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Ci sono città che si presentano bene e città che ti obbligano a guardarle due volte: Santa Cruz de Tenerife appartiene decisamente alla seconda categoria. La prima volta che ci sono arrivato, in guagua dall’aeroporto di Los Rodeos, ho attraversato una periferia di palazzoni color biscotto e ho pensato che avrei fatto meglio a proseguire per La Laguna. Poi la strada ha svoltato, il porto si è aperto sulla destra con le navi da crociera grandi come isolati, l’ala bianca dell’Auditorio è comparsa in fondo alla banchina come un’onda pietrificata, e alle spalle della città il massiccio di Anaga si è alzato verde e rugoso fino alle nuvole. Santa Cruz è così: non ti seduce all’ingresso, ti conquista al secondo sguardo, quando ti accorgi che a mezzogiorno la gente prende il caffè all’aperto in gennaio e che dietro ogni piazza c’è un albero che non sapresti nominare.
Inizia il tuo viaggio ammirando il profilo inconfondibile dell’Auditorio Adán Martín, capolavoro architettonico firmato da Santiago Calatrava. L’anima artistica di Santa Cruz si svela passeggiando tra le esposizioni del TEA (Tenerife Espacio de las Artes) e del Centro de Arte La Recova, o esplorando le ricche collezioni del Museo de Bellas Artes. Per un tuffo affascinante nel passato aborigeno, le celebri mummie guanche custodite al MUNA sono una tappa obbligata. Se invece cerchi il palcoscenico della tradizione, l’eleganza storica del Teatro Guimerá e l’energia travolgente del famoso Carnevale di Santa Cruz de Tenerife ti mostreranno il volto più vibrante dell’isola.
Lasciati poi guidare dall’atmosfera urbana partendo dalla spettacolare Plaza de España, dominata dal suo vasto lago artificiale. Da qui, il centro si apre in un salotto a cielo aperto: ammira l’obelisco di marmo di Plaza de la Candelaria e goditi l’ombra dei ficus centenari in Plaza del Príncipe de Asturias. Per lo shopping e i sapori locali, concediti una passeggiata commerciale lungo Calle del Castillo, percorri i viali alberati della Rambla de Santa Cruz e perditi tra i colori e i profumi del mercato di Nuestra Señora de África, da tutti conosciuto semplicemente come La Recova.
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Il verde a Santa Cruz è un’esperienza sensoriale inaspettata. Scopri il Palmetum, un immenso e spettacolare giardino botanico nato dal recupero di una ex discarica, oppure rilassati nel parco García Sanabria, dove la vegetazione tropicale si fonde con opere d’arte e sculture. Se vuoi unire l’architettura al relax, le piscine di acqua salata del Parque Marítimo César Manrique offrono l’illusione perfetta di un’oasi incastonata tra la città e l’oceano.
Non dimenticare le radici storiche di questa capitale. Entra nei luoghi di culto più iconici, come la chiesa madre di Nostra Signora della Concezione e la suggestiva chiesa di San Francisco. Spingiti poi verso il mare per osservare la sagoma scura del Castillo de San Juan Bautista (noto come Castillo Negro) e scendi nel sottosuolo sotto Plaza de España per scoprire i resti nascosti del Castillo de San Cristóbal, antichi baluardi difensivi contro i pirati.
In questa guida ti racconto tutto nel dettaglio: cosa vedere, dove dormire, come arrivare, quando andare e dove si trova esattamente ogni tappa.
Auditorio de Tenerife Adán Martín

L’Auditorio de Tenerife Adán Martín il monumento che ha cambiato la faccia della città e, diciamolo, l’unico edificio delle Canarie che tutti riconoscono senza saperne il nome. Progettato da Santiago Calatrava e inaugurato nel 2003 sulla punta di Cabo Llanos, sfoggia una cresta di cemento bianco che si solleva sopra la cupola e resta sospesa nel vuoto con quell’aria di sfida alla gravità che Calatrava usa come firma. Rivestito di trencadís bianco, cambia colore con la luce: latteo al mattino, rosato al tramonto, spettrale quando le navi illuminate passano alle sue spalle. È la casa dell’Orquesta Sinfónica de Tenerife e vale la visita anche solo per girargli attorno a piedi lungo la banchina, con l’Atlantico che sbatte contro gli scogli a pochi metri.
Plaza de España

Qui, in teoria, c’è solo una piazza; in pratica c’è il salotto della città e il suo sottosuolo archeologico. Ridisegnata nel 2008 dagli architetti svizzeri Herzog & de Meuron, ha al centro un enorme lago artificiale poco profondo di acqua marina, dove i bambini si bagnano i piedi mentre i genitori fingono di non vederli, e attorno una distesa di pavimentazione chiara punteggiata da bocche coniche che portano luce agli spazi interrati. Sul lato del porto si alza il grande monumento a los Caídos, in pietra chiara, che gli abitanti usano come punto d’incontro senza pensarci troppo. Da Plaza de España parte tutto: Calle del Castillo verso l’interno, la Plaza de la Candelaria verso il centro storico, il molo verso i traghetti.
Carnevale di Santa Cruz de Tenerife

Non è un luogo, è uno stato di alterazione collettiva, e se capiti in città fra fine gennaio e i primi di marzo diventa automaticamente la cosa più memorabile che vedrai. Dichiarato Festa di Interesse Turistico Internazionale, il Carnevale di Santa Cruz è il più grande di Spagna e l’unico che si permetta di essere paragonato a Rio senza far ridere nessuno: si apre con la cabalgata annunciatrice, prosegue con l’elezione della Reina al Recinto Ferial — dove gli abiti pesano decine di chili e vengono spinti su ruote nascoste — e continua per giorni con murgas che cantano satira politica, comparsas in piume e rondallas che ti seguono per strada. Il momento clou è il coso apoteosis lungo l’Avenida Marítima, mentre la chiusura spetta all’Entierro de la Sardina, un funerale finto e clamorosamente esagerato per un pesce di cartapesta. Nel 1987 il concerto di Celia Cruz in Plaza de España radunò una folla che entrò nel Guinness dei primati, e ancora oggi in città te lo raccontano come se fosse ieri.
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Palmetum

Il Palmetum de Santa Cruz de Tenerife è la storia di riscatto urbano più improbabile dell’arcipelago: una collina di rifiuti alta decine di metri, accumulata per anni sul lungomare, trasformata in un giardino botanico di dodici ettari dedicato alle palme e aperto al pubblico nel 2014. Ci trovi centinaia di specie provenienti da Madagascar, Caraibi, Polinesia e Sud-est asiatico, distribuite lungo sentieri, cascatelle e grotte artificiali che si arrampicano fino a una terrazza panoramica. Da lassù vedi il porto, l’Auditorio, il Parque Marítimo e, nelle giornate limpide, il profilo di Gran Canaria all’orizzonte. Vacci a metà mattina o nel tardo pomeriggio: l’ombra è poca e il sole canario, in mezzo alle palme, non fa sconti.
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Mercado de Nuestra Señora de África

I tinerfeños lo chiamano “La Recova” e ci vanno di sabato mattina con la stessa devozione con cui altri vanno a messa. Inaugurato nel 1944, ha un aspetto vagamente neocoloniale, con un arco d’ingresso monumentale, un campanile con orologio e due patii aperti dove i banchi dei fiori profumano più forte di tutto il resto. Dentro trovi formaggi di capra di Fuerteventura e del nord dell’isola, papas bonitas nere e rugose, gofio, mojo rosso e verde in barattolo, banane appena tagliate, e nel seminterrato il pesce e un mercatino domenicale dove si vende letteralmente qualunque cosa. È il posto migliore in città per capire cosa mangiano davvero le persone che ci abitano.
Parque García Sanabria

Inaugurato nel 1926 e intitolato al sindaco che lo volle, il Parque García Sanabria è il polmone verde più grande delle Canarie e un museo a cielo aperto che si è formato quasi per caso. Nel 1973 la città ospitò qui l’Esposizione Internazionale di Scultura nella Strada e molte opere non se ne andarono mai più: oggi cammini fra ficus giganti, dragoni, bouganville e ti ritrovi davanti a un Henry Moore o a una forma di ferro contorto di Martín Chirino come se fosse una panchina qualsiasi. L’orologio floreale all’ingresso, dono svizzero, è il punto in cui tutti si danno appuntamento. Nelle ore centrali è l’unico posto del centro dove trovi ombra vera.
TEA – Tenerife Espacio de las Artes

Il TEA è la prova che Santa Cruz, quando vuole, gioca in serie A dell’architettura contemporanea: lo hanno progettato di nuovo Herzog & de Meuron insieme a Virgilio Gutiérrez Herreros, e dal 2008 occupa un lungo blocco di cemento traforato affacciato sul Barranco de Santos. All’interno la luce filtra da migliaia di aperture triangolari e disegna sul pavimento un pulviscolo che cambia tutto il giorno. Ospita mostre di arte contemporanea, una cineteca e soprattutto il fondo dedicato a Óscar Domínguez, il surrealista nato sull’isola che a Parigi finì nel giro di Breton e Picasso. La biblioteca pubblica, con orari lunghissimi, è uno dei rifugi migliori della città quando fuori fa troppo caldo.
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Museo de Naturaleza y Arqueología (MUNA)

Se hai anche solo una vaga curiosità per i guanci, gli aborigeni berberi che abitavano Tenerife prima dei castigliani, questo è il posto dove soddisfarla. Il museo occupa l’ex Hospital Civil, un edificio neoclassico con un cortile che da solo vale il biglietto, e conserva la collezione di mummie guanche più importante che esista: corpi avvolti in pelli di capra, conservati nelle grotte del massiccio di Anaga e ritrovati a partire dal Settecento. Accanto ci sono ceramiche, pintaderas, crani, e una sezione naturalistica che spiega come vulcani e correnti abbiano fabbricato queste isole. È il museo che consiglio per primo a chi arriva senza sapere nulla dell’arcipelago.
Iglesia de Nuestra Señora de la Concepción

È la chiesa più antica della città e la più fotografata dopo l’Auditorio, soprattutto per il campanile settecentesco a pianta quadrata che compare in ogni cartolina di Santa Cruz. Dentro sorprende: cinque navate irregolari, cresciute per aggiunte successive a partire dal Cinquecento, soffitti in legno di mudéjar canario, e una penombra fresca che dopo la luce del Barranco de Santos è quasi terapeutica. Fra le reliquie che conserva ci sono la Cruz de la Conquista portata da Alonso Fernández de Lugo nel 1494 — quella che dà il nome alla città — e alcune bandiere strappate agli inglesi durante l’attacco del 1797. Entraci anche se le chiese non sono la tua passione: qui c’è mezza storia dell’isola in trenta metri quadri.
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Plaza de la Candelaria
Se la Plaza de España è il salotto buono, la Candelaria è l’ingresso di casa: ci arrivi camminando dal porto e ti trovi in uno spazio elegante, chiuso da facciate ottocentesche, con i tavolini dei bar messi in fila come spettatori. Al centro si alza il Triunfo de la Candelaria, un obelisco di marmo di Carrara del 1778 con la Vergine patrona delle Canarie in cima e quattro re menceyes guanci accovacciati alla base: per anni lo si attribuì a Canova, mentre l’autore è il genovese Pasquale Bocciardo, il che a Santa Cruz continua a sembrare un dettaglio noioso. Sul lato ovest c’è il Palacio de Carta, palazzo settecentesco con patio canario in legno che è uno degli interni civili più belli della città. È anche il punto in cui la piazza si travasa naturalmente in Calle del Castillo, quindi ci passerai comunque.
Parque Marítimo César Manrique

L’ultimo progetto canario di César Manrique, completato dopo la sua morte e aperto nel 1995, è un complesso di piscine di acqua salata incastonate fra pietra vulcanica nera, palme, giardini di cactus e cascate d’acqua, subito accanto all’Auditorio. Manrique odiava il cemento turistico e qui ha fatto quello che aveva già fatto a Lanzarote: piegare l’architettura al paesaggio invece del contrario. Il Parque Marítimo César Manrique è il posto dove i santacruceros vanno a fare il bagno quando non hanno voglia di guidare fino a Las Teresitas, con vista sul porto e sulle navi che entrano. Nei giorni feriali di bassa stagione è quasi vuoto.
Rambla de Santa Cruz
La Rambla de Santa Cruz è il viale che i cittadini usano come misura di tutte le cose: quando dicono “salgo per la Rambla” intendono un paio di chilometri di doppio filare di laurel de indias, con una corsia centrale pedonale rialzata dove si cammina all’ombra anche a mezzogiorno di luglio. Nata come passeggiata borghese di inizio Novecento, ha cambiato nome più volte seguendo le vicende politiche spagnole e conserva ancora alcune opere dell’esposizione di scultura del 1973, piazzate fra le panchine come se fossero sempre state lì. A metà percorso passa accanto alla vecchia plaza de toros del 1893, un’arena in mattoni dove non si combattono più tori da decenni e che oggi serve per concerti e feste. Sbuca in alto verso il parco García Sanabria: prendila al tramonto, quando la città esce a camminare tutta insieme.
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Castillo de San Juan Bautista

Piccolo, rotondo, nero come la pietra di cui è fatto, il Castillo de San Juan Bautista — che tutti chiamano Castillo Negro — se ne sta accovacciato fra il Parque Marítimo e l’Auditorio come un cane da guardia che nessuno ha avvertito che la guerra è finita da un pezzo. Fu costruito nel Seicento per difendere la rada meridionale dagli attacchi dal mare e sopravvive come uno dei pochissimi resti delle fortificazioni che un tempo cingevano la baia. Non si visita quasi mai all’interno, ma il contrasto fra il suo basalto scuro e il bianco abbagliante di Calatrava a cinquanta metri di distanza è una delle immagini più efficaci della città. Passaci mentre cammini lungo il lungomare: ci metti due minuti.
Iglesia de San Francisco
La chiesa di San Francisco è quel che resta del grande convento francescano che occupava un intero quartiere prima delle confische ottocentesche, e per il mio gusto ha l’interno più bello di Santa Cruz. Sotto un soffitto ligneo di tradizione mudéjar si allineano retabli barocchi dorati, tele scure e una cappella con una copertura a cassettoni che vale i cinque minuti di collo torto necessari a guardarla. Fuori, la facciata bianca e la torre campanaria affacciano su una piazzetta ombreggiata che nel pomeriggio si riempie di gente che chiacchiera invece di comprare, cosa piuttosto rara a due passi da Calle del Castillo. Gli ambienti del vecchio convento, accanto, ospitano oggi istituzioni culturali della città: è tutto un blocco da girare con calma.
Teatro Guimerá

Inaugurato nel 1851, è il teatro più antico delle Canarie e porta il nome di Ángel Guimerá, il drammaturgo nato a Santa Cruz nel 1845 che poi divenne una delle voci maggiori della letteratura catalana. La facciata neoclassica bianca affaccia su una piazzetta raccolta a due passi dal mercato, e la sala all’italiana, con i palchi in ferro battuto e il velluto rosso, ha esattamente le dimensioni giuste per farti sentire in un teatro di provincia ottocentesco e non in un auditorium. La programmazione mescola prosa, danza, zarzuela e concerti, e in periodo di Carnevale la sala diventa uno dei palcoscenici più ambiti della città. Se trovi biglietti per qualsiasi cosa, prendili.
Plaza del Príncipe de Asturias
Sorta nell’Ottocento sull’orto dell’ex convento francescano, la Plaza del Príncipe è il giardino urbano più riuscito del centro: quattro laurel de indias enormi, potati a formare un tetto verde compatto, tengono la piazza in ombra permanente e abbassano la temperatura di qualche grado rispetto alla strada accanto. Al centro c’è il chiosco della musica in ferro di fine secolo, dove la banda municipale suona ancora nei fine settimana davanti a un pubblico di pensionati seduti in prima fila per diritto acquisito. Attorno si allineano panchine di pietra, aiuole ordinate e i due edifici culturali che le fanno da quinta. È il posto dove ti siedi dieci minuti e ne resti trenta.
Museo de Bellas Artes
Il classico museo civico che nessun turista visita e che invece regala mezz’ora piacevolissima. Occupa un edificio di inizio Novecento condiviso con la biblioteca municipale e allinea pittura spagnola e fiamminga, ritratti, nature morte e una nutrita rappresentanza di artisti canari dell’Otto e Novecento, oltre a una sezione dedicata alle armi e ai cimeli militari della città. Non aspettarti un Prado in miniatura: aspettati sale silenziose, custodi che ti salutano e qualche tela che ti sorprende. L’ingresso è gratuito, il che aiuta a perdonargli le lacune.
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Calle del Castillo
Calle del Castillo è l’asse pedonale che taglia il centro dalla Plaza de España fino alla Plaza Weyler, ed è dove Santa Cruz smette di essere una capitale amministrativa e diventa una città che fa la spesa. Insegne internazionali, negozi storici, pasticcerie, venditori di lotteria, musicisti di strada e un flusso costante di persone che nel tardo pomeriggio diventa quasi un corteo. Le vie laterali — Calle Bethencourt Alfonso, Calle Villalba Hervás — sono più interessanti della strada principale, con bar dove si beve un barraquito, il caffè stratificato con latte condensato, cannella e scorza di limone che qui è quasi una religione. Non è una tappa monumentale, è una tappa antropologica.
Castillo de San Cristóbal
Sotto la Plaza de España, dietro una porta a raso che potresti attraversare cento volte senza notarla, c’è quel che resta della fortezza che difese la città per tre secoli e mezzo, il Castillo de San Cristóbal. I muri di basalto riemersero durante i lavori di riqualificazione della piazza e oggi si visitano gratuitamente in un piccolo spazio espositivo interrato, fresco e stranamente silenzioso rispetto al mondo che cammina un metro sopra la tua testa. Il pezzo forte è El Tigre, il cannone al quale la tradizione locale attribuisce il colpo che il 25 luglio 1797 costò il braccio destro all’ammiraglio Horatio Nelson, respinto qui in uno dei pochi rovesci della sua carriera. Ci passi venti minuti e capisci perché a Santa Cruz quella data si ricorda ancora.
Plaza Weyler
Plaza Weyler chiude Calle del Castillo dalla parte alta e funziona da cerniera fra il centro commerciale e i quartieri ottocenteschi che salgono verso la Rambla. Al centro c’è una fontana di marmo bianco di fine Ottocento, con vasche sovrapposte e figure allegoriche, che sembra arrivata da un’altra città e in effetti fu lavorata in Italia; attorno, palme alte e un traffico che gira senza pietà. Il lato monumentale è occupato dal palazzo della Capitanía General de Canarias, sede militare dalla fine del XIX secolo, uno di quegli edifici davanti ai quali capisci che l’isola è stata a lungo una piazzaforte prima di essere una destinazione. Non ci resterai a lungo, ma ci passerai più volte al giorno.
Centro de Arte La Recova
Da non confondere con il mercato che porta lo stesso soprannome: questo è il vecchio mercato ottocentesco, dismesso da tempo e riconvertito in spazio espositivo affacciato sulla Plaza Isla de la Madera. La struttura ha conservato l’impianto a corte con i portici e le arcate in pietra, e ospita mostre temporanee di fotografia, arte contemporanea e progetti locali, con ingresso libero. È il tipo di posto che vale quanto vale la mostra in corso: a volte esci entusiasta, a volte esci in quattro minuti. Dato che sta a due passi dal Teatro Guimerá, tanto vale affacciarsi e vedere cosa c’è.
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Le migliori spiagge di Santa Cruz de Tenerife
Il comune di Santa Cruz è lunghissimo e si arrampica dentro il massiccio di Anaga, il che significa che le sue spiagge non sono affatto tutte uguali: c’è quella dorata e protetta, costruita a tavolino per la città, e ci sono le cale di sabbia nera del versante nord-orientale, battute dall’Atlantico aperto, dove il mare non ha nessuna intenzione di comportarsi bene. Le prime si raggiungono in venti minuti dal centro, le seconde richiedono una strada tortuosa fra alloro e felci che è già di per sé un’escursione. Te le metto in fila dalla più riuscita alla più specialistica.
Playa de las Teresitas

Playa de las Teresitas è la spiaggia della città e una delle poche delle Canarie con la sabbia chiara: quella dorata che negli anni Settanta arrivò via nave dal Sahara per coprire i ciottoli neri originari, mentre una lunga barriera frangiflutti addomesticava le onde. Il risultato è un chilometro e mezzo di arenile calmo, poco profondo, protetto e ordinatamente piantumato di palme, a ridosso del villaggio di pescatori di San Andrés e sotto le pareti verticali di Anaga. Ci vanno le famiglie di Santa Cruz nel fine settimana, con la stessa serena convinzione con cui i romani vanno a Ostia. Dopo il bagno si mangia pesce fresco e papas arrugadas in uno dei ristoranti di San Andrés: fa parte del pacchetto.
Playa de Benijo

Alla fine della strada che attraversa Anaga, dopo Taganana e una serie di tornanti che mettono alla prova qualunque noleggio, si arriva al belvedere di Benijo e allo scalone che scende sulla sabbia nera. Davanti hai i roques che spuntano dall’acqua come denti neri, dietro le montagne coperte di vegetazione, e al tramonto una luce che spiega da sola perché ogni fotografo dell’isola finisca prima o poi quaggiù. Non è una spiaggia da bagno spensierato: le onde sono forti, le correnti pure, non c’è sorveglianza e con l’alta marea l’arenile si riduce parecchio. Vacci per camminare, guardare e fermarti a mangiare nei locali sopra la scogliera.
Playa de las Gaviotas
Superata Las Teresitas, la strada continua verso nord e finisce in una cala raccolta di sabbia nera chiusa fra due promontori, molto più selvatica della vicina blasonata. Playa de las Gaviotas è da sempre il rifugio di chi cerca meno gente e meno ombrelloni, ed è una spiaggia tradizionalmente frequentata anche da naturisti, senza che nessuno ci faccia troppo caso. Il mare qui non è protetto da alcuna barriera, quindi le onde si sentono e il fondale scende in fretta. Il parcheggio è limitato: se arrivi dopo le undici in un weekend d’estate, rischi di fare avanti e indietro come uno sciocco.
Playa del Roque de las Bodegas

Poco prima di Almáciga, sulla costa nord di Anaga, questa striscia di sabbia e ciottoli neri prende il nome dal roccione che le sta davanti e che d’inverno riceve mareggiate impressionanti. È la spiaggia più comoda della zona perché la strada le passa accanto e sul lungomare si allinea una fila di guachinches e ristoranti dove si mangia pesce alla griglia, lapas con mojo e vino sfuso della zona di Taganana. Il bagno è possibile nelle giornate calme, ma il richiamo vero è gastronomico e panoramico. Considerala la sosta pranzo di una giornata ad Anaga.
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Playa de Almáciga

Ultima della lista non perché sia brutta, ma perché è la meno adatta a un bagno tranquillo: Playa de Almáciga è sabbia nera fine, onde regolari e un’aria costantemente umida che arriva dalla laurisilva alle spalle. La usano soprattutto i surfisti locali e chi conosce bene le correnti; per tutti gli altri è il posto giusto per camminare a piedi nudi sul bagnasciuga e guardare l’Atlantico fare quello che fa da sempre da queste parti. Il paesino omonimo, poche case aggrappate al pendio, ha un paio di locali e un silenzio che a mezz’ora dalla capitale sembra impossibile. Se il mare è mosso, limitati a guardarlo.
Dove dormire a Santa Cruz de Tenerife
Per dormire a Santa Cruz de Tenerife la zona più pratica è il centro storico attorno alla Plaza de España, alla Plaza de la Candelaria e a Calle del Castillo: qui hai hotel di taglio urbano, appartamenti in palazzi ristrutturati, ristoranti aperti la sera e la possibilità di raggiungere a piedi quasi tutto, compreso il capolinea del tram per La Laguna.
Chi preferisce un ambiente più residenziale e alberi in strada punta sull’asse della Rambla de Santa Cruz e sui dintorni del parco García Sanabria, a dieci minuti di cammino dal centro e con parcheggio meno impossibile. Sul fronte mare, la zona di Cabo Llanos vicino all’Auditorio e al Parque Marítimo ha strutture più recenti e vista sul porto, mentre chi viene soprattutto per il mare fa bene a valutare San Andrés, il borgo di pescatori accanto a Las Teresitas, dove si dorme in case semplici a pochi passi dalla sabbia.
Considera infine che La Laguna dista una manciata di chilometri ed è collegata dal tram fino a tarda sera: dormire lì e scendere in città in mezz’ora è una soluzione che funziona benissimo, soprattutto in periodo di Carnevale, quando a Santa Cruz i posti letto spariscono con mesi di anticipo.
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Come arrivare a Santa Cruz de Tenerife
L’aeroporto più vicino è Tenerife Norte-Ciudad de La Laguna, poco più di dieci chilometri a sud-ovest della città, servito soprattutto da voli nazionali e interinsulari, con guaguas dirette al capolinea urbano dell’Intercambiador in una ventina di minuti.
Se arrivi dall’Italia, però, atterrerai quasi certamente a Tenerife Sur-Reina Sofía, sulla costa meridionale a una sessantina di chilometri: da lì la linea diretta della TITSA collega l’aeroporto a Santa Cruz in poco meno di un’ora lungo l’autostrada TF-1, con corse frequenti anche di notte. In auto la città è il punto in cui convergono la TF-1 dal sud e la TF-5 da La Laguna, Tacoronte e Puerto de la Cruz, quindi ci arrivi da qualunque parte dell’isola senza pensarci troppo, tenendo però presente che il traffico in ingresso nelle ore di punta è materia da santi.
Dal resto dell’arcipelago si arriva via mare: il porto di Santa Cruz è lo scalo principale delle compagnie che collegano l’isola con Santa Cruz de La Palma, San Sebastián de La Gomera e Gran Canaria, e le navi attraccano a pochi passi dalla Plaza de España. Dentro la città, il tram che parte dall’Intercambiador e sale a La Laguna è il mezzo più comodo per muoversi senza cercare parcheggio.
Quando andare a Santa Cruz de Tenerife
Santa Cruz è una delle città più miti d’Europa: le temperature medie oscillano fra i diciotto e i ventisei gradi lungo l’anno, non nevica mai, non gela mai e piove poco, quasi sempre fra novembre e febbraio. Questo significa che qualunque mese funziona, ma alcuni funzionano meglio di altri.
Se il Carnevale è il tuo obiettivo, la data si sposta ogni anno perché dipende dalla Quaresima: aspettati il grosso della festa fra fine gennaio e i primi di marzo, con alloggi da bloccare mesi prima e nottate che si mangiano le mattine successive.
La primavera, fra marzo e maggio, offre giornate limpide, mare in ordine e strade tranquille, ed è il periodo che consiglio a chi vuole abbinare la città alle escursioni ad Anaga. In estate il caldo resta gestibile grazie agli alisei, salvo nei giorni di calima, il vento carico di sabbia sahariana che alza la colonnina e vela l’orizzonte per due o tre giorni. L’autunno, infine, è la stagione in cui l’acqua del mare è più tiepida e i prezzi scendono: se il tuo obiettivo sono Las Teresitas e le cale di Anaga, ottobre è una scelta intelligente.
Dove si trova Santa Cruz de Tenerife
Santa Cruz de Tenerife si trova nell’angolo nord-orientale dell’isola di Tenerife, la maggiore delle Canarie, affacciata sull’Atlantico e stretta fra il porto e le pendici del massiccio di Anaga. Conta poco più di duecentomila abitanti ed è, insieme a Las Palmas de Gran Canaria, capoluogo della comunità autonoma delle Canarie. Dista una decina di chilometri da San Cristóbal de La Laguna, patrimonio UNESCO, una sessantina dall’aeroporto Tenerife Sur e circa settanta dal Parco Nazionale del Teide: una posizione che ne fa la base più comoda dell’isola per chi vuole organizzare da qui cosa visitare a Tenerife senza cambiare alloggio ogni due notti, con Anaga a mezz’ora, la Orotava e Puerto de la Cruz lungo la TF-5 e il Teide raggiungibile in poco più di un’ora dalla TF-24. Le Canarie sono a poco più di trecento chilometri dalla costa africana e a circa mille e trecento dalla penisola iberica, con fuso orario di un’ora indietro rispetto all’Italia.










