Cosa vedere alla Rambla de Castro: il sentiero tra palmeti, fortini e rovine industriali

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C’è un punto, poco dopo il Mirador de San Pedro, in cui la Rambla de Castro smette di essere una passeggiata e diventa qualcosa di più difficile da spiegare: il sentiero lastricato scende tra le palme canarie, il rumore della carretera general sparisce dietro la scarpata e sotto di te compaiono le scogliere del macizo de Tigaiga con quattro o cinque spiagge di sabbia nera incastrate tra le colate laviche.

Siamo a Los Realejos, sulla costa settentrionale di Tenerife, dentro un paesaggio protetto di quarantasei ettari scarsi che nel Settecento José de Viera y Clavijo — nato qui a due passi — descriveva come una tenuta di terreno amenissimo, e che a metà Ottocento il naturalista Sabino Berthelot paragonava ai giardini di Armida cresciuti senza l’intervento dell’uomo. Il fatto che oggi ci si arrivi in dieci minuti d’auto da Puerto de la Cruz, gratis e senza prenotazione, resta uno degli affari migliori dell’isola.

In questa guida ti porto lungo tutto il percorso: il Sendero del Agua che collega il Mirador de San Pedro all’ensenada del Burgado, le rovine dell’Elevador de Aguas de la Gordejuela — la Casa Hamilton, dove nel 1903 entrò in funzione la prima macchina a vapore di Tenerife — la Casona de los Castro con il suo mayorazgo cinquecentesco, il Fortín de San Fernando e i suoi cannoni, l’Ermita de San Pedro, il palmeto di Phoenix canariensis che è il vero motivo della protezione ambientale, il Roque del Camello e le spiagge di Los Roques, Castro, La Fajana e El Socorro che si aprono ai piedi del sentiero.

Ti racconto cosa vedere, dove dormire, come arrivare, quando andare e dove si trova.

Il Sendero del Agua, da San Pedro al Burgado

Il percorso classico parte dal Mirador de San Pedro, scende alla costa con un tratto lastricato e prosegue verso ovest fino all’ensenada del Burgado, nei pressi dell’hotel Maritim: quattro chilometri scarsi in sola andata, un’ora e mezza o due di cammino con le soste, difficoltà bassa e un dislivello complessivo di poche centinaia di metri distribuiti su rampe brevi.

Si chiama Sendero del Agua perché ogni singola tappa — le sorgenti, il molino, l’elevatore, le condutture, i pozzi ancora in funzione — racconta la stessa ossessione: portare l’acqua che nasce quaggiù fino alle plataneras del valle. Il tracciato è segnalato secondo gli standard della Red Canaria de Senderos e si percorre nei due sensi; se non vuoi tornare indietro a piedi, conviene partire dal Burgado e finire a San Pedro, dove le fermate della guagua sono più comode.

Alterna acciottolato, terra battuta e qualche scalinata, e in alcuni tratti — l’ensenada del Burgado sopra Playa de Los Roques, la zona della Gordejuela verso La Romántica — ha già richiesto interventi contro i distacchi di roccia: quando piove forte, alcuni segmenti possono essere chiusi.

L’Elevador de Aguas de la Gordejuela, la Casa Hamilton

È l’immagine che ti resta in testa: un edificio di cinque livelli, incastrato nella parete a circa settanta metri sul mare, con le arcate vuote, la vegetazione che entra dalle finestre e l’oceano che gli batte davanti.

Lo costruì dal 1903 la casa britannica Hamilton & Co., che aveva rilevato le azioni della Sociedad de Aguas de Gordejuela e affidò il progetto all’ingegnere militare José Galván Balaguer: dentro venne installata la prima macchina a vapore di Tenerife, alimentata a carbone, per sollevare l’acqua delle sorgenti fino a duecento metri di quota e spingerla, attraverso una tubatura di due chilometri, in un deposito da novemila metri cubi al servizio delle piantagioni di banane dei Realejos e del valle de La Orotava.

L’arrivo dei motori elettrici la rese obsoleta e l’edificio venne abbandonato: da allora i progetti di recupero si sono succeduti senza esito, e quello che vedi oggi è una rovina spettacolare e fragile. Ci si arriva scendendo una lunga scalinata di oltre duecento gradini che parte dal sentiero principale: ricordati che vanno anche risaliti.

La Casona de los Castro

La casa padronale che dà il nome a tutto il paraje è il cuore storico della Rambla. Il Mayorazgo de Castro nasce agli inizi del Cinquecento dal riparto delle terre seguito alla conquista di Tenerife da parte dell’Adelantado Alonso Fernández de Lugo, e finì nelle mani di Hernando de Castro, mercante di origine portoghese che qui impiantò canna da zucchero e vigna, le due colture che hanno fatto la ricchezza del nord dell’isola prima delle banane.

L’edificio, con il suo cortile interno e il piccolo anfiteatro all’aperto sul retro, è stato restaurato più volte con l’idea di trasformarlo nel centro visitatori del paesaggio protetto, un progetto che a più riprese si è arenato: nella pratica lo vedrai quasi sempre dall’esterno, con la facciata chiara che spunta tra le palme e la vista che si apre verso est proprio sulle rovine della Gordejuela. Attorno restano i muretti delle antiche coltivazioni e i sentieri secondari che scendono verso il mare.

Il Fortín de San Fernando

Poco più avanti, su uno sperone affacciato sull’Atlantico, c’è la fortificazione che protegge — o proteggeva — questo tratto di costa. Il Fortín de San Fernando risale alla fine del XVIII secolo e nel 1808 disponeva di una troniera con cinque cannoni, sistemati sotto la direzione di Agustín de Bethencourt y Castro: tre sono ancora al loro posto, puntati su un orizzonte che oggi restituisce solo qualche peschereccio.

La ragione della sua esistenza è la stessa che spiega mezza architettura costiera delle Canarie: corsari e pirati che assalivano le imbarcazioni in partenza verso la penisola, e haciendas ricche come questa che avevano parecchio da perdere. È un edificio piccolo, restaurato e privo di orari o biglietti, e la sua terrazza è uno dei migliori punti panoramici del percorso, con la costa che si allunga verso nord-est fino al profilo del valle de La Orotava.

L’Ermita de San Pedro e il Mirador de San Pedro

L’eremo di San Pedro Apóstol sta all’imbocco alto del sentiero, accanto al belvedere che porta lo stesso nome. Le fonti oscillano tra la prima metà del Cinquecento e i primi decenni del Seicento per la sua costruzione, con un rimaneggiamento nel XVIII secolo; quello che è certo è che custodisce un’immagine dell’apostolo Pietro attribuita al barocco isolano, visibile però solo quando la cappella è aperta, cosa che capita di rado fuori dalle celebrazioni. Il vero motivo per fermarsi è il piazzale davanti: da qui si domina l’intera Rambla, il palmeto, il tetto della Casona e la linea di costa con le sue calette scure. È anche il punto in cui la maggior parte delle persone parcheggia, il che significa che nelle ore centrali del fine settimana troverai qualche difficoltà a trovare posto.

Il palmeto e la vegetazione del paesaggio protetto

La Rambla de Castro è protetta dal 1994 come Paisaje Protegido, ed è tutta dichiarata area di sensibilità ecologica: 45,9 ettari che custodiscono uno dei palmeti di Phoenix canariensis meglio conservati del nord di Tenerife, relitto di formazioni vegetali molto più estese, insieme a esemplari di drago (Dracaena draco), tarajales, e a un bel campione di cardonal-tabaibal con la Euphorbia canariensis a fare da specie bandiera.

L’abbondanza d’acqua è la chiave di tutto: sorgenti, gallerie e pozzi hanno reso questo tratto di costa un’anomalia verde in mezzo a scogliere aride, e nell’Ottocento i viaggiatori venivano fin qui apposta per vedere le cascate della Gordejuela precipitare in mare, spettacolo poi cancellato dallo sfruttamento idrico.

La fauna è soprattutto ornitologica, con specie di interesse comunitario, e completano il quadro le lucertole delle Canarie che prendono il sole sui muretti. Diffida invece di chi ti promette tajinastes rossi: l’Echium wildpretii vive nelle Cañadas del Teide, a duemila metri, non su una scogliera costiera.

Playa de Los Roques

La spiaggia più accessibile del percorso è Playa de Los Roques, sotto l’ensenada del Burgado: sabbia nera e ciottoli, acqua profonda, i roques che le danno il nome a rompere le onde poco al largo. È una spiaggia da costa nord, il che significa mare vivo, correnti da prendere sul serio e nessun bagnino: in estate, con mare calmo, è un bagno memorabile; d’inverno le mareggiate la trasformano in un deposito di massi e la sabbia riappare solo mesi dopo. Non ci sono servizi, quindi acqua e cibo li porti da casa. Il tratto di sentiero che la sovrasta è uno dei più esposti ai distacchi ed è stato oggetto di lavori di consolidamento, un dettaglio che vale la pena tenere a mente quando decidi di scendere.

Playa de Castro, La Fajana e le altre calette

Dal belvedere iniziale ne conti quattro o cinque in fila: Los Roques, La Fajana, Castro, El Socorro e La Grimona, tutte di quel nero brillante che è la firma delle coste vulcaniche di Tenerife. Playa de Castro e La Fajana sono le più selvatiche, raggiungibili con deviazioni ripide e scalinate irregolari — quella verso La Fajana è segnalata come in cattivo stato — e ricompensano con calette chiuse tra pareti, una piccola cascata stagionale e la sensazione di essere finito fuori mappa. El Socorro, poco più a est e fuori dal paesaggio protetto, è invece la spiaggia dei surfisti dei Realejos, con parcheggio, chiringuito e onda seria. Se hai poco tempo, guardale dall’alto: la fotografia migliore la scatti dal sentiero, non dalla riva.

Il Roque del Camello e il Mirador El Burgado

All’estremità occidentale del percorso, dove il paesaggio protetto si affaccia sull’urbanizzazione di La Romántica, il sentiero corre su una specie di balcone sospeso sopra il Roque del Camello, uno scoglio dal profilo inconfondibile che spunta dall’acqua a poche decine di metri dalla costa. Qui si trova il Mirador El Burgado, l’accesso più comodo per chi arriva dal lato di Puerto de la Cruz e non ha voglia di fare il percorso completo: da qui alla Gordejuela ci sono una ventina di minuti di cammino quasi pianeggiante. È anche il tratto in cui la Rambla mostra il suo lato meno idilliaco, con i condomini che arrivano fino al bordo dell’area protetta — un promemoria abbastanza eloquente di quanto poco sia mancato perché tutto questo finisse sotto il cemento negli anni Settanta.

La Rambla nella letteratura di viaggio e al cinema

Pochi luoghi di Tenerife hanno una bibliografia così densa. Viera y Clavijo ne scrisse nella sua Historia de las Islas Canarias nel 1773; Berthelot ci passò nel 1825; il belga Jules Leclercq, a fine Ottocento, sostenne che quelle palme gli ricordavano l’Alameda di Rio de Janeiro e le grotte l’isola di Calipso; l’astronomo parigino Jean Mascart, arrivato nel 1909, la liquidò con la definizione più efficace di tutte, un Eden che arriva fino alle onde.

Il comune di Los Realejos rivendica inoltre che tra queste palme e queste scogliere siano state girate sequenze di alcuni film, dalla prima versione cinematografica di Moby Dick a un episodio della saga di 007. Non è un dettaglio da guida turistica ma una traccia utile: la Rambla è stata “scoperta” molte volte, e ogni volta qualcuno ha provato a sfruttarla — con lo zucchero, con l’acqua, con il cemento — prima che nel 1994 la legge canaria degli spazi naturali le desse finalmente pace.

Dove dormire vicino la Rambla de Castro

Dormire a Los Realejos è la scelta più logica se vuoi il sentiero a portata di scarpe: la zona di La Romántica e del Burgado ha strutture affacciate direttamente sul paesaggio protetto, e più in alto, tra Realejo Alto e Icod el Alto, trovi case rurali e appartamenti con vista sul valle de La Orotava a prezzi più ragionevoli di quelli della costa turistica.

A cinque chilometri scarsi c’è Puerto de la Cruz, che resta la base più versatile del nord dell’isola per varietà di alberghi, ristoranti e collegamenti, con il vantaggio di poter raggiungere la Rambla in guagua senza spostare l’auto. Se preferisci qualcosa di più tranquillo, La Orotava offre il fascino del centro storico coloniale a dieci minuti di macchina, mentre San Juan de la Rambla, Los Silos e Garachico allungano la costa verso ovest con paesi piccoli, piscine naturali e un turismo molto più diluito.

Come arrivare alla Rambla de Castro

In auto si esce dalla TF-5 all’altezza di Los Realejos e si punta alla zona di San Agustín-Rambla del Mar, dove si trova il Mirador de San Pedro con il suo piccolo parcheggio; l’accesso occidentale, il Mirador El Burgado, si raggiunge invece dal Camino del Burgado, vicino all’hotel Maritim. In entrambi i casi i posti auto sono pochi e nei weekend si esauriscono presto: arrivare presto non è un consiglio di stile, è logistica.

Con i mezzi pubblici funziona altrettanto bene: le linee TITSA 330, 363 e 546 fermano a circa quattrocento metri dal Mirador de San Pedro, alla fermata San Agustín, mentre la linea 381 serve la fermata Maritim all’ingresso del Burgado. Questo ti permette la soluzione più intelligente di tutte: scendere a un capo, camminare fino all’altro e tornare in guagua, senza rifare a ritroso gli stessi quattro chilometri. L’ingresso al paesaggio protetto è libero e non richiede prenotazione.

Quando andare alla Rambla de Castro

Il sentiero si percorre tutto l’anno, ma le prime ore del mattino e il tardo pomeriggio sono un’altra cosa: la luce radente accende la sabbia nera delle calette, la temperatura resta gestibile e non ti ritrovi a condividere la scalinata della Gordejuela con mezza scolaresca. La primavera è la stagione più equilibrata, con il palmeto al meglio e giornate limpide; l’estate è calda ma il nord di Tenerife raramente diventa opprimente, a patto di portare acqua, cappello e crema solare, perché l’ombra vera è concentrata solo nel tratto centrale. L’inverno alterna piogge e cieli tersissimi ed è la stagione in cui il paesaggio è più verde, ma anche quella in cui il fondo diventa scivoloso e i tratti sotto le scarpate vengono chiusi più spesso per rischio di distacchi. Scarpe con suola scolpita, e prima di partire un controllo sullo stato dei sentieri sul portale ufficiale del Cabildo: due minuti che ti evitano di trovare la deviazione sbarrata a metà percorso.

Dove si trova la Rambla de Castro

La Rambla de Castro si trova sulla costa settentrionale di Tenerife, nel comune di Los Realejos, tra la foce del barranco del Mayorazgo e l’ensenada del Burgado, ai piedi del macizo de Tigaiga e all’estremità occidentale del valle de La Orotava. Dista poco più di cinque chilometri da Puerto de la Cruz, una decina da La Orotava e circa quaranta minuti d’auto dall’aeroporto Tenerife Norte-Ciudad de La Laguna, con uscita dalla TF-5. I due accessi principali sono il Mirador de San Pedro, sul lato orientale e in quota, e il Mirador El Burgado, sul lato occidentale e quasi al livello del mare.

Cosa vedere vicino la Rambla de Castro