta de Negros di sabbia vulcanica dove il primo maggio 1494 l’adelantado Alonso Fernández de Lugo fece sbarcare parte dei suoi milleduecento soldati per la conquista dell’isola.

Il suo momento più celebre arrivò il 25 luglio 1797, quando la squadra di Horatio Nelson tentò di prendere la città e le milizie canarie del generale Antonio Gutiérrez de Otero la respinsero, lasciando all’ammiraglio il braccio destro e a Santa Cruz la sua festa civile più sentita. Il contributo del San Juan fu contenuto, quattro cannonate per dissuadere le lance inglesi alla foce del barranco de Santos, ma la sua guarnigione era stata rinforzata da trenta soldati francesi della corvetta La Mutine, che gli inglesi avevano sottratto nel porto appena due mesi prima: uomini rimasti a terra senza nave, a difendere una città non loro contro chi gliel’aveva portata via. Quella notte torna ogni luglio nella rievocazione della Gesta del 25 de Julio, tra uniformi d’epoca, fumo e barche, ed è l’unica occasione in cui vedi il castello popolato invece che ammirato da fuori.

Perché da fuori resta, ed è bene saperlo prima: dichiarato inadatto ai servizi dell’Esercito nel 1924, ceduto nel 1948 al Cabildo che ci installò il Museo Militar de Tenerife, poi abbandonato e saccheggiato, recuperato dal Comune nel 1982 e dichiarato Bien de Interés Cultural nel 1993, oggi è il castello meglio conservato dell’isola e viene mantenuto in ordine ma chiuso alle visite — cosa che toglie qualcosa al sopralluogo e spiega, allo stesso tempo, perché sia ancora tutto intero.

Dove dormire vicino al Castillo de San Juan Bautista

Il fronte mare tra l’Auditorio e la Plaza de España è la zona più comoda: qui trovi le sistemazioni più grandi della capitale, hotel urbani rivolti al porto e qualche indirizzo di fascia alta, tutti a distanza di passeggiata dal castello. Salendo verso il centro storico, attorno alla Rambla e alla calle Méndez Núñez, il tono cambia e diventa più cittadino, con hotel di media categoria e appartamenti ricavati in palazzi degli anni Sessanta, spesso con terrazzi larghi e prezzi più ragionevoli. Chi preferisce una sera più lenta può dormire a La Laguna, a pochi minuti di tram, e scendere in capitale quando serve. Il sud dell’isola, con i suoi resort, è una scelta legittima ma incompatibile con l’idea di venire qui a piedi la mattina presto.

Come arrivare al Castillo de San Juan Bautista

Il modo naturale è a piedi lungo il lungomare: dalla Plaza de España si costeggia l’Avenida Marítima e in un quarto d’ora scarso arrivi all’Auditorio, con il castello subito dietro. In tram, la línea 1 attraversa il centro e va combinata con una breve camminata verso il mare; le guaguas della rete insulare fanno capo all’Intercambiador, anch’esso a distanza di passeggiata. In auto si arriva senza problemi dalle autostrade TF-1 e TF-5 che confluiscono in città, e nella zona dell’Auditorio e del Parque Marítimo il parcheggio è meno disperato che nel centro storico. Se arrivi in nave, sei praticamente già lì: il porto è a poche centinaia di metri.

Quando andare al Castillo de San Juan Bautista

Essendo una visita esterna, l’orario lo decidi tu, e la luce fa tutta la differenza. La mattina presto il sole arriva dal mare e accende la pietra nera da davanti; nel tardo pomeriggio la torre si stacca in controluce contro il bianco dell’Auditorio, che è l’inquadratura per cui la gente attraversa la strada. Le ore centrali d’estate sono da evitare: qui non c’è ombra, il basalto trattiene calore e il lungomare diventa una piastra. Il momento più interessante dell’anno è la fine di luglio, per la rievocazione della Gesta, quando il castello viene circondato da uniformi e fumo. In inverno, con una mareggiata da nord, si capisce meglio di qualsiasi cronaca perché nel Settecento abbiano dovuto rifarlo da capo.

Dove si trova il Castillo de San Juan Bautista

Sta in pieno centro di Santa Cruz de Tenerife, sul fronte mare, incastrato tra il Parque Marítimo César Manrique e l’Auditorio de Tenerife Adán Martín, a due passi dal porto e poco distante dal Palmetum. È la seconda fortezza per importanza del vecchio sistema difensivo della città, dopo quel Castillo de San Cristóbal che oggi non esiste più in superficie, e occupa il tratto di costa che dal barranco de Santos scende verso la Caleta de Negros: la stessa lingua di mare che, in cinque secoli, ha visto arrivare i soldati di Alonso Fernández de Lugo, le lance di Nelson e, adesso, i bagnanti con l’asciugamano sotto il braccio.

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