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Playa San Telmo occupa una piega di costa nel centro esatto di Puerto de la Cruz, sul versante settentrionale di Tenerife, in quel tratto di litorale urbano compreso fra il molo dei pescatori e la zona di Martiánez. Chi arriva qui aspettandosi un arenile da fotografia rimane spiazzato per una decina di secondi, e poi capisce: fra tutte le spiagge di Tenerife questa è forse la più piccola ad avere un nome che conta davvero, perché non si misura in metri quadrati ma in abitudine.
È il punto in cui la città fa il bagno da sempre, molto prima che la parola turismo entrasse nel vocabolario locale, sotto lo sguardo dell’eremo settecentesco che le ha dato il nome. Sabbia nera e callaos, roccia basaltica lucida, un’acqua che a seconda dell’ora e della luna cambia completamente carattere. Non è una spiaggia dove stendersi per sei ore con il libro: è un posto dove ci si tuffa, si nuota venti minuti, si prende il sole su una piattaforma di cemento accanto a gente del posto che qui viene da quarant’anni, e poi si risale sul lungomare a bere qualcosa. Se questa idea di mare ti sembra povera, ti conviene puntare altrove; se invece ti incuriosisce, resterai probabilmente più a lungo del previsto.
Le dimensioni si dicono in fretta: la lingua di sabbia misura una ventina di metri scarsi in lunghezza e altrettanti in profondità, il che la colloca nella categoria delle cale urbane più che in quella delle spiagge propriamente dette. Il fondo è nero, composto da sabbia vulcanica finissima mescolata a picón e a ciottoli levigati, e il vero protagonista è la roccia: il bagnasciuga si trasforma quasi subito in una piattaforma basaltica bucata da conche naturali, i charcos, che la marea riempie e abbandona due volte al giorno e che in molti usano come vasche private.
Al largo, un bajío sommerso di lava fa da barriera irregolare e spezza l’onda, senza però eliminarla: qui il mare rompe con forza a pochi metri dalla riva, e la potenza cambia in modo sensibile a seconda del mare di fondo che arriva da nord. Il fondale è sabbioso vicino a terra e diventa roccioso appena ti allontani, con una fauna che vale una maschera da snorkeling. Nessun tratto è in concessione ad alberghi e l’accesso è libero: il settore è stato riqualificato con una piattaforma-solarium, scale d’accesso, docce e servizi, il presidio di primo soccorso si trova sul lungomare e la sorveglianza funziona, tanto che la cala ha ottenuto e mantenuto la Bandiera Blu. Va detto senza addolcire: con i bambini molto piccoli questo posto va gestito con attenzione e la bandiera va guardata prima di scendere, perché quando il nord si mette a lavorare il bagno diventa semplicemente impraticabile e le onde superano il parapetto.
Il contorno, però, è quello che rende San Telmo un’esperienza e non una sosta. Il paseo omonimo, pedonale e commerciale, corre lungo il bordo della scogliera fra negozi, gelaterie e terrazze, ed è stato rifatto di recente: a un’estremità c’è l’eremo di San Telmo, fondato intorno al 1780 dalla corporazione dei marinai e dedicato al santo protettore della gente di mare, con l’immagine originale del Settecento ancora al suo posto; nella spianata davanti sopravvivono i resti della Batería de San Telmo, una delle quattro fortificazioni che difendevano la rada dell’antico Puerto de La Orotava dalle incursioni dei pirati, con le garitte e i frammenti di palizzata in legno di tea ancora leggibili.
Poco più avanti, il belvedere di Punta del Viento sporge sull’oceano e nelle giornate di burrasca diventa il palco migliore della città, con le onde che si sfasciano sotto di te a intervalli regolari. Dall’altro capo del lungomare comincia il complesso del Lago Martiánez, la grande piscina di acqua salata disegnata da César Manrique che ha risolto il problema del bagno per chi non se la sente di misurarsi con l’Atlantico. In mezzo ci sono il porticciolo peschereccio, la Casa de la Aduana e Plaza del Charco con i suoi lauri d’India, che alla sera si riempie di famiglie del posto. Non aspettarti sport acquatici organizzati né noleggi: qui si nuota, si fa snorkeling sul bajío e si guarda il mare. La sera si cena nelle vie della parte vecchia e si finisce con una birra sulle terrazze del paseo, con un livello di rumore che a chi conosce il sud dell’isola sembrerà un errore di trasmissione.
Muoversi da San Telmo verso le altre spiagge è questione di minuti a piedi o di pochi chilometri d’auto. A est, dopo il Lago Martiánez, si apre Playa Martiánez, ampia, nera e battuta dalle onde, dove lavorano le scuole di surf; proseguendo lungo la costa si entra nella zona agricola di El Rincón, con la piccola Playa del Ancón e poi El Bollullo ai piedi delle falesie, raggiungibili anche con una camminata di tre quarti d’ora fra le piantagioni di banane. A ovest, superato il porticciolo, si arriva a Playa Jardín, i seicento metri di sabbia nera disegnati da Manrique fra Punta Brava e il Charco de los Camarones, con il Castillo San Felipe e il Loro Parque a due passi.
Alle spalle della città, il Jardín Botánico conserva alberi tropicali piantati alla fine del Settecento, mentre pochi chilometri di salita portano a La Orotava, con i suoi portali di pietra e i balconi di legno affacciati sulla valle. Verso Los Realejos, infine, ci sono la Playa del Socorro e il sentiero della Rambla de Castro, fra palme e un vecchio fortino sul mare: tutta roba che rientra in una gita di mezza giornata senza mai allontanarsi davvero.
Il calendario di questa cala lo detta il nord. Si nuota bene da giugno a ottobre, quando l’acqua sta fra i 21 e i 23 gradi e il mare di fondo concede lunghi periodi di tregua; da novembre a marzo l’oceano manda mareggiate che rendono il bagno una faccenda per pochi, e San Telmo cambia mestiere, diventando un punto panoramico da cui guardare le onde esplodere contro il muro. I mesi di maggior affollamento sono luglio e agosto, con i canari in vacanza e la cala che si riempie di ragazzi, mentre in autunno la frequentazione torna a essere quasi solo locale.
Ma la variabile davvero decisiva qui non è il mese: è la marea. Con l’acqua bassa emergono i charcos, la piattaforma rocciosa si allarga e la sabbia raddoppia; con l’alta, la spiaggia si riduce a una striscia e l’onda arriva fino ai gradini. Vale la pena controllare le tavole delle maree prima di scendere, ed è un consiglio che nel sud dell’isola non ti servirebbe a nulla. Per il resto, il momento migliore è la mattina presto, quando i nuotatori abituali fanno le loro vasche e il sole non ha ancora scavalcato gli edifici, oppure il tardo pomeriggio, quando la luce entra bassa da ovest e il paseo si riempie di gente che passeggia senza una meta precisa.
Dove dormire a Playa San Telmo
La cala si trova dentro la città, quindi la domanda vera non è in quale località dormire ma in quale parte di Puerto de la Cruz. Il fronte mare fra San Telmo e Martiánez concentra alberghi storici e aparthotel affacciati sull’oceano, alcuni dei quali risalgono alla prima stagione turistica degli anni Sessanta e mantengono un fascino un po’ fuori tempo massimo, con il vantaggio evidente di poter scendere in costume e il difetto di trovarsi sulla passeggiata più frequentata, quindi con qualche rumore serale.
Il quartiere vecchio, nel reticolo di vie fra Plaza del Charco e il porticciolo peschereccio, offre invece appartamenti e piccole strutture ricavate in case a due piani con i balconi di legno: si dorme in mezzo alla vita della città, a cinque minuti dalla cala, ed è la soluzione che consiglio a chi viene qui per capire il posto e non solo per usarlo. Salendo verso la collina del Taoro si trovano hotel più grandi immersi nel verde, con vista sulla valle e sul Teide nelle giornate limpide, ma servono gambe o un’auto per scendere al mare. Una nota che vale più di molte stelle: verifica sempre la questione del parcheggio prima di prenotare, perché il centro di Puerto de la Cruz è in gran parte pedonale e a traffico limitato, e chi arriva in macchina senza posto assegnato passa la prima ora di vacanza a girare in tondo.
Come arrivare a Playa San Telmo
L’arteria di riferimento è la TF-5, l’autostrada del nord che collega Santa Cruz de Tenerife e La Laguna con Puerto de la Cruz: dalla capitale sono una quarantina di chilometri e circa mezz’ora di guida, dall’aeroporto di Tenerife Nord bastano una ventina di minuti, mentre chi atterra a Tenerife Sud deve mettere in conto un’ora e mezza abbondante attraversando l’isola.
Una volta in città, la cala non ha parcheggi propri perché si trova in pieno centro storico: le soluzioni pratiche sono l’ampio spiazzo del molo peschereccio e i posteggi coperti nella zona del municipio, entrambi a una decina di minuti a piedi. In autobus si arriva altrettanto facilmente: la stazione delle guagua di Puerto de la Cruz è servita da collegamenti frequenti con Santa Cruz, La Laguna, La Orotava e Icod de los Vinos, e dal piazzale si scende al lungomare in un quarto d’ora scarso di camminata in leggera discesa. L’ultimo tratto, in ogni caso, si fa a piedi lungo il paseo pedonale, e l’accesso alla sabbia avviene tramite scale, quindi non è adatto a chi ha difficoltà motorie o spinge un passeggino.
Dove si trova Playa San Telmo
Playa San Telmo si trova nel nord di Tenerife, nelle Isole Canarie, nel centro urbano di Puerto de la Cruz, all’interno della Valle de La Orotava. Occupa una piccola insenatura lungo il paseo di San Telmo, fra il porticciolo dei pescatori e il complesso del Lago Martiánez, a poche decine di metri dall’eremo settecentesco che le dà il nome. Dista circa 25 chilometri dall’aeroporto di Tenerife Nord, una quarantina da Santa Cruz de Tenerife e pochi chilometri da La Orotava, mentre alle sue spalle la valle risale fino alle pendici del Teide.
